Augias e il suo Breviario per un confuso presente: la rivoluzione del nostro tempo al Fla

“L’idea che mi ha spinto a scrivere questo libro è arrivata dal vedere che siamo nel mezzo di una rivoluzione, senza precedenti per quanto riguarda la sua grandezza. Al contrario di quelle che si sono succedete nel passato è di immediata diffusione globale di dimensione e velocità incredibili. Questo crea un grande scompiglio, soprattutto tra i più giovani”. Con queste parole Corrado Augias presenta il suo ultimo libro Breviario per un confuso presente, una lente di ingrandimento su questi mesi controversi declinata in vari argomenti.

Augias lo fa in occasione del Fla, Festival di Libri e Altrecose il celebre festival di editoria pescarese che quest’anno, giocoforza, si tiene in streaming. Questo il pensiero di Augias, diviso per argomenti:

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Rapporto con i giovani. “Ho un’enorme considerazione dei giovani che in un evento così confuso si impegnano nel fare qualcosa, mi dà un grande senso di partecipazione al loro sforzo. Provo invece grande diffidenza nei confronti dei giovani che invece perdono speranze e non sono impegnati in attività quotidiane”.

Social network: “Sono strumenti meravigliosi ma come tutte le meraviglie sono difficili da dominare e invece è facile restarne vittime. Bisogna sapere cosa si sta noleggiando e non tutti sono in grado di farlo. Questa è la ragione per cui questi strumenti spesso si convertono in un utilizzo sbagliato spesso coperte da anonimato e diatribe verbali anche pericolose. Esorto i giovani a non demonizzarli ma almeno a fare attenzione a essi con più coscienza. Essere più accorti”.

Spiritualità oggi: “Non bisogna confondere l’ateismo con mancanza di spiritualità. Essere atei, credere come io credo che tutto finisce con la morte dell’individuo, non abbia a che vedere con essa. In cosa consiste la spiritualità di un ateo? Consiste, ad esempio, in un senso di fraternità. Penso che la natura vada rispettata perché sacra e che bisogna cercare di camminare su questa terra cercando di pesare il meno possibile perché ci nutre, ci dà l’aria per respirare, come diceva San Francesco. Lui era cristiano ma io no, però abbiamo la stessa venerazione per la Terra, le stagioni, l’acqua i sentieri, i fiumi. Questa terra che ci ha dato vita e che ci nutre e nella quale riposeremo dopo.

Cambiamenti climatici: “Credo sia già tardi. Gli interessi che premono in senso contrario di cui è stato interprete un disastroso presidente degli Stati Uniti come Donald Trump sono qui a dimostrarlo, come ad esempio è venuto meno agli accordi di Parigi. Io non farò in tempo a vedere i cambiamenti, i giovani se la vedranno male. Non ci sono movimenti che possono fermare questi interessi così grossi. Gli Stati dovrebbero essere d’accordo nel cambiare rotta, ma non accadrà mai. I paesi in via di sviluppo corrono per cambiare le proprie sorti, e non si faranno fermare tanto facilmente”.

Pandemia: “Paragone con la guerra? Durante la guerra che ho vissuto da bambino non c’era da mangiare, a differenza di ora. Si andava a dormire e poteva succedere che durante la notte ci fosse un bombardamento, ora no. Poi c’era il fatto che camminare per le strade era pericoloso perché c’erano tedeschi e fascisti che bloccavano le strade per requisire gli uomini validi da portare nei campi di lavoro. Ora no. Ma ci sono anche punti di contatto. Quella che stiamo vivendo è una tragedia e chi non se ne rende conto perché pensa di non poter festeggiare Natale è fuori strada. Non si può fare ed è bene che non si faccia. Prima di tutto viene la sopravvivenza. Da questo punto di vista, la pandemia che stiamo vivendo è come una guerra.

Cosa possiamo imparare da questa pandemia? “Sicuramente che il giornale lo posso fare da casa, così come la televisione. Ne ho approfittato per lavorare molto e scritto molto. Ho eliminato quelle cene che servono per coltivare rapporti di lavoro, non senza un certo sollievo”

Usciremo da questa epidemia molto provati. “Ci vuole la clausura, quella che gli altri chiamano lockdown, ma per un’azienda, una ditta, una fabbrica grande o piccola vuole dire una catastrofe. Sopravvivere poveri è meglio di poter vivere meno poveri. Molto dipenderà, voglio essere sincero, dal modo in cui useremo questi 509 miliardi che arriveranno nei prossimi mesi. In parte a fondo perduto in parte come prestito da restituire. Mentre c’è la pandemia e siamo sotto agli occhi del mondo, e i soldi stanno per arrivare ma non ci sono, i politici e le forze che stanno dentro e fuori dal governo, come solo noi italiani sappiamo litigare in un momento in cui servirebbe coesione e rimandare le dispute a tra qualche mese, sono passabilmente pessimista”.

Un buon proposito per il 2021? “Io spero di vederne la fine. Quando avrete la mia età vi renderete conto che fare un lavoro che vi piace è una delle massime gioie che si possano avere. Per fortuna io lo faccio, sto scrivendo faticosamente un libro molto impegnativo che uscirà chissà quando. Il prossimo anno lo dedicherò a questo, agli affetti familiari, alle amicizie e a voi che quest’oggi vi siete intrattenuto con questo vecchio bacucco”.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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