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Augias e il suo Breviario per un confuso presente: la rivoluzione del nostro tempo al Fla

Federico Falcone

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“L’idea che mi ha spinto a scrivere questo libro è arrivata dal vedere che siamo nel mezzo di una rivoluzione, senza precedenti per quanto riguarda la sua grandezza. Al contrario di quelle che si sono succedete nel passato è di immediata diffusione globale di dimensione e velocità incredibili. Questo crea un grande scompiglio, soprattutto tra i più giovani”. Con queste parole Corrado Augias presenta il suo ultimo libro Breviario per un confuso presente, una lente di ingrandimento su questi mesi controversi declinata in vari argomenti.

Augias lo fa in occasione del Fla, Festival di Libri e Altrecose il celebre festival di editoria pescarese che quest’anno, giocoforza, si tiene in streaming. Questo il pensiero di Augias, diviso per argomenti:

Rapporto con i giovani. “Ho un’enorme considerazione dei giovani che in un evento così confuso si impegnano nel fare qualcosa, mi dà un grande senso di partecipazione al loro sforzo. Provo invece grande diffidenza nei confronti dei giovani che invece perdono speranze e non sono impegnati in attività quotidiane”.

Social network: “Sono strumenti meravigliosi ma come tutte le meraviglie sono difficili da dominare e invece è facile restarne vittime. Bisogna sapere cosa si sta noleggiando e non tutti sono in grado di farlo. Questa è la ragione per cui questi strumenti spesso si convertono in un utilizzo sbagliato spesso coperte da anonimato e diatribe verbali anche pericolose. Esorto i giovani a non demonizzarli ma almeno a fare attenzione a essi con più coscienza. Essere più accorti”.

Spiritualità oggi: “Non bisogna confondere l’ateismo con mancanza di spiritualità. Essere atei, credere come io credo che tutto finisce con la morte dell’individuo, non abbia a che vedere con essa. In cosa consiste la spiritualità di un ateo? Consiste, ad esempio, in un senso di fraternità. Penso che la natura vada rispettata perché sacra e che bisogna cercare di camminare su questa terra cercando di pesare il meno possibile perché ci nutre, ci dà l’aria per respirare, come diceva San Francesco. Lui era cristiano ma io no, però abbiamo la stessa venerazione per la Terra, le stagioni, l’acqua i sentieri, i fiumi. Questa terra che ci ha dato vita e che ci nutre e nella quale riposeremo dopo.

Cambiamenti climatici: “Credo sia già tardi. Gli interessi che premono in senso contrario di cui è stato interprete un disastroso presidente degli Stati Uniti come Donald Trump sono qui a dimostrarlo, come ad esempio è venuto meno agli accordi di Parigi. Io non farò in tempo a vedere i cambiamenti, i giovani se la vedranno male. Non ci sono movimenti che possono fermare questi interessi così grossi. Gli Stati dovrebbero essere d’accordo nel cambiare rotta, ma non accadrà mai. I paesi in via di sviluppo corrono per cambiare le proprie sorti, e non si faranno fermare tanto facilmente”.

Pandemia: “Paragone con la guerra? Durante la guerra che ho vissuto da bambino non c’era da mangiare, a differenza di ora. Si andava a dormire e poteva succedere che durante la notte ci fosse un bombardamento, ora no. Poi c’era il fatto che camminare per le strade era pericoloso perché c’erano tedeschi e fascisti che bloccavano le strade per requisire gli uomini validi da portare nei campi di lavoro. Ora no. Ma ci sono anche punti di contatto. Quella che stiamo vivendo è una tragedia e chi non se ne rende conto perché pensa di non poter festeggiare Natale è fuori strada. Non si può fare ed è bene che non si faccia. Prima di tutto viene la sopravvivenza. Da questo punto di vista, la pandemia che stiamo vivendo è come una guerra.

Cosa possiamo imparare da questa pandemia? “Sicuramente che il giornale lo posso fare da casa, così come la televisione. Ne ho approfittato per lavorare molto e scritto molto. Ho eliminato quelle cene che servono per coltivare rapporti di lavoro, non senza un certo sollievo”

Usciremo da questa epidemia molto provati. “Ci vuole la clausura, quella che gli altri chiamano lockdown, ma per un’azienda, una ditta, una fabbrica grande o piccola vuole dire una catastrofe. Sopravvivere poveri è meglio di poter vivere meno poveri. Molto dipenderà, voglio essere sincero, dal modo in cui useremo questi 509 miliardi che arriveranno nei prossimi mesi. In parte a fondo perduto in parte come prestito da restituire. Mentre c’è la pandemia e siamo sotto agli occhi del mondo, e i soldi stanno per arrivare ma non ci sono, i politici e le forze che stanno dentro e fuori dal governo, come solo noi italiani sappiamo litigare in un momento in cui servirebbe coesione e rimandare le dispute a tra qualche mese, sono passabilmente pessimista”.

Un buon proposito per il 2021? “Io spero di vederne la fine. Quando avrete la mia età vi renderete conto che fare un lavoro che vi piace è una delle massime gioie che si possano avere. Per fortuna io lo faccio, sto scrivendo faticosamente un libro molto impegnativo che uscirà chissà quando. Il prossimo anno lo dedicherò a questo, agli affetti familiari, alle amicizie e a voi che quest’oggi vi siete intrattenuto con questo vecchio bacucco”.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Virginia Woolf, forza e sensibilità contro le convenzioni

Marina Colaiuda

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Virginia Woolf, nata a Londra il 25 gennaio 1882, è l’emblema di una mente frenetica, capace di comprendere i suoi tempi avendo il coraggio di superarli. Partendo dalla letteratura, la sua produzione e il suo pensiero mirano a ridisegnare i canoni del XX secolo.

Per Woolf, il realismo del romanzo edoardiano non era più accettabile, totalmente inadatto a descrivere le molteplici sfaccettature dell’animo umano.

– Nel 1910 o intorno a quell’anno, il carattere dell’uomo cambiò –

Il mondo appartiene a un’umanità molto diversa, con l’Europa immersa nei fenomeni delle avanguardie artistiche e letterarie, dalla rivoluzione delle forme nella pittura post impressionista, alla rivoluzione delle stesse tecniche narrative – pensiamo alla scrittura di Joyce.

La realtà interiore non può essere racchiusa dal plot convenzionale. La complessità dell’animo deve fare a meno della superiorità dell’autore per arrivare finalmente ad una conoscenza frammentaria e divisa fra punti di vista molteplici, unica espressione realistica di mondo interiore non lineare.

– Tutto il problema dell’esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e si trova la traccia. Come se, per uno squarcio improvviso, il fondo dell’essere divenisse visibile e la poesia si facesse realtà. –

In Woolf, come in altri scrittori del modernismo inglese, sono i fugaci momenti intimi, epifanici, i privilegiati moments of being a tessere davvero la trama di un romanzo.

Se il romanzo deve raccontare la vita, deve farlo così come la vita si rivela a noi: non banale nascita-crescita-morte, ma materia che acquista senso e valore dalle sue parti più piccole, in un accostamento di momenti significativi e illuminanti.

– Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna? –

Non è la sola forma-romanzo ad essere superata e rigettata, ma il suo essere paradigma patriarcale che respinge e scredita qualsiasi altra visione.

L’essere donna e l’essere scrittrice sono punti cardine nella vita e dell’opera di Virginia Woolf, vita che non deve essere interpretata solo come un sofferto viaggio costellato di ombre ma come un continuo studio ed impegno nel comprendere la natura umana, come un’incessante dedizione all’espressione più sincera di sé.

Il suo scrivere senza sosta, il suo essere “cercatrice irrequieta”, la rendono un personaggio estremamente contemporaneo. Impossibile relegarla a semplice figura di spicco post e anti vittoriana.

Virginia Woolf è la donna che soffre la sua condizione e lotta perché lei e le altre possano migliorarla. È l’anima che ha bisogno di esprimersi per non implodere e per risplendere, è la scrittura che non sopporta il silenzio di comodo e lo rompe grazie alla bellezza della sua arte.

Non sono le ombre a dover occupare il centro del racconto di Virginia Woolf ma non devono essere certo ignorate: il 28 marzo 1941 Virginia si spinge nel fiume Ouse, riempiendosi le tasche di sassi per non emergerne più.

La straordinaria vitalità della sua scrittura la rende ancora oggi una delle autrici più amate e studiate, un modello di ribellione e crescita perpetrate attraverso lo studio e l’osservazione del mondo.

Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.

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Orwell e il valore delle sue analisi 71 anni dopo

Fabio Iuliano

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Giornalista, scrittore e opinionista politico-culturale, George Orwell è considerato uno degli autori più influenti del XX Secolo. La sua grande fama è legata in parte a due romanzi, scritti verso la fine della sua vita negli anni Quaranta: l’allegoria politica di “La fattoria degli animali” e la distopia di “1984”. Fantapolitica e fantascienza capaci di analizzare e talvolta prevedere dei meccanismi i totalitari di controllo del pensiero. Quante volte, specie di questi tempi, ricorre oggi l’aggettivo “orwelliano?”

Orwell è pseudonimo di Eric Arthur Blair. Nacque nasce in India il 25 giugno 1903 con il nome di Eric Arthur Blair, a Motihari, nel Bengala. Morì a Londra, per tubercolosi, il 21 gennaio 1950, esattamente 71 anni fa. La famiglia è di origine scozzese, il padre, angloindiano, è funzionario dell’Indian Civil Service, l’amministrazione britannica in India.

Nel 1907 si stabilì con la madre e due sorelle nel Sussex e, successivamente, vinse una borsa di studio per la Public School di Eton. Tra gli insegnanti anche Aldous Huxley, narratore che, con le sue Utopie alla rovescia, avrà grande influenza sul futuro scrittore.

“La realtà esiste nella mente umana e non altrove”

Tante le esperienze di vita, prima di arrivare alla maturità letteraria. Nel 1922 si arruolò nell’Indian Imperial Police, lavorando cinque anni in Birmania (da qui il primo romanzo “Giorni Birmani”). Seguirono anni tra Parigi e Londra, ma soprattutto la sua partecipazione attiva nella Guerra Civile Spagnola. Vi prese parte combattendo tre le file del Partito Obrero de Unificacción Marxísta. L’esperienza spagnola e la disillusione procuratagli dai dissensi interni della Sinistra, lo portarono a pubblicare un diario-reportage ricco di pagine drammatiche e polemiche, il celebre “Omaggio alla Catalogna”.

Lavorò anche per la BBC durante la Seconda Guerra Mondiale in una una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India. Fu direttore del settimanale di Sinistra The Tribune e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania e Austria, per conto dell’Observer.

La fattoria degli animaliL’AUDIOLIBRO INTEGRALE

“La fattoria degli animali” uscì il 17 agosto 1945, bloccata negli anni di guerra, vista la sua feroce satira nei confronti di Stalin e dell’Unione Sovietica che era alleata contro la Germania nazista dell’Inghilterra (in italiano venne pubblicata nel 1947), eppure questo apologo satirico e grottesco sul potere, portato avanti mettendo in scena degli animali come nelle favole di Esopo, non perde il proprio senso, visto che di prese del potere ambigue, di voltafaccia, di totalitarismi striscianti ne vediamo vivere ancora tanti attorno a noi.

Il romanzo ebbe una lunga gestazione se, come pare, la prima idea venne all’autore mentre era sul fronte dei repubblicani durante la Guerra di Spagna e la sua conclusione arrivò sei anni dopo, nel 1943. Dopo la pubblicazione, in anni di Guerra fredda, naturalmente un libro di questo genere venne fortemente strumentalizzato, esaltato da una parte e denigrato o passato sotto silenzio dall’altra, puntando in specie sul satirico pessimismo che lo pervade e che troverà la propria più piena espressione in nell’altra opera celebre di Orwell, “1984” (invertendo le ultime due cifre dell’anno in cui la scrisse, il 1948), che ha uno sguardo al futuro con l’ottica utopistica rovesciata, ovvero al negativo, descrivendo un mondo senza più libertà.

“La fattoria degli animali” è la Manor, dove questi sono normalmente e da sempre sfruttati dal padrone Mr. Jones, fino a quando il proletariato animale pensa sia giusto ribellarsi e prendere il potere. La sommossa viene preparata meticolosamente, e sono pagine di fine humour e analisi della psicologia di massa, sotto la guida, non a caso, di due maiali, il principale dei quali è chiamato Napoleone e l’altro Palla di Neve. Il nuovo regime ha successo e si basa su sette regole base scritte su un muro, che producono pace e giustizia nella distribuzione del lavoro e dei guadagni.

Ma l’ambizione e il gusto per il potere fanno sì che Napoleone (come a suo tempo Stalin), dopo aver allevato di nascosto quattro feroci mastini e istituito un corpo di polizia ai suoi soli ordini, si trasformi in feroce capo assoluto, dichiarando i maiali classe dirigente, dopo aver accusato di tradimento e esiliato Palla di Neve, che impersona un po’ Trotsky. Sul muro, cancellati i vecchi comandamenti, c’è chi diceva se ne dovesse scrivere ormai uno solo: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”, sapendo che “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. Finzioni, mistificazioni cambiano tutte le carte in tavola e un giorno si scopre persino che i maiali stanno concludendo un trattato di pace con l’antico sfruttatore umano, di cui prendono tutti i difetti.

“1984”L’AUDIOLIBRO INTEGRALE

Il romanzo distopico per eccellenza che racconta un ipotetico mondo futuro, ambientato nella Londra del 1984 controllato da un governo fortemente totalitario: nel romanzo la società è dominata dal Grande Fratello, un misterioso personaggio che nessuno ha mai incontrato di persona e che tiene costantemente sotto controllo la vita dei cittadini, mediante l’uso di speciali teleschermi “si poteva bensì abbassare ma non mai abbassare del tutto… nulla si possedeva di proprio se non pochi centimetri cubi dentro il cranio. Il Grande Fratello è infallibile ed onnipotente. Ogni successo, ogni risultato positivo, ogni vittoria, ogni conoscenza scientifica… si pensa provengano dalla sua guida e dalla sua ispirazione. Nessuno lo ha mai visto anche se egli è un volto sui manifesti, la voce dal teleschermo. Si può essere certi che non morirà mai, ed esiste un notevole margine d’incertezza per stabilire la sua data di nascita. Il Grande Fratello è la forma con la quale il Partito ha deliberato di presentarsi al mondo”.

In questo mondo in cui la libertà è stata del tutto abolita, il protagonista del romanzo, Winston Smith, decide di ribellarsi e inizia a scrivere un diario: già questo è un gesto molto pericoloso, che, se scoperto, può portare all’arresto, alla tortura e alla soppressione.

Pur appartenendo al Partito Esterno (organizzazione politica che collabora col Grande Fratello falsificando i documenti a favore del governo), Winston è deciso a fare di tutto per rovesciare la società e inizia a indagare sul passato nella speranza di poter analizzare più chiaramente il suo nemico. Durante le ricerche Winston incontra Julia, descritta come “una ragazza dall’aria risoluta, di circa ventisette anni, con una gran capigliatura nera, faccia lentigginosa e movimenti svelti e atletici” che, come Winston, lavora nel Partito Esterno.Tra Julia e Winston nasce subito una storia d’amore che resterà segreta e i due si incontreranno solo di nascosto. Entrambi entreranno nella “Fratellanza”, un’associazione segreta che vuole distruggere il Grande Fratello; saranno contattati da O’Brien, che Winston ritiene essere uno dei membri di questa confraternita, ma che invece si rivelerà uno dei massimi dirigenti del regime.

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Libri

La penna di Elpidio Valeri sui sentieri solcati da Celestino V: il nuovo libro

Redazione

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eremo Santo Spirito

Arriva in libreria il nuovo libro del professor Elpidio Valeri dal titolo Papa Celestino V. Storia di Pietro del Morrone (1209-1296) che fu papa nel 1294 (Carsa 2020)  un lavoro che fornisce delle indicazioni preziose per ricostruire la vicenda storica e umana di Pietro del Morrone.

“La bibliografia è vastissima”, dice l’autore nella premessa, “tuttavia può essere ancora utile ripercorrere le vicende della sua vita, non tanto per portare nuove testimonianze quanto per tentare, col conforto del pensiero di autorevoli studiosi, ampiamente citati, nuove interpretazioni”.

Le fonti più antiche presentano Pietro del Morrone soprattutto come eremita, asceta rigoroso, monaco carismatico e taumaturgo oscurando altri aspetti della sua personalità e i biografi successivi, quasi tutti monaci celestini, hanno continuato a presentarlo come modello inarrivabile di santità, pertanto è difficile ricostruire il profilo reale della sua vita.

“La storiografia più recente”, prosegue l’autore, “ha superato tanti luoghi comuni tramandati dalla tradizione agiografica e, nel rispetto costante delle fonti e alla ricerca continua della verità storica, ha cercato di recuperare la dimensione umana del santo del Morrone. Egli amava la solitudine nei suoi eremi, ma non si allontanava mai dalla società degli uomini: seppe alternare periodi di assoluta anacoresi a periodi di intensa vita attiva.  Creò e diresse una Congregazione religiosa che in pochi anni diventò un Ordine monastico ricco e potente. Viaggiò molto, fondò monasteri, amministrò saggiamente le loro risorse, stabilì rapporti personali con i vertici della corte angioina e con la Curia romana e, alla fine, gli toccò anche l’avventura di essere eletto papa….il 13 dicembre 1294 si dimise e tornò il semplice monaco Pietro del Morrone”.

“Il 5 maggio 1313, nella cattedrale di Avignone, papa Clemente V lo proclamò santo”, si legge ancora. “Nella vita della Chiesa l’intervento dello Spirito Santo si fa sentire più forte in due momenti: l’elezione dei papi e la proclamazione dei santi. Pietro del Morrone, devoto dello Spirito Santo, ne sperimentò la potenza e fu pontefice e santo”.

Nella presentazione che apre il volume l’architetto Maurizio D’Antonio dice tra l’altro: “La narrazione del personaggio, che Valeri ci offre, si palesa come una ricostruzione storica e storiografica limpida e chiarissima, di piacevole ed agevole lettura, con una esposizione equilibrata nei toni e nel resoconto dei fatti”.

Non solo, anche “del personaggio e delle vicende storiche a lui strettamente legate, ma anche del quadro storico complessivo in cui si svolgono gli accadimenti. Valeri ci offre un approccio interpretativo alla comprensione dei fatti e del personaggio facendo giustizia dei luoghi comuni, che in quanto tali indugiano ad essere superati, e delle affermazioni non supportate, passivamente e acriticamente perpetuate”.

“È la storia di un uomo”, sottolinea D’Antonio, “con le sue qualità e i suoi limiti, che si confronta con il potere dell’epoca, rispetto al quale Valeri pone in luce i rapporti secondo una visione priva di quelle dismisure interpretative a volte proposte in passato”.

Indici, note e bibliografia, apparati tipici del rigore di un lavoro scientifico, aggiungono valore ad una minuziosa opera di ricostruzione storica tra le parole già dette e quelle ancora da scrivere su una figura tanto amata quanto sconosciuta.


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