Arte e Natura: l’Abruzzo entra in zona rossa ma rilancia le sue eccellenze

Arriva in Abruzzo un’esposizione a cielo aperto senza precedenti. L’opera la firma Paride Vitale, cittadino di Pescasseroli, che con ArteParco, un museo a cielo aperto, dà vita a una collezione di opere d’arte immerse nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

All’interno della riserva Faggeta Vetusta, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco, si trovano le tre opere attualmente installate: il cuore (“Animale Vegetale”) di Marcantonio realizzata nel 2018, i cavalletti (“Specchi Angelici”) di Matteo Fato del 2019 e una gigantesca mano (“Un tempo è stato”) di Alessandro Pavone del 2020.

MyZona

L’“Animale Vegetale” di Marcantonio si sviluppa intorno a un albero, in un segno di fusione totale con la natura del parco che ospita l’opera: “Forse amiamo gli alberi perché ci ricordano molti sistemi, come ad esempio le nostre vene, le nostre conoscenze, il nostro sistema nervoso, o le possibilità della nostra vita, in cui ogni diramazione e ogni scelta porta ad uno scenario diverso”, spiega l’artista a proposito dell’opera.

‘Animale Vegetale’ di Marcantonio

Matteo Fato firma invece gli “Specchi Angelici”: si tratta di una serie di cavalletti posti su una collina, appena sotto la faggeta di Coppo del principe, antica riserva di caccia dei Savoia, dove si cercava, in passato, l’orso marsicano – oggi specie protetta. Ma cosa rappresentano i cavalletti? Di base sono una lente di ingrandimento con diversi punti di vista sulla natura che li circonda.

Sono poi arricchiti da un blocco dove è riportata una riflessione filosofico-estetica di Gianni Garrera: «Gli angeli non vedono direttamente il mondo, lo vedono, tuttavia, attraverso una somiglianza, conoscono l’imitazione della Natura. La conoscenza angelica della realtà è esclusivamente pittorica, non conosce direttamente la Natura ma la riconosce attraverso un dipinto, solo attraverso ciò che è stato dipinto dagli uomini».  Questo il rapporto tra Natura e Dio.

‘Specchi Angelici’ di Matteo Fato

Quella di Alessandro Pavone, intitolata “Un tempo è stato”, è la costruzione più recente: 5 metri per 2 di struttura in legno – non un legno qualsiasi, ma di uno dei larici caduti durante la tempesta Vaia che nel 2018 nel Trentino – che forma una mano, come a dare il benvenuto a chi arriva. In realtà il messaggio è qualcosa in più di un semplice saluto: «Con il tempo la mano si ammorbidirà, le dita si allargheranno per far spazio alla crescita del tronco e lentamente tornerà alla terra. La ciclicità della vita è cosi raccontata. La pace suggerita dall’accettazione serena dell’alternarsi delle stagioni.

‘Un tempo è stato’ di Alessandro Pavone


Da leggere anche

Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli