“L’appello” di D’Avenia: dal romanzo alla trasposizione teatrale

Che Alessandro D’Avenia scriva sempre fino ad arrivare al cuore dei lettori ormai ne siamo più che certi già dai tempi del suo esordio con “Bianca come il latte, rossa come il sangue” , uscito poi nelle sale anche nella sua trasposizione cinematografica nel 2013. Il suo ultimo romanzo “L’appello” ne è un’ulteriore conferma.

La storia narra di un professore, divenuto cieco a causa di una malattia che, dopo anni, ritorna “dietro la cattedra” , anche se non ci starà mai veramente visto il contatto diretto e ravvicinato con i suoi alunni (come lo stesso autore asserisce nella trasposizione teatrale disponibile in maniera del tutto gratuita sulla sua pagina Facebook).

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Il professore Omero Romeo, non avendo a disposizione il senso della vista – richiamo all’eroe greco – e diversi saranno poi i richiami all’epica e alla letteratura classica , escogita uno stratagemma molto più che umano ed empatico per conoscere meglio la classe, composta per lo più da ragazzi definiti da tutto l’istituto “gli scarti della scuola”.

Il suo metodo consiste nell’effettuare il quotidiano appello chiedendo di raccontare ad ognuno di loro qualcosa della propria vita, partendo sempre da una domanda di natura scientifica, per trarre insieme delle conclusioni per così dire “empiriche”, ma entrando nel cuore di ognuno di loro ed aiutandoli a dipanare dubbi, problemi e perplessità che l’adolescenza e , per alcuni anche una vita non troppo facile , pone ogni giorno.

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Il romanzo di Alessandro D’Avenia, edito da Mondadori è diviso in capitoli che procedono per mensilità scolastiche e scorre leggero e veloce, nonostante la scrittura si articoli in periodi non troppo corti. Una volta terminato non sarà facile non sentire la mancanza di questa strampalata classe e di tutte le sue avventure.

La trasposizione teatrale, affidata alle sapienti mani del regista e drammaturgo Gabriele Vacis, che vede in scena gli allievi del Teatro Stabile di Torino – forse proprio per questa collaborazione con la nota scuola di recitazione, senza magari un’ampia scelta di attori – non dimostra una particolare corrispondenza di physique du rôle rispetto a quanto descritto nel romanzo, ma vede comunque bravissimi attori in scena e quindi glielo si può decisamente perdonare.

La drammaturgia de “Il film del racconto teatrale” – questo il titolo della pièce – risulta essere molto ridotta rispetto al romanzo, quindi non del tutto sostituibile alla lettura del libro, pur rimanendo, però un’opera convincente anche se forse con un ritmo leggermente troppo lento.

“L’appello” di D’Avenia andrebbe letto e subito dopo visto. Il consiglio è di non invertire le cose per poter gustare al meglio la bellezza di questa drammaturgia.

di Simona Epifani

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