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Addio a McCoy Tyner, leggenda del jazz: fece parte del John Coltrane Quartet

Fabio Iuliano

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Il pianista americano McCoy Tyner, una delle leggende del jazz, celebre per il suo stile innovativo e per aver fatto parte del John Coltrane Quartet, è morto all’età di 81 anni. L’annuncio è stato dato dalla famiglia. Pianista tra i più influenti nella storia del genere musicale – è stato sempre incluso nel ristretto novero di giganti come Herbie Hancock, Chick Corea e Bill Evans – Tyner veniva considerato uno dei padri del piano jazz contemporaneo.

Nato nel 1938 a Filadelfia, Alfred McCoy Tyner iniziò a prendere lezione di piano all’età di 13 anni. La sua carriera iniziò quando aveva poco più di vent’anni con il Jazztet di Benny Golson e Art Farmer. All’inizio degli anni ’60 si unì al quartetto di John Coltrane, suonando su album classici come ‘A love supreme’ e ‘My favorite things’. Era l’ultimo membro ancora in vita del Quartet – che includeva Jim Garrisson e Elvin Jones, oltre a Coltrane.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Violenza contro le donne: racconto e denuncia attraverso secoli di arte

Fabio Iuliano

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“Il posto delle donne” un progetto che racconta la violenza alle donne attraverso l’arte. Idea e realizzazione a cura di Sabrina Cardone e Diana Di Roio. Questi i quadri mostrati dal video divulgato in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne:

“Lo stupro” di Edgar Degas
“Ratto delle Sabine” di Jacques-Louis David
“Susanna e i Vecchioni” di Francesco De Rosa
“Lucrezia e Tarquinio” di Luca Giordano
“Assassinio in casa” di Jakub Schikaneder
“La morte di Ines Di Castro” di Karl Pavlovic Brullov
“Mi piego al tuo amore” di Roberta Stifano
“Le sagome bianche” – Desx
“Unos cuantos piquetitos” di Frida Khalo
“John l’assassino” di George Grosz
“Le scarpe rosse” di Elina Chauvet

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Francia: musei, teatri e cinema verso la riapertura

Fabio Iuliano

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Parte da sabato 28 novembre il progressivo allentamento alle misure di restrizione applicate in Francia.

Un percorso graduale che dovrebbe culminare con la riapertura di musei, cinema e teatri a partire dal 15 dicembre. Entro quella data, il numero dei contagi giornalieri in Francia è stimato rientrare entro quota 5mila (circa la metà di quelli attuali). In caso contrario le condizioni potrebbero cambiare, ma l’indicazione operativa resta questa.

“La cultura è essenziale per la nostra vita di cittadini”. Il magazine Art Tribune riporta le parole del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Dal 28 novembre è comunque prevista la riapertura delle biblioteche e, se l’andamento della curva epidemiologica dovesse consentirlo, dal 20 gennaio in Francia saranno completamente riaperti anche i licei (attualmente al 50% con la didattica a distanza).

Sempre lo stesso magazine Art Tribune a suggerire un parallelo con l’Italia anche a proposito del Dpcm in uscita.

Sulla possibile riapertura di musei, cinema e teatri (anche graduale) attualmente non si ha notizia: il dibattito è più che altro incentrato sulle modalità di festeggiamento delle ricorrenze di dicembre, se sarà possibile fare i “cenoni” e con quante persone.

Leggi anche: El Pibe de Oro, l’antitesi dell’ipocrita morale

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Nuove scoperte a Pompei: ritrovati due corpi integri

Licia De Vito

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«Ancora una volta prende forma dagli scavi condotti a Pompei, quella che lo scrittore Luigi Settembrini definì “il dolore della morte che riacquista corpo e figura.” Uomini che persero la vita nel corso dell’eruzione e la cui impronta dello spasimo è rimasta impressa per duemila anni nella cenere.»

Questo l’inizio del post pubblicato oggi su Facebook attraverso il quale il Parco Archeologico di Pompei annuncia l’ennesimo, eccezionale, ritrovamento archeologico.

«Durante le attività di scavo in corso in località Civita Giuliana , a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, nell’area della grande villa suburbana dove già nel 2017 – grazie all’operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli – era stata portata in luce la parte servile della villa, la stalla con i resti di tre cavalli bardati, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione.»

Due corpi intatti, due “fuggiaschi” per ironia della Sorte orma fermi per sempre, nell’esatto e momento in cui la lava li travolse.

Così commenta il direttore Massimo Osanna «per la prima volta dopo più di 150 anni è stato possibile realizzare i calchi perfettamente riusciti delle vittime e delle cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione».

Un uomo presumibilmente di rango ancora avvolto nel suo mantello di lana e il suo giovane schiavo, con la tunica.

Il Ministro Franceschini ha definito la scoperta «stupefacente» e davvero lo è, considerando l’estrema rarità di effettuare ritrovamenti di oggetti personali e indumenti dei defunti. Pompei però, non smette mai di sorprenderci.

Foto: Luigi Spina

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