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A Visual Protest, 80 opere di Banksy in mostra al Chiostro del Bramante

Federico Falcone

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Il Chiosco del Bramante di Roma ospiterà dal 21 marzo al 26 luglio circa 80 opere, realizzate tra il 2001 e il 2017, di Banksy. Il progetto, denominato “Banksy, a visual protest“, esibirà le tematiche tanto care all’artista senza identità: guerra, capitalismo, disparità sociale ed ecologismo.

Come riportato dal sito RomaToday: “Da Love is in the Air a Girl with Balloon, da Queen Vic Napalm, da Toxic Mary a HMV, fino alle copertine di vinili e cd e alle prove di stampa per il libro Wall & Piece. Stampe su carta, su tela, spray su tela, sculture di resina polimerica. Quello al Chiostro del Bramante sarà un viaggio alla scoperta dell’arte, delle tecniche, della protesta visuale di Banksy da non perdere”.

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Emily Dickinson, la poetessa che con i suoi versi è volata oltre le mura della sua casa

Erica Ciaccia

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Emily Dickinson (1830-1886) è una delle poetesse più misteriose ed originali di sempre; dal carattere schivo e poco socievole, sappiamo ben poco su di lei. Per molti anni visse, vestita solo di bianco, confinata nella propria stanza in un isolamento volontario, quasi in difesa della sua esperienza poetica. Gli unici rapporti che intratteneva, in forma epistolare, erano delle rare ma intense amicizie. Tra queste annoveriamo quella con il Reverendo Charles Wadsworth che era un ecclesiastico di Philadelphia, padre e marito, con cui Emily era in corrispondenza durante la sua esplosione di creatività.

Nel 1858 aveva scritto 52 poesie e spesso scriveva lettere al Rev. Wadsworth. Le bozze di quest’ultime rivelano che la scrittrice (Emily) si faceva chiamare Daisy ed il destinatario “Maestro”. Le lettere, che erano un grido d’intensa emozione, non si saprà mai come siano state ricevute poiché furono tutte distrutte. In seguito Wadsworth ebbe una chiamata da una chiesa a San Francisco e fu così che si interruppe la loro corrispondenza.

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Questa esperienza potrebbe aver contribuito ai temi dello shock, della separazione e della perdita espressi nelle poesie della Dickinson che dal 1858 al 1861 scrisse quelle che sono state chiamate Le lettere del maestro, in cui si rivolge ad uno sconosciuto “Maestro” con il quale gli studiosi hanno teorizzato che la poetessa avesse una relazione romantica tumultuosa. Proprio dal nome “Maestro” è stato ipotizzato che questi scritti possano essere stati influenzati dalla figura del Reverendo Wadsworth.

Nel 1862 ella invia quattro poesie al critico Thomas Higginson che rimane sconcertato per la novità di quei versi “spasmodici”. Tutta la produzione della Dickinson – 1775 poesie – è giunta a noi postuma se non fosse per qualche poesia pubblicata, contro la sua volontà, mentre lei era ancora in vita e questo perché, a detta di Higginson, i versi di Emily non sarebbero stati apprezzati dalla società nella quale essi vivevano.

Il tema più comune della sua poesia era l’amore immaginato, sempre sospirato, quasi sfiorato, ma mai vissuto sul serio. Come un forte desiderio di qualcosa che non è possibile afferrare, così è il sentimento romantico negli occhi di una donna chiusa all’interno di una campana di vetro (si sentiva così la poetessa). La grandezza della poesia di Emily Dickinson sta nella profondità delle sue tematiche e nel suo stile -leggiadro ed elegante-, entrambi derivanti da elementi di matrice popolare più che letteraria. I suoi versi incidono la pagina.

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Di seguito Cuore è la capitale della mente, una poesia la quale ci fa capire che noi siamo dei mondi ed abbiamo bisogno di mappe che ci illustrino, grazie alle quali noi stessi/e non rischieremo di perderci inoltrandoci al nostro interno; quanti saranno interessati a noi, grazie alle mappe, potranno raggiungerci; ma prima di essere raggiunti da qualcun altro dobbiamo cercarci e trovarci da soli, solo a quel punto sapremo indirizzare l’altro verso di noi e verso i meandri della nostra anima.

Cuore è la capitale della mente, Poems n° 1354

Cuore è la capitale della mente –

Mente è uno stato a sé –

Il cuore e la mente insieme fanno 

un solo continente –

Uno – è la popolazione – 

numerosa abbastanza –

Questa nazione estatica

cercala – è te. 

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“La più bella storia d’amore”, la dedica poetica di Luis Sepùlveda alla moglie Carmen

“La más bella historia de amor”, in spagnolo, rappresenta la forza di un amore che non si arrende di fronte a nessuno ostacolo

Antonella Valente

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La storia d’amore fra Luis Sepùlveda, scomparso esattamente un anno fa all’età di 70 anni, e la moglie Carmen Yanez, poetessa cilena, sembra essere uscita da un romanzo. Il loro amore ha superato la ferocia del regime di Pinochet, la violenza delle torture in carcere, l’esilio e un lungo periodo di separazione. Ma nonostante tutto Carmen e Luis dopo tanti anni si sono ricongiunti.

L’intensità del loro sentimento è espressa da una poesia che lo stesso Luis dedicò alla moglie. Tratta dalla raccolta “Poesie senza patria”, edita da Guanda (2003), “La más bella historia de amor”, in spagnolo, rappresenta la forza di un amore che non si arrende di fronte a nessuno ostacolo.

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“La più bella storia d’amore” 

L’ultima nota del tuo addio
mi disse che non sapevo nulla
e che arrivavo
al tempo necessario
di imparare i perchè della materia.
Così, fra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
raddoppiano la fame dell’orecchio
Che è la strada e la polvere
la ragione dei passi.

Che la via più breve
fra due punti
è il giro che li unisce
in un abbraccio sorpreso

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“Verona riapre al mondo”, l’entusiasmo del sindaco della città veneta

Antonella Valente

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L’Arena di Verona è pronta a ripartire il 5 giugno con il concerto de Il Volo, tributo al Maestro Ennio Morricone, seguito dal live di Emma il 6 giugno, e dalla prima dell’Opera Festival 2021 affidata al Maestro Riccardo Muti che, il 19 giugno, dirigerà Aida.

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«Apprezzo tutti coloro, istituzioni e organizzatori, che citano l’Arena di Verona come esempio virtuoso per la riapertura degli spettacoli dal vivo in Italia – ha dichiarato con entusiamso il sindaco di Verona Federico Sboarina a proposito della ripartenza degli spettacoli dal vivo – Già l’anno scorso, nel pieno della pandemia, abbiamo dato prova di poter accogliere in piena sicurezza più di 4mila spettatori. Quest’anno siamo molto fiduciosi perché abbiamo predisposto un protocollo che ci consentirà di garantire le massime condizioni di sicurezza ad almeno 6mila persone a sera. Così Verona si riaprirà al mondo, ce lo auguriamo tutti».

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