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22 luglio 776 a.C.: i primi Giochi Olimpici

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Ci siamo. Domani si celebra la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo 2021 ma in antichità, i primi giochi olimpici, si tennero nel 776 a.C. a Olimpia, in Grecia. Come ci ricorda il poeta Pindaro, vissuto nella stessa nazione tra il 500 e il 400 a.C., sono proprio queste le manifestazioni atletiche più importanti tra i cosiddetti “giochi panellenici”: Giochi Olimpici, Istmici, Pitici, Nemei.

Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l’oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi.

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Indubbiamente, molti secoli prima dell’inizio dei giochi dell’antica Grecia, esisteva già un’attività agonistica che era generalmente praticata. In Mesopotamia, in Egitto, per gli Ittiti. Centinaia di ritrovamenti archeologici attestano per tutta l’antichità la pratica del pugilato, della corsa dei cavalli e persino di giochi con la palla. Ma è in Grecia che l’agonismo si esprime in stretta connessione con la religione e con l’importanza dell’addestramento militare. Ogni cittadino greco doveva essere pronto a scendere in battaglia – l’esito dei conflitti dipendeva maggiormente dalle qualità fisiche- pertanto ci si allenava di conseguenza. La corsa potenziava la velocità e la resistenza; il salto l’agilità; i lanci potenziavano i muscoli e a lotta e il pugilato addestravano agli scontri corpo a corpo. Sono i greci che per primi istituiscono manifestazioni sportive con cadenza temporale regolare: ogni quattro anni si svolgevano gli agoni, il tempo tra i due eventi si chiamava Olimpiade. Tecnicamente e organizzativamente complessi, i Giochi non potevano certo esistere senza l’impianto rituale che vi era connesso.

I giochi atletici si svolgevano già in occasione dei funerali, specie se di personaggi importanti, eroi, la cui memoria viveva attraverso le imprese degli atleti; uno dei primi esempi sono proprio i giochi fatti in onore del defunto Patroclo a cui prendono parte tutti i mitici eroi greci, compreso Achille, raccontati nell’Iliade. Vita e morte erano due facce della stessa medaglia, in continua relazione dialettica tra loro. Gli atleti che partecipavano ai giochi traevano la forza proprio dagli eroi scomparsi, in onore dei quali si svolgevano le competizioni. Nell’Altis, il recinto di Olimpia, ardeva costante la fiamma sacra, simbolo della luce e della vita. Da qui nascono i culti agonistici che metteva in contatto il mondo della religione con quello dell’atletica. Per questo motivo (almeno inizialmente) i luoghi che ospitavano i principali giochi panellenici erano generalmente sede dei più noti luoghi religiosi. Durante lo svolgimento delle gare non si combattevano battaglie e non si dichiarava guerra. Sin dall’origine della manifestazione tutti i re acconsentivano a vivere in un periodo pacifico: la calma olimpionica.

Anche i romani organizzeranno dei Giochi Olimpici, Nerone ne indirà alcuni a cui tutti gli atleti dell’impero romano – compreso lui stesso- presero parte. La rapida cristianizzazione dell’Impero a partire dal IV secolo ebbe un’influenza determinante nel declino dei Giochi e alla loro inevitabile scomparsa. Nel 393 d.C., l’imperatore Teodosio I soppresse per sempre questi agoni pagani, che ormai non avevano più motivo di esistere.

Copertina; anfora con pentatleti da Leida

Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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Mondovisione, come i limiti di tempo e spazio si sono assottigliati

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mondovisione spazio tempo limiti

I limiti di tempo e spazio vengono giorno abbattuti. Ogni evoluzione scientifica e tecnologica, contribuisce a questa relativizzazione di questi concetti.

I primi ad abbattere queste barriere invisibili furono i messaggeri. Coloro che per mezzo dei propri piedi (vedere la storia della battaglia di Maratona, in occasione anche dell’inizio delle Olimpiadi) o tramite animali o altri mezzi di trasporto, trasportavano notizie. Fatti realmente accaduti e importanti a tal punto da portarne un resoconto altrove.

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Il bisogno di comunicare è alla base dell’abbattimento dei concetti spazio-temporali. Questa necessità sommata all’evoluzione tecnologica ha cominciato a scalfire le idee di lontananza e incomunicabilità. Chi sembrava irraggiungibile era ad un tratto più vicino. E ancora. E ancora.

Il 23 luglio del 1962 ci fu un fatto storico di importanza incredibile. Il primo scambio di immagini in mondovisione.

«Buonasera! Fra pochi minuti ciascuno di noi potrà partecipare, come testimone e come spettatore, alla nascita della televisione mondiale: per la prima volta nella storia delle telecomunicazioni, gli Stati Uniti e l’Europa si accingono a scambiarsi il primo programma televisivo attraverso un satellite artificiale». Con queste parole,in diretta sulla RAI, il telecronista Luca Di Schiena annunciò il primo collegamento televisivo via satellite tra USA ed Europa.

La possibilità di scambiare notizie, di comunicare da una parte all’altra del mondo in contemporanea si stava pian piano realizzando.

In questi campi è stata sicuramente la TV a dare grande impulso. Programmi televisivi in continua evoluzione ed espansione con sempre più collegamenti con il resto del mondo. 

La diffusione su larga scala dei reporter, degli inviati. Ma soprattutto la sempre più crescente richiesta di informazioni da quelli che sembravano altri mondi.

Le parole e le fotografie dei libri, della carta stampata furono affiancati, e in molti casi superati, dalle immagini video della televisione. Televisione che nei decenni ha preso sempre più piede. Divenendo un bene di consumo quasi per tutti. 

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Ad alta richiesta corrispose una vasta offerta. Prodotti sempre più eterogeni. E soprattutto che rendevano, grazie alla diffusione del mezzo, i vecchi concetti limitanti di spazio e di tempo obsoleti.

Fu un continuo superarsi. Arrivò poi il telefono cellulare, i pc, i tablet, gli smartphone, i social, la messaggeria istantanea, le videochiamate, le call, le videoconferenze, lo smartworking.

In un’idea quasi di annullamento dello spazio e del tempo. Come se qualsiasi cosa, anche luogo, possa essere trasportato all’interno di uno schermo più o meno grande. Strumenti spesso criticati ma ormai beni imprescindibili. Che riducono praticamente a zero le distanze. Che in un periodo di distanziamenti cercano di essere un palliativo.

Manifestazioni come gli Europei di calcio, le Olimpiadi che hanno inizio oggi, sono eventi che uniscono in un’unica direzione persone di ogni parte del mondo. Ad ogni latitudine. Ad ogni fuso orario c’è qualcuno che starà guardando un atleta rappresentante la sua bandiera. E quell’atleta potrà essere visto in tutto il mondo. Ad ogni coordinata.

Grazie alla mondovisione. Che oggi celebra il suo 58esimo anniversario.

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Il cielo di luglio: il Leone di Nemea e il superamento di sé

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Il 23 luglio entriamo ufficialmente nel segno del Leone. Questa  costellazione è posizionata abbastanza lontano dalla Via Lattea, ed è possibile osservare al suo interno tantissime altre galassie: M65, M66, NGC 3628, M95, M96, NGC 2903, NGC 3193, NGC 3607. Sono presenti anche diversi sistemi di pianeti, ad esempio quello della stella gigante arancione HD 102272, attorno alla quale orbitano due pianeti simili a Giove, o quello della stella nana rossa Gliese 436, attorno alla quale orbita un pianeta la cui massa somiglia a quella di Nettuno.

Il Leone di Nemea nel mito

Nella mitologia, la costellazione del Leone rappresenta la prima delle dodici fatiche di Eracle/Ercole. Euristeo re di Micene, ordina ad Eracle di uccidere il famigerato leone dalla pelle così dura che risulta essere invulnerabile a qualsiasi arma, che vive in una grotta vicino la città di Nemea, in Argolide.

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Allora, Ercole, per sconfiggerlo, ricorre a un furbo stratagemma. Prende la sua clava di legno e corre verso il leone, agitando l’arma per aria. La bestia, colta di sorpresa, arretra e si rintana nella sua vicina grotta; Questa grotta aveva due uscite e se l’eroe fosse entrato da una delle due, il leone sarebbe potuto uscire facilmente dall’altra, arrivandogli alle spalle, intrappolandolo e uccidendolo. Ercole allora sigilla una delle due scappatoie con delle pietre, entra fulmineo e si scaglia sul leone; poiché non può ucciderlo con la clava o con le frecce, gli circonda il collo con le braccia e lo stringe, fino a soffocarlo. 

Dopo una terribile lotta, l’eroe riesce quindi ad annientare la belva strangolandola. Utilizzando gli stessi artigli del leone, Ercole lo scuoia e da allora utilizzerà sempre la sua pelle durissima come invincibile armatura. Dopo la battaglia l’eroe solleva la carcassa e la porta da Euristeo che, terrorizzato, gli ordina di lasciare da quel momento in poi le prove dei suoi successi di fronte alle porte della città. Il re fifone, impaurito dei terribili mostri che Ercole avrebbe portato con sé, attendeva quindi l’arrivo dell’eroe nascosto in un’urna di bronzo.

Le dodici fatiche compiute da questo mitico eroe rappresentano il cammino “iniziatico” dell’ uomo verso la consapevolezza di sé, fino all’ autorealizzazione finale. I 12 segni zodiacali rappresentano ognuno una diversa caratteristica dell’uomo che viene acquisita dopo il superamento di ognuno di questi ostacoli.


Il leone nello specifico è il simbolo del superamento del sé individuale; la belva feroce, infatti, allude alla personalità dominatrice che l’eroe deve uccidere, abbandonando l’egoismo. L’allegoria della grotta compare in molti racconti mitologici ed in molti testi sacri: lo stesso Cristo è nato in una di esse attenderà la sua resurrezione. Insomma questa prova consiste nel superare la fierezza orgogliosa e l’istintiva ostinazione di cui il leone è da sempre simbolo e raggiungere uno stadio “nobile” della forza e della grandezza. Dobbiamo uccidere e superare il leone della nostra personalità, domare la bestia che vorrebbe comandarci ed eliminarne la parte più nociva e tossica, utilizzando slamemte la parte sicura, utile e controllata.  La pelle del leone vinto d’ora in avanti costituirà la “divisa” di Eracle, la “corazza” che servirà a difenderlo e a ricordargli di controllare la bestia dentro di lui. Solo così sarà in grado di affrontare le nuove prove.

copertina: Rubens – Ercole E Il Leone Nemeo

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La Notte nell’Ilex: ad Elice il Medioevo prende vita

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Immaginate di ritrovarvi nel pieno del Medioevo in un piccolo paesino abruzzese, tra osterie, musica, menestrelli ed oltre 400 figuranti. Quei profumi, sensazioni e atmosfere che vi catapultano indietro nel tempo. Tutto ciò prende vita ad Elice, un piccolo comune in provincia di Pescara con poco più di 1600 abitanti. “La Notte nell’Ilex” è il nome dell’evento annuale che ad oggi è considerato una delle rievocazioni storico-medievali più pittoresche ed importanti in Italia.

La particolarità dell’evento, giunto alla 17esima edizione, è che esso avviene in concomitanza della “Sagra della Mugnaia“. Se da una parte, quindi, il pubblico avrà la possibilità di degustare piatti tipici del posto, dall’altra potrà assistere ad un vero e proprio tuffo nel passato. Elice torna indietro nel tempo trasformandosi in un vero borgo medievale dove ogni dettaglio è finemente curato affinché l’esperienza sia totalmente immersiva. Menestrelli, popolani, cavalieri, cerusici, meretrici, perfino lebbrosi… Per una settimana il XXI secolo viene messo da parte.

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Durante “La Notte nell’Ilex” gli avventori avranno la possibilità di vedere e soprattutto rivivere un periodo storico a 360 gradi, grazie anche alle numerose attività che si svolgono nell’arco delle giornate: rappresentazioni teatrali, falconieri, duelli di spada, tiro con l’arco e giochi medievali. E per chi volesse c’è anche la possibilità di noleggiare un costume tipico per calarsi ancora di più nella vita dell’epoca. Il tutto, ovviamente, pagando con una speciale moneta coniata proprio in onore della rievocazione: la moneta “Ilex”.

Dalle strade al cibo, “La Notte nell’Ilex” si configura come un importante evento culturale e sociale attraverso il quale la storia prende vita. Un museo a cielo aperto che prese vita ben 17 anni fa dalla mente di alcuni elicesi che, appassionati di storia medievale e soprattutto innamorati della loro terra, decisero di fare qualcosa per rendere celebre il loro borgo.

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Tutto nacque dalla mente di Marco Evangelista, presidente dell’associazione culturale Elicethnos, e dalla collaborazione con la Sagra della Mugnaia, dedicata proprio alla tipica pasta che ha reso famosa Elice. Con la fortuna di avere a disposizione anche lo splendido castello, risalente al 1200 circa, i brevi spaccati di vita medievale messi in scena hanno attirato sempre più attenzioni da parte del pubblico. Come ha infatti spiegato Evangelista in un’intervista su Virtù Quotidiane: «L’idea di fondo era quella di proporre uno spaccato di vita medioevale. Noi non abbiamo eventi storici accaduti nel nostro paese, come ad esempio il Mastrogiurato di Lanciano (Chieti) e così abbiamo pensato di far vivere la quotidianità, con la taberna, il mercato, il candelaio, ad esempio».

“La Notte nell’Ilex” è così diventata lentamente parte integrante della sagra, arricchendosi di anno in anno di collaboratori ed esperti. Proprio come diceva Cicerone. «Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino. Se non si fa uso delle opere delle età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza». Poter toccare con mano un contesto molto distante da noi, ma che comunque appartiene al nostro retaggio, è fondamentale per comprendere le nostre radici.

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Attorno al Medioevo, infatti, si è costruito un grande castello di falsità e pregiudizi. Il pensiero comune lo vede come un periodo decadente, sporco e caratterizzato da un abbrutimento del genere umano. Santa Inquisizione, torture e repressione del pensiero scientifico sono solo un aspetto di un contesto evidentemente più grande. Tra anacronismi e letture troppo semplificate della storia non si dà mai il giusto peso ad una fondamentale fase storica, detta, per l’appunto, i “secoli bui”. “La Notte nell’Ilex” si configura quindi come un’interessante testimonianza della quotidianità della gente comune durante il 1300.

Perchè la storia non è soltanto lo studio dei grandi nomi che l’hanno fatta. Addentrarsi in quella società, con un’attenzione particolare agli usi e costumi che mettono in luce anche le contraddizioni di quel periodo, significa avere una visione più completa e consapevole. Da qui l’importanza di una rievocazione storica di questa portata nella quale l’attenzione al dettaglio fa la differenza. Come ad esempio il non usare patate e pomodori nelle pietanze che potrete gustare, poiché giunti in Europa solo dopo la scoperta dell’America nel 1492.

Quest’anno purtroppo, a causa della pandemia da covid, l’evento non avrà luogo. In alternativa è possibile prenotarsi al cosiddetto Banchetto nell’Ilex il 30 e il 31 luglio (posti limitati), dove è comunque possibile noleggiare un abito medievale. Il tutto, ovviamente, accompagnato da musici e giullari proprio come un banchetto di corte nello splendido borgo di Elice.

«Il Medioevo è una combinazione tra ciò che è esotico e le nostre radici»
(Jacques Le Goff)

Questo articolo lo potete trovare anche su MyZona, l’app internazionale che strizza l’occhio ai luoghi più belli del mondo. “Dalla scoperta nascono sempre esperienze indimenticabili

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