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Cinema

100 anni dalla nascita di Federico Fellini: a Roma una mostra per celebrarlo

La manifestazione è ufficialmente riconosciuta dal Comitato del centenario di cui vediamo ritratto il logo creato da Paolo Virzì

Antonella Valente

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Un appuntamento da non perdere il 20 gennaio, giorno del centenario di Federico Fellini: nelle splendide sale della Biblioteca Angelica di Roma inaugura alle 18 la mostra omonima con una selezione di 30 immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale.

La manifestazione è ufficialmente riconosciuta dal Comitato del centenario di cui vediamo ritratto il logo creato da Paolo Virzì, che proprio come il Maestro Fellini è un eccezionale disegnatore.

La mostra, curata da Simone Casavecchia, è coprodotta dal Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla casa editrice Edizioni Sabinae ed è sostenuta dalla Direzione Generale per le Biblioteche e gli Istituti Culturali (MiBACT), con il patrocinio dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

La mostra prosegue fino al 28 febbraio 2020
Galleria della Biblioteca Angelica
Via di Sant’Agostino 11, Roma
Da lunedì a venerdì dalle 9,30 alle 18,30

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Cinema

Elliot Page e il privilegio della libertà

Marielisa Serone

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La vicenda di Elliot Page porta con sé diversi spunti e questioni da affrontare, primo fra tutti il tema biografico, che interessa in prima persona Eliott, la sua capacità di stare al mondo, la sua visione del futuro e la idea di sé stesso.

Ma ad interessare c’è anche il fatto preminentemente politico per cui dovremmo ringraziarlo perché le sue vicende biografiche – certo importanti ma tutte sue, se non fosse che in passato si è reso protagonista di film ancora oggi indimenticati come Juno o The Umbrella Accadamy – lo hanno portato a non nascondere la sua omosessualità tanto da arrivare nel 2014 al coming out e oggi a raccontarci, tramite lettera pubblica, di essere transgender – che trovate qui (a questo link la lettera).

Un nuovo passaggio della sua biografia e della sua vita pubblica quindi con cui chiede che si utilizzino, nei suoi confronti, pronomi maschili: scelte e richieste che lo riguardano e che quindi attengono ad una etica della responsabilità, della liberazione, dell’inclusione – tutti punti legati alla cosiddetta questione di genere, alle discriminazioni, al grandissimo mondo LGBTQ+.

Nella sua missiva dice “sono orgoglioso di essere trans e di essere qui”. C’è un ulteriore passaggio che giustifica questa uscita pubblica così importante: i temi di una politica che si sta provando ad adeguare ai vissuti e alle richieste dei e delle cittadinə in quello che è il tema dell’appartenenza di genere e del transessualismo – che portano irrimediabilmente con sé altri temi.

Per cui Elliot Page prende su di sé quella che è una battaglia di sensibilizzazione e coscientizzazione di una tematica che non è affatto secondaria, per i numeri che la vedono protagonista ma anche per la forza con la quale viene osteggiata da alcuni Stati e dalle legge. Pensiamo che in Italia, solo oggi nel 2020, si sta discutendo una legge contro l’odio omotransbilesbofobico e contro la misoginia (Ddl Zan), ad oggi passata alla Camera dei Deputati e in fase di approvazione al Senato. O anche alla Polonia che, con la scusa della pandemia, ha tolto ai transessuali e agli e alle omosessuali lo statuto di ‘esistenti’, cancellandoli come se non esistessero (per non parlare degli attacchi feroci alla libertà di autodeterminazione delle donne che vogliono interrompere una gravidanza).

Ecco perché l’opera di Page è estremamente importante, soprattutto per via della sua popolarità,  potendo quindi raggiungere tante persone, e riuscendo quindi a normalizzare una questione che interessa moltissime persone che vivono tutto ciò con sofferenza in qualsiasi ambito della propria vita, dal lavoro alla vita famigliare.

Prima di lui, ci piace ricordare l’esperienza di Laura Jane Grace che ha raccontato in un suo libro uscito l’anno scorso proprio i momenti, gli anni dell’apice del suo sentirsi disadattato come uomo, dell’outing, del passaggio che oggi è concluso da uomo a donna: era (ed è) la leader degli Against Me, gruppo folk rock – folk punk ancora oggi attivo nato nel 1997 in America fondato da lei quando era ancora Tom Gabel.

Noi di TWoF abbiamo letto “Tranny, confessioni di una punk anarchica venduta” che è appunto il racconto autobiografico, forte ed emozionantissimo insieme della transizioni da Tom a Laura in cui si comprendono la forza e il coraggio di questa presa di posizione, coraggio che anche Elliot esprimeva chiare lettere nella sua ‘confessione pubblica’ assieme alla paura quando dice:

“La mia gioia è reale ma anche fragile, la verità è che nonostante mi senta profondamente felice e sappia quanti privilegi ho, ho anche paura dell’invadenza, dell’odio, degli scherzi e della violenza”

Questa paura accompagna persino lui che sa di essere privilegiato, sapendo di poter vivere un’esperienza straordinaria con meno difficoltà e limiti di altrə. Sa di poter fare suo il tema che in tantə vivono, cioè quello della transizione. Occorre sottolineare come ci si trova di fronte al diritto – come proclamato da Emi Koayma in The Transfeminist Manifesto – «di ciascun individuo ad autodeterminarsi e possedere arbitrio esclusivo sul proprio corpo, vita e felicità», diritto posto all’interno di un movimento di e per le persone trans che vedono la loro liberazione intrinsecamente connessa alla liberazione di tutti e tutte, aperto cioè anche a tutte le soggettività non trans che vedono nell’alleanza una necessità per la liberazione, appunto.

E quindi viva Elliot, benvenuto Elliot.

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Cinema

Auguri a Ridley Scott, il suo Alien cambiò il cinema

Tanti auguri a Ridley Scott, regista poliedrico e prolifico. Nel ’79 firmò la regia di un capolavoro che non smette di affascinare, primo capitolo di una fortunata serie.

Federico Falcone

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Alien sta alla fantascienza cinematografica come l’ossigeno sta alla vita. Anche a quella xenomorfa, sì. Ridley Scott, che proprio oggi spegne 83 candeline, fu regista del capolavoro uscito nel lontano 1979. Un film che, come pochi, contribuì a sdoganare la figura aliena come dotata di intelligenza speculativa, quella in grado di premeditare, organizzare e agire.

Per gli appassionati della settima arte, il primo capitolo della lunga saga resta tutt’ora uno dei punti massimi del cinema di Ridley Scott. Il merito fu, tra gli altri, quello di portare il conflitto inter species a vette di pathos e di tensione raramente esplorate in precedenza. Tutto fu studiato nel dettaglio, dalle bozze grafiche dell’artista svizzero H.R. Giger ,“padre” dell’alieno, fino al set cinematografico talmente accurato da sembrare una vera base spaziale. Un lavoro minuzioso che è sopravvissuto alla prova del tempo e che sembra non invecchiare mai.

Per il film si stanziò un budget di 10 milioni di euro, chiamando anche un’attrice dalle enormi potenzialità: Sigourney Weaver. Ma il cinema statunitense, per stessa ammissione dei suoi protagonisti, deve ben più di qualcosa a quello nostrano e Dan O’Bannon, che di Alien era lo sceneggiatore, ammise candidamente di aver tratto ispirazione da alcune opere di Mario Bava come Terrore nello spazio.

Il mondo degli xenomorfi, specie aliena predatoria e parassita che si annida nei corpi dell’equipaggio della Nostromo, deve parte della sua ideazione al film It! The Terror from Beyond Space del 1958, dove una bestia aliena faceva strage di astronauti dispersi su Marte. Ma lo Xenomorfo ha anche origini italiane. Già, la sua ascendenza trova riscontro in quel Carlo Rambaldi, che per il suo lavoro vinse l’Oscar ai migliori effetti speciali. Ma originariamente l’Alien avrebbe dovuto essere molto più grande, permettendo alla sua Facehugger di avvolgere l’intera testa della vittima.

Oggi il capolavoro di Ridley Scott, inserito al 33esimo posto tra i 500 film fondamentali secondo l’Empire, non smette di spaventare. Pensato come una versione nello spazio di ‘Non aprite quella porta’, Alien è soprattutto metafora della prevaricazione, coloniale e tecnologica, dell’uomo sull’uomo e sul mondo esterno.

La sfida contro l’inumano, verso il quale subiamo una fascinazione misteriosa, è guidata dal primo grande personaggio anti-machista del cinema hollywoodiano: Ripley. Forte, coraggiosa, determinata, è un esempio di grande forza femminile, 40 anni prima che questo diventasse oggetto di dibattito nel pubblico di massa. Ma soprattutto, Alien rimane senza discussione la più grande pagina di fantascienza degli anni ’70, da vedere e rivedere per scoprire o rivivere il genio di uno Scott in stato di grazia.

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Cinema

Addio a David Prowse: interpretò Darth Vader nella trilogia di Star Wars

Redazione

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L’attore David Prowse, noto per aver  interpretato Darth Vader nella trilogia originale di Star Wars, è  morto questa domenica all’età di 85 anni. La morte dell’attore nato a  Bristol è stata annunciata questa mattina su Twitter dalla sua agenzia. Prowse, che ha messo il suo corpo, ma non la sua voce, a Darth Vader, era anche ampiamente conosciuto nel Regno Unito per una  campagna di sensibilizzazione stradale che insegnava ai bambini ad  attraversare la strada e per la quale nel 2000 ha ricevuto l’Ordine dell’Impero Britannico.

Dopo il suo ruolo in Star Wars, è rimasto lontano dal cinema, ma in precedenza ha avuto altri ruoli in film come Arancia meccanica e ha interpretato Frankenstein in tre occasioni.  “Che la Forza sia sempre con lui”, ha detto l’agente Thomas Bowington. Prowse è morto dopo una breve malattia – una perdita per “milioni di fan in tutto il mondo”.

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