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Interviste

Ylenia Lucisano, una giovane calabrese in giro per l’Europa

Abbiamo incontrato Ylenia Lucisano in occasione del suo primo tour europeo che vedrà impegnata l’artista fino al 7 dicembre

Antonella Valente

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E’ giovane, ma anche talentuosa, tanto da essere entrata nelle grazie del maestro Francesco De Gregori. Ylenia Lucisano è una cantautrice calabrese che inizia presto a cantare nei piccoli pianobar di provincia presentando brani scritti insieme al papà Carlo, che la accompagna alla chitarra. Le sue prime esperienze canore la portano a raggiungere ottimi risultati nei più importanti concorsi nazionali. All’età di 19 anni decide di lasciare la Calabria per trasferirsi a Roma e iniziare il suo percorso di studi musicali e di ricerca artistica.

Nei primi tre anni si dedica allo studio e alla scrittura musicale, poi si trasferisce a Milano. Il successo non ha tardato ad arrivare, nonostante tanti sacrifici e porte in faccia. Ora si esibisce nelle più importanti città europee, facendo conoscere il suo talento e il suo nuovo album di inediti Punta da un chiodo di un campo di papaveri. Abbiamo incontrato Ylenia Lucisano prima di partire per l’YLENIA LUCISANO EUROTOUR che vedrà impegnata l’artista fino al 7 dicembre.

12 date che ti terranno impegnata fino ai primi giorni di dicembre. Come ti stai preparando a questa nuova esperienza?
In nessun modo particolare, penso che andrò a fare quello che mi piace, più lontano del previsto, in maniera anche più impegnativa del solito. Sto cercando di prenderla con molta leggerezza sperando di divertirmi. Mi preparo, faccio le prove come se dovessi suonar dietro casa.

La prima data del tour a Milano ospiterà Tricarico. Come l’hai conosciuto?
L’ho conosciuto questa estate nell’ultima apertura che ho fatto per Francesco De Gregori a Soverato e ho avuto modo di confermare quello che pensavo di lui. L’ho sempre ammirato ed è stata un’opportunità per confermare che è un’ artista unico, vero, che se ne frega di tutte le mode. Questa è la sua forza, è un’ artista puro e ho voluto fare un regalo a tutte le persone che verrano a sentirci.

Porterai in giro per l’Europa anche la tradizione musicale calabrese. Come mai questa scelta?
Credo che la parte folk italiana sia molto apprezzata all’estero dove ci sono anche degli italiani e quindi perché non portare in giro la musica delle proprie radici? A me piace farlo in Italia, mi piace inserire dei brani anche in dialetto e credo che all’estero abbia ancora più valore.

Sei molto legata alla tua terra nonostante ti sia trasferita al nord da molti anni..
Si sente molto la lontananza quindi mi piace ripescare le tradizioni, approfondirle, volerne sapere di più. Il legame resta sempre nel cuore e attraverso la musica cerco di non dimenticare anche alcuni modi di dire, il modo di parlare, che ormai purtroppo tra i giovani si stanno sempre più perdendo.

Punta da un chiodo in un campo di papaveri rappresenta il tuo secondo album: come nasce?
Il titolo rappresenta più che altro un’ immagine, una fiaba che potesse far sorgere delle domande cosa che la musica oggi nella maggior parte dei casi non fa più. Il disco nasce dalla voglia di essere fuori dal tempo, dalle mode. Ho voluto lavorare su me stessa a livello timbrico e sonoro. La musica per me è liberazione e anche un’evasione dalla realtà. Questo è lo spirito con cui ho creato il disco.

In un tuo pezzo “Non mi pento”, canti “La vita è l’unica occasione per sbagliare”. Come nascono i tuoi testi? Dove trovi l’ispirazione?
È una specie di mio motto che ripeto ogni volta che nascono i sensi di colpa. L’ispirazione nasce dalla vita di tutti i giorni dalle esperienze che ho assimilato ma non scrivo mai a caldo penso che nel mio caso sia necessario razionalizzare le cose. Così in maniera più libera dalle emozioni puoi scrivere una canzone altrimenti si rischierebbe di scrivere un diario.

Dicono di te che sei la pupilla di De Gregori? E’ così?
Sicuramente sono stata fortunata perché De Gregori mi ha dato una possibilità che non aveva mai dato a nessuno nel panorama musicale femminile, cioè quella di aprire dei concerti. Credo non posso definirmi una pupilla soprattutto per rispetto. Nonostante lo abbia visto diverse volte per me rimane sempre intoccabile e non mi sento di definire il nostro rapporto così intimo. Lui resta sempre il mio mito così come quando lo era quando ero piccola, ho avuto semplicemente la fortuna di confermare con i miei occhi quello che ho sempre pensato di lui.

Qual è stato il momento più bello insieme a lui?
Il momento più bello è stato quando sono stata a casa sua a fargli ascoltare il disco che ancora non era uscito. Ero sul divano del mio mito e non ci credevo, mi sembrava di sognare.

…e qual è stata la sua prima impressione ?
Lui lo ha ascoltato in religioso silenzio fino alla fine, poi ha voluto ascoltare alcuni brani che gli erano rimasti impressi particolarmente. Alla fine si è alzato in piedi per complimentarsi.

Tornando un pochino indietro nel passato, come e quando nasce la tua passione per la musica?
La passione nasce in famiglia perché mio padre è un musicista e da sempre ho vissuto in un ambiente fatto di canzoni, dischi, live. Mi sono catapultata in un mondo che già conoscevo, fatto di musica e strumenti musicali. E’ stata una cosa abbastanza spontanea, mi sono sempre trovata bene, mio padre in verità non voleva che cantassi, sono stata io ad insistere. Dopo un pò di anni di piano bar e matrimoni, una volta finita la scuola sono andata a vivere a Roma e poi mi sono trasferita a Milano, dove mi sono messa in discussione, studiando e sacrificandomi. Tante porte in faccia e tanti i “no”, ma anche piccole soddisfazioni fino ad arrivare al mio primo tour europeo.

Ho letto che il tuo genere musicale preferito è il blues, chi tra i musicisti blues apprezzi di più?
Chiaramente BB King

Esperienza Sanremo da riprovare?
No. Certo, nulla è da escludere nella vita ma in questo momento non mi interessa. Avrei potuto presentarmi quest’anno ma ho preferito stare ferma e concentrarmi sul mio disco.

Foto Daniele Barraco

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Interviste

Angelique Cavallari inedita: la musica, il silenzio e un’Italia da scoprire con il cinema d’autore

Eleonora Lippa

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Intervistata in esclusiva da The Walk Of Fame, Angelique Cavallari, attrice francese mette a nudo emozioni e ambizioni, passioni e prospettive per un futuro positivo, dove l’emergenza Coronavirus sarà solo un ricordo. Nel mentre, però, è stata arrestata la produzione de “La Nuit”, cortometraggio che la vede protagonista e che mira a lanciarla verso il cinema italiano che conta.

Era prevista l’uscita del cortometraggio di Stefano Odoardi “La Nuit”, che ti vedeva coinvolta ma a causa dell’emergenza Coronavirus è stato tutto rimandato. Come hai accolto questo cambio di programma?

E’ il corso della vita. Alcune cose sono inevitabili, come questa pandemia ad esempio, e quindi ho accolto questo cambio con pazienza.

“La Nuit” è stato girato tra Foggia, Lucera e Pescara. Cosa ti ha colpito di più di questi luoghi?

Foggia mi ha colpito soprattutto la notte. Avendo girato una scena su di un terrazzo la vista sulla citta con le sue sue luci era molto suggestiva e metafisica. A Lucera abbiamo girato la scena del primo concerto al meraviglioso Teatro Garibaldi, un bijoux della storia italiana, meraviglioso. A Pescara c’è una grande contemporaneità, gallerie, artisti d’avanguardia, un fermento di ricerca. Questa a mio parere è una grande risorsa per il nostro paese.

Nel corto interpreti Lelè, una cantante e compositrice di musica elettronica e realmente i brani sono stati composti e scritti da te. Quanta importanza dai alla musica? Che ruolo svolge nella tua vita?

Moltissima. La musica è parte integrante e quotidiana della mia vita e paradossalmente sono anche una grande amante del silenzio. La musica, in primis da ascoltatrice. Spazio senza limiti tra generi antichi e nuove scoperte. Mi piace moltissimo questo viaggio tra le vibrazioni sonore, è diretto all’anima, senza i filtri della ragione. Per quanto riguarda la composizione, la esploro da qualche anno sia da sola che con dei collaboratori, è un universo ricchissimo e senza confini.

Hai collaborato con Stefano Odoardi anche nei primi due capitoli della trilogia “Mancanza”. “Inferno”, il primo, è stato girato tra le macerie de L’Aquila. “Purgatorio”, il secondo, è ambientato in Sardegna. Qui sei protagonista di un viaggio verso l’ignoto, dove tutto appare lontano dalla realtà. Ti è mai capitato di sentirti così nella vita?

Paradossalmente essere “lontani dalla realtà ” è un concetto discutibile, come lo è anche il concetto di realtà.. Partendo dal fatto che ognuno ha un approccio molto intimo e personale con la realtà che vive e vede e che ha uno sguardo tutto proprio sulle cose e che muta con il tempo. Oltretutto posso affermare di essere una persona alquanto lucida, concreta e oggettiva ma anche percettiva ed intuitiva allo stesso tempo e la sublimazione della realtà, l’esserne “lontani” per me è semplicemente una visione altra. Una scelta in più e diversa, uno sguardo che permette altre chiavi di lettura. 

Ti abbiamo vista in “Seguimi” (2017) diretta questa volta da Claudio Sestieri. È un film molto particolare, di quelli che non siamo abituati a vedere tra le proposte del nostro cinema e per questo ti chiedo: come è stato vestire i panni di Marta?

E’ stato molto arricchente. Per interpretare Marta sono dovuta andare a cercare lontano da quel che già conoscevo di me e ho esplorato i meandri di questo personaggio con molta attenzione e cura. E’ un po’ quello che ogni attore spera di poter fare nella propria carriera. Marta è un personaggio cosi delicato e sofferente, abbandonato totalmente a sé stesso. Cosi estremo e silenzioso al tempo stesso e con un bisogno d’amore cosi disperato. Per Marta ho approfondito anche lo studio della malattia mentale. Ho vissuto questa esperienza in maniera viscerale e con molto amore, ma è un po’ cosi per ogni cosa che intraprendo in fin dei conti…

Cosa ti ha colpito di più del suo personaggio?

Il suo meccanismo inconscio ed inconsapevole di difesa e di sopravvivenza all’estremo dolore che sta vivendo. Un dolore senza fondo, purtroppo. Chissà quante persone soffrono cosi tanto, nell’indifferenza comune. Quando penso a Marta serbo in cuore per lei una grande tenerezza.

A quale attore o attrice ti ispiri?

Nutro profonda stima per Romy Schneider,  Setsuko Hara, Charlize Theron, Renée Jeanne Falconetti.

L’emergenza che stiamo vivendo ha colpito tutti noi e in particolar modo il mondo del cinema. Come viene percepito ed elaborato tutto questo caos da parte di un’attrice? 

Personalmente sono fiduciosa in una ripresa ed in un netto miglioramento su molti aspetti che riguardano l’argomento cinema in Italia.  Una nuova visione da parte di tutti i reparti che compongono il settore cinema e una grande e profonda rimessa in discussione di valori che forse avevano bisogno di una rinfrescata per una costruttivo miglioramento globale

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Interviste

Hi-tech e aridità di sentimenti, Ganoona lancia “Bad Vibes” per invertire la rotta

Federico Falcone

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Cantante, rapper e songwriter italo-messicano. La sua musica è un mix perfetto tra sonorità black, latin e hip hop, accompagnata da liriche intense e originali. Ganoona ci parla del nuovo singolo, tra preoccupazioni, speranze e necessità di vivere una società diverse da quella attuale…

“Bad Vibes” è influenzato dalla realtà distopica di una tecnologia capace di condizionare la vita dell’essere umano e della sua presenza sulla terra. Come nasce questo singolo?

Nasce dal bisogno di sfogo. Ho scritto il testo in un momento complicato, in cui mi sentivo solo e insoddisfatto. L’ho scritta al pianoforte, voce e accordi, nuda e cruda. In generale Bad Vibes parla del senso di inadeguatezza, e del bisogno di contatti umani sinceri in un mondo sempre più inaridito dalla tecnologia e dai social.

Ci sono stati episodi che ti hanno particolarmente colpito?

L’episodio che mi ha spinto a scrivere il pezzo è il momento in cui mi sono reso conto che la prima cosa che facevo appena sveglio era guardare il telefono, prima ancora di dare un bacio a chi mi dormiva vicino. Mi sono veramente chiesto se la dovevo considerare una dipendenza… e ho pensato che molte persone si sarebbero rispecchiate in questa sensazione.

La realtà che stiamo vivendo, quella della crisi sanitaria causata dal Coronavirus, è altrettanto distopica. Meno futuristica ma più reale e di stretta attualità. Potrà mai essere materiale di spunto per i tuoi brani?

Al momento credo sia troppo presto. Ho bisogni di far sedimentare le esperienze nel mio cuore prima di metterle in una canzone. Sono uscite un sacco di canzoni sul tema, quindi non sento la priorità di unirmi al coro… Se però sentirò di averne bisogno, di raccontare come ho vissuto questo periodo, forse lo farò.

Nel brano parli di isolamento. Viene spontaneo chiederti le differenze tra ciò che hai immaginato e ciò che hai vissuto in queste settimane…

Purtroppo non solo a causa di una pandemia sperimentiamo la solitudine e l’isolamento. Ci sono persone che avevano già situazioni difficili alle spalle, per cui questa situazione è stata veramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Io mi sentivo così quando ho scritto il pezzo e avevo bisogno di parlarne, non potevo immaginare che da li a qualche mese molte persone avrebbero provato quelle sensazioni…

Nella tua musica ti metti a nudo e sveli il lato più intimo della tua arte. Per un artista con la tua sensibilità questo dramma mondiale che stiamo vivendo quando può essere impattante?

Molto, come ogni esperienza della vita, soprattutto per chi è sensibile ed è una “spugna” delle emozioni. Però non mi sono fatto sopraffare, ho lavorato molto su di me, sulla mia musica e sulla mia interiorità. In realtà mi ha anche giovato questo periodo. Ogni cosa ci cambia nel modo in cui noi le permettiamo di farlo…

Nell’era in cui lo streaming e il digitale hanno preso il sopravvento, per un artista tour e concerti restano l’ultima opportunità per guadagnare con la propria musica. Ora che non abbiamo contezza di quando si ripartirà, quale è lo scenario che ti sei fatto per i prossimi mesi?

Sono terre inesplorate, quindi, come sempre, saranno l’occasione per qualcuno e la tragedia per qualcun altro. Io cercherò di cogliere ogni occasione, e per certi versi il poter organizzare solo live piccoli, con poche persone, potrebbe essere un vantaggio per gli artisti emergenti come me.

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi e, soprattutto, per il futuro?

A brevissimo uscirà un nuovo singolo, ed entro l’estate un EP. Stiamo organizzando anche i prossimi appuntamenti live, in sicurezza ovviamente, ma si deve ripartire.

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Interviste

Wavy è il nuovo singolo di Malcky G: intervista al giovane rapper italo americano

Antonella Valente

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Malcky G, il giovane rapper italo americano, dopo aver pubblicato alcuni singoli che gli hanno permesso di farsi conoscere dal pubblico e dagli addetti ai lavori, ha da poco rilasciato il nuovo singolo inedito “Wavy” con l’amico e collega Mambolosco.

Il brano è prodotto da Andry The Hitmaker, tra i produttori più apprezzati dalla scena e già al fianco di trapper come Boro Boro (il singolo “NENA” è tra i più ascoltati in queste settimane), GIAIME e Vegas Jones.

Malcolm Reeves, questo il vero nome dietro a Malcky G, è un italo-americano figlio d’arte: il papà Mohamed Reeves (nativo del South Bronx), è stato un ballerino internazionale ed ha lavorato con Michael Jackson e da lui e dalla mamma italiana, entrambi appassionati di rap e non solo, Malcky G ha ereditato la passione per la musica, che se per i genitori era il Rap ora, semplicemente per motivi anagrafici, è la trap.

Benvenuto Malcolm, come stai? Come hai trascorso i mesi di chiusura forzata dovuti alla pandemia?
I primi giorni è stata dura, poi è diventata un’abitudine. Ho cercato di essere produttivo, lavorare e scrivere, ma mi sono anche svagato.

Due giorni fa è uscito “Wavy”, che hai realizzato insieme a Mambolosco. In pochissimo tempo ha già ottenuto migliaia di ascolti e visualizzazioni. Come nasce questo brano e questo testo?
Sono andato in studio da Andry. Io avevo già il testo e avevo delle idee di suono, così lui ha
preparato la base. Stavano bene insieme. Poi l’abbiamo mandata a Mambo.

Come ha reagito il mondo della trap, a tuo parere, alla crisi di questo periodo?
Ho avuto modo di vedere come ha reagito la gente e devo dire che secondo me le persone chiuse in casa hanno e stanno ascoltando molta più musica.

Sei comunque figlio d’arte. Come ha condizionato questa cosa la tua crescita personale e artistica?
Ha influenzato molto. Essendo una passione di famiglia, sono proprio cresciuto immerso nella cultura hip hop. Anche i miei cugini in America facevano rap, anche se non “ufficialmente” ma da appassionati…

Sebbene giovanissimo, hai raggiunto tanto successo con i tuoi singoli. Non hai paura di non avere più nulla da dire o bruciare le tappe?
Nonostante la mia età e sebbene abbia iniziato da poco, ho ancora molto da comunicare e da raccontare.

Come hai conosciuto Mambolosco e quanto è stato prezioso per la realizzazione del singolo?
Ci siamo conosciuti in un backstage di un concerto, siamo diventati molto amici e abbiamo deciso di collaborare. Mambo è stato molto importante per la realizzazione di Wavy. La sua strofa è molto forte e bella. Devo dire che è uscito un bel lavoro.

Cosa ti è mancato di più durante questa quarantena e cosa ti aspetti dal futuro?
Mi è mancato tanto uscire con gli amici e divertirmi. Prima del lockdown andavamo sempre ai concerti. Durante la quarantena comunque non mi sono mai fermato, ho cercato di essere produttivo perché il mio obiettivo è di migliorarmi sempre di più.

ph. Andrea Bianchera

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