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Musica

Universo / Riflesso gli ossimori in musica di Buzzy Lao al suo secondo album

Fabio Iuliano

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Sfere sonore che ti entrano dentro. Vibrazioni che arrivano da lontano eppure ti accarezzano da vicino, come “un vento freddo nel più arido dei deserti”. Universo / Riflesso è il secondo disco di Buzzy Lao in uscita il 24 gennaio per Inri/Bunya Records.

Prodotto da Buzzy Lao e Fabio Rizzo (Indigo Music) che ha lavorato anche alla registrazione e al missaggio, il disco è stato masterizzato da Andrea Suriani a Alpha Dept Studios (Bologna). Un album di grande raffinatezza che parte dalla ricerca di matrice blues per andare ad esplorare e far incontrare mondi musicali lontanissimi.

Universo / Riflesso si propone come un viaggio di otto tracce in cui l’artista ha voluto esplorare i confini opposti delle sue influenze musicali, partendo dalla ricerca ritmica e melodica di matrice blues, scavando a ritroso nel passato della tradizione africana (se si va a stringere, il blues nasce da lì) passando per le sonorità più contemporanee con l’uso di synth ed effetti che conferiscono ad alcuni momenti un carattere più scuro e introspettivo.

Nel disco chitarre acustiche sfiorate appena si alternano a riff con il ‘Mojo’ del blues più tradizionale; ritmiche contemporanee vengono suonate con strumenti antichi; influenze ancestrali à-la Bombino e Hindi Zahra si combinano con sonorità introspettive in stile Bon Iver e Ben Howard: un’altalena di contrasti, la voce diventa strumento vero, a volte predominante, altre volte a fare da contorno.

Il titolo dell’album fa riferimento proprio all’attrazione di poli opposti il cui incontro genera un ibrido, così come ibrido è il processo di lavorazione del disco, a metà tra analogico e digitale. L’album vede anche la partecipazione di alcuni artisti come Alosi (Il Pan Del Diavolo) che ha contribuito alla scrittura di “Ombra”, Dargen D’Amico con il suo featuring nel brano “Haya” e l’artista napoletano Tartaglia Aneuro con voci e fiati nell’ultima traccia.

L’art direction (foto, grafiche e artwork) è stata curata da Federico Toraldo: sulla cover un uomo solitario (lo stesso Buzzy Lao), sopra una collina rocciosa della Scala dei Turchi in Sicilia che dall’Europa guarda dritto verso il continente africano e riflette sul rapporto tra il suo mondo interiore e quello esterno come appunto in un universo davanti allo specchio, riflesso.

Un vento freddo nel più arido dei deserti

“Con Fabio Rizzo”, spiega l’artista, “siamo partiti dalle sessioni che avevo registrato sul mio laptop molte delle quali sono diventate quelle definitive su cui lavorare. Il fatto che molti brani siamo nati in solitudine si lega al tema portante del disco ovvero il rapporto tra il mio mondo interiore e quello esterno: ‘Universo/Riflesso’ si posiziona in quel piccolo spazio in cui questi due mondi dialogano. Non è stato un lavoro immeditato, venuti fuori d’istinto, e non è un disco leggero, ma anzi, nato in un periodo non semplice della mio percorso. Dentro ci sono riferimenti che forse io per primo comprenderò in futuro e per questo tendo a considerarlo un vero e proprio concept album che personalmente segna la fine di un capitolo”.

BIOGRAFIA

Cantautore e chitarrista, Buzzy Lao unisce la scrittura in italiano a un’ispirazione che attinge a sonorità legate al mondo alternative, black e folk internazionali. Alberto Salerno, classe ‘87, torinese di nascita da genitori originari di un piccolo paese arbëreshë in Calabria, cresciuto musicalmente a Londra, torna a Torino nel 2016.

Nello stesso anno firma con la Inri che pubblica il primo disco Hula col quale ottiene ottimi riscontri (La Stampa lo definisce ‘”n bluesman di ultima generazione”; di lui Rockit scrive che ‘ sforna canzoni di rara fattura per il nostro paese ’).

La sua Weissenborn (chitarra resa famosa da artisti come Ben Harper, Xavier Rudd e John Butler), suonata insieme ad altre chitarre con un consistente uso dell’effettistica, fanno emergere anche la sua natura di performer che alterna momenti di grande energia sonora a passaggi acustici più intimi e delicati.

All’album segue un tour di più di 100 concerti in tutta Italia, con aperture importanti, come quella ai Sigur Ros per gli iDays. Nel 2017 esce invece Live at Jazz Club Torino, disco registrato dal vivo durante la data nel capoluogo piemontese. Buzzy Lao è legato anche al mondo del Surf & Skate: di recente infatti è stato ospite, come special artist, dello Skate & Surf Film Festival di Milano. Nell’ottobre 2018 Buzzy Lao decide di trasferirsi a Palermo per un mese circa, il tempo necessario per completare la lavorazione del nuovo album. Ma il percorso si rivela più profondo del previsto e così, dai monti torinesi, si ritrova a vivere in Sicilia a lungo distaccandosi sempre più dal web, dai social e dal mondo esterno. Con il nuovo disco sarà quindi come ripartire da zero in una città dalla quale ci si è allontanati. L’album, che segna un potente cambio di rotta rispetto al precedente, uscirà il 24 gennaio 2020

GUIDA ALL’ASCOLTO – CANZONE PER CANZONE

1- SFERE

Una chitarra acustica segna il percorso dentro un arrangiamento denso di effetti rarefatti. Frasi frastagliate e ispirate per raccontare quel sentimento di inadeguatezza e di smarrimento emotivo ma anche di presa di coscienza nei confronti delle cose che più valgono ‘Ho solo me di te’.

2- OMBRA

Senza interruzioni si arriva a un riff di chitarra elettrica in stile blues africano che ricorda le sonorità Tuareg di Bombino insieme a un downbeat che scandisce il ritmo in modo deciso. Synth moderni si legano a linee vocali dal sapore a volte balcanico, a volte arabeggiante, per raccontare il tema delle migrazioni visto dal punto di vista di un migrante. Il testo è stato scritto insieme ad Alosi (Il Pan del Diavolo).

3- ERI IN ME

Protagonista di nuovo una chitarra acustica in stile fingerpicking accompagnata dalla cassa in 4/4. Le voci e le parole disegnano melodie evocative. Il tema è quello del distacco, con la sofferenza e il dolore che genera ma accompagnato dalla speranza che in fondo mai nessuno si stacca definitivamente

4- LA FINE DEL MARE

Chitarre acustiche e dobro in accordatura aperta fanno da tappeto ad un brano sulle sensazioni generate dalla fine di una relazione, tra senso di colpa e accettazione del vuoto che ne scaturisce.

5- HAYA (ft. Dargen D’Amico)

Il riff di chitarra è di stampo blues/afrobeat, frutto di una ricerca sonora influenzata dagli ascolti di cui si nutre l’autore (dal primo Ben Harper, passando per Pino Daniele fino ad arrivare a Fatoumata Diawara); anche la ritmica pesca dall’afrobeat e lo fonde con le metriche del rap. Il brano tratta l’emancipazione femminile attraverso gli occhi di Haya, ragazza di origine marocchina che lotta contro i pregiudizi del mondo da cui scappa e da quello che dovrebbe essere pronta ad accoglierla. E’ ispirato ad una storia vera.

6- TEMPESTA

Tempesta è una vera e propria dichiarazione d’intenti, una lettera a chi guarda in faccia i propri limiti e che proprio per questo non ha paura di cambiare. Tempesta è crescere nell’esserci, anche quando esserci vuol dire lasciare andare

7- UNIVERSO / RIFLESSO

E’ la title track dell’album, dove più che in altre si affronta il tema cardine del disco: il rapporto tra il mondo esterno e mondo interiore, come questi due mondi dialogano e come sono l’uno motore dell’altro. La chitarra in questo caso è una lapsteel Weissenborn che guida un arrangiamento di stampo nord europeo influenzato da sonorità in stile Ben Howard o Sigur Ros per volgere, sul finale, in un vera e propria improvvisazione.

8- V.I.M.

La traccia di chiusura del disco è un inno al sapersi guardare dentro grazie al saper guardare l’altro, a rialzarsi dalle cadute e a essere grati del presente. Un brano in 3 fasi: la prima con chitarre acustiche e voce solista, la seconda con chitarre ma voci stratificate e la terza con un beat moderno che accompagna l’esplosione sonora del finale

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Ascolta “Il Re minore”, nuovo brano della cantante abruzzese Calliope

redazione

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Con una voce da mezzosoprano prestata al powerpop , la giovane cantante marsicana Tamara Macera, in arte Calliope , fa conoscere al mondo il suo terzo inedito dal titolo “Il Re minore”. Il videoclip musicale è diretto da Ottavio Proietti, anche lui una giovane promessa marsicana. Dopo i primi due inediti, “in Carta Vergine” ed “Obl_io” , registrati presso lo Slam Studio Rec di Corvaro, Calliope torna con un sound violento e un tema altrettanto carico di rabbia.

Il Re minore” , che gioca con un titolo nobiliare e la tonalità, è la zona d’ombra di ogni persona, il paggio che guardandosi allo specchio si vede sovrano, è l’illusione ottica di questi tempi che non restituiscono la giusta misura delle cose. “Tu lasciami guardare il bene, lascia che sia solo il tempo a farmi male”, una verità che si insinua tra le note del ritornello e lascia spazio alla riflessione e a quel ridondante “ora o mai più”.

Il progetto di Calliope  è un cammino di riscoperta di sonorità aggressive e testi ermetici. Fondamentale è l’utilizzo della parola nella sua completezza su tonalità che danno spazio ad una voce grave e corposa. Ogni canzone non guarda a tematiche specifiche, il tutto si distacca dalla dimensione sociale e sentimentale, punta invece all’espressione di una qualche verità. Lo stesso vale per la musica che non trascende mai dalla parola e ne diventa serva.

Al link trovate il video su youtube:

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Bruce Springsteen dedica American Skin a George Floyd: “Ancora schiavismo negli Usa”

Fabio Iuliano

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Non poteva che essere American Skin (41 shots) la canzone che Bruce Springsteen si è sentito di dedicare a George Floyd – ucciso da un poliziotto a Minneapolis – apertura del suo programma radiofonico su Sirius XM, Bruce Springsteen: From His Home To Yours.

Il brano, realizzato originariamente nel 2000 e pubblicato per la prima volta nel Live in New York City del 2001, è stato scritto in memoria di Amadou Diallo, un immigrato guineano morto durante uno scontro con la polizia di New York.

“Otto minuti”, ha detto il Boss, “questa canzone dura quasi otto minuti, tanto quanto il tempo durante il quale George Floyd è riuscito a resistere prima di morire per colpa del ginocchio di un poliziotto di Minneapolis piantato nel collo. È un lasso di tempo molto lungo, durante il quale George ha invocato aiuto, dicendo di non riuscire a respirare. In tutta risposta, il poliziotto è rimasto in silenzio e ha continuato a mantenere il peso sul suo collo. Poi il cuore di George ha smesso di battere ma lui ha continuato ancora… che possa riposare in pace”.

Il Boss ha aggiunto: “Rimaniamo infestati, generazione dopo generazione, dal nostro peccato originale, lo schiavismo. Rimane il grande problema insoluto della società americana. Il peso di questo bagaglio diventa più pesante ad ogni generazione che passa. E con questa violenta e caotica settimana per le strade d’America, non si vede la fine”. 

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Bryan Adams omaggia i Queen con una versione acustica di Innuendo (video)

Federico Falcone

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Un omaggio da brividi, quello che Bryan Adams ha voluto tributare ai Queen. Una versione acustica di “Innuendo“, il classico del 1991, immortalato in un video pubblicato sul proprio profilo Instagram da Brian May che ha così commentato:

“Penso che dovreste vederlo. SÌ! Questo è l’unico e il solo Bryan Adams, leggendario artista rock, canadese, ma naturalizzato Inglese. Ed è un mio caro amico. Abbiamo suonato tempo fa insieme alla Royal Opera House per un concerto di beneficenza. Molto tempo fa, ai tempi in cui le cose erano molto diverse. Penso che Bryan sia una delle pochissime persone che conosco e possano affrontare e cimentarsi in questa canzone dei Queen così difficile, cantandola nella sua chiave originale accompagnato da una sola chitarra acustica. Beh, questo ragazzo non è un ragazzo normale! Godetevela!”

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