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Musica

Un’étoile sul Gran Sasso: musica e danza a quasi tremila metri di quota

Fabio Iuliano

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Un’etoile del Teatro dell’Opera di Roma per la prima volta sul Corno Grande, la vetta più alta dell’Appennino. È l’evento clou della rassegna “In punta di piedi tra arte e territorio”, organizzata dall’associazione culturale L’Etoile in collaborazione con Art Nouveau, scuola di formazione professionale per la danza diretta da Ornella Cerroni, che comprende eventi tra la prima e l’ultima settimana di agosto e presentata stamattina all’Aquila nella sede municipale di Palazzo Fibbioni.

La performance – a beneficio solo di obiettivi ed escursionisti esperti – è in programma mercoledì prossimo 5 agosto, e vedrà Rebecca Bianchi, etoile del Teatro dell’Opera di Roma, e Simone Pergola, che cura anche la coreografia, danzare sulle dolci melodie di Mozart eseguite da Gennaro Spezza al clarinetto e Antonio Scolletta primo violino, Sara Tortoreto secondo violino, Luana De Rubeis viola, Giancarlo Giannangeli violoncello.

La rassegna inizia domenica prossima, 2 agosto, con un suggestivo concerto in quota, a Pizzo Cefalone, che nonostante sia di facile raggiungibilità anche per i meno esperti regala un panorama mozzafiato.

Su quella che è la cima più alta della dorsale occidentale del Gran Sasso, a 2.533 metri di quota, sulle note del Canone di Pachelbel e Mozart eseguite da Antonio Scolletta primo violino, Sara Tortoreto secondo violino, Luana De Rubeis viola e Giancarlo Giannangeli violoncello, danzerà Sabrina Montanaro del Teatro Massimo di Palermo. Le coreografie sono di Pergola.

Un appuntamento che con le sue caratteristiche inedite – mai prima d’ora un concerto-spettacolo è stato realizzato a Pizzo Cefalone – promette grandi emozioni.

Il primo di una piccola serie che prosegue con la performance – sul Corno Grande e con altri due appuntamenti.

Il primo è una passeggiata musicale che si dipanerà tra il centro storico dell’Aquila, nei cortili dei palazzi Di Paola, Cappa-Cappelli e Cipolloni, tutti lungo Corso Vittorio Emanuele II, e il cortile del Castello Rivera, a San Sisto, generosamente aperto dalla famiglia proprietaria, in programma domenica 23 agosto. Le coreografie, per la parte classica e neo classica sono del maestro Simone Pergola e per la parte di contaminazione del maestro Alessio Colella.

Il secondo, l’indomani, lunedì 24 è con il Gran Galà di Danza che vedrà protagonista nuovamente Rebecca Bianchi. In questo le coreografie sono di Pergola e Colella.

Il progetto è stato messo a punto da Ornella Cerroni e dal maestro Gennaro Spezza, tra i quali è oramai consolidata la collaborazione artistica: “Siamo amanti della montagna”, hanno detto stamattina in conferenza stampa a Palazzo Fibbioni, “quale idea più bella, se non quella di unire le arti della musica e della danza sul nostro territorio montano e non solo”.

“L’organizzazione degli eventi in quota ha avuto un lungo percorso preparatorio non facile da realizzare”, hanno spiegato. “Ci sono voluti due anni di preparazione, tra simulazioni, sopralluoghi, prove d’acustica e soprattutto il consenso della Prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma che attirerà l’attenzione dando ancora più prestigio al progetto di valorizzazione del territorio del Gran Sasso”.

“Le difficoltà per i musicisti sono notevoli perché in quota gli strumenti rispondono in modo diverso”, ha fatto osservare il maestro Spezza, “e anche l’estrema variabilità delle condizioni meteo rappresenta una difficoltà”.

Presenti in conferenza stampa anche il maresciallo Francesco Mastropietro e il brigadiere Leucio Giusti, del Soccorso alpino della Guardia di Finanza diretto dal comandante Paolo Passalacqua, grazie al cui prezioso contributo sarà possibile realizzare la straordinaria performance in quota.

I due hanno ribadito l’importanza, per il pubblico, di recarsi in quota solo se adeguatamente equipaggiati e fisicamente attrezzati: “Non bisogna avventurarsi e occorre utilizzare un abbigliamento tecnico adeguato”, hanno detto.

“In punta di piedi tra arte e territorio” è cofinanziata dal Programma Restart, fondi pubblici per la ripresa socio-culturale post-terremoto. Inserito nel programma Sviluppo delle potenzialità culturali per l’attrattività turistica del cratere, Priorità C, d.l. 78/2015, c.m.i. legge 125/2015, delibera Cipe 10/08/2016 n.49.

Per informazioni e prenotazioni si può contattare il 393-9895396 o scrivere a comunicazioneletoileaq@gmail.com.

Ornella Cerroni


Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Musica

E’ morto Martin Birch, storico produttore di Iron Maiden e Deep Purple

Federico Falcone

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E’ morto ieri, all’età di 71 anni, Martin Birch, storico produttore per band come Iron Maiden, Deep Purple, Black Sabbath, Rainbow, Whitesnake. A confermare la notizia è stato anche David Coverdale, cantante dei Whitesnake, con un tweet: “È con il cuore affranto che ho appena saputo che il mio carissimo amico e produttore Martin Birch è morto. Martin ha rappresentato una parte importante della mia vita … aiutandomi dalla prima volta che ci siamo incontrati fino a Slide It In … I miei pensieri e le mie preghiere alla sua famiglia, amici e fan… “

Ha prodotto tutti i principali album degli Iron Maiden, da “Killers” fino a “Fear Of The Dark”. Straordinarie le sue collaborazioni con i Black Sabbath per “Heaven and Hell” e “Mob Rules” o con i Whitesnake dal 1978 al 1984. Con i Deep Purple ha dato alle stampe il leggendario “Live in Japan”, ma anche anche grandi album come “Burn”, “Machine Head” o “Stormbringer”.

Infinite le sue collaborazioni. Fleetwod Mac, Rainbow, Blue Oyster Cult, Jeff Beck, Skid Row, Peter Green, Gary Moore, John Lord, giusto per citarne alcuni.

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Tra sacro e profano, Capossela e il rituale del Pandemonium condividono vecchie e nuove profezie

Federico Falcone

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Pandemonium da Pan, tutto, e demonio: tutto demonio, in opposizione a pan theos, tutto Dio”

Dunque un concertato per tutti i demoni. Vinicio Capossela, tra i più sofisticati e personali cantautori italiani in circolazione, ha rapito il pubblico presente a Tagliacozzo (Aq) in occasione della tappa abruzzese del suo tour. Un concerto magnetico, dinamico, coinvolgente e di straordinaria classe ed eleganza, quello a cui hanno potuto assistere i fortunati spettatori presenti all’interno del Chiostro di San Francesco.

Un doppio show esclusivo (una data nel pomeriggio e una la sera) per circa 200 spettatori

Sempre in bilico tra il sacro e il profano, attento a giocare con i sensi e i significati delle parole, è salito sul palco accompagnato dal “rumorista intraterrestre” Vincenzo Vasi, polistrumentista che ha contributo a evocare gli scenari del Pandemonium, mitologico e gigantesco strumento di metallo dal tono grave che scava negli inferi, in quel sottosuolo che è anche sede della memoria. Un concerto narrativo di canzoni messe a nudo, scelte liberamente da un repertorio che quest’anno tocca il traguardo dei trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa”.

“In questo luogo spirituale possiamo iniziare il nostro Pandemonium con la metafora biblica del Leviatano. Essere inghiottiti da esso per cercare di tornare alla luce”. Nel suo copricapo da boia, Capossela è un principe della dissacrante sacralità.

Pandemonium, inoltre, è anche il titolo della rubrica quotidiana tenuta da Capossela durante la quarantena. Non sono mancati, durante la serata, momenti dedicati all’intimità del colloquio. “Il demone a cui mi riferisco in questo Pandemoium è il dáimōn dei greci – ha spiegato Capossela -l’essenza dell’anima imprigionata dal corpo che è il tramite tra umano e divino. Il destino legato all’indole, e quindi al carattere”.

“Pan e Daimon, tutti insieme. Il Pandemonium è la somma delle nature nelle loro contraddizioni. Nature che generano cacofonia, il pan panico, la confusione del tutto quanto, l’entropia incessante che ci fa continuamente procedere e separare. Tutti i dáimōn, come in un vaso di pandora liberati nell’isolamento e nell’insicurezza che ci ha colti nella pandemia. Nuove e antiche pestilenze“.

Demoni e paure, spettri e artefici, tutti allontanati da un’esibizione evocativa e ricca di suggestioni. Le atmosfere, più vicine a un rituale che non a un concerto, hanno rapito i duecento spettatori presenti al Chiostro, conducendoli attraverso richiami biblici, letterari, filosofici. Un incontro tra varie forme d’arte sapientemente condensate in una setlist capace di spaziare attraverso i vari stati d’animo dell’artista e dei suoi fans.

La scienza e la medicina non sono esenti dalle umane miserie e spesso anche la verità scientifica fatica a venire a galla. Pensiamo al medico cinese che per primo ha denunciato la pandemia. Nell’Ottocento, invece, un medico, nello svolgere un esame autoptico, per pura intuizione scoprì che anche le mani possono trasmettere infezioni. Così accadde. Egli fu cacciato e morì in un manicomio. Fu un genio, ma morì come un pazzo. Destino beffardo”.

Inevitabili i richiami alla pandemia da coronavirus che ha flagellato e sta flagellando il mondo. Con malinconica dolcezza ricorda gli anziani, principali vittime in Italia di questo virus. “…Quei volti dietro una finestra, senza possibilità di contagio ma comunque isolati…”

Prima di chiudere, l’appello è però alla vita. “Abbiamo cercato di dare voce ai nostri demoni in questo luogo così sacro. Vorrei concludere con un’indulgenza plenaria che è la cosa migliore che questa triste fase della nostra vita ci ha lasciato. La catarsi della purificazione, perché l’uomo è vivo”.

Foto: Raffaele Castiglione Morelli

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Musica

Lucca Summer Festival, l’edizione 2021 prende forma

Fabio Iuliano

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Prende forma l’edizione 2021 del Lucca Summer Festival che già può contare sulla riprogrammazione dei concerti di Celine Dion, Liam Gallagher, Nick Mason, Beck, Paolo Conte, Ben Harper e Brunori Sas. Tutti gli artisti avevano dovuto posticipare il concerto a causa dell’emergenza epidemiologica.

Per quanto riguarda gli spettacoli di Yusuf Cat Stevens, John Legend, Lynyrd Skynyrd, Liam Payne, Anderson Paak e Patti Smith, gli accordi verranno chiusi nell’arco delle prossime settimane. L’annuncio è previsto per settembre.

Infine, alla luce dei chiarimenti ottenuti dal legislatore in merito alle modifiche apportate all’Art. 88 del Dl Cura Italia dalla legge di conversione del Dl Rilancio, in ossequio alla normativa vigente, gli organizzatori procederanno al rimborso monetario per il concerto di Paul McCartney.

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