Un tuffo negli anni ’90 con l’ammiraglia Sony: emozioni, infanzia e ricordi

PlayStation 1 non è solo un nome o un oggetto, ma è qualcosa di più

Oggi torniamo tutti bambini, a quella semplicità e spensieratezza di una volta. A quella gioia dopo scuola, quando finiti i compiti ci si buttava sul divano a guardare Dragonball con una merendina Mr. Day. Quanti di noi oggi, magari trentenni e con dei figli, un lavoro o un mutuo da pagare, sognano di poter tornare solo per una volta a quel meraviglioso mondo dell’infanzia? Penso tutti.

In quell’angolino della nostra vecchia cameretta, o in uno scatolone impolverato, o semplicemente nei ricordi più reconditi della generazione degli anni ’90, esiste un solo nome: PlayStation. La mitica, unica ed insostituibile ammiraglia Sony. La console che ha segnato la storia del gaming e della vita di noi futuri gamer. E già solo il nome avrà fatto venire la pelle d’oca. Sbaglio?!

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Presentata in Giappone il 3 dicembre 1994 ed uscita in Europa un anno più tardi, ossia il 29 settembre 1995, la Ps1 è tutt’ora un pezzo di cuore incastonato nel subconscio di chi è cresciuto in quel periodo ed ha vissuto momenti di divertimento unico, con un amichetto di scuola, un fratello, un cuginetto o un genitore. Non importa. In ogni caso a quel nome è legato tutta una serie di emozioni uniche che mai e poi mai dimenticheremo.

Dal 1994 al 2000, l’ammiraglia Sony ci ha accompagnati in un meraviglioso viaggio fatto di musiche, colori e soprattutto tanta gioia. Quella genuina del bambino spensierato che non vedeva l’ora di prendere il disco del suo gioco preferito, aprire il vano, inserirlo e giocare. Punto. Pochi semplici gesti, fatti in automatico ma nei quali ognuno di noi si riconosce. Anche la frustrazione di quando la memory card non funzionava e si era costretti a scollegarla, soffiarvi dentro e reinserirla nella speranza di aver risolto il problema.

Insomma, comunque la si giri, la questione resta solamente una: PlayStation 1 non è solo un nome o un oggetto, ma è qualcosa di più. É il legame che unisce un’intera generazione, il simbolo per eccellenza della rivoluzione del mondo del gaming. Da semplice e puerile forma di intrattenimento a vero e proprio portale verso un nuovo modo di intendere l’arte. In un semplice e piccolo disco c’era tutto: l’amore e la passione degli sviluppatori che si rifletteva in un prodotto in grado di farci venire la pelle d’oca e tenerci incollati sullo schermo ore e ore mentre i nostri genitori ci intimavano di uscire anziché stare chiusi in casa.

Per non parlare dell’impatto a livello economico. Basti pensare che con Ps1 la Sony divenne leader mondiale, surclassando i colossi Nintendo e SEGA, allora titani dominatori assoluti delle console (Super Nintendo e Sega Mega Drive vi dicono qualcosa?). A ciò si aggiunga l’enorme fenomeno di massa mai visto prima che si venne a creare: quello del gamer così come noi lo intendiamo oggi.

Prima di allora quella del videogioco era una realtà piccola ed elitaria. Chi ne faceva parte era il classico “sfigato” della classe, il cosiddetto nerd, lo stereotipo del ragazzino senza vita sociale, senza fidanzatina, secchione e brufoloso. Di gaming se ne parlava e non, quasi fosse una chimera o qualcosa destinata a morire sul nascere.

PlayStation1 fu la voce di chi, all’epoca, una voce non ce l’aveva. La rivalsa dell’appassionato emarginato che finalmente, in barba alle malelingue, poteva sentirsi parte di un qualcosa di grande ed inclusivo. Dopo il 1994 non c’era bambino che non desiderasse l’agognata console sotto l’albero. E poi file chilometriche fuori i negozi di elettronica, iniziate addirittura la notte prima. Chiunque fece di tutto per poter mettere le mani su quel piccolo gioiello, alla modica cifra di 749.000 lire (circa 380 Euro).

Ma quale fu il motivo per il quale un oggetto così semplice divenne altrettanto famoso e desiderato? Esatto, proprio la semplicità. Un piccolo parallelepipedo, un paio di cavi e un controller. Stop. Nient’altro. Pochissimi componenti che collegati ad una presa della corrente creavano un mondo tridimensionale nel quale perdersi. Il tutto ad un costo molto competitivo.

Corse di auto, sparatutto, avventure, platform, horror, giochi di ruolo… Ps1 offriva il più vasto parco giochi mai visto all’epoca, superiore ai suoi competitors e con una qualità video impensabili per un oggettino così, per l’appunto, semplice. Ce n’era per tutti i gusti ed età. Che si trattasse di grandi o piccini, la console non faceva differenza. Bastava inserire il disco giusto ed il resto veniva da sé.

Tornando al discorso iniziale. Quanti trentenni di oggi, nati negli anni ’90, hanno i brividi quando sentono parlare di PlayStation 1? E di nuovo, quanti di loro tornerebbero volentieri bambini per poter, almeno un’ultima volta, mettere da parte tutti i pesi delle responsabilità di oggi e prendere di nuovo in mano quel controller grigio senza dover pensare ad altro?

Dopo ventisei anni, e con l’uscita di PlayStation 5, non potevamo non dedicare un pensiero alla mamma delle console moderne, a quel semplice e piccolo oggetto nel quale era racchiuso un grande mondo dove ognuno di noi è rimasto fanciullo. Grazie Sony.

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