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Teatro

Un Re Lear magistrale incanta il teatro Eliseo di Roma. Glauco Mauri è superbo

Domenico Paris

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Mani spellate, mezzo teatro Eliseo in piedi, qualche viso commosso. Il Maestro Glauco Mauri, protagonista di un “Re Lear” da urlo, ha fatto incetta di entusiasmo e consensi. Che dire, ho letteralmente esaurito le parole per parlare di questo attore ma adesso, dopo aver visto questa piéce sensazionale, ne ho meno che mai. Dico solo che portare in scena un ruolo simile è già di per sé un traguardo, ché provarsi in questo prodigio nato dal genio impastatore del Bardo è un’ attribuzione di grande fede e di immensa responsabilità .

Ma lui, lui… La follia del povero Re, quella follia che nel corso dei secoli è stata celebrata da scrittori e “strappini”, intellettuali e facchini, in mano a lui si fa viva di una dolcezza sanguinante, un’epifania di platino e magia d’ogni singolo gesto che non si può fare a meno di applaudire anche durante lo spettacolo, quando attacca con certi indimenticabili, tramortenti monologhi.

Non ci si dovrebbe mai privare di un piacere di questo tipo, ma non per ricevere attestazioni “culturali”, ovviamente no, ma per vedere apparecchiata davanti a noi una irripetibile sublimazione dello strazio che noi poveri cristiani tutti, re come miserrimi, ci portiamo dentro. Così poi, anche solo guardando, può capitare di uscire fuori da un semplice teatro e sentirsi migliori. Anzi, forse forse, esserlo.

O Glauco adorato, mio fucking eroe! lauco Mauri Premier, no questi che vanno in giro in questi giorni di tregenda, che farebbero sembrare Macbeth una commedia di Mariano Laurenti! Amore Assoluto.

Foto: Filippo Manzini

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Teatro

Una maratona teatrale di 24 ore, la proposta dei teatri privati dopo il Dpcm

redazione

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In seguito alla chiusura imposta a teatri e cinema dall’ultimo Dcm firmato dal premier il 24 ottobre, l’Atip – Associazione teatri italiani privati presieduta da Massimo Romeo Piparo esprime grande sconcerto e delusione in una lettera indirizzata oggi al presidente del Consiglio Conte, ai ministri Franceschini e Speranza, al commissario per l’emergenza Borrelli e al coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Miozzo.

Ma l’amarezza delle ultime ore non ha spento la voglia di ripartire per uscire dal baratro della crisi degli ultimi mesi: per questo l’associazione ha indetto per il prossimo mercoledì 25 novembre, esattamente 1 minuto dopo la mezzanotte (quando cioè cesserà l’obbligo di chiusura imposto dal Dpcm), la “Giornata Nazionale dello Spettacolo dal Vivo”: 24 ore di confronto e condivisione nei maggiori teatri privati italiani, da nord a Sud, che riapriranno per la prima volta in contemporanea dopo lo scorso marzo.

Al centro della Giornata nazionale incontri con politica, istituzioni, personalità del mondo della Cultura e dello Spettacolo su temi di vitale importanza: non assistenzialismo ma misure fiscali da parte dello Stato, maggiori tutele per i lavoratori, la ridefinizione dei criteri di assegnazione del Fondo Unico per lo Spettacolo, il rapporto del Teatro con la Tv e la Scuola, le differenze tra teatro pubblico e privato.

Nata nel maggio scorso, l’Atip vede come nucleo fondatore 18 grandi teatri privati sparsi lungo tutta la Penisola, ma nelle ultime settimane molte realtà produttive e numerosi teatri si sono aggiunti. I Teatri fondatori – da soli – sviluppano 28.984 posti a sedere; 2300 giornate di spettacolo dal vivo in una stagione; 2.5 milioni di biglietti venduti; 60 milioni di euro di incasso; 6 milioni di IVA sui biglietti.

I teatri ‘fondatori’ di Atip sono (in ordine alfabetico): Ambra Jovinelli, Roma (800 posti), Augusteo, Napoli (1420 posti), Celebrazioni, Bologna (966), Colosseo, Torino (1503), Creberg, Bergamo (1526), Degli Arcimboldi, Milano (2346), Geox, Padova (4500), EuropAuditorium, Bologna (1700), Lyrick, Assisi (1000), Manzoni, Milano (850), Metropolitan, Catania (1780), Morato, Brescia (1800), Politeama, Genova (1054), Quirino, Roma (850), Repower, Milano (1730), Sistina, Roma (1565), Team, Bari (2056), Verdi/A. Pagliano, Firenze (1538).

Di seguito, il testo integrale della lettera:

Oggetto: Il nuovo DPCM emanato in data 24 Ottobre u.s. desta sconcerto e delusione nel settore dei lavoratori e delle Imprese dello Spettacolo dal Vivo Privato.

Nonostante i ripetuti accorati appelli rivolti alle Istituzioni attraverso ogni forma di comunicazione pacata e responsabile, il settore dello Spettacolo dal Vivo Privato sta subendo un’ennesima battuta d’arresto che potrebbe rivelarsi fatale per la sopravvivenza stessa dell’intero comparto.

Nella assoluta consapevolezza che l’emergenza sanitaria sia concreta, preoccupante e vada quindi affrontata con forza e determinazione, le Imprese che producono e organizzano Spettacoli dal vivo si sono adoperate con ogni mezzo, anche affrontando serie difficoltà di liquidità, affinché i propri spazi e le proprie attività fossero altamente rispondenti ai criteri indicati dal Governo attraverso il proprio organo consultivo (CTS).

Diamo atto al Governo di aver cercato di sostenere il settore annunciando sussidi e fondi di ristoro all’intero Settore della Cultura. Tuttavia rileviamo che la maggior parte dei fondi sono stati destinati al Cinema e alle Istituzioni Teatrali di carattere Pubblico, riservando parti marginali di intervento alle Imprese Private.

ATIP, unendosi al coro unanime della protesta di queste ore, chiede a gran voce di poter continuare a svolgere il proprio lavoro con serietà e rispetto delle regole, salvaguardia della salute e dell’incolumità dei propri lavoratori nonché del proprio pubblico, e invita formalmente gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico, nonché  gli On.li Ministri Franceschini e Speranza, a fare visita ai nostri locali per accertarsi di persona dell’alto livello di sicurezza garantito, affinché possano rivedere con sollecitudine il provvedimento emanato: non ci sarà una seconda chiamata se oggi si vanificherà lo sforzo compiuto dalle nostre Imprese per la ripartenza –seppur già ampiamente contingentata- di un bene così prezioso come “la cura della mente e dell’anima” che solo la Cultura sa somministrare.

Massimo Romeo Piparo – Presidente ATIP

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Teatro

Stop ai teatri, protesta all’Aquila con sigilli e nastro adesivo sulla bocca

Fabio Iuliano

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Una catena con tanto di lucchetto per sbarrare la porta e il nastro adesivo sulla bocca al posto della mascherina. Gesto eloquente quello di Manuele Morgese, direttore artistico del Cinema teatro Zeta dell’Aquila, contro lo stop alle attività culturali previste dall’ultimo decreto anti-Covid.

“Non c’è nulla da dire, i miei dipendenti andranno in cassa integrazione, io posso solo fare questo”, afferma al magazine specialista VirtuQuotidiane mentre chiude le porte del nuovo foyer inaugurato solo qualche settimana fa nel Parco delle Arti, in località Monticchio.

Il teatro, come tutti si era adeguato rispettando tutti i protocolli di sicurezza e riducendo i posti in sala da 200 ad appena 60. Non è bastato a risparmiare la nuova serrata.

Il Teatrozeta ha annullato tutta gli spettacoli in calendario sino alla fine dell’anno.

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Teatro

Cinema e teatri chiusi, l’appello di Unita: il governo tuteli il nostro lavoro

Fabio Iuliano

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“La chiusura di cinema e teatri stabilita dal Dpc, domenica 24 ottobre, fa sì che l’Italia diventi il primo Paese europeo a non garantire ai suoi cittadini che l’industria della cultura e dello spettacolo continui a produrre per loro”.

Inizia così il comunicato stampa dell‘Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo (Unita), associazione di categoria di attrici e attori. Un appello che fa rilevare che al momento “non esistono piani di tutele e ristori, equamente ripartiti fra lavoratori e imprese per un comparto bloccato”.

“I teatri”, si legge, “potrebbero restare aperti con capienza al 75%, con distanziamento sociale, con orari anticipati a prima del coprifuoco e fondi di ristoro governativi per i mancati guadagni del settore sofferti soprattutto da parte degli interpreti. Nessun ragionamento è stato fatto in tal senso ma si è preferito procedere con la chiusura in blocco del settore”.

“Teatro e cinema tuttavia”, si legge ancora, “sanno convivere con il Covid perché su 344mila spettatori, da Marzo a settembre, è stato constatato 1 solo caso di covid. (studio Agis 2020)”.

Pertanto la categoria degli interpreti rappresentati da Unita chiede al presidente Conte di:

1) Tenere aperte le sale con gli orari degli spettacoli anticipati a prima di eventuale coprifuoco.

2) Introdurre i protocolli di sicurezza per il teatro (su modello del protocollo audiovisivo) per artisti, tecnici e maestranze.

3) Far rispettare il comma 5 dell’art.19 del Ccnl della Prosa in caso di sospensione della produttività.

4) Creare ammortizzatori sociali continuativi per colleghe e colleghi in difficoltà fino al termine dell’emergenza.

L’associazione Unita è nata a giugno di quest’anno. Ne è presidente Vittoria Puccini, vice presidente Fabrizia Sacchi, vice presidente Giorgia Cardaci. Ne sono consiglieri Marco Bonini, Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Maria Pia Calzone, Fabrizio Gifuni, Paolo Calabresi, Stefano Scherini e Francesco Bolo Rossini in rappresentanza di più di 500 iscritti.

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