“Tiziano. Dialoghi di Natura e di Amore”: la mostra dossier alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese a Roma ospita “Tiziano. Dialoghi di Natura e di Amore”, mostra dossier incentrata su un dipinto del Vecellio preso eccezionalmente in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Un dipinto che getta nuova luce sulla maturità artistica di Tiziano

Ninfa e pastore, così è intitolato il quadro che il Kunsthistorisches Museum di Vienna ha dato in prestito alla Galleria Borghese a Roma nell’ambito di un programma di scambio culturale tra istituzioni.

Considerato uno degli ultimissimi capolavori di Tiziano (1575 circa), l’olio su tela raffigura una ninfa nuda, sdraiata su un fianco che rivolge uno sguardo sensuale allo spettatore; accanto a lei c’è un satiro intento a suonare un flauto e sullo sfondo un caprone nell’atto di divorare con bramosia un tronco d’albero.

I riferimenti, più o meno espliciti, al desiderio sessuale e all’erotismo, hanno fornito lo spunto per organizzare una piccola mostra- gioiello nella Galleria Borghese a Roma, focalizzata sulla maturità artistica di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1490 circa – Venezia, 1576).

In particolare l’esposizione “Tiziano. Dialoghi di Natura e di Amore” si propone di indagare, con pochi significativi dipinti, i temi principali della parabola artistica del maestro, quali Natura, Amore e Tempo.

Tiziano, Ninfa e Pastore, 1570-75, Kunsthistoriches Museum, Vienna

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Natura, amore e vita che scorre

Il dialogo tra l’opera di Vienna e quelle conservate nel museo romano offre l’opportunità di ripercorrere circa sessant’anni della produzione di Tiziano, indagandone le tematiche principali.  

L’artista preliminarmente indaga la duplice valenza dalla Natura, concepita sia come paesaggio sia come luogo dell’azione umana; si prosegue poi con l’Amore, espresso nei suoi molteplici aspetti: divino, naturale, matrimoniale. Conclude infine con il Tempo, simbolo dell’inesorabilità della vita e del suo fluire in accordo con le leggi armoniche dell’universo.

Il dipinto austriaco Ninfa e pastore sembra presentarsi come summa perfetta del messaggio del Maestro poiché si rivela una potente allegoria del rapporto indissolubile tra Amore e Natura, che insieme determinano lo scorrere inesorabile della Vita.

L’impostazione fortemente simbolica e filosofica dell’excursus tizianesco è resa anche grazie a una studiata collocazione dei dipinti all’interno della Galleria.

Tiziano, Amor sacro e Amor profano, 1514 circa, Roma Galleria Borghese

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L’allestimento della mostra

L’esposizione è collocata al primo piano della Galleria Borghese, precisamente nella sala XX che ospita altri dipinti di Tiziano e della scuola veneta.

La curatrice della mostra, Maria Giovanna Sarti, in accordo con la direttrice del museo Francesca Cappelletti, ha prelevato dai depositi Le tre età dell’Uomo del Sassoferrato (copia seicentesca di un Tiziano oggi a Edimburgo) e l’ha collocato sulla parete opposta rispetto all’ubicazione di Ninfa e Pastore. Secondo la studiosa entrambi i dipinti ben dialogano sul tema della Vita che scorre e sull’Eros che permea, sia pure in modalità differenti, ogni singolo periodo dell’esistenza.

Analogamente sulle due pareti restanti, in una struttura a chiasmo, interagiscono Amor Sacro e Amor Profano e Venere che benda Amore anche questi uno di fronte all’altro – al fine di illustrare le varie sfaccettature di questo sentimento universale.  

A fare da pregiato corollario a tali capolavori troviamo l’Adamo e la Eva di Marco Basaiti, altri due quadri di Tiziano, ovvero il Cristo flagellato e il San Domenico, e un dipinto ritenuto una tarda derivazione di un modello tizianesco perduto, Venere, Amore e un satiro. Il percorso espositivo inoltre regala anche alcune sorprese.

Sassoferrato, Le tre età dell’uomo, da Tiziano, 1682 circa, Roma Galleria Borghese

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Il catalogo della mostra e una nuova rivista

In previsione dell’esposizione, infatti, alcuni quadri sono stati sottoposti a indagini diagnostiche ed è emerso che l’opera Venere che benda Amore sia stato il frutto di diversi ripensamenti e ridipinture.

Secondo le parole della direttrice Cappelletti: “C’era una terza ancella che l’autore ha cancellato perché evidentemente voleva dare più rilievo e spazio al cielo. C’è stato un ripensamento molto importante anche sul volto di Venere”.

Anche per tali motivi, oltre al catalogo della mostra (edito da Arte’m con i testi della curatrice Maria Giovanna Sarti) è possibile acquistare il primo numero della collana “Galleria” (De Luca Editore). Il nuovo progetto editoriale nasce con l’intento di approfondire in maniera monografica temi e opere della collezione Borghese, e la prima uscita è dedicata proprio agli ultimi lavori di Tiziano.

La mostra è visitabile fino al 18 settembre 2022 con obbligo di prenotazione. Per ulteriori informazioni consultare il sito www.galleriaborghese.it

Tiziano, Venere che benda Amore, 1565 circa, Roma Galleria Borghese

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Nata a L’Aquila nel 1985, Francesca Massaro consegue la laurea magistrale in Storia dell’Arte nel 2011. Nel 2016 scrive il catalogo della mostra Babele e inizia rapporti di consulenza e critica artistica per artisti aquilani e abruzzesi. Nel 2020 vince il premio letterario Fëdor Dostoevskij- sezione narrativa. Attualmente redige articoli per riviste e siti web del settore e coltiva la sua passione per la scrittura creativa.