Teatri e cinema: le mascherine restano, lo stigma pure

Le mascherine Ffp2 restano obbligatoria fino al 15 giugno e andranno indossate per gli spettacoli e gli eventi sportivi al chiuso. Resta dunque la Ffp2 anche in cinema, teatri, sale da concerto e palazzetti dello sport. Lo prevede un emendamento al decreto Riaperture approvato in commissione alla Camera inserito in una ordinanza “ponte” del ministro alla Salute Roberto Speranza che, a partire da oggi, resterà in vigore fino alla conversione in legge del decreto.

Ancora una volta, dopo i mesi di chiusura dello scorso anno, il governo utilizza la linea dura nei confronti di cinema e teatro, due settori profondamente in crisi che non hanno certo bisogno di ulteriori misure per disincentivare il pubblico. L’aumento delle temperature, infatti, renderà poco piacevole l’utilizzo forzato di Ffp2 nei locali, nella consapevolezza che, peraltro, altrove situazioni di potenziale maggior rischio contagi sono gestite ben diversamente. Già allo stato attuale, una buona percentuale degli spettatori (talvolta anche il 50%) non ha mai fatto ritorno in sala dopo il periodo di emergenza. Sicuramente, i fattori sono diversi e tra questi rientrano le paure individuali. Ma questo “accanimento” sui luoghi di cultura e svago, quasi a voler indicare un facile capro espiatorio (un po’ come i runner all’inizio), non è certo d’aiuto.

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Di qui, il paradosso tutto italiano dettato dal fatto dell’impossibilità di mettere regole in discoteche e locali da ballo: se un evento pubblico avviene in un teatro o in un cinema mascherina e distanziamenti restano obbligatori. Se lo stesso evento viene organizzato in discoteca, vuoti normativi e circostanze impediscono di fatto agli organizzatori di applicare restrizioni.

Stesso paradosso per i luoghi di culto. Dal 1° maggio non è più obbligatorio l’uso delle mascherine. Ma la presidenza Cei consiglia di continuare a indossarle durante le celebrazioni e il catechismo tuttavia, tiene a far sapere la Cei, “resta obbligatorio” l’uso delle mascherine Ffp2 “per gli eventi aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in locali assimilabili a sale cinematografiche, sale da concerto e sale teatrali”.

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Giustamente, la Conferenza episcopale italiana, interpreta e traduce la norma: funzioni religiose all’interno di teatri, cinema e sale concerto dovranno seguire le stesse regole di spettacoli. Ma queste scelte governative dimostrano ancora una volta la tentazione di usare teatri e cinema come bersaglio, dimostrando di voler regolamentare ciò che è già naturalmente regolamentato, grazie all’attenzione di gestori e titolari che, dati dell’Agis alla mano, sin dall’inizio dell’emergenza hanno dimostrato responsabilità e capacità di scongiurare rischio contagi. Insomma, un insieme di contraddizioni che generano questi paradossi normativi, simili a quelli che vedono il permanere delle mascherine a scuola, magari con alunni, studenti e docenti seduti al proprio banco o alla propria cattedra.

Tutto questo, infine, mentre sta per iniziare la stagione dei grandi concerti. Lì sarà veramente difficile mettere regole…

Photo by engin akyurt on Unsplash

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.