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She Likes Winter: pubblicato il Giselle, primo estratto dall’album Bruises

redazione

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“Giselle”, con le sue atmosfere delicate e dream pop, è l’unico brano in italiano, nell’ultimo lavoro discografico della band. La canzone è accompagnata da un video di animazione a cura del collettivo artistico dei Silly Nostalgic Kids (ovvero Tommaso Valsecchi, Francesco Castelli e Valentina Grassini), realizzato alternando sfondi disegnati a mano con i carboncini e animazioni digitali in TVPaint.

Se nel primo singolo, la title track “Bruises”, gli She likes winter avevano scelto un video ambientato tra i cupi boschi dell’Altomilanese con la sola cantante Simona Pasculli come protagonista, stavolta tutto è lasciato ad un cortometraggio animato che fonde appunto immagini e grafica. Il testo del nuovo singolo è incentrato sui sentimenti di nostalgia e mancanza, che nel video si concretizzano nelle vicende quotidiane tra un padrone e il suo gatto. I legami con il mondo felino, però, non finiscono qui. Alla fine del video non può sfuggire una curiosa dedica ad “Ottone Attacabrighe”. Si tratta di un micio che ha fatto compagnia agli She likes winter, con le sue fusa, proprio durante le fasi della registrazione del disco. 

Link Spotify:https://open.spotify.com/track/3dcV8rerCxm9VfgNiwJ3Wx?si=af1BtH3EQHiYqm6j5ZiFdQ

Gli She likes winter nascono tra Milano e Legnano, dall’incontro tra Stefano Vietta (basso, glockenspiel) e Matteo Valsecchi (chitarra) per dare vita ad un progetto originale di musica post-rock dalle atmosfere soffici, dark e allo stesso tempo psichedeliche, ispirandosi a band quali Mogwai, Sigur Ros, Radiohead, Album Leaf e This Will Destroy You.

Inizialmente concepito come gruppo strumentale, il cambiamento determinante dell’evoluzione della band arriva con l’inserimento alla voce di Elisa Iaffaldano. Nel 2014 viene pubblicato il primo EP “A year in our lives”, a cui lavora anche il polistrumentista Francesco La neve.In seguito, arriva una nuova svolta per la band: la scelta di proseguire verso l’elettronica e di abbandonare la batteria acustica e nel gruppo viene arruolato Francesco Letteriello, alias Sonico, (synth e basi).

I brani ora hanno un arrangiamento nuovo, elettronica, dreampop, che ammicca al dark, caratterizzati da strutture poco convenzionali. Un approccio che destruttura l’ascolto tradizionale, per esplorare nuovi territori. Allo stesso tempo, rimanendo fedeli alla tradizione del genere di cui fanno parte, grazie ad una ricerca dei suoni utilizzati, in cui a componenti soft, acustiche ed elettroniche, si alternano riff distorti e aggressivi.

Nel 2017 gli She likes winter trovano stabilità della line up, con l’ingresso di Simona Pasculli alla voce, che sostituisce Elisa, contribuendo alla ricomposizione dei brani.“Bruises” è il nuovo album uscito il 27 aprile 2020, missato da Andrea Lapiccirella, distribuito da (R)esisto.Il disegno raffigurato sulla copertina del disco è opera di Dario Zalunardo, pittore canegratese, tra i fondatori del gruppo artistico Mercurio.

Gli She Likes Wonter sono: Simona Pasculli (voce)Matteo Valsecchi (chitarra)Francesco Letteriello (synthm, drum machine)Stefano Vietta (basso, glockenspie

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Da Vasto a Vasco: 300 chilometri sull’A14 per raggiungere l’hotel del Komandante

Fabio Iuliano

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Trecento chilometri a salire, altrettanti a scendere, per buona parte sulla A14. Dalle strade di Lanciano-Vasto (Chieti) – sul tratto costiero d’Abruzzo più prossimo al Molise – al lungomare di Marina centro, cuore pulsante della bella Rimini d’estate. Da solo. Perché così riesci a “trovare un senso a tante cose”. Come la canzone, no?

Chiedetelo a Emanuel, fan di lungo corso di Vasco, originario di Morino (L’Aquila). Uno di quelli che programmano il piano ferie in base al calendario del tour estivo del rocker di Zocca. E, tornati a lavoro, hanno i sensi pieni di ricordi da sovrapporre alla routine . In fabbrica, alla Sevel di Lanciano, c’è sempre da trottare nello svuotamento e nel riempimento linee , ma a volte basta avere in mente una buona playlist “e tutto è più già più semplice”.

Il suo racconto parte da un audio di Whatsapp e arriva a noi con lo stesso mezzo: ci ha raccontato il suo weekend romagnolo tutto di un fiato. Non ci sono parole più efficaci delle sue per trasmettere il suo mood.

Eccole:

Da quando ho scoperto l’esistenza di quest’uomo, il mio desiderio è stato sempre quello di incontrarlo. Sabato ero a lavoro. Il mio turno era di mattina. Verso le 8.30 mi arriva un audio da un’amica: ‘Un senso’ la canzone. Già avevo programmato di andare a Rimini, ma era saltato tutto. Metto la canzone in riproduzione in un momento di pausa.

Mi fermo all’improvviso e mi dico: devo partire per raggiungere lì dove è alloggiato lui, al Grand Hotel. Arrivo a Rimini e mi fermo fuori l’hotel, lì dove c’erano già un po’ di persone in attesa che uscisse. All’improvviso, Vasco passa e saluta per rientrare nella hall. La speranza è vederlo uscire di nuovo. Nulla. Riusciamo solo a notare che era a cena, attraverso una grande vetrata che si apre su parte della sala del ristorante.

Così rimando i propositi all’indomani e prendo una stanza in un altro albergo da quelle parti per tornare a ridosso delle 8.30, a fare le poste davanti al Grand Hotel. L’obiettivo è sempre lo stesso. Verso le dieci esce e dà il buongiorno a tutta la combriccola prima di farsi la sua consueta passeggiata in bici.

Poi, verso le 11.30, ritorna e si ferma sorprendendoci alle prese  con le sue canzoni, tra cori improvvisati e stecche come se non ci fosse un domani. Risco a farmi fare l’autografo su un braccio.

Volevo dirgli qualcosa, ma avevo i battiti fuori controllo e piangevo come un bambino.

Rientra in hotel. Raggiungo lo stabilimento balneare dove va solitamente a pranzo. Solo che lì c’è da prenotare in largo anticipo  per pranzare o, quantomeno, bisogna avere una stanza nel Grand Hotel. Mi fermo davanti a un chioschetto che si trova giusto a metà tra l’hotel e il lido. Me lo ritrovo davanti, ma decido che non è il caso di disturbarlo. Stessa valutazione fanno i ragazzi che sono lì ad aspettare con me. Verso le 15 sbuca fuori dal lido per rientrare in hotel e a quel punto non resisto: mi piazzo davanti a lui, mi tolgo la maglia e gli chiedo: “Scrivimi una canzone sulla schiena”.

Lui non si scompone e mi chiede: “Dove la vuoi, spalla destra o spalla sinistra?”.
Gli faccio: “Da spalla a spalla”.

Lui mi guarda e mi fa: “Nelle mie canzoni, già ti ritrovi. In tutte quante”. Poi, però, si limita a farmi un altro autografo sulla spalla destra.

Ero fuori di me per la gioia, ma non era ancora tutto. Volevo una foto io e lui e basta, “e tutto il mondo fuori!” 

Il modo c’è ma è un po’ caro: prenotare una cena nell’hotel e, magari, procurarmi da un negozio locale un paio di pantaloni lunghi, visto che ero salito solo con un paio di shorts. Il mio “investimento” viene comunque premiato. Neanche  il tempo di sedermi a tavola che me lo ritrovo davanti, ma intuisco subito che è il caso di non disturbarlo tra una portata e l’altra. Come si alza chiedo alla guardia del corpo (credo si chiami Willy o qualcosa del genere) di aiutarmi ad avvicinare Vasco. Mi invita a pazientare qualche istante. In quel lasso di tempo, Vasco si ferma a fare gli autografi fuori l’hotel e scherza con i bambini. Credo adori giocare con i piccoli. Si diverte a chiamare e scherzare ogni bambino che incontra. Poi, entra dentro una stanzetta e ci fanno cenno di entrare uno alla volta. Quando arriva il mio turno, lui mi dice: “Tu sei quello che oggi si è tolto la maglia e mi è saltato davanti, vero? Da dove vieni?”

“Dall’Abruzzo, ho fatto 300 chilometri, solo per te”.

Ci salutiamo col pugno e lui fa: “Beh, non ce lo potremmo neanche dare, però a noi non ce ne frega un cazzo!”

Indica due ragazze nei paraggi e mi dice: “Loro sono con te?”

“No, le ho conosciute qui”.

“Bene, allora questa sera, qualcosa la combiniamo”.

Facciamo la foto e vado via, anche se mi fermo qualche minuto a parlare col suo personal trainer e la security. Sicuramente, questo viaggio ha dato un senso alla mia estate.

EMANUEL VELOCCI

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Sergio Caputo Unplugged: domenica due agosto il concerto a Roma

Sophia Melfi

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Un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dei live unplugged! Il prossimo due agosto Sergio Caputo si esibirà sulla terrazza del The Hive Hotel, a Roma, in versione acustica.

Durante il concerto il musicista originario di Roma ripercorrerà la sua carriera d’artista proponendo i brani storici del suo repertorio insieme ai successi più recenti.

Sergio Caputo ha sviluppato un inconfondibile stile musicale e letterario che è solamente suo, abbinando la canzone italiana al jazz, con testi ispirati alla poesia moderna. Nel 1983 esce il suo primo album “Un sabato italiano”. Questo album lo porta subito al successo ed è tutt’ora un classico. La sua musica è un pop-jazz che spesso spazia nel latino e con un uso innovativo del linguaggio, i temi predominanti sono il quotidiano, l’amore, e le nevrosi metropolitane. A “Un sabato italiano” seguono 12 album più varie compilation, Sergio partecipa al Festival di Sanremo tre volte, e negli ultimi anni torna con particolare decisione a sonorità jazzistiche e latine. Fra le sue collaborazioni eccellenti si annoverano nomi come Dizzy Gillespie, Tony Scott, Mel Collins (King Crimson), Tony Bowers (Simply Red), Enrico Rava, Roberto Gatto, Flavio Boltro, Danilo Rea e molti altri. Col nuovo millennio si trasferisce in California, dove vive e lavora per 12 anni a contatto con le sue radici musicali e facendosi conoscere come chitarrista “Smooth Jazz”. Nel 2008 esce il suo primo romanzo per la Mondadori, “Disperatamente (e in ritardo cane) ”. Di recente Sergio ha celebrato il trentennale di “Un sabato italiano” con un nuovo album, “Un sabato italiano 30”, remake in versione più jazz dello storico album, contenente due brani inediti. E’ uscito inoltre il libro “Un sabato italiano memories”, un Oscar Mondadori imperdibile. Nel marzo 2015 esce il nuovo album di inediti “Pop, Jazz and love”, interamente in inglese tranne per il singolo “A bazzicare il lungomare”. Il suo mix di pop, jazz e poesia torna a riaffermare lo stile che da sempre contraddistingue l’autore. Nel 2017 nasce una collaborazione artistica con Francesco Baccini, col quale pubblica l’album di inediti “Chewing gum blues”. Nel 2018, fra le molte esibizioni live, pubblica l’album “Oggetti smarriti”, un unplugged con tre inediti, e altri brani “cult” della sua carriera. Nel mese di novembre 2019 è uscito il suo nuovo singolo “Amo il mio nuovo look”.

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“Asakusa 2077”, l’inno creativo dei Whattafuck!?

Sophia Melfi

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Di recente uscita, il nuovo singolo della band pugliese Whattafuck!?, “Asakusa 2077”, segna l’avvio di un innovativo progetto discografico sotto la nuova etichetta B District Music, sezione 8.

“Asakusa 2077” è un inno dedicato a chi, soprattutto in questo periodo, ha passato giornate intere con gli occhi sognanti e le cuffie nelle orecchie cercando di “volare” altrove. 
La musica ha diversi poteri sovrannaturali, tra cui quello di riuscire a farci viaggiare senza necessariamente prendere un aereo o un treno. L’invito dei Whattafuck!? è quello di salire a bordo della loro prorompente immaginazione, mettersi comodi e volare con le ali della loro musica. Un viaggio dove non esistono limiti nè restrizioni e che vi porterà, anche solo per qualche istante, in un bel posto, quello preferito dai ragazzi pugliesi. Il posto dei desideri, dove qualche volta il sogno si realizza… 

Un sound coinvolgente, immediato e attraente. “Asakusa 2077” è il risultato creativo della forte armonia tra Frak (voce), Nephil (chitarre), Tenchi (basso) e Jay (batteria). 
Asakusa 2077” è stato registrato, mixato e masterizzato da Marco Fischetti presso i Death Star Studio di Cassano delle Murge (Bari). 

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