“Scusa ma ti chiamo Omicron”: l’omonimia con la variante regala visibilità inattesa a band e film

Giorni come quelli che stiamo vivendo ti spingono a cercare un senso a circostanze e situazioni che tanto senso non ne hanno. A ripetere all’ossessione per questo o quel nome o per qesto o quel titolo. Giorni che ti spingono a dare un nome alle cose che desideriamo, o alle cose che temiamo.

E oggi, alla fine dell’anno secondo dell’era del Coronavirus, ci si riempie la bocca di verbi, aggettivi che mai avremmo utilizzato da seri prima del 2020. Chi avrebbe mai detto, ad esempio, “igienizzati le mani”, chi avrebbe mai descritto un gruppo di persone come “assembramento” prendendo in prestito un sostantivo dal gergo militare. Un linguaggio peraltro funzionale a chi ha molto da guadagnare incentivando l’engagement sulla paura.

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Il virologo Roberto Burioni, qualche giorno fa, ha descritto questo fenomeno: “Ci sono i novax. Sotto di loro nella scala dello schifo ci sono dei ‘ricercatori’ miserabili che non capiscono niente di virologia, ma che dal primo giorno della pandemia hanno capito che seminando il terrore ricevono attenzione mediatica. E lo fanno, però miserabili rimangono”.

Questo è anche il tempo delle varianti che pretendono di seguire l’alfabeto greco: dall’Alpha alla Lambda tutto liscio, i guai – almeno dal punto di vista linguistico, arrivano con Nu e Xi. L’Oms ha di recete emesso un breve comunicato in cui ha spiegato le ragioni dell’esclusione delle due lettere. Nel primo caso, Nu ha foneticamente troppa somiglianza con la parola inglese New e poteva generare equivoci. Quanto a Xi, la spiegazione dell’Oms, è che si è voluta evitare perché rappresenta un cognome diffuso e l’organizzazione è sempre molto attenta a scegliere per le nuove malattie dei nomi che non offendano “gruppi sociali, culturali, nazionali, regionali, professionali o etnici”. Siamo pur sempre nell’epoca in cui c’è chi ritiene offensivo scambiarsi gli auguri di Natale.

Arrivamo dunque ad Omicron. Dopo l’annuncio ufficiale della nuova variante, Jon Wurster, batterista di Superchunk, Bob Mould e Mountain Goats, ha scritto su Twitter che Omicron potrebbe essere il nome di una band metal. Di fatto, solo qualche anno fa era proprio così: la band vedeva Li Heng Chan alla chitarra, Tyler Yeung alle tastiere, Alex Bedwell alla batteria e Adam Robertshow a chitarra e synth.

Qualche serata in giro, alcue incisioni ma niente di che. Ora, inaspettatamente, a cinque anni dalla loro ultima serata, è arrivato un momento di gloria, per carità a tempo determinato, ma pur sempre in grado di far balzare la loro storia tra le Headline mondiali. Niente male per una band che non provava più di una o due volte a settimana, e ha fatto sette concerti a Hong Kong.

Un giornalista, però, li ha definiti “una delle presenze più brillanti della scena metal di Hong Kong”. Non serve molta immaginazione per capire che i clic registrati dalla band nei contenuti divulgati sulle varie piattaforme sono aumentati a dismisura. Clic, peraltro, ben meritati sia a livello creativo, sia a livello tecnico. Provare per credere.

Non solo, Omicron è anche il titolo di un film del 1963 scritto e diretto da Ugo Gregoretti. Si tratta di satira basata su una storia fantascientifica dalla sinossi piuttosto particolare: durante una passeggiata due fratellini e la loro badante trovano infilato in un tubo di cemento il corpo di un operaio, Trabucco, che tutti credono morto. Invece è posseduto da Omicron, un abitante etereo del pianeta Ultra, i cui abitanti vogliono impadronirsi della Terra.

Prima di essere sottoposto all’autopsia Trabucco-Omicron riesce a far funzionare il corpo che lo contiene. Ma non riesce a decifrare il linguaggio umano perché non è ancora riuscito a ridestare la conoscenza umana.

Nel frattempo per le straordinarie nuove capacità meccaniche del suo corpo viene riassunto nella fabbrica in cui lavorava. Ne combina di tutti i colori e cerca di usare violenza a Lucia, un’addetta alla mensa aziendale. Un film che si è rivelato esempio di cinema militante travestito da parodia di film di fantascienza. A proposito di “sci-fi”, Omicron è anche il nome di un editore specializzato in questo settore.

Niente di nuovo comunque, dal punto delle coincidenze dei nomi. Quando il terrorismo era al primo posto delle paure mainstream, gli Anthrax si trovarono costretti a fare un comunicato per negare – qualora ce ne fosse anche bisogno – improbabili collegamenti con gli attentati all’antrace registrati negli Usa nel periodo immediatamente successivo agli attentati delle Torri Gemelle.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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