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Rock in lutto per la morte di Eddie Van Halen, le reazioni di Metallica, Aerosmith, Kiss e altri

Federico Falcone

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Eddie Van Halen è stato tra i più grandi. Lo è tutt’ora. Lo sarà sempre. Impossibile descrivere a parole l’influenza che ha avuto su centinaia di migliaia di chitarristi, musicisti più in generale, e appassionati di hard’n’heavy. Eddie Van Halen sta alla chitarra come l’ossigeno sta alla vita. La sua scomparsa, avvenuta ieri all’età di 65 anni, ha gettato nel dolore colleghi e amici che, attraverso i principali social network, hanno espresso il proprio lutto.

“Non direi mai che l’ho aspettato, io l’ho supportato per cinque anni. Perché quello che faccio è un qualcosa di fisico, oltre che musicale e spirituale. Non è facile stare 5 anni fuori dal ring. Ma io l’ho fatto e non ne rimpiango un solo secondo”, ha scritto David Lee Roth, compagno di mille avventure e concerti in giro per il mondo. Insieme hanno scritto le pagine più belle dell’ascesa della band, dato vita a show mozzafiato e realizzato album leggendari.

Micheal Anthony, storico bassista dei Van Halen, nonostante i pessimi rapporti che lo hanno allontanato da Eddie nell’ultimo decennio, è apparso visibilmente toccato dalla scomparsa dell’ex compagno di band. Su Instagram ha scritto: “Nessuna parola … Cuore spezzato, amore mio per la famiglia”, aggiungendo una foto di loro due sul palco.

“Ho appena scoperto che Eddie Van Halen è morto. Ho il cuore spezzato. Non era solo un Dio della chitarra per milioni di persone, ma Eddie era un’anima gentile. Cosa posso dire? Riposa in pace, Eddie . Riposa in pace”, così Gene Simmons dei Kiss.

Questo il post comparso sul profilo Instagram dei Metallica: “Siamo molto rattristati nel sapere della prematura scomparsa di Eddie Van Halen. Lo abbiamo considerato un’ispirazione, un idolo, e dopo aver trascorso un’estate insieme sulla strada nel ‘ 88, un amico”.

“È così triste apprendere della scomparsa di uno dei migliori chitarristi Hard Rock di sempre…. l’iconico Eddie Van Halen. I Festival degli Stati Uniti… Il Monsters of Rock… abbiamo condiviso così tante volte il palco con Van Halen negli anni ‘ 80…che grande perdita per il mondo della musica… i nostri cuori e le preghiere vanno a Wolfgang, Alex e alla famiglia Van Halen…. RIP Eddie con amore”, il commosso ricordo degli Scorpions.

A loro si uniscono Ac Dc, Aerosmith, David Coverdale, Slash, Kirk Hammett, Motley Crue. Proprio Nikki Sixx, bassista della band losangelina ha scritto: “Abbiamo perso il Mozart dei giorni nostri. Nessun altro mi ha cambiato la vita più di Eddie. E’ stato un genio, uno straordinario songwriter e il più grande chitarrista mai vissuto. Riposa in pace, amico mio”.

John 5, chitarrista fra gli altri di Marilyn Manson: “Eddie Van Halen era un moderno Mozart, ed è così triste vederlo andare via. Era così giovane. È immortale e vivrà per sempre. Era un inventore e il più grande chitarrista di tutti i tempi. Il fatto è che ha portato la chitarra in posti così nuovi che nessuno aveva mai fatto prima, ed era un musicista così incredibile e, soprattutto, era anche un incredibile compositore. Chiunque abbia mai preso in mano una chitarra ha suonato un riff di Van Halen. Eddie era come qualcuno che tutti potremmo non vedere mai più in questo mondo, era speciale. Grazie per aver cambiato il mondo”.

“Non riesco a credere che Eddie Van Halen sia morto. Li ho visti durante i tour VH2, Women and Children First, Fair Warning e Diver Down. Anche quando sono tornati con Dave. Ho iniziato a suonare la chitarra circa un anno dopo che sono usciti i Van Halen. Sembrava che Eddie venisse da un altro pianeta e la sua energia era innegabile. Io e Tim Dijulio saltavamo la scuola e aspettavamo in fila tutto il giorno per Van Halen ai tempi. Eddie era come Mozart per la chitarra. Ha cambiato tutto”, Mike McCready dei Pearl Jam.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Garbagnate Open Jazz Festival: due giorni all’insegna della musica d’autore

redazione

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Due giorni di musica di qualità con quattro imperdibili concerti a ingresso libero: è quanto promette il Garbagnate Open Jazz Festival, manifestazione organizzata dall’associazione culturale Jazz Company con il patrocinio del Comune di Garbagnate Milanese, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre nel cortile della biblioteca comunale di via Monza 12.

La rassegna vedrà la partecipazione di giovani e talentuosi musicisti locali e della Big Band Jazz Company, una delle più note e apprezzate orchestre italiane, diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio. Che, per l’occasione, ha invitato, in qualità di special guest, quattro solisti di grande valore quali il pianista Claudio Angeleri, il trombonista Andrea Andreoli e i trombettisti Emilio Soana e Sergio Orlandi.

La due giorni musicale prenderà il via sabato 24 ottobre con il doppio set (alle ore 16 e 17.15; ingresso libero con prenotazione obbligatoria allo 0287618711) della vocalist Caterina Comeglio e della Garbagnate Music Academy Big Band, che porteranno in scena il progetto “Ella & Billie”, dedicato a Ella Fitzgerald e Billie Holiday, le due celeberrime cantanti statunitensi che hanno scritto la storia del jazz.

In scaletta alcuni dei loro brani più noti, tra cui “A tisket”, “Paper Moon”, “How High The Moon” e “I’m Beginning To See The Light” per quanto riguarda il repertorio di Ella Fitzgerald e “God bless The Child”, “The Man I love” e “Solitude” per quanto concerne quello di Billie Holiday.

Il pubblico avrà l’occasione di apprezzare le qualità vocali di Caterina Comeglio, che lo scorso anno si è aggiudicata il prestigioso Premio Lelio Luttazzi nella categoria “Cantautori”, uno dei più importanti riconoscimenti in ambito musicale, istituito dalla Fondazione Lelio Luttazzi allo scopo di tenere viva la memoria del grande artista triestino e scoprire nuovi giovani di talento.

Cantante, compositrice e docente (insegna canto alla Garbagnate Music Academy di Garbagnate Milanese), Caterina Comeglio, classe 1990, ha condiviso il palco con artisti di caratura nazionale e internazionale – sia nell’ambito del jazz sia in quello della musica leggera – quali Bob Mintzer, Pee Wee Ellis, Franco Ambrosetti, Roby Facchinetti, Sarah Jane Morris, Paola Folli, Massimo Lopez e Mika.

Domenica 25 ottobre (doppio set; ore 15 e 16.15; identiche modalità di partecipazione)

Sarà la volta della Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio, sassofonista, compositore e arrangiatore di vaglia, che eseguirà un repertorio di jazz “mainstream”, con un’attenzione particolare ad alcuni autori del passato, come Attilio Donadio, Giorgio Azzolini e Bruno De Filippi.

Da sottolineare la presenza di quattro noti solisti della scena nazionale: il pianista Claudio Angeleri (nome di spicco del pianismo italiano), il trombonista Andrea Andreoli (ha suonato, tra gli altri, con Mike Mainieri, Gianluigi Trovesi, Dave Weckl, Fabrizio Bosso, Enrico Rava ed Enrico Intra) e i trombettisti Emilio Soana (una delle migliori prime trombe a livello internazionale, già prima tromba dell’Orchestra Rai di Milano) e Sergio Orlandi (che vanta collaborazioni con musicisti di livello internazionale quali Bob Mintzer, Kenny Wheeler, Clark Terry, Martial Solal ma non solo).

La Big Band Jazz Company è una delle più importanti formazioni stabili italiane

Fondata da Gabriele Comeglio, ha al suo attivo, in 35 anni di vita, centinaia e centinaia di concerti in Italia e all’estero e ha accompagnato solisti jazz internazionali di grande valore quali Bob Mintzer, Lee Konitz, Phil Woods, Randy Brecker, Patti Austin e Dee Dee Bridgewater, solo per citarne alcuni. Inoltre, la Jazz Company si esibisce, ormai da più di un decennio, con Massimo Lopez e i suoi musicisti accompagnano Nick the Nightfly negli abituali appuntamenti del Blue Note di Milano.

On line: https://garbagnateinjazz.webs.com

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Coronavirus, Conte chiede aiuto a Fedez per lanciare un appello ai giovani

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Giuseppe Conte ci ha chiamati nella giornata di ieri, non ce lo aspettavamo. Ci ha chiesto un aiuto per esortare la popolazione a usare la mascherina. Se posso, in qualche modo, anche in minima parte, contribuire in ciò, lo faccio ben volentieri”. Ad affermarlo è Fedez che pochi minuti fa, tramite il proprio account Instagram, ha svelato la telefonata ricevuta dal presidente del Consiglio dei Ministri.

Leggi anche: Nuovo Dpcm, Conte: è il momento del sacrificio, ognuno deve fare la sua parte

Ieri sera Conte ha parlato alla nazione per spiegare le novità principali contenute nel nuovo Dpcm. Sulla cultura non si è pronunciato, però. Pertanto restano in vigore le disposizioni emanate nelle scorse settimane dove si pone il limite di 200 spettatori nei posti al chiuso e di 1000 in quelli all’aperto. Fatta eccezione, ovviamente, per strutture con capienza inferiore che dovranno riparametrizzare il numero di ingressi.

Leggi anche: Cinema e teatri restano aperti: nessuna indicazione nel nuovo decreto, risorse extra nella legge di Bilancio

“Ci troviamo in una situazione molto molto delicata e non possiamo permetterci un nuovo lockdown“, ha proseguito il rapper milanese famoso anche per essere il marito di Chiara Ferragni, l’influencer italiana più conosciuta all’estero nonché una tra le più popolari in assoluto.

Il futuro e il destino dell’Italia sono nelle nostre mani, nella responsabilità individuale di ognuno di noi che, in qualche modo, potremo evitare gli scenari brutti visti nei mesi scorsi adottando le misure richieste”, ha concluso.

Quanto, dunque, prospettato nei mesi addietro, cioè di “sfruttare” la popolarità di influencer e personaggi noti per parlare ai giovani, specialmente tramite social network, si è effettivamente verificato. Era una proposta, una discussione più volte finita sui tavoli che contano, oltre che nei dibattiti dei salotti televisivi. E’ diventata realtà e, anche se inconsueta come modalità, speriamo che possa contribuire alla causa.

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Greta Margareth, un pianoforte su Marte tra Satie, Liszt, Piazzolla e la passione per i Pink Floyd

Fabio Iuliano

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Il romanticismo di Chopin, la scrittura ruggente e imprevista di Prokofiev, l’intimismo minimalista di Satie, la nostalgia latina di Piazzolla e, perché no, le idee di Liszt per la spettacolarizzazione. Se chiedi a Greta Margareth Cipriani di parlarti delle sue influenze classiche, queste sono le grandi firme che hanno accompagnato la sua formazione al pianoforte. Un percorso artistico che non tralascia melodie pop-rock o la musica d’ambiente, fino ad accarezzare le sonorità elettroniche. Questo è l’ambiente creativo della musicista e docente 38enne originaria dell’Abruzzo che vive e lavora a Roma.

Disponibile da qualche settimana, sulle principali piattaforme digitali, “Piano Universo”, il suo album d’esordio si propone come un ulteriore viaggio al di fuori dei confini classici. Aveva già tentato questa strada con il suo singolo “Tanguería”, il brano che si è imposto al Tour Music Fest del 2017, il cui videoclip è ambientato tra le montagne abruzzesi. La compositrice utilizza gli effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica, con al centro la melodia “classica”, per cui l’effetto non è solo suggestione timbrica e soluzione ardita di comunicazione ulteriore, ma è ambientazione sonora, ambiente atmosferico nel quale la melodia trova l’ideale sostegno per uscire fuori da confini troppo stretti. La visione classica si sovrappone alla modernità come ambiente di enfatizzazione sonora delle visioni della compositrice, cosicché i suoni, i sibili, i “rumori”, le suggestioni che spesso sembrano richiamare lo spazio e l’universo, sono quel naturale rimando verso mondi ulteriori, mondi che non si esauriscono nella fisicità terrena. Il suo, prendendo in prestito un aneddoto dallo scrittore Alessandro Avenia, è “un pianoforte su Marte”.

IL PODCAST CON L’INTERVISTA RADIO

“Questo album”, spiega, “si pone a conferma di un atteggiamento che vuole proiettare la musica pianistica, di ispirazione certamente classica, verso orizzonti diversi, passando attraverso l’uso di effetti elettronici direttamente nella cultura pop”. Non mancano infatti i riferimenti al mondo reale, attraverso ad esempio l’uso di effetti presi dalla vita reale, come lo schiamazzo di bambini, l’intercettazione radiofonica di qualche trasmissione straniera, lo strepitìo del fuoco, il vociare del vento. Ricordiamo che la compositrice è anche poetessa e ogni pezzo rappresenta un viaggio introspettivo dentro il proprio mondo oltre che una storia.

Pop Valse ad esempio rappresenta il tentativo di mischiare una malinconica melodia di valzer con elementi ambientali. “Tanguería” è un pezzo dalle tendenze prog, che giustappone sezioni dal carattere differente in maniera dinamica ed efficace. In “Space” c’è l’idea di un vero e proprio viaggio nell’Universo. “Rosamadre” è un inno alla bellezza della terra, con una melodia struggente e altamente evocativa. Tra i titoli anche dei riferimenti diretti al terremoto dell’Aquila. “Purtroppo ho perso anche una giovane allieva e ho voluto ricordarla nelle mie composizioni”, ricorda Greta. “Nel 2011, ispirata dai fatti tragici di 2 anni prima, ho scritto Grido di Terra, un testo poetico per immagini fotografiche”. La sua penna potrebbe ora tornare a lavoro per trasformare “Piano Universo” in un progetto per orchestra e voce recitante, in collaborazione con Venus Rey Jr.

Ci parli delle sue composizioni

Utilizzo effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica. Al centro, però, c’è sempre la melodia “classica” che definisce i confini dell’ambientazione sonora.

Un ponte tra presente e passato

In “Piano Universo” si fondono le mie suggestioni. Le melodie principali sono di stampo minimalista. Di base ho seguito quel filone che da Satie ha portato alla musica riconosciuta attuale. Però l’ho impreziosito dei miei ascolti di musica più leggera, come ad esempio Pink Floyd o musica ambientale cinematografica. Mi sono sempre tanto domandata a che punto è la musica. Cosa vogliamo dire oggi. Cosa vuole dire un pianista oggi. Di certo non appartengo a quella schiera di compositori di musica rilassante o musica “prima di dormire” che va in voga adesso. Ho sempre voluto bilanciare minimalismo e virtuosismo.

A cosa sta lavorando in queste settimane?

Sto lavorando per far uscire un singolo, “Mozart Parodie”, che è una personale rivisitazione della Marcia alla Turca di Mozart in chiave più moderna, giustapponendo sezioni di carattere differente e sviluppando il linguaggio in maniera a volte grottesca, teatrale. Mi auguro che la riflessione sulla musica non smetta mai e non ci si adagi mai in zone di ‘comfort’ troppo semplici per la comprensione solo perché sono già state ampiamente battute. Per il resto, ho intenzione di riprendere la mia attività live, nei modi e nei tempi consentiti da questa situazione, ma mi manca il contatto con il pubblico, con la gente.

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