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Musica

Roberto Sarno alla “Prova Zero”: arrangiamenti inediti su parole che accarezzano il tempo

Fabio Iuliano

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“Mi racconterai delle storie che hai vissuto, di amarezza e di ostacoli, degli anni che oramai si sono affievoliti, come il tuo corpo fragile”.

Parole che accarezzano un arrangiamento inedito. Luci e ombre nei ricordi che si accavallano. Un passato di soli che non tramontano. Un presente in cui le ombre declinano l’arte di essere fragili. Solo un frammento di “Prova Zero”, l’ultimo disco di Roberto Sarno, cantautore toscano. Un lavoro che si propone come un rimescolare le carte per eliminare le ridondanze. Un ritorno a se stessi con nuove soluzioni stilistiche.

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“Prova Zero” è una sorta di raccoglitore spirituale ed artistico in cui ritroveremo nuovi arrangiamenti di alcuni tra i pezzi più significativi del suo percorso artistico degli ultimi dieci anni del cantautore toscano.

Parliamo di un progetto ideato e prodotto assieme a Marco Mafucci durante tutto il corso del 2018, periodo nel quale risulta predominante per Sarno il ritorno a se stessi: dopo aver abbandonato numerose derive di suono e realtà di band, decide finalmente di scendere in campo con il suo nome e cognome, con il suo suono e le sue canzoni da vestire in un mood intimo e delicato, introspettivo e minimalista dove trovano spazio soltanto chitarre, un sax e campionamenti digitali.

Nella tracklist delle 10 tracce c’è posto anche per una personalissima versione di “Abbiamo vinto un’altra guerra” di Motta. Un disco essenziale, realizzato quasi del tutto con lo spirito della presa diretta, proprio per trattenere l’impatto delle canzoni più crude e prive di sovrastrutture, è un tentativo di accostare al suono quell’idea primigenia della loro origine. “Prova Zero” sembra una fotografia rubata al caso, è il silenzio in cui soltanto un segreto può avere ragione.

“Considero questo disco”, ha detto Sarno in più occasioni, “come un punto di partenza per una radicale evoluzione del mio stile, rappresenta il coraggio di fare cose diverse”.

“Ho selezionato alcune delle canzoni”, ha detto ancora, “che più hanno marcato il mio percorso artistico degli ultimi anni, per rappresentare il cambiamento che trae nutrimento dalle origini”.

BIOGRAFIA IN BREVE

Roberto Sarno nasce a Roma nel 1967, ma cresce e si forma in Toscana; Arezzo è la città dove ha sempre vissuto. Si è esibito per la prima volta come chitarrista a 16 anni entrando poi a far parte dei Dive con cui ha pubblicato un Ep dal titolo “Immersi”. Tanto è bastato per entrare nel circuito underground e per ottenere un po’ di date in giro per l’Italia. Sarno ha suonato il basso anche con i Baby Lamonade. Tuttavia, a mettere in luce le potenzialità artistiche è stato il progetto Quigoh, un’idea orientata a fondere il proprio percorso formativo musicale e di vita con le esperienze e le culture delle persone con le quali ha collaborato.

A ottobre del 2012 Quigoh, con la traccia “I colori che tornano” estratta dal nuovo disco, è entrato a fare parte di una compilation di “Goodfellas” pubblicata per XL di Repubblica. L’album “Le tue parole” è stato pubblicato a novembre del 2012. È un disco che racchiude varie sfaccettature di una singola storia, come Roberto racconta di averla vista vivere. Il disco “Endorfina” ha segnato, poi, un cambio epocale che ha visto per la prima volta in evidenza il nome dell’autore, ormai pienamente a proprio agio nel mettersi a nudo verso il mondo esterno. Il resto è storia recente.

TRACK BY TRACK

TRACK BY TRACK

Il tempo che brucia sull’asfalto – La sofferenza delle persone care ci accompagna anche quando si è molto distanti. Ci lacera il cuore, vorremmo essere lì per combattere insieme, per essere di aiuto; non ci si riesce a concentrare sulle cose per le quali si è viaggiato e siamo andati lontano. Poi quando si torna, quando si è di nuovo lì, spesso accade che non si riesca a trovare la sintonia, che non sia comprensibile il motivo di certe azioni, ed è come essere ancora lontani.

Come per sempre – Le malattie importanti hanno esito con la morte e presto tardi che arrivi essa è sempre inesorabilmente inattesa. Fantasticare su come sarebbe stato era un tentativo di stemperare la realtà, il dopo non era immaginabile. Ecco perché il tono non rappresenta il vuoto, ma piuttosto il ricordo vivo di ciò che era al momento.

Abbiamo vinto un’altra guerra – Cantare il pezzo di Motta è stato come confrontarsi con un’altra generazione, con un modo di scrivere diverso dal mio, ma non così lontano. Il tema che io ho colto è la resa verso l’incapacità di gestire un conflitto, la paura del giudizio degli altri e il tentativo di chiudersi insieme per l’ultima volta.

Fragole – Un conflitto aperto tra la propria intimità e il mondo circostante, la consapevolezza che alcuni piaceri effimeri non sono che una ricerca convulsa di endorfina, in contrasto con la volontà di trovare soddisfazioni più profonde che alimentino la serenità dell’anima.

Io sono qui – È un momento della sera quando la stanchezza della lotta contro la propria debolezza psicologica si fa sentire e si tende a crollare, a cedere il passo al pensiero negativo. Ma è la stessa consapevolezza che apre uno spiraglio di vita. A volte è proprio quando si tocca il fondo che si trova la forza di risalire.

Bubù – È la bellezza spensierata dei bambini, dei loro primi attriti con l’esterno, della loro dolcezza, dei loro sogni ad occhi aperti che da adulti facciamo sempre di meno. Se ci fermiamo a osservare i loro semplici gesti ci incuriosiamo e ci apriamo al nostro cuore, rallentiamo e troviamo pace.

Cadere sola – È la proiezione dell’attimo in cui immagini di essere tradito e ti convinci che non può essere vero. In quell’istante realizzi che la forza delle gioie che hai condiviso e la potenza del tormento dei suoi dolori incollano più del cuore.

Luna – La brutale consapevolezza di una presenza troppo ingombrante provoca un rigurgito incondizionato e istintivo. Successivamente gli spazi si aprono e si può scendere nel profondo, si segue per qualche momento l’infinita attrazione della conoscenza e nell’attimo in cui ci si arrende all’ignoto ci si siede a guardare intorno.

Il silenzio intorno – È il richiamo delle cose semplici, degli affetti che riempiono la casa e il cuore. Ma anche lo spazio delle passioni che ci accompagnano nella vita e in particolare nell’intimo delle viscere più profonde. L’istintiva rimozione degli elementi di disturbo ci consente di scavare all’interno dell’io e rilevare che sono proprio quegli intralci ad essere il bello di esistere.

Parole inutili – In alcune discussioni sarebbe meglio non dare spazio alle parole, sono quei casi dove non ci si ascolta e ogni verbo va verso direzioni incontrollate. Si prova anche ad evadere con lo scopo di ritrovare noi stessi e lasciare che il tempo ripari. Ma alla fine nulla riesce a fare ordine come le stesse parole.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Greta Van Fleet, fuori l’album “The Battle at Garden’s Gate”: una riflessione sulla crescita personale dei componenti

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Venerdì 16 aprile è uscito il nuovo album dei Greta Van Fleet, The Battle at Garden’s Gate, disponibile in digitale e in formato CD, doppio LP e doppio LP verde tie dye. Per celebrare l’uscita del loro nuovo progetto discografico, la band si è esibita al “Jimmy Kimmel Live!” con il singolo Heat Above.

«The Battle at Garden’s Gate riguarda la speranza e il superamento delle sfide che l’umanità deve affrontare. Viviamo in un mondo alimentato da istituzioni superficiali e questo album ci ricorda che sta a noi cantare fuori dal silenzio» commenta Sam Kiszka, bassista e tastierista dei Greta Van Fleet.

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Leggi anche: “Achille Lauro e l’ultima “furbata” : parla di ritiro dalle scene per promuovere l’album

Il produttore Greg Kurstin (Paul McCartney, Foo Fighters, Adele) aggiunge che «Ascoltare queste canzoni evolversi in ampi paesaggi sonori mi ha portato in un incredibile viaggio. Adoro il fatto che abbiano esplorato canzoni con complesse strutture e che la band abbia cercato accordi, melodie e testi che vanno oltre al normale. Soprattutto, ammiro che i Greta Van Fleet siano rimasti fedeli a se stessi ». L’album, oltre al singolo Heat Above, contiene i brani precedentemente pubblicati Broken Bells, Age of Machine e il singolo #1 nella classifica Active Rock Radio My Way, Soon. Rolling Stone è entusiasta del fatto che la band «mira ad abbattere vecchi muri», mentre UPROXX li descrive come «elettrizzanti». MOJO commenta: «i Greta Van Fleet si stanno evolvendo».

The Battle at Garden’s Gate ha un’eleganza mai vista prima per la giovane band. Grazie a orchestre d’archi e canzoni esplorative, i Greta Van Fleet costruiscono ogni traccia che dà vita a una storia visiva anche attraverso i video, il merchandising, collaborazioni e altro ancora. Il disco riflette sulla crescita personale e spirituale dei singoli membri durante la loro ascesa, partita dai tour nei bar rock di Detroit e Saginaw e arrivata agli spettacoli da headliner in tutto il mondo con oltre un milione di biglietti venduti in solo tre anni.

«Durante la creazione di questo album, c’è stata una auto-evoluzione, grazie alle esperienze che abbiamo vissuto. Sicuramente dopo questo disco, siamo cresciuti in tanti modi; ci ha insegnato molto, sulla vita in generale, su noi stessi e sul mondo in cui viviamo», spiega il cantante Josh Kiszka. «L’album riflette molto sul mondo che abbiamo visto e penso che rifletta anche tante verità personali», afferma il chitarrista Jake Kiszka.

Tracklist:

1. Heat Above

2. My Way, Soon

3. Broken Bells 

4. Built by Nations

5. Age of Machine

6. Tears of Rain

7. Stardust Chords

8. Light My Love

9. Caravel

10. The Barbarians

11. Trip the Light Fantastic

12. The Weight of Dreams

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Achille Lauro e l’ultima “furbata” : parla di ritiro dalle scene per promuovere l’album

Federico Rapini

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Achille Lauro nuovo album furbata

Se dovessimo dare un titolo alla carriera di Achille Lauro sarebbe “La ricerca dell’attenzione”. Come un bambino, il cantante romano ha un atteggiamento puerile di chi non può fare a meno di far parlare di sé. 

Appurato che le sue doti canore siano nettamente inferiori a quelle di creatore di scandalo, l’ultima trovata del wannabe-David Bowie è questa: “A un certo punto mi piacerebbe sparire come Mina e lasciare solo la musica”.

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Tirare in ballo un mostro sacro della musica italiana è una trovata niente male per pubblicizzare il suo ultimo album. Esce infatti oggi, 16 aprile, il suo ultimo album “Lauro”, per Elektra Records/Warner Music Italy, che arriva dopo tre dischi “fuori da ogni logica” pubblicati l’anno scorso ed è stato anticipato dai singoli Solo Noi e Marilù.

Il nuovo look alla Backstreet Boys è qualcosa di visto e rivisto. Come d’altronde i suoi mille trucchi e costumi presentati a Sanremo e non solo. A proposito del Festival Achille Lauro non ha rimorsi. “Io non mi pento di quello che ho fatto. Dietro ogni mio lavoro c’è un grande studio e una grande preparazione, sono ossessionato dai dettagli. Ho voluto far vedere che esiste qualcosa di diverso dalla globalizzazione. Anche nella musica: per me l’inferno è l’esistenza del solo reggaeton. Se fosse stato un flop, sarei ripartito da un altro punto di vista. I fallimenti fanno parte del successo”.

Il disco è “nato in maniera spontanea, ogni canzone è una tempesta dell’anima, con riflessioni su di me, sull’amore, sul cinismo, sull’attrazione sessuale”. Il sesso, la sessualità. Temi triti e ritriti che l’artista usa a suo piacimento per attrarre su di sé l’attenzione. E ci riesce benissimo. Bisogna ammetterlo.

Altrettanto bisogna sottolineare che l’idea dell’abbandono della scena, o quantomeno la minaccia, risulta studiata a tavolino. Nanni Moretti in Ecce Bombo domandava “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Beh Achille Lauro con questa uscita sembra voler ricalcare questo dilemma. Dandone però al tempo stesso una mezza risposta. Nel dubbio lo dice. Riesce comunque a far parlar di sé. Per qualche giorno il suo album avrà recensioni. Ascolti su Spotify, su Youtube e chi più ne ha più ne metta. Poi state pur certi che, qualora dovesse sparire dai radar per un po’, riapparirà magicamente. Come 1727. Quello di “ho preso er muro fratellì”.

Ma il buon Achille Lauro il marketing sembra conoscerlo meglio. D’altronde bene o male “purché se ne parli”. Ma come ha detto lui stesso, Renato Zero è solo uno. E se “l’amore ha l’amore come solo argomento” di deandriana memoria, così l’arte e la musica riusciranno a perpetuare chi è stato arte e musica. Perché c’è una differenza abissale tra fare arte ed essere arte.

La stessa differenza tra essere e apparire. Bam bam Achi’.

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Extraliscio, online il singolo “È Bello Perdersi”: un folle tango-rock

Redazione

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Da venerdì 16 aprile sarà in radio È Bello Perdersi, il nuovo singolo degli Extraliscio. Un sorprendente e folle “tango-rock”, estratto dall’omonimo album (Betty Wrong Edizioni Musicali / Sony Music) disponibile in digitale, doppio cd e doppio vinile. Il brano è stato scritto da Mirco Mariani e Elisabetta Sgarbi e composto da Mirco Mariani che lo ha registrato con il suo speciale ‘Mariani Orchestrone’, un’invenzione nata nel suo Labotron di Bologna per poter suonare da solo più strumenti contemporaneamente.

Il singolo sarà accompagnato da un video girato al Globe Theatre di Bologna, un cabinet de curiosité labirintico pieno di oggetti di arredamento vintage. Un mondo paradossale e festoso che ben rappresenta l’anima degli Extraliscio. Mirco Mariani, lo scienziato pazzo della musica, e sua figlia Gilda si muovono con naturalezza tra gli oggetti raccolti negli anni dal visionario scenografo e costumista Steno Tonelli. Non basteranno delle scarpe di cemento per far rimanere Mirco con i piedi per terra!

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Dopo il successo al 71° Festival di Sanremo con il brano Bianca Luce Nera, continua la missione di Mirco Mariani, Moreno Il Biondo e Mauro Ferrara di contaminare la tradizione con un mondo ricco di suoni e arrangiamenti, allo stesso tempo popolare e colto. Prodotti da Elisabetta Sgarbi con la sua Betty Wrong Edizioni Musicali, gli Extraliscio fanno incontrare la musica della Romagna che ha fatto ballare intere generazioni con le chitarre noise, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia e libertà.

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