Ritrovato in Austria un dipinto di Artemisia Gentileschi: era stato esportato illegalmente

Rimpatriato dall’Austria in Italia Caritas Romana, un prezioso dipinto di Artemisia Gentileschi di cui si erano perse le tracce dal 2019. L’opera era stata esportata illegalmente dal territorio nazionale con l’obiettivo di commercializzarla all’estero.

Un’esportazione illecita per la Caritas Romana di Artemisia Gentileschi

Si trovava sul suolo austriaco il dipinto Caritas Romana della pittrice Artemisia Gentileschi. Il pregevole olio su tela, originariamente conservato nel Castello Marchione di Conversano (Bari), è stato oggetto di un’esportazione illecita avvenuta nel 2019.

Tre anni fa infatti gli eredi dell’opera, tramite un’agenzia di mediazione toscana, hanno presentato il quadro all’Ufficio Esportazione di Genova spacciandolo per anonimo e celando il legame pertinenziale con contesti architettonici vincolati (Castello di Conversano, successivamente Castello Marchione di Conversano).

L’ente ha così rilasciato un attestato di libera circolazione che ha permesso loro di affidare il dipinto alla casa d’aste viennese Dorotheum,

Fortunatamente grazie al provvidenziale intervento dei Carabinieri, la mendace vendita non è andata in porto.

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Il ritrovamento del dipinto in Austria

Le indagini, avviate nei primi mesi del 2020 dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bari, hanno di fatto impedito che al dipinto toccasse la stessa sorte di un altro esemplare di Artemisia Gentileschi, aggiudicato sempre nella medesima casa d’aste per 1,8 milioni di euro.

Nello specifico gli agenti hanno richiesto l’intervento del Ministero della Cultura che ha annullato l’autorizzazione rilasciata e ha avviato l’iter per bloccare la circolazione del bene e garantirne il rimpatrio.

Contestualmente la collaborazione tra i Carabinieri TPC di Bari e la polizia austriaca ha consentito di rintracciare il dipinto nella casa d’aste di Vienna e di sottoporlo a sequestro immediato; è stato inoltre applicato un provvedimento di “freezing” (congelamento) previsto dal regolamento europeo 1805/2018 per la prima volta applicato in Italia ad un’opera d’arte.

Gli eredi che hanno tentato la vendita sono ora indagati per truffa ed esportazione illecita di beni culturali.

Artemisia Gentileschi, Caritas Romana (1643-1644)

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L’importanza storica dell’opera

Oltre a essere un’opera di Artemisia Gentileschi, uno dei più grandi talenti della scuola caravaggesca e oltre ad avere un valore economico stimabile intorno ai due milioni di euro, Caritas Romana rappresenta un vero pilastro della storia dell’arte moderna pugliese, focalizzata sulle figure del conte di Conversano e duca di Nardò Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca.

Mecenati, collezionisti e promotori di nuovi cantieri artistici con l’ambizione di creare una signoria autonoma, verso la metà del XVII secolo i coniugi commissionarono alla pittrice romana un nuovo raffinato quadro da aggiungere alla loro imponente collezione privata.

L’aulico soggetto della tela riprende la storia di Cimone e Pero, tramandata da Valerio Massimo nel Factorum et dictorum memorabilium libri IX, elevatissimo esempio di pietas filiale; la vicenda infatti narra di Pero, gentile fanciulla e giovane madre, che ogni giorno andava a trovare suo padre Cimone in carcere e in segreto lo allattava al seno per evitare che morisse di stenti.

Una allegoria della ingiusta reclusione subita anche dal conte committente, al centro di intrighi politici che lo tennero in cella a Napoli per diciotto mesi.

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La conferenza stampa dopo il rimpatrio

La Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bari procederà ai riscontri di carattere tecnico sulla tela, in sinergia con gli istituti specialistici ministeriali.

Sebbene le indagini siano ancora in fase preliminare e la colpevolezza degli imputati dovrà essere accertata in sede di processo, il 19 luglio scorso il procuratore di Bari, Roberto Rossi ha comunque tenuto un’esaustiva conferenza stampa spiegando le varie fasi del rimpatrio dell’opera.

Il procuratore ha concluso il suo intervento attraverso una toccante dichiarazione che cita le parole di Peppino Impastato: “Bisognerebbe educare la gente alla bellezza, perché in uomini e donne non si insinui l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore“. “Ecco – ha detto Rossi – oggi proviamo stupore davanti a un’incredibile opera che è stata recuperata grazie allo straordinario lavoro dei carabinieri TPC che da decenni ci restituiscono bellezza”.

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Nata a L’Aquila nel 1985, Francesca Massaro consegue la laurea magistrale in Storia dell’Arte nel 2011. Nel 2016 scrive il catalogo della mostra Babele e inizia rapporti di consulenza e critica artistica per artisti aquilani e abruzzesi. Nel 2020 vince il premio letterario Fëdor Dostoevskij- sezione narrativa. Attualmente redige articoli per riviste e siti web del settore e coltiva la sua passione per la scrittura creativa.