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Interviste

RGB è il nuovo ep di Grosz e Nembo Kyd: intervista agli artisti genovesi

Antonella Valente

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Si intitola “RGB”, l’EP di Grosz prodotto da Nembo Kyd. L’attesissimo lavoro dei due giovani artisti genovesi è una raccolta di 3 brani intensi – Jiraya, Domino e Janoski – che vogliono rappresentare l’arte della musica nei suoi molteplici aspetti. Un lavoro che, come le precedenti “Senza Ali” e “Shanghai”, si rifà all’Hip Hop Elettronico, ruotando al contempo attorno a importanti correnti come Neo Soul, elettronica, Hip Hop, Future Bass ed R’n’B.

Ciao ragazzi! Come state? Come avete trascorso i mesi passati?
Lavorando! Sia io sia Giacomo (Nembo Kyd) siamo persone che odiano stare ferme, così abbiamo fatto di necessità virtù e sfruttato il tempo cercando di coglierne il meglio. Io ho scritto, ho creato e mi sono anche annoiato (cosa da non sottovalutare).

Come nasce RGB, l’ep prodotto da Nembo Kyd?
RGB è lo specchio di quello che sono in questo momento, raccontato attraverso la musica. Io vivo nel mondo delle grafiche: di lavoro faccio l’art director, e l’arte visiva è sempre stato un tratto complementare per me rispetto alla musica. Volevo fare incontrare questi due aspetti, la musica e la grafica, perché sono entrambi parte di me, ed RGB è un passo in questa direzione. Ogni canzone è un colore, la narrazione procede tanto per immagini quanto per suggestioni sonore. E da dove partire se non dai colori fondamentali degli schermi che fissiamo tutti i giorni?

Quale è il messaggio dei tre brani contenuti nell’ep?
Ogni canzone porta con sé un concetto chiave nel mio percorso di vita: Jiraya la rinascita, Domino la consapevolezza e Janoski il coraggio. Il messaggio che accomuna tutti e 3 i pezzi è quello di non aver paura di essere se stessi e di mettersi in gioco, raccontare il vero perché, che piaccia o no: la verità viene sempre apprezzata

Nembo Kyd

Cosa rappresenta la musica per voi? quando vi incontrate e decidete di lavorare con la musica?
Per me (Grsoz) la musica è sempre stata un complemento alla funzione dei miei genitori. Quello che loro, con tutti i loro pregi e difetti, non sono riusciti a darmi, me l’ha dato la musica. Io penso che la musica sia come una madre che ti insegna e ti educa e questo mi ha fatto crescere tantissimo anche come persona. Quando io e Nembo Kyd ci incontriamo succedono due cose: da una parte ci divertiamo, ogni volta come se non ci vedessimo da un secolo; dall’altra approcciamo la musica con grande dedizione, anche provandoci non prendiamo mai niente troppo alla leggera! Per noi ogni aspetto del processo creativo è collegato al precedente e al successivo: dalla composizione, alla scrittura, fino ad arrivare all’identità visiva e alla comunicazione. Ma l’approccio è sempre del tutto naturale, ci comportiamo come due ragazzini e ci piace gasarci a vicenda, Nembo è quello più coi piedi per terra, io invece sono un po’ il sognatore dei due. Siamo quasi opposti caratterialmente ma forse è questo che ci lega in modo indissolubile

Che vi aspettate dal futuro? sogni nel cassetto?
Penso che sia più il futuro che aspetta noi, quindi andiamogli incontro! I sogni non si dicono mai a voce alta sennò non si avverano, però posso dirvi che ci stiamo lavorando!

Come fa un emergente a farsi strada nella musica, secondo la vostra idea?
Siamo in un periodo storico dove tutto è imprevedibile. Ci sono emergenti che si fanno (o si facevano) conoscere attraverso i live, altri su YouTube, altri su Instagram ed ora persino su TikTok. Per quanto riguarda il nostro percorso, quello che a noi importa è sviluppare e rappresentare un progetto con un approccio alla musica diverso e con una personalità definita, facendo il nostro e cercando di trasmetterlo attraverso i nostri mezzi.

…lascio a voi le ultime parole per promuovere i vostri progetti
RGB non è solo un mini-EP e chi lo ha ascoltato ha già capito che siamo persone che danno importanza ad ogni singola parola e suono. Più andremo avanti e più questo nostro valore verrà evidenziato e conoscerete meglio Grosz e Nembo Kyd. Grazie a The Walk of Fame per l’intervista e per chi si interesserà alla nostra musica!

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Interviste

Dal caos emerge la creatività, Jaqueline presenta “Arizona”

Antonella Valente

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Da pochi giorni è uscito il videoclip di “Arizona”, nuovo singolo di Jaqueline scritto insieme a Davide Fraraccio. Brano ipnotico e ammaliante, dove la cantautrice e musicista siciliana emerge in tutta la sua grinta e potenza vocale. Attualmente è anche al lavoro al suo album d’esordio. Si esibisce per la prima volta nel 2011 sul prestigioso palco dell’Arena di Verona al Festival Show. Conseguita la maturità, Jaqueline si trasferisce a Roma ed entra nell’accademia di musica “Saint Louis College of Music”. Nel 2018 il brano “Andare Via” fa parte della colonna sonora del film candidato ai David di Donatello e ai Nastri D’Argento “Un giorno all’improvviso” e l’anno seguente fa parte degli otto finalisti di Area Sanremo 2019 con il brano inedito “Game Over”.

Come hai trascorso i mesi passati?

Benissimo, grazie. Sono stata a casa come tutti, ho lavorato molto su me stessa. Mi sono dedicata alla pittura, ho fatto sport, ho letto molto e ovviamente ho scritto tantissimo, infatti adesso sono molto concentrata sugli arrangiamenti dei nuovi brani che saranno contenuti nell’album.

“Arizona” è il tuo ultimo singolo. Come nasce?

Sperimentando accordi, suoni e improvvisando versi vocali con lingue maccheroniche è nata Arizona. In un successivo momento ho presentato il pezzo alla mia produzione “Ore25” e insieme abbiamo consolidato tutta la struttura. Semplicemente è una canzone che è nata da sola. Dettata dalla voglia di raccontarmi e di raccontare determinate cose che ho vissuto e che sento dentro. Il titolo Arizona è dettato da una mia personale visione, un flashback che durante il flusso di creazione ha dato credibilità al mood ed al clima che il pezzo trasmette, quella piccola licenza personale per poter dire: la mia fantasia esiste.

Come ti avvicini alla musica? Quanto la Sicilia ha influenzato la tua carriera?

La Sicilia è stata un’amica sincera, mi ha permesso di aprire molti concerti ad artisti come Ivana Spagna i Dik Dik, gli Oro, Alexia e molti altri. Devo davvero molto alla mia terra e senz’altro la rispetto come si rispetta una persona che ti ha dato tanto. La musica ha sempre fatto parte della mia vita, una passione trasmessa da mio padre, sin da piccola avevo già le idee chiare, cantare mi veniva naturale, fantasticare con la voce, cantare con gli uccellini… Quando mio nonno mi portava con lui in campagna, la base della natura è stata la mia madrina vocale.

Hai preso parte a molti eventi importanti, ve ne è uno cui sei particolarmente legata?

Tutti sono stati per me traguardi importanti, aperture verso nuove esperienze e verso nuove conoscenze.

L’esperienza di Sanremo cosa ti ha lasciato?

Area Sanremo è stata una scelta progressiva. Per assurdo mi ha lasciato più di quanto pensassi, mi ha fatto capire che sto sulla strada giusta con la carica giusta e con le persone giuste. Ho conosciuto tanti professionisti del settore e con tanti di loro già sto collaborando. É una grande opportunità che consiglio a tutti i giovani che vogliono mettersi alla prova. Mi ha regalato tante belle emozioni e tante soddisfazioni…le conferme che aspettavo. L’insegnamento che ne ho ricavato è quello di non fermarmi mai e cercare di fare sempre meglio.

Tra le tue aspirazioni, cosa ti piacerebbe realizzare?

Un percorso, chiudere un cerchio. Spesso penso al futuro e cerco di immaginarlo, però preferisco ritornare nella realtà. Penso che il tempo sia una componente molto importante per la crescita, e senz’altro spero di raggiungere i miei obiettivi come musicista. Odio stare ferma e nel tempo libero faccio di tutto, dipingo, leggo, guardo film, scrivo, cucino, mi alleno…

Come vorresti chiudere quest’intervista? A te le ultime parole…

È uscito il video di Arizona e prossimamente l’album. Faremo un viaggio verso altri luoghi e scopriremo la bellezza che c’è in un cammino fatto di fantasia ma non solo. La musica per me è libertà, espressione, passione, verità, ossigeno, mi tiene viva. Auguro a tutti i lettori di “The Walk of Fame” di ritrovare presto la pace e la serenità in tutto questo caos.

ph. Daniele Comelli

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Interviste

The Walk of Fame Magazine incontra Marvasi, giovane promessa della scena musicale romana

Licia De Vito

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Luca Marvasi è nato a Roma il 3 ottobre 1996. Nel 2004, all’età di 8 anni, inizia a scrivere i primi testi di genere hip-hop ispirandosi ad artisti italiani quali Fabri Fibra, i Club Dogo e J-AX.  Nel 2006, incide le sue prime canzoni e inizia a studiare chitarra. La passione per la musica lo spinge a prendere parte di una band (King’s Of Pop) formata da altri tre musicisti suoi coetanei. Dal 2012 al 2014, fa parte di un duo chiamato Sinz Yesterday. Terminato il progetto Sinzyesterday, decide di prendersi del tempo per sperimentare nuove sonorità ed affinare le sue doti compositive.

Si avvicina molto al cantautorato italiano, studiando i testi di artisti quali Lucio Battisti (e Mogol), Franco Battiato, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè e molti ancora. Nel 2018 decide di studiare canto per migliorare il proprio controllo e la propria estensione vocale. Nel 2019 incontra Leonardo Magara, suo attuale produttore, con il quale inizia il primo progetto ufficiale con il nome d’arte “Marvasi”. Il primo singolo “Tratti di Vernice” è in radio e su tutte le piattaforme digitali dal 26 giugno

“Tratti di vernice” parla di una storia d’amore appena finita, raccontando la quotidianità di un ragazzo che ha perso da poco un punto di riferimento, una certezza nella sua vita. Come è nato il brano? Perché hai scelto di esordire proprio con questa canzone?

E’ una canzone autobiografica che ho scritto lo scorso ottobre dopo la rottura con la mia fidanzata, il mio primo vero amore. Quando ho scritto la prima strofa l’avevo appena vista, pensavo per l’ultima volta. Ho sentito l’urgenza di mettere in musica quelle emozioni, così ho scritto una strofa. Nei giorni successivi ci ho lavorato, ho finito la composizione e, dopo un lungo lavoro, siamo arrivati al risultato finale. 

Le strofe sono scritte in terza persona mentre  il ritornello e l’intro in prima, al di dare un distacco netto e coerente con la storia che ho raccontato. Spiegaci meglio questa scelta…

Ho deciso di scrivere le strofe in terza persona perché sono principalmente descrittive; raccontano la situazione sentimentale di una relazione appena finita, entrando in dettali quali “ricorda la sua voce poco femminile” o “le smorfie del suo viso”, che ben esprimono le emozioni che ho provato quando ho scritto il brano. Nel ritornello, invece, ho deciso di utilizzare la prima persona poiché più diretto, empatico ed emotivo; il ritornello e l’outro della canzone, descrivono le conseguenze degli stati d’animo di cui ho parlato nelle strofe.

Il singolo è accompagnato da un video per la regia di Iulian Purice, la cui protagonista femminile è la giovane attrice Micol Mineo. Com’è nata l’idea del video? Come ti sei trovato a girarlo?

Il videoclip di “Tratti di vernice” è stato scritto, diretto e montato da Iulian Purice. Fin da subito c’è stata empatia ed intesa fra di noi e, la cosa più bella, è che entrambi crediamo molto nei nostri progetti e penso che sia la base per lavorare in armonia. Sin da subito Iulian ha avuto come priorità quella di raccontare una storia vera, la storia che racconto nella canzone e che ho vissuto in prima persona. Da quì, siamo arrivati alla decisione di far recitare la giovane attrice Micol Mineo che, non a caso, è la “musa ispiratrice” di questo brano, la mia ex ragazza insomma. Quella componente di realismo e sincerità ha fatto sì che le emozioni che vengono trasmesse nel video sono a loro volta reali e sincere. La Location è stata scelta da me. SI chiama Villa Mina ed è una bellissima villa fuori Roma, è di un mio caro amico che mi ha dato la disponibilità di girarci il videoclip.

Decisivo è stato l’incontro con il produttore Leonardo Magara che ha saputo unire la tua parte compositiva prettamente cantautorale con sonorità più elettroniche…

Leonardo ha un ruolo molto importante nel mio progetto musicale. Oltre ad essere arrangiatore e produttore di “Tratti di vernice” è una persona professionale, con gran gusto e, soprattutto, moltissima esperienza. Grazie all’incontro con Leonardo ho avuto la possibilità di dare il sound che cercavo da anni alla mia musica. Per tanto tempo ho lavorato con produttori competenti ma con i quali avevo visioni ed idee diverse. Il mio percorso è appena iniziato ma stiamo costruendo qualcosa di molto più grande. A breve ci saranno nuove novità!

“Tratti di vernice” è il punto di partenza del tuo percorso musicale. Sappiamo che sei impegnato in studio alla lavorazione dei prossimi singoli previsti in uscita dopo l’estate. Ci dai qualche anticipazione sui tuoi progetti per il futuro?

Stiamo preparando il mio secondo singolo ufficiale. Rimarremo sul genere Indie pop elettronico ma ci saranno degli elementi diversi, nuove sonorità. Ora rimaniamo concentrati su “Tratti di vernice”; è una canzone in cui crediamo molto e siamo partiti bene. E’ un percorso lungo, spero che l’impegno, il lavoro e la perseveranza saranno pienamente ripagati.

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Interviste

Tinte orientali e amori conflittuali nel nuovo singolo di Cecilia Quadrenni

Cecilia Quadrenni nasce a Siena e si appassiona fin da subito ad ogni forma di arte: studia violino, mimo e
recitazione.

Antonella Valente

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“Verso Oriente” è il nuovo singolo della cantautrice toscana Cecilia Quadrenni. Nel brano la voce dell’artista, delicata e armoniosa, fa da ponte tra due mondi, unendo il pop elettronico ad atmosfere orientali.

“Nel videoclip girato nella suggestiva Montevecchia (LC) si mescolano le emozioni di chi si lascia logorare dal rancore e dall’odio perdendosi nei vicoli magici e angusti del paese e quelle di liberazione e pace caratterizzate dall’ascesa sulle scalinate in direzione del santuario – racconta Cecilia Quadrenni – Un’esperienza straordinaria dove il luogo evocativo e senza tempo, si è mescolato alle note della canzone in un connubio perfetto».

Come hai trascorso gli ultimi mesi?

Esco come tutti da quel brutto periodo di lockdown e sto ripartendo con tutta la voglia di fare musica e recuperare il tempo perso.

Qual è l’origine del tuo ultimo singolo “Verso Oriente” e come mai un titolo così interessante?

“Verso Oriente” racconta di uno scontro fra due persone, allude ad un amore che finisce e la sensazione che rimane è quella dei soldati combattenti, come in Medio- Oriente, di guerre insensate in cui alla fine ci si dimentica l’obiettivo e si combatte per abitudine. E’ un titolo simbolico di un cammino interiore che ci porta in posti lontani. I cori arabi iniziali sono reali cori di preghiere nella moschea.

Quali sono i tuoi progetti musicali futuri?

Sto promuovendo il singolo e spero di riuscire a farlo sentire anche dal vivo insieme ai miei inediti e cover che fanno parte del repertorio e dell’album che uscirà in autunno.

Sei laureata in psicologia. Quanto può l’arte e la musica avere una funzione terapeutica e in che ambito?

In realtà mi ha sempre appassionato la ricerca e la causa dei disagi psicologici e come la voce stessa possa essere il risultato di uno stato di salute emotivo o meno, ovvero di come certi disturbi dell’emissione vocale possano essere la causa di blocchi emotivi del passato. Quindi certamente la relazione esiste ed è molto stretta.

C’è un artista da cui trovi ispirazione?

Ho sempre ascoltato e ammirato Mango, infatti nel mio album ci saranno due suoi brani come omaggio. Mi ispira a livello vocale e credo di averne subito qualche contaminazione. Del panorama musicale internazionale ammiro la genialità di Stromae.

Si può vivere a tuo avviso di sola musica? un emergente può farlo?

In Italia è molto difficile. Io l’ho fatto e al momento continuo a farlo. Dipende da come uno vuole vivere e se è disposto a fare delle scelte e delle rinunce. Non siamo tutti uguali. Certo è che ci si deve abituare a fare anche cose che non ci piacciono ed entusiasmano, è un cammino duro con poche tutele. Ma secondo me si può ancora percorrere.

Lascio a te le ultime parole di questa intervista..

Spero di poter incontrare presto le persone che mi seguono e che mi dimostrano sempre tanto affetto e potermi esibire il prima possibile dal vivo.

ph. Roberto Covi

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