Reno Brandoni, uso parole e musica contro discriminazioni e violenza

Attraverso le note di uno spartito per l’inclusione, per il rispetto della diversità, contro discriminazioni e violenza. Quella di Reno Brandoni, musicista e autore, è una missione, declinata in musica e parole. “Come una stella”, il nuovo libro per ragazzi con le illustrazioni di Chiara Di Vivona, non fa eccezioni.

In primo piano la storia di una ragazza vittima di bullismo giustapposta a quella di un’artista ormai accreditata nel panorama della musica internazionale. Si parte proprio da qui: 20 gennaio 2021, Inauguration Day, cerimonia per l’insediamento del 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

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Sul palco allestito per l’occasione, fa il suo ingresso Lady Gaga che, fiera e orgogliosa, si avvicina al microfono e, con la sua voce inconfondibile e tutta l’anima che ha in corpo, intona l’Inno nazionale. Quel palco, collegato in mondovisione con milioni di schermi, restituisce l’energia di un’artista che sembra angelo caduto dal cielo, un angelo guerriero, potente e gentile, invincibile nella sua fierezza.

Di colpo, la scena si sposta in una casa qualsiasi di una cittadina qualsiasi della provincia americana. Stefani, la protagonista teenager, sogna davanti alla tv di diventare un giorno una cantante di successo. Non sempre è facile inseguire i propri sogni. Stefani lo sa bene e soffre in silenzio, subendo quasi con rassegnazione le angherie dei compagni, infastiditi dalla sua eccentricità.

Non fu diverso il destino della ragazza che era stata, anni prima, la splendida donna che ora incanta da quel palco, cantando in diretta in mondovisione. D’altra parte, a dare luce alle performance di Lady Gaga c’è proprio la sua storia personale, una storia che non dimentica. Basta una nuova emozione “per riempire i suoi occhi di quella malinconia tipica dei viaggiatori solitari che vanno e vengono, ma non dimenticano mai da dove sono partiti”.

“Ho deciso di scrivere questo libro”, si è trovato a spiegare Reno Brandoni, “dopo aver sentito Lady Gaga cantare proprio nell’occasione dell’Inauguration Day. Sono rimasto folgorato dalla sua voce, ma ho notato che nei suoi occhi c’era qualcosa di particolare, probabilmente un passato non fatto solo di grandi successi. Solo dopo aver scritto la storia di Stefani, ho scoperto che il personaggio che avevo immaginato condivideva con Lady Gaga non solo il nome di battesimo (all’anagafe l’artista è registrata come Stefani Joanne Angelina Germanotta ndr.), ma anche una storia personale purtroppo non semplice, fatta di pregiudizi, di bullismo e di violenza”.

“I sogni”, aggiunge Brandoni, “sono desideri non realizzati, solo chi ci crede veramente può trasformarli in realtà. Stefani ci ha creduto fino in fondo. Con la sua voce e la sua eccentricità ha conquistato ogni cuore. E ora brilla… come una stella”.

Reno Brandoni negli anni Ottanta ha collaborato con i più importanti chitarristi dell’epoca come Stefan Grossman, John Renbourn, Duck Baker, Dave Van Ronk. Nel 2000 ha fondato il sito web Fingerpicking.net, con cui ha pubblicato i metodi “Open Tuning Basics” e “Come suonare la chitarra Fingerpicking”, ha curato la collana “Classic” dedicata alla trascrizione dei manuali di chitarra classica in tablatura.

È ideatore della serie di chitarre per fingerpicking “Effedot” e ha fondato la rivista specializzata “Chitarra acustica”. Ha pubblicato i dischi: “Bluesando”, “Zingarom”, “Yelda”, “Anema e corde”, “Indifeso”. Per Edizioni Curci nella collana Curci Young in collaborazione con Fingerpicking ha pubblicato i racconti per ragazzi: “Il re del blues”, “La notte in cui inventarono il rock”, “Una classica serata jazz”, “Filastrocche per sentirsi grandi”, “L’ultimo viaggio di Billie”. Per la collana “Le ruzzole” ha pubblicato “Il ladro di colli” e “Il polpo Pippo”.

 
Brandoni, il racconto di molti autori che si trovano a parlare di vicende di bullismo tradisce una sofferenza che nasce da un vissuto personale. Anche per lei è così?

In parte sì, però credo che sia importante fare una considerazione: tutte le volte che mi trovo a portare in giro questa storia, mi è facile raccogliere tra chi mi ascolta un riscontro o una testimonianza di esperienze analoghe. In tanti abbiamo vissuto delle difficoltà legate a un aspetto di noi che viene rifiutato dal contesto in cui si vive. Fortunatamente, c’è chi riesce a fare di quella diversità un valore aggiunto.

Nel suo caso?

Beh, io sono mancino e vengo da un’epoca in cui i mancini venivano visti con sospetto. Ho imparato a suonare la chitarra senza invertire le corde o cambiare posizione, come se fossi un destro. In fase di apprendimento si può, ma crescendo ho avuto modo di confrontare la mia storia con quella di grandi chitarristi che in passato hanno fatto i conti con i pregiudizi contro il mancinismo.

Un esempio su tutti Jimi Hendrix

Il suo stile è incredibile, i suoi accordi hanno delle posizioni originali proprio perché, talvolta, si trovava a cambiare il lato con cui imbracciare la chitarra per nascondere il fatto di essere mancino. Non bisogna dimenticare che negli anni Cinquanta il mancinismo in America veniva “curato” anche con l’elettroshock. La sua storia ha ispirato un mio libro illustrato, “La notte in cui inventarono il rock” in cui, anziché concentrarci sulla parte “psichedelica” della sua storia, si parla delle sue mani, prima oggetto di scherno, ma poi capaci di cambiare il mondo.

Più volte si è trovato a usare rock, blues e jazz come pretesto per raccontare pregiudizi e contraddizioni

La storia della musica contemporanea ci consegna esempi di musicisti che, pur avendo vissuto pochi anni, hanno lasciato un segno in tal senso. Penso a Robert Johnson e al racconto “Il re del blues”. Cantautore e chitarrista statunitense, anche lui come Hendrix – e come diverse altre rockstar – è morto a 27 anni. Considerato tra i padri del blues, è stato anche un artista circondato da un tenebroso alone di leggenda. Si narra che per diventare bravo e famoso abbia venduto la sua anima. Scrisse solo 29 canzoni, ma molti sono convinti che da qualche parte si nasconda la trentesima, la più bella. Anche la sua fine è un enigma: nessuno sa realmente cosa gli sia accaduto. La sua storia fa i conti con razzismo e schiavitù nei campi di cotone. Però ho voluto inserire nella vicenda un amore di quelli che ti lasciano il segno, magari costringendoti ad abbandonare il successo declinato in soldi, relazioni e 29 canzoni, per scriverne un’ultima dedicandola alla donna che non si riesce a dimenticare.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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