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Musica

Primitive Mule, in arrivo il nuovo “Mister Sister”

Federico Falcone

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“Mister Sister” è il nuovo album dei Primitive Mule in uscita il prossimo venerdì 22 gennaio 2021 via Jetglow Recordings.

“Mister Sister” racchiude un concept profondo e attuale: la fallacia del concetto di etichetta, di categorizzazione entro schemi predefiniti e socialmente accettati. Gli schemi, le etichette e le categorie -e il conseguente senso di appartenenza che comportano- vengono messe in discussione già dal titolo. “Mister Sister” è un modo immediato per sottolineare come all’interno di una stessa persona possano esserci tantissime sfaccettature: si può essere contemporaneamente uomo e donna, bianco e nero, bene e male.

“Mister Sister” è un elogio all’identità mutevole, fatta di più dimensioni: per ciò le canzoni che compongono questo lavoro sono eclettiche, molto differenti le une dalle altre, frutto di diverse fonti di ispirazioni e di caratteri diversi. Un album in cui abbiamo fatto maturare l’istintività e l’energia primitiva dei nostri brani, come per ottenere un distillato. Ci siamo presi il tempo necessario per studiarne a lungo i suoni e ogni dettaglio che ci venisse in mente a livello di composizione, arrangiamento e mixaggio” commenta la band.  

Man On the Street” è il primo singolo già estratto dal nuovo lavoro in studio: il brano racchiude una riflessione sulla società attuale manipolata e assorbita da chi, meschinamente, occulta la verità nella stupidità e la veicola attraverso chi ha poco giudizio critico. Così l’uomo si fa promotore del nonsense, a volte anche di quello più estremo.

Nove i brani che formano “MISTER SISTER” e che scavano intorno al tema centrale, ognuno con un proprio peso e un proprio messaggio preciso: “I nostri testi parlano di quello che succede nelle nostre vite, nel bene e nel male, dei nostri pensieri, delle nostre paure. Siamo coscienti delle incertezze e insicurezze di quest’epoca, dei grandi mutamenti che ci lasciano disorientati. Ma sappiamo anche trovare la forza per affrontare tutto ciò. Perché non esiste altro modo per vivere la vita che dedicarle tutte le energie che abbiamo, anche nei momenti di difficoltà” afferma la band.

PRIMITIVE MULE propongono un sound potente, abrasivo e pungente, ma anche ricercato ed elegante. Una sperimentazione che vede suoni ruvidi e analogici incontrare le intenzioni moderne e l’attualità dei messaggi veicolati. Come spiega la band, “ad ogni traccia è stato cucito addosso il vestito sonoro che più la rappresenta e con il produttore Cristopher Bacco abbiamo perfezionato senso e forma di ciascun brano. Abbiamo usato un Hammond degli anni 60’, un amplificatore Farfisa vintage, una chitarra degli anni 50’ e sperimentato decine di effetti, fuzz, filtri e distorsioni, per trovare per ogni traccia il suono perfetto. La sfida è stata dare un’impronta riconoscibile a livello di sound, rispettando le sfumature di ogni brano”.

MISTER SISTER” è stato prodotto, registrato e mixato da Cristopher Bacco presso Studio 2 di Padova. Il mastering è a cura di Andrea De Bernardi (Eleven Mastering). Testi e musica sono dei PRIMITIVE MULE. Hanno contribuito all’album: Cristopher Bacco (Tastiere e synth su Burn My Fear e Downtown), Filippo Ferrara (Farfisa su ‘Your Wife Rates Your Dick 2 Stars’).

L’artwork dell’album è opera di Milo Mussoni e Andrea Gessa, e nasce da un lavoro di collage, in cui un personaggio misterioso e dai contorni vaghi cammina per strada. In quest’uomo vive e si dimena un’anima che lotta per uscire dai contorni fisici del corpo e della razionalità. 

“È proprio l’attrito tra pensiero e istinto, tra vibrazione energica e realismo fisico, che abbiamo voluto rappresentare con un tratto materico crudo, imperfetto e continuo, rosso e sinuoso che fa da filo conduttore all’intera opera legando copertina, inner sleeve e disco” precisa la band.

Tracklist

  1. Tonight Is A Good Night
  2. Man On The Street
  3. Grace’s Skin Smell
  4. Downtown
  5. Frenzy Bomb
  6. Your Wife Rates Your Dick 2 Stars
  7. Burn My Fear
  8. Three Little Fuckers
  9. Don’t Follow Me

Primitive Mule:
Milo Mussini – voce, chitarra
Michele Tenca – voce, batteria
Francesco Tolin – chitarra
Andrea Gessa – basso

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Waiting on a War, il brano dei Foo Fighters per guardare oltre la paura

Redazione

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Sulla scia di No Son of Mine, i Foo Fighters aggiungono un altro tassello di “Medicine at Midnight” , con il nuovo singolo Waiting on a War, già disponibile in digitale e da venerdì 22 gennaio in rotazione radiofonica.

Il nuovo album “Medicine At Midnight”,  in pre-order qui uscirà il prossimo 5 febbraio in diverse versioni: digitale, CD e vinile.

Prodotto da Greg Kurstin e dai Foo Fighters, registrato da Darrell Thorp e mixato da Mark “Spike” Stent, “Medicine At Midnight” racchiude in 37 minuti 9 tracce.

Si tratta del decimo disco della band che quest’anno ha festeggiato 25 anni di carriera costellata da dozzine di Grammy, numerosi premi, riconoscimenti e concerti in tutto il mondo. 

In netto contrasto con la dichiarazione «final f*ck you to 2020» che accompagnava “No Son of Mine”, “Waiting on a War” è invece una maestosa opera melodica con un crescendo continuo che esplode nel finale.

Dave Grohl ha raccontato il personale aneddoto che l’ha ispirato per la canzone

“Da bambino, cresciuto nei sobborghi della capitale Washington, ho sempre avuto paura della guerra. Avevo incubi di missili nel cielo e di soldati nel cortile. Incubi molto probabilmente provocati dal clima di tensione politica dei primi anni Ottanta, così come dal fatto che vivevo a due passi dal Campidoglio. Ho passato la giovinezza sotto la nuovola oscura di un futuro senza speranza – commenta Grohl – Lo scorso autunno, mentre l’accompagnavo a scuola, mia figlia di 11 anni si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Papà, ci sarà una guerra?” Mi si è stretto il cuore mentre guardavo i suoi occhi innocenti. Di fatto, mi sono reso conto che lei ora sta vivendo sotto quella stessa nuvola di un futuro senza speranza. La stessa mia percezione di 40 anni fa.”

Proprio quel giorno ho scritto “Waiting On a War”. Ogni giorno ti aspetti che il cielo cada. Cosa c’è di più di questo? Cosa c’è oltre questa attesa? Ho bisogno di guardare oltre. Tutti ne abbiamo bisogno. Ho scritto questa canzone per mia figlia Harper che merita un futuro, proprio come ogni bambino.”

Tracklist “Medicine At Midnight”

  1. Making a Fire
  2. Shame Shame
  3. Cloudspotter
  4. Waiting on a War
  5. Medicine at Midnight
  6. No Son of Mine
  7. Holding Poison
  8. Chasing Birds
  9. Love Dies Young

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Attualità

Jon Schaffer in stato di fermo dopo l’assedio al Campidoglio

Redazione

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Alla fine è successo: il chitarrista degli Iced Earth, Jon Schaffer si è costituito ieri alle autorità federali e al momento è in stato di fermo. Era ricercato dall’Fbi per aver partecipato all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Su di lui pendono ben 6 capi di accusa. Lo rende noto WishTv.

Al momento delle proteste, Schaffer è stato fotografato con un cappellino degli Oath Keepers, un’organizzazione anti-governativa di estrema destra composta da decine di migliaia di persone tra membri attuali o veterani delle forze armate, che si autodefiniscono come “difensori della Costituzione degli Stati Uniti” e rifiutano di rispondere agli ordini se da loro considerati in violazione della stessa.

Non è comunque la prima volta che il leader degli Iced Earth ha partecipato ad una manifestazione pro Trump. Già il 15 novembre in una sfilata il vocalist avrebbe rilasciato pesanti dichiarazioni alla giornalista del Die Welt Carolina Drüten (link qui per maggiori info).

L’immagine di Jon Schaffer ha creato molto scalpore all’interno della community metal mondiale. Molti sono i fan che hanno manifestato il loro sdegno sul profilo Instagram dell’artista.

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Musica

Phil Spector muore in carcere per complicanze legate al Covid

Redazione

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Phil Spector, uno dei più famosi produttori della storia della musica rock, è morto per complicanze legate al Covid: lo riferisce il sito Tmz, citando fonti informate. Spector, che aveva 80 anni, stava scontando una condanna che prevedeva da un minimo di 19 anni fino all’ergastolo per l’assassinio di Lara Clarkson.

Produsse il suo primo successo quando era ancora al liceo, ‘To Know Him is to Love Him’, e legò il suo nome a brani classici come ‘Be my baby’, ‘Unchained melody’, fino a partecipare alla produzione di ‘Let it Be’ dei Beatles.

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