Parole & Suoni: Salinger, King e l’omicidio di John Lennon

“I’m sure the large part of me is Holden Caulfield, who is the main person in the book. The small part of me must be the Devil.”

“Sono sicuro che una grossa parte di me è Holden Caulfield, che è il protagonista del libro. Una piccola parte di me deve essere il diavolo”.
(Mark David Chapman)

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Cinque colpi di pistola esplosi, quattro dei quali andati a segno. L’8 dicembre 1980, Mark David Chapman si era appostato davanti all’entrata della residenza di John Lennon, il palazzo The Dakota in Central Park a Manhattan. Quando il musicista uscì di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece firmare un autografo sulla copertina di Double Fantasy, ultimo album di Lennon. Rimase in attesa sul posto per altre quattro ore.

Alle 22.52, vedendo Lennon rientrare insieme alla moglie Yoko Ono, lo chiamò e dunque gli esplose i cinque colpi. Non scappò dopo il delitto, aspettò con calma la polizia dopo aver lasciato la pistola sul marciapiede. Aveva con sé una copia de Il giovane Holden (The Catcher in the Rye) di J.D. Salinger.

Rimase impassibile sulla scena del crimine, tirò fuori la sua copia del libro e si mise a leggere fino all’arrivo della polizia. Il custode del Dakota Building gridò a Chapman: “Lo sai che cosa hai fatto?”, al che Chapman rispose con lucida freddezza: “Sì, ho appena sparato a John Lennon”.

Come riveleranno le indagini e le parole di Chapman poco dopo il fermo, il romanzo di J.D. Salinger aveva ossessionato l’assassino, che si identificativa pienamente in Holden Caulfield, l’adolescente irrequieto protagonista. Nel settembre del 2020, come riportato dalla BBC, dopo che per l’undicesima volta gli è stata negata la libertà condizionata, ha chiesto scusa alla vedova Yoko Ono a quarant’anni dall’omicidio dichiarando di averlo ucciso per avere fama e definendo il suo un atto “spregevole”.

L’aspetto curioso è legato al libro che spunta in altre sparatorie, tra cui l’attentato al presidente Ronald Reagan da parte di John Hinckley Jr., lo stalker di Jodie Foster. L’assassinio (sventato) del presidente avrebbe dovuto servire ad attirare la sua attenzione. Si mormora che anche il Giovane Holden fosse nella libreria di Lee Harvey Oswald, il cui nome è legato all’omicidio di Kennedy. Roba da complottisti. Mai quanto la storia messa in campo da Steve Lightfoot che tira in ballo addirittura Stephen King in persona come autore materiale dell’assassinio di Lennon.

Foto copertina: Credits

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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