Parole & Suoni, i Modena City Ramblers tra Irlanda e Sud America

Modena City Ramblers marquez

Se ogni città irlandese aveva i suoi City Ramblers, l’Italia trovò il modo di unire musicalmente i due tricolori attraverso le melodie emiliane dei Modena City Ramblers.

Nato nel 1991, il gruppo in questi primi 30 anni è stato un mix di punk, folk, rock. Nei loro brani ispirati dalle tradizioni popolari si scorgono sicuramente i Pogues. Ma è nei loro testi che si ritrovano le esperienze di vita di chi li ha scritti. E soprattutto di chi li ha ispirati.

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Testi pregni di amore, di lotte, di vita. Donne, vagabondi, pub, alcol, viaggi. Venti dell’Ovest e schiuma del mare. Soprattutto quello che bagna la loro amata Irlanda.

La terra in perenne lotta con la corona inglese però, nel terzo album “Terra e libertà”, ha lasciato relativamente il passo ad un’altra parte del mondo. Quei luoghi caldi, così diversi dall’isola nel Mare del Nord ma in fondo molto simili.

Dove la gente, davanti ad un buon bicchiere, si apre. Magari non sempre whisky. Non una birra scura. Probabilmente un mezcal. Ma il fine è lo stesso.

É il Sud America. Quello narrato da Gabriel García Marquez. Quello vissuto da alcuni componenti dei Modena City Ramblers nei loro viaggi in Argentina, in Messico e a Cuba.

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In questo album del 1997 si parla di Ernesto Guevara. Il futuro “Che” e il suo viaggio in moto nel Sud America sono i protagonisti di “Transamerika”. Una presa di coscienza della situazione degli indigeni. Ciò che alimentò la sua fiamma di rivolta. E qui le melodie dei MCR sono introdotte dalle parole di Luis Sepulveda. Lo scrittore cileno famoso soprattutto per “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”.

La rivoluzione sognata e cercata da Guevara ha note folk con i Modena City Ramblers.

In “Terra e libertà” la musica d’Irlanda incontra il Sud America anche e soprattutto nell’ispirazione tratta da “Cent’anni di solitudine” di Marquez. In particolare nel brano “Remedios la bella”.

Il personaggio che fece perdere la testa ad Aureliano Buendìa è proprio una di quelle donne che si incontrano nelle strade polverose del Centro e Sud America. Con una capacità di attrarre pur senza ghirigori, senza atteggiamenti provocatori. Qualcosa che agli uomini fa perdere la testa. Bella e misteriosa. E poi scomparsa. Come un angelo.

“E i suoi occhi di brace e i capelli d’argento
Illuminavano la notte antillante
L’ indovino diceva che Remedios la bella
Era un dono mandato dal cielo”.

Il tutto con melodie che richiamano qualche cerimonia celtica. Qualcosa inerente sempre alle isole britanniche. Parole sudamericane. Musiche nordeuropee.

Ma tutto l’album dei Modena City Ramblers è così. Un continuo legame tra queste due terre così lontane ma in fondo così simili. Alla continua ricerca della propria autonomia. Della rivoluzione. Da Bobby Sands a Zapata passando per il subcomandante Marcos.

“Cent’anni di solitudine” è il centro di “Terra e libertà”. Gran parte dei personaggi di cui parlano i brani hanno i nomi del romanzo di Marquez.

Come in “Macondo express” con riferimento ai Buendìa protagonisti dell’opera e soprattutto alla città immaginaria di Macondo fondata proprio da questa famiglia. Per non contare i richiami ai treni e al ghiaccio rintracciabili nel romanzo del 1967.

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Il disco ha anche riferimenti all’Africa e al popolo dei Saharawi così come all’est europeo con “Marcia Balcanica”.

E ancora il brano omonimo del romanzo marqueziano. Dove tutto il tema di fondo, quello dell’essenza dell’America latina, viene a galla in tutta la sua forza. Quella dei suoi abitanti che ogni giorno lottano per migliorare la loro terra.

E hai già perso troppi amici
In questa guerra
Hai preso parte a trentadue rivoluzioni
E trentadue rivoluzioni le hai perdute
Tienes que esperar”.

L’album si chiude con “L’amore ai tempi del caos”. Un chiaro riferimento al romanzo di Marquez “L’amore ai tempi del colera”. Canzone romantica dalle melodie tipiche della patchanka celtica.

“Pioveva forte la fuori,
lei mi ha raccolto e mi ha presa per mano.
“E’ arrivato il tempo” mi ha detto dolce,
mi ha asciugato e mi ha offerto riparo”
.

Qui è una donna a prendere per mano i Modena City Ramblers. A differenza di quanto accade ne “In un giorno di pioggia”. Qui è l’Irlanda ad essere l’amata. É lei che “in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
Mi hai preso per mano portandomi via”
.

Insomma un continuo viaggio tra Irlanda e Sud America. A cavallo di scrittori come Marquez, Sepulveda e Paco Ignatio Taibo II.

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Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti