“Parole di Baustelle”: esegesi autoriale su testi ricchi di influenze intellettuali

In un’attualità dominata dalla musica “trap”, figlia di un sintetizzatore e di una voce in falsetto, emoziona poter tornare indietro con le lancette della storia ai primi anni duemila e alla sfida cantautoriale italiana in modalità rock dei Baustelle; gruppo indie-rock originario di Abbadia di Montepulciano, dalle sonorità ibride e i testi intellettualmente ricchi di riferimenti storico-politici, artistici e letterari.

Ed è proprio di questo che tratta Parole di Baustelle di David Marte, che con professionalità e lirismo commenta i testi degli album: La malavita, Amen, I mistici dell’occidente.

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La sua non è mera esegesi, ma una vera e propria raccolta di tutti i materiali dedicati al gruppo: una riflessione accurata e una ricerca delle influenze musicali tra i più grandi cantautori pop del passato – De Andrè, Serge Gainsbourg e i Beatles – e molti altri.

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“Ha il pregio di riassumere in una sola parola [La Malavita] il senso di tutti i pezzi, che parlano praticamente sempre di lotta quotidiana con la vita e della crisi dell’uomo occidentale, crisi che non possiamo più far finta di ignorare”.

“Volevamo sottolineare questo senso di bruttezza, volgarità, ma anche di profondo vuoto che spesso affligge la società intorno a noi. Al male di vivere abbiamo, in modo ironico, voluto abbinare l’immaginario gangster, malavitoso appunto, ma l’ironia serve a veicolare e alleggerire una tematica in realtà molto seria e preoccupante”.

Ci sono molti riferimenti cinematografici: il cinema noir francese, il cinema poliziesco italiano con le sue splendide colonne sonore di cui siamo grandi fan.

Marte ricostruisce accuratamente l’epifania dei testi e racconta come un successo ha preso forma, spesso dai ricordi autobiografici del frontman e cantautore Francesco Bianconi, che non nega le influenze cinematografiche nei suoi testi.

“All’inizio abbiamo scelto le canzoni che ci piacevano di più, ne avevamo una ventina, e poi ci siamo accorti che avevano questo carattere un po’ da film”.

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