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“Pandemic Portraits”: quando la bellezza di uno sguardo oltrepassa la mascherina

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All Rights Reserved To Tommaso Della Dora

“Pandemic Portraits” è il nuovo progetto fotografico di Tommaso Della Dora. L’intento è quello di documentare, attraverso degli scatti essenziali in bianco e nero, la bellezza degli occhi delle persone. L’uso della mascherina impone di guardare proprio gli occhi e di carpire da essi le emozioni in grado di trasmettere un tipo di bellezza che ne esce comunque vincente.

Educatore e fotografo fanese, Tommaso si è dedicato nel 2017 ad un altro reportage fotografico degno di nota: “Quando la terra trema”, volto a documentare le disastrose conseguenze del terremoto di Amatrice di cui si è malauguratamente trovato spettatore. Il progetto è nato da una necessità incombente di raccontare facendo parlare le immagini, il mezzo più sintetico per catturare tutto ciò che aveva devastato la bellezza dei borghi maggiormente colpiti.

Ciò che unisce i due progetti è l’esigenza di dare voce ad una bellezza dimenticata o nascosta tramite degli scatti semplici e diretti, attraverso i quali cogliere la potenza evocativa della realtà circostante.

Si riporta, di seguito, l’intervista.  

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Ciao Tommaso e benvenuto su The Walk Of Fame. Parliamo del tuo nuovo progetto fotografico “Pandemic Portraits”. Com’è nato e quali sono le sue finalità?

Mi piacerebbe trasformare questo progetto in un libro. Quando avrò finito con le cinquanta foto che mi sono prefissato per completare il reportage, manderò un questionario a tutte le persone ritratte che riguarderà com’è stato vissuto il lockdown, cos’ha comportato, i momenti più difficili e i lati positivi che per qualcuno ci saranno stati nonostante la situazione disastrosa. Il progetto è nato dal desiderio che avevo di riprendere con la fotografia di ritratto, abbandonata da qualche anno, affiancato al voler raccontare qualcosa di questo momento storico. Il pensiero che ho avuto è stato quello di provare a raccontare qualcosa attraverso gli occhi delle persone perché sono l’unica parte anatomica che parla e che rimane scoperta dalla mascherina. Mi è venuta quindi l’idea di scattare queste semplici fotografie, senza la necessità di utilizzare chissà quali effetti speciali per impressionare.

Quindi si tratta di un intento dichiaratamente documentaristico?

Esattamente, anche il bianco e nero ha questa funzione documentaristica perché è un effetto che storicizza. Parliamo di un preciso momento storico e il mio bianco e nero deve storicizzare immediatamente quello che è successo.

Dai tuoi scatti, ti sei fatto un’idea di come la pandemia abbia influito sulle emozioni delle persone?

Per la maggior parte si è trattato di persone che conoscevo già ed è stato più semplice perché si è già abituati a guardarli negli occhi. Nel mio progetto c’è mio padre, ci sono le mie zie, il mio migliore amico. Le persone che ho più vicino ci sono tutte. Cogliere le emozioni di uno sguardo fermato in un frame di una persona che non conosco non è semplice e sarebbe un po’ tracotante. Per scelta, ho sempre impiegato cinque minuti a scattare le foto perché mi sono auto imposto delle regole. Lo scatto rapido ha un motivo ed è quello di non influenzare con chiacchiere precedenti il risultato degli scatti. L’obbiettivo è quello di cercare di cogliere il momento in cui io sono solo un oggetto dietro la macchina fotografica. Tutte le foto hanno la stessa apertura di diaframma e la stessa inquadratura. Ho creato un bianco e nero ad hoc per il progetto e ciò che cambia è solo la distanza dal soggetto.

Secondo te perché così tante persone hanno aderito all’iniziativa?

Per motivi molto pratici. Il primo è che molte persone si sentono protette dalla mascherina e ho l’impressione che buona parte del mondo sia sicura di avere occhi belli. Non conosco molte persone che vorrebbero nascondere i propri occhi. Conosco persone che hanno problemi col proprio naso, con la propria bocca o mento. La mascherina protegge, mostra solo gli occhi e sono tutti molto felici di farsi fotografare. Inoltre, essendo un fotografo conosciuto a Fano (e non solo), conosco molte persone che non si pongono alcun tipo di problema a farsi fotografare da me. Qualcuno avrà anche voluto lasciare la sua impronta in questo progetto fotografico che ha un senso non vorrei dire sociale, ma documentaristico sicuramente.

In che modo quest’epidemia può avere inciso sulle varie forme d’arte visiva e, in particolare, sulla fotografia?

Sulla fotografia professionale ha inciso come un terremoto, così come sulle altre forme d’arte perché l’arte e la cultura sono uscite da questa pandemia completamente devastate. Si è giocato un po’ tutto. Basti pensare ad eventi come matrimoni, battesimi, cresime che per qualche mese saranno rinviati o annullati. Per la fotografia è drammatico. A livello artistico non ho idea di cosa possa comportare perché è talmente tutto nuovo. Viviamo in un mondo che cambia ogni cinque ore. Sono sicuro che usciranno lavori bellissimi su questo disastro. Di recente, ad esempio, mi è capitato di vedere un reportage sulla Val Seriana, strepitoso quanto straziante.

Saresti interessato ad un eventuale prosieguo del progetto per documentare il post pandemia?

Non escludo di farlo. Non sapendo però dove porterà questa cosa, adesso non avrei idea di come pensare un “Pandemic Portraits 2.0”.

Il tuo primo progetto “sociale” risale al 2017 con la pubblicazione di “Quando la terra trema”, puoi parlarcene?

“Quando la terra trema” è stato una necessità. Quando c’è stato il terremoto io ero a due passi e l’ho beccato in pieno. E’ stato un grosso trauma. Ho sentito l’esigenza di ostracizzare la mia paura attraverso le foto e di fare qualcosa per chi aveva realmente bisogno e non si era potuto fermare alla sola paura. Sei mesi dopo l’accaduto, ho iniziato a documentare il tutto, ho scattato foto ovunque e raccontato storie di tantissima gente. Sono riuscito a dare qualche aiuto alle persone e agli amici che avevo conosciuto. Percepivo la necessità fisica di aiutare e di fare qualcosa per loro perché sapevo che i riflettori si sarebbero spenti, nessuno ne avrebbe più parlato del terremoto di Amatrice. A quattro anni di distanza, ci sono paesini  abbandonati al terremoto del 2016-2017, posti che rischiamo di perdere per sempre. Mi è capitato di tornare in zona rossa, osservare il panorama che si apriva sui Sibillini e rimanere esterrefatto di fronte a tanta meraviglia. Ho sentito l’esigenza di dover documentare tutto ciò che aveva stravolto una tale bellezza riducendola ad un grigio cumulo di polvere e macerie.

Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

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Né abusi né riti satanici: la sconcertante verità sui Diavoli della bassa modenese

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Dopo la recente uscita su Amazon Prime di “Veleno”, la docuserie basata sull’inchiesta del giornalista italiano Pablo Trincia sui “Diavoli della bassa modenese”, si è tornato a parlare assiduamente della macabra vicenda nata sul finire degli anni Novanta. Davide, a cui in “Veleno” gli fu attribuito il nome fittizio di Dario, “il bambino zero” è colui che diede il via alle indagini, a cui seguirono oltre quindici anni di processi.

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Dopo le dichiarazioni del bambino (all’epoca aveva sette anni), in breve tempo prese il via un vero e proprio effetto domino che vide coinvolti in totale sedici bambini, i quali furono allontanati dalle famiglie a causa di presunti maltrattamenti e violenze. A ventiquattro anni dall’inizio della vicenda Davide, ora trentunenne, torna a parlare. Sconcertanti sono le rivelazioni del ragazzo, considerando che a causa di quelle parole decine di persone videro andare in pezzi la propria vita e furono marchiati per sempre.

«Ricordo diversi colloqui anche di otto ore. Psicologa e assistenti sociali non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Mi dicevano che ero coraggioso». E ancora, «Né abusi né riti satanici, sedici bambini tolti ai genitori per le mie accuse inventate. Ora ho trovato il coraggio di dire la verità»

A quanto pare, una patologica paura dell’abbandono spinse Davide, già reduce da una situazione di disagio all’interno della famiglia d’origine a muovere le accuse, il quale oggi afferma «La psicologa e gli assistenti sociali mi martellavano fino a quando non dicevo quello che volevano sentirsi dire. Io avevo paura che, se non li avessi accontentati, sarei stato abbandonato dalla mia nuova famiglia, e così inventai».

Certamente, dopo le recenti affermazioni del ragazzo, la teoria basata su una possibile creazione di falsi ricordi nati nei minori a causa degli interrogatori pressanti degli psicologi, portata avanti da diversi esperti del settore che hanno analizzato i filmati del 1997-1998 inizia ad essere più di una teoria.

I “Diavoli della bassa modenese” vivevano, dunque solo nella mente di Davide e degli altri bambini coinvolti?

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Euro 2020, sport e musica per guardare oltre: esplosione di colori alla cerimonia inaugurale

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Il “Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini, il “Nessun dorma” di Giacomo Puccini, affidato alle corde vocali di Andrea Bocelli, ma anche performance virtuale di Martin Garrix con Bono e The Edge degli U2, che hanno realizzato “We Are The People” – inno ufficiale della rassegna. La cerimonia inaugurale di Euro2020 si propone come un’esplosione di suoni, colori e fuochi d’artificio.

Una festa in uno stadio Olimpico che ritrova il pubblico sugli spalti dopo un anno e mezzo di restrizioni, accessi contingentati e silenzio. L’occasione è la partita inaugurale del torneo continentale, in un giorno troppo importante non solo per gli appassionati di sport. Il calcio si ritrova comunque un collante fra persone che a lungo hanno visto la loro socialità ridotta.

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A creare un ponte tra presente e passato due simboli azzurri: i campioni del mondo Francesco Totti e Alessandro Nesta a rappresentare i due emisferi calcistici della capitale.

Poi i musicisti della banda della polizia e 6 cavalieri – in uniforme risorgimentale – a eseguire il brano il ‘Guglielmo Tell’. Spettacolare, poi, la coreografia con delle enormi palle sospese nell’aria a rappresentare le 24 squadre partecipanti a Euro2020 e le città ospitanti: Amsterdam, Baku, Bucarest, Budapest, Copenhagen, Glasgow, Londra, Monaco, Siviglia, San Pietroburgo, oltre a Roma.

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Poi è il momento di Bocelli, in grado di emozionare mentre i 24 palloncini si raggruppano in un unico grappolo, circondati da un’esplosione di effetti pirotecnici colorati ad occupare l’intera copertura dello stadio. In volo, dei ballerini acrobatici.

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A chiudere la cerimonia inaugurale l’inno “We Are The People” – messo in campo ma solo grazie ad effetti 3D a servizio della diretta televisiva per avvicinare i tifosi di tutto il mondo e far vivere loro le emozioni dell’Olimpico. Poi il momento degli inni, con le note inconfondibili che accompagnano le parole di Mameli. Un momento ancora più intenso se si pensa ai giorno in cui l’unico canto collettivo avveniva dai balconi.

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È morto Michele Merlo, il giovane cantante di “Amici”

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E’ morto nella tarda serata di ieri il cantante Michele Merlo, 28 anni, già concorrente di X Factor e di Amici. Come riportato dall’ANSA il ragazzo era ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna dopo essere stato colpito, nella notte tra giovedì e venerdì, da un’emorragia cerebrale scatenata da una leucemia fulminante e sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

Lo comunicano i consulenti della famiglia in una nota.  

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Le condizioni di Merlo, in arte Mike Bird, erano peggiorate nel corso delle ore. “Michele – ha fatto sapere ieri la famiglia in una nota – si sentiva male da giorni e mercoledì si era recato presso il pronto soccorso di un altro ospedale del bolognese che, probabilmente, scambiando i sintomi descritti per una diversa, banale forma virale, lo aveva rispedito a casa. Anche durante l’intervento richiesto al Pronto soccorso, nella serata di giovedì, pare che lì per lì non fosse subito chiara la gravità della situazione”. La famiglia Merlo ha anche voluto “smentire categoricamente quanto alcuni disinformati scrivono sui social: Michele non è stato in nessun modo vaccinato contro il Covid. Michele è stato colpito da una severa forma di leucemia fulminante con successiva emorragia cerebrale”. Fan e colleghi, da Emma Marrone a Francesco Facchinetti a Ermal Meta, da Federico Rossi (del duo Benji & Fede) a Aka7even, concorrente dell’ultima edizione di Amici, allo stesso programma di Maria De Filippi, hanno invaso nelle scorse ore i social di messaggi di affetto, incoraggiamento e solidarietà. 

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