Connect with us

Attualità

Né abusi né riti satanici: la sconcertante verità sui Diavoli della bassa modenese

Published

on

Dopo la recente uscita su Amazon Prime di “Veleno”, la docuserie basata sull’inchiesta del giornalista italiano Pablo Trincia sui “Diavoli della bassa modenese”, si è tornato a parlare assiduamente della macabra vicenda nata sul finire degli anni Novanta. Davide, a cui in “Veleno” gli fu attribuito il nome fittizio di Dario, “il bambino zero” è colui che diede il via alle indagini, a cui seguirono oltre quindici anni di processi.

Leggi anche: “Lupin, la seconda stagione della serie Netflix delude le attese”

MyZona

Dopo le dichiarazioni del bambino (all’epoca aveva sette anni), in breve tempo prese il via un vero e proprio effetto domino che vide coinvolti in totale sedici bambini, i quali furono allontanati dalle famiglie a causa di presunti maltrattamenti e violenze. A ventiquattro anni dall’inizio della vicenda Davide, ora trentunenne, torna a parlare. Sconcertanti sono le rivelazioni del ragazzo, considerando che a causa di quelle parole decine di persone videro andare in pezzi la propria vita e furono marchiati per sempre.

«Ricordo diversi colloqui anche di otto ore. Psicologa e assistenti sociali non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Mi dicevano che ero coraggioso». E ancora, «Né abusi né riti satanici, sedici bambini tolti ai genitori per le mie accuse inventate. Ora ho trovato il coraggio di dire la verità»

A quanto pare, una patologica paura dell’abbandono spinse Davide, già reduce da una situazione di disagio all’interno della famiglia d’origine a muovere le accuse, il quale oggi afferma «La psicologa e gli assistenti sociali mi martellavano fino a quando non dicevo quello che volevano sentirsi dire. Io avevo paura che, se non li avessi accontentati, sarei stato abbandonato dalla mia nuova famiglia, e così inventai».

Certamente, dopo le recenti affermazioni del ragazzo, la teoria basata su una possibile creazione di falsi ricordi nati nei minori a causa degli interrogatori pressanti degli psicologi, portata avanti da diversi esperti del settore che hanno analizzato i filmati del 1997-1998 inizia ad essere più di una teoria.

I “Diavoli della bassa modenese” vivevano, dunque solo nella mente di Davide e degli altri bambini coinvolti?

Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aurea onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

Attualità

Tokyo 2020: su il sipario con “Moving Forward”, l’arte di guardare attraverso le ferite

Published

on

Tokyo

Moving forward, non poteva esserci altro titolo alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici Tokyo 2020. Una cerimonia in una città che non ha avuto paura di mostrare le ferite di un tempo difficile come quello che stiamo vivendo, con condizioni che avevano messo in forse, per il secondo anno di fila, anche la possibilità di effettuare i giochi stessi. Ferite da far rimarginare, crepe, frammenti da rimettere insieme. Non sono i giapponesi a insegnarci l’arte del kintsugi?

Un minuto di silenzio con tutti i presenti (pochi per la verità) in piedi, comprese l’imperatore Naruhito e il presidente del Cio, Thomas Bach, è stato osservato allo stadio Olimpico in conclusione della parte iniziale della cerimonia di apertura, quando è stata ricordata la pandemia – con personaggi vestiti di bianco, medici, infermieri, pazienti – e i suoi momenti più drammatici.

MyZona

Una sequenza di immagini di cui le mascherine hanno fatto tristemente parte integrante e non solo come dispositivi di protezione. Sempre nelle battute iniziali, è stata la volta dei tapis roulant, delle cyclette e delle spin-bike in dotazione di alcuni figuranti comparsi nel buio. Strumenti di allenamento individuale, a sottolineare i tanti mesi di isolamento, con delle luci a segnare delle connessioni: come a scandire attraverso immagini un altro slogan di questo tempo: “Distanti ma uniti”.

Lo speaker ha dunque invitato tutti ad alzarsi per onorare la memoria delle vittime. In precedenza, erano state mostrate alcune immagini del lockdown in tutto il mondo, tra le quali quelle di una piazza Duomo di Milano completamente vuota.

Leggi anche: Le prime Olimpiadi della storia

Come da tradizione, la delegazione della Grecia è stata la prima a sfilare nella cerimonia di apertura di Tokyo 2020, con i portabandiera e gli altri con la mascherina. Subito dopo gli atleti del Team dei Rifugiati. L’Italia Team è poi entrata dopo nello stadio Olimpico di Tokyo  sfilando nella cerimonia di apertura dei Giochi della 32/a Olimpiade moderna. In testa i portabandiera Jessica Rossi ed Elia Viviani. Gli azzurri hanno vestito la tuta bianca con un sol levante tricolore davanti, e quasi tutti hanno sventolato una piccola bandiera biancorossoverde. Le divise, firmate Armani, non sono state esenti da ironia sui social: “Sembrano dei Teletubbies bianchi” ha scritto qualcuno: “Rebus olimpico: perché c’è una pizza tricolore sulla pancia?”. In realtà, almeno nelle intenzioni dello stilista, i toni della divisa avrebbero dovuto richiamare alla purezza dello sport. E bisogna contare che le giacche sono tutte realizzate facendo ricorso a materiali ecosostenibili (poliestere tricot shiny riciclato) e personalizzate pure con la stampa delle prime parole dell’inno nazionale.

Leggi anche: La storia dei Giochi moderni

I primi Giochi in ‘bolla’ ostentano comunque numeri in grande stile: oltre 200 paesi, 306 gare in programma per 42 discipline, con alcune new entry: surf, arrampicata, karate e skate, novità volute dal Cio per fidelizzare il pubblico più giovane. Emozione poi al passaggio di Paola Egonu scelta tra le persone che hanno accompagnato la bandiera olimpica: “Sono molto onorata per l’incarico che mi è stato dato”, ha commentato alla vigilia.

Continue Reading

Attualità

Green Pass per cinema e teatri dal 5 agosto e ancora stop alle discoteche: il nuovo decreto

Published

on

Il consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid. Un documento che, come anticipato, contiene una serie di misure che riguardano i settori dello spettacolo e dell’intrattenimento.

Arriva l’obbligo di Green Pass per cinema e teatri, ma aumenta il numero di spettatori ammessi ad assistervi, sia al chiuso che all’aperto. In zona gialla si entrerà a cinema e teatro con Green Pass, mascherina e distanziamento, ma gli spettatori potranno salire all’aperto dagli attuali 1000 fino a un massimo di 2500 e al chiuso da 500 a 1000. Mentre in zona bianca, dove ora sono fissati limiti di capienza, viene fissato un tetto all’aperto di 5mila persone e al chiuso di 2500 persone. Le discoteche resteranno chiuse così come è precluso qualsiasi spettacolo in cui non si può garantire adeguato distanziamento del pubblico, con posti definiti.

MyZona

Dunque, gli spettacoli aperti al pubblico, anche all’aperto, saranno accessibili solo con posti a sedere pre-assegnati e a condizione che sia assicurato il distanziamento (oltre che muniti di Green Pass). Una situazione ben diversa rispetto alla Francia, dove molte più attività all’aperto sono consentite col pass sanitario anche senza distanziamento.

Leggi anche: Clapton potrebbe rinunciare agli show con Green Pass

Questi gli altri parametri introdotti: lo stato d’emergenza per il Covid dovrebbe essere prorogato fino al 31 dicembre 2021.

Il Green Pass dal 5 agosto servirà anche per accedere ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti. Il certificato verde – spiegano fonti governative – non sarà invece necessario per consumare al bancone, anche se al chiuso.

Leggi anche: Green Pass, la situazione in Francia

Terapie intensive al 20% e al 30% per le aree mediche per diventare arancioni e rispettivamente al 30 e al 40% per entrare in zona rossa. Mentre per entrare in zona gialla sarà sufficiente il 10% di occupazione delle terapie intensive e il 15% di ricoveri. Proteste nella notte a Torino.

Continue Reading

Attualità

Green Pass: concerti, discoteche e grandi eventi – i possibili scenari

Published

on

Foto: Nicolas LB on Unsplash

Mentre sono in fase di discussione le nuove regole per la ridefinizione delle aree di rischio nel nostro Paese, si fanno strada una serie di proposte volte a utilizzare il Green Pass per scongiurare chiusure al di fuori della zona bianca. Questo, di fatto il criterio proposto dalle Regioni, nella bozza inviata al governo.

Il decreto Covid, in fase di stesura, potrebbe – analogamente a quanto successo in Francia – permettere il via libera a discoteche e grandi eventi (pensiamo a concerti con un numero importante di spettatori), limitando però l’accesso ai possessori di pass sanitario in grado di provare la doppia dose di vaccino.

MyZona

Al momento, i casi in cui il Green Pass è obbligatorio sono piuttosto limitati. Nell’arco di qualche settimana, però, potrebbe essere richiesto per ristoranti e locali al chiuso al di fuori della zona bianca.

Leggi anche: A ballare col Green Pass, tutte le proposte

Sempre su richiesta delle Regioni, c’è la possibilità di ridurre il numero delle zone, da 4 a 3, per all’assegnazione dei profili di rischio (i cosiddetti colori). Si parla anche della flessibilità nella valutazione dei parametri nelle piccole Regioni, così come l’idea di considerare il numero dei vaccinati nelle Regioni.

Si propone quota 150 tamponi ogni 100mila abitanti come numero minimo di test ogni giorno e, soprattutto, di non scendere al di sotto della soglia del 15% e 20% di occupazione massima dei posti letto in terapia intensiva e reparti ordinari (il 5% inizialmente proposto di posti occupati in terapia intensiva rasenterebbe il ridicolo).

Il Green Pass potrebbe essere richiesto per consentire spostamenti in entrata o uscita dai territori ricadenti in zona arancione o rossa. Così come per l’accesso ad alcune prestazioni sanitarie, anche in affiancamento ai pazienti. Fiere, convegni, congressi e concorsi pubblici rientrano in questo tipo di elenco.

Quello che riguarda concerti, spettacoli e proiezioni risiede in questo elenco, dove a fare le differenze saranno le linee guida.

Foto: Nicolas LB on Unsplash

Continue Reading

In evidenza