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Attualità

Matera omaggia Piero Angela con il premio alla carriera. Celebrato l’impegno nella divulgazione scientifica

Federico Falcone

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Matera, capitale europea della Cultura 2019, è pronta a riaccendere i riflettori su  I Sassi d’Oro, appuntamento giunto alla sua quarta edizione, che premia mestieri e professionalità del cinema in una cornice unica al mondo.

Nel cuore del centro storico della città dei Sassi, il 4 ottobre Monica Maggioni condurrà la serata di premiazione, assegnando i celebri “I Sassi d’Oro” a personalità del cinema e della tv che si dono distinti per l’eccellenza nella loro professione. 

Ad attribuirli, una giuria composta, tra gli altri, da Irene Bignardi, giornalista e critica cinematografica, l’attrice Roberta Mattei, il Presidente di Gattinoni e Presidente della Sezione Tessile e Moda di Unindustria Stefano Dominella, il giornalista e scrittore del Sole 24 Ore Damiano La Terza, il regista Carlo Fumo.

Tra i premi assegnati, spicca l’omaggio alla carriera a Piero Angela per il suo impegno alla divulgazione scientifica, culturale e televisiva, che lo riceverà proprio nella città della Cultura 2019.

Ancora top secret la lista ufficiale degli altri premiati ma a “Casa Cava”, uno splendido anfiteatro all’interno dei Sassi patrimonio dell’UNESCO, sono attesi: Paola MinaccioniGiorgio Tirabassi, il regista Roberto CenciLudovica Nasti (giovane rivelazione della serie TV L’amica geniale), Giampaolo Letta AD di Medusa , Marco Belardi AD di Lotus Production, Luca Abete di Striscia la notizia.  Madrina di questa edizione sarà l’attrice Roberta Giarrusso.

Il 3 ottobre alle 19.30, come evento speciale che anticipa la premiazione del giorno dopo, lo storico cinema Il Piccolo di Matera ospiterà la proiezione del film Il Grande Salto diretto ed interpretato da Giorgio Tirabassi che, insieme alla protagonista Roberta Mattei, saluterà la città ed incontrerà il pubblico.

Non mancherà il consueto appuntamento con i giovani con Laboratori, workshop, residenze artistiche.Per finire le novità di quest’anno I Sassi d’Oro inizierà la prima fase di Internazionalizzazione consegnando un premio speciale  a New York il 19 novembre all’interno del Festival Italian Movie Awards.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Attualità

“Pandemic Portraits”: quando la bellezza di uno sguardo oltrepassa la mascherina

Sophia Melfi

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All Rights Reserved To Tommaso Della Dora

“Pandemic Portraits” è il nuovo progetto fotografico di Tommaso Della Dora. L’intento è quello di documentare, attraverso degli scatti essenziali in bianco e nero, la bellezza degli occhi delle persone. L’uso della mascherina impone di guardare proprio gli occhi e di carpire da essi le emozioni in grado di trasmettere un tipo di bellezza che ne esce comunque vincente.

Educatore e fotografo fanese, Tommaso si è dedicato nel 2017 ad un altro reportage fotografico degno di nota: “Quando la terra trema”, volto a documentare le disastrose conseguenze del terremoto di Amatrice di cui si è malauguratamente trovato spettatore. Il progetto è nato da una necessità incombente di raccontare facendo parlare le immagini, il mezzo più sintetico per catturare tutto ciò che aveva devastato la bellezza dei borghi maggiormente colpiti.

Ciò che unisce i due progetti è l’esigenza di dare voce ad una bellezza dimenticata o nascosta tramite degli scatti semplici e diretti, attraverso i quali cogliere la potenza evocativa della realtà circostante.

Si riporta, di seguito, l’intervista.  

Ciao Tommaso e benvenuto su The Walk Of Fame. Parliamo del tuo nuovo progetto fotografico “Pandemic Portraits”. Com’è nato e quali sono le sue finalità?

Mi piacerebbe trasformare questo progetto in un libro. Quando avrò finito con le cinquanta foto che mi sono prefissato per completare il reportage, manderò un questionario a tutte le persone ritratte che riguarderà com’è stato vissuto il lockdown, cos’ha comportato, i momenti più difficili e i lati positivi che per qualcuno ci saranno stati nonostante la situazione disastrosa. Il progetto è nato dal desiderio che avevo di riprendere con la fotografia di ritratto, abbandonata da qualche anno, affiancato al voler raccontare qualcosa di questo momento storico. Il pensiero che ho avuto è stato quello di provare a raccontare qualcosa attraverso gli occhi delle persone perché sono l’unica parte anatomica che parla e che rimane scoperta dalla mascherina. Mi è venuta quindi l’idea di scattare queste semplici fotografie, senza la necessità di utilizzare chissà quali effetti speciali per impressionare.

Quindi si tratta di un intento dichiaratamente documentaristico?

Esattamente, anche il bianco e nero ha questa funzione documentaristica perché è un effetto che storicizza. Parliamo di un preciso momento storico e il mio bianco e nero deve storicizzare immediatamente quello che è successo.

Dai tuoi scatti, ti sei fatto un’idea di come la pandemia abbia influito sulle emozioni delle persone?

Per la maggior parte si è trattato di persone che conoscevo già ed è stato più semplice perché si è già abituati a guardarli negli occhi. Nel mio progetto c’è mio padre, ci sono le mie zie, il mio migliore amico. Le persone che ho più vicino ci sono tutte. Cogliere le emozioni di uno sguardo fermato in un frame di una persona che non conosco non è semplice e sarebbe un po’ tracotante. Per scelta, ho sempre impiegato cinque minuti a scattare le foto perché mi sono auto imposto delle regole. Lo scatto rapido ha un motivo ed è quello di non influenzare con chiacchiere precedenti il risultato degli scatti. L’obbiettivo è quello di cercare di cogliere il momento in cui io sono solo un oggetto dietro la macchina fotografica. Tutte le foto hanno la stessa apertura di diaframma e la stessa inquadratura. Ho creato un bianco e nero ad hoc per il progetto e ciò che cambia è solo la distanza dal soggetto.

Secondo te perché così tante persone hanno aderito all’iniziativa?

Per motivi molto pratici. Il primo è che molte persone si sentono protette dalla mascherina e ho l’impressione che buona parte del mondo sia sicura di avere occhi belli. Non conosco molte persone che vorrebbero nascondere i propri occhi. Conosco persone che hanno problemi col proprio naso, con la propria bocca o mento. La mascherina protegge, mostra solo gli occhi e sono tutti molto felici di farsi fotografare. Inoltre, essendo un fotografo conosciuto a Fano (e non solo), conosco molte persone che non si pongono alcun tipo di problema a farsi fotografare da me. Qualcuno avrà anche voluto lasciare la sua impronta in questo progetto fotografico che ha un senso non vorrei dire sociale, ma documentaristico sicuramente.

In che modo quest’epidemia può avere inciso sulle varie forme d’arte visiva e, in particolare, sulla fotografia?

Sulla fotografia professionale ha inciso come un terremoto, così come sulle altre forme d’arte perché l’arte e la cultura sono uscite da questa pandemia completamente devastate. Si è giocato un po’ tutto. Basti pensare ad eventi come matrimoni, battesimi, cresime che per qualche mese saranno rinviati o annullati. Per la fotografia è drammatico. A livello artistico non ho idea di cosa possa comportare perché è talmente tutto nuovo. Viviamo in un mondo che cambia ogni cinque ore. Sono sicuro che usciranno lavori bellissimi su questo disastro. Di recente, ad esempio, mi è capitato di vedere un reportage sulla Val Seriana, strepitoso quanto straziante.

Saresti interessato ad un eventuale prosieguo del progetto per documentare il post pandemia?

Non escludo di farlo. Non sapendo però dove porterà questa cosa, adesso non avrei idea di come pensare un “Pandemic Portraits 2.0”.

Il tuo primo progetto “sociale” risale al 2017 con la pubblicazione di “Quando la terra trema”, puoi parlarcene?

“Quando la terra trema” è stato una necessità. Quando c’è stato il terremoto io ero a due passi e l’ho beccato in pieno. E’ stato un grosso trauma. Ho sentito l’esigenza di ostracizzare la mia paura attraverso le foto e di fare qualcosa per chi aveva realmente bisogno e non si era potuto fermare alla sola paura. Sei mesi dopo l’accaduto, ho iniziato a documentare il tutto, ho scattato foto ovunque e raccontato storie di tantissima gente. Sono riuscito a dare qualche aiuto alle persone e agli amici che avevo conosciuto. Percepivo la necessità fisica di aiutare e di fare qualcosa per loro perché sapevo che i riflettori si sarebbero spenti, nessuno ne avrebbe più parlato del terremoto di Amatrice. A quattro anni di distanza, ci sono paesini  abbandonati al terremoto del 2016-2017, posti che rischiamo di perdere per sempre. Mi è capitato di tornare in zona rossa, osservare il panorama che si apriva sui Sibillini e rimanere esterrefatto di fronte a tanta meraviglia. Ho sentito l’esigenza di dover documentare tutto ciò che aveva stravolto una tale bellezza riducendola ad un grigio cumulo di polvere e macerie.

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Attualità

La Scuola in Tv, un percorso didattico nel palinsesto Rai

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 Continua il viaggio di “La Scuola in Tv – Istruzione degli adulti”. La trasmissione in onda su Rai Scuola (canale 146) dal lunedì al venerdì alle 11 e, in replica, alle 16 e alle 21.

Un percorso didattico di 30 puntate organizzato su quattro assi culturali: matematico, storico-sociale, scientifico-tecnologico, linguistico (italiano e lingue straniere). Ventidue lezioni, una per ciascuna delle competenze previste dai percorsi di istruzione per gli adulti di primo livello, più altre 8 di approfondimento.

Le 30 puntate sono rivolte agli adulti iscritti ai Centri provinciali di istruzione per adulti (Cpia) che sono quasi 230mila, di cui più di 13mila i detenuti che studiano nelle sezioni carcerarie. A tenere le video-lezioni per gli adulti saranno docenti dei 130 Cpia presenti in Italia. Insegnanti che conoscono bene gli studenti e le loro necessità.

Ci siamo anche noi, con una lezione in inglese su "Travel tips – consigli di viaggio" in onda a giugno

Pubblicato da Fabio IUliano su Giovedì 28 maggio 2020

“La Scuola in Tv – Istruzione degli adulti”, va ad aggiungersi alla programmazione speciale messa in campo dal ministero dell’Istruzione e dalla Rai in occasione della sospensione delle lezioni a scuola a seguito dell’emergenza sanitaria. Ogni giorno, su diversi canali televisivi, viene proposta un’offerta dedicata alle diverse fasce d’età: dai più piccoli fino agli studenti che devono affrontare gli Esami di Stato del secondo ciclo. I contenuti didattici saranno poi disponibili su RaiPlay.

Anche l’Abruzzo è protagonista. Il dirigente scolastico del Cpia L’Aquila Claudia Scipioni ha accolto favorevolmente l’iniziativa e il professor Fabio Iuliano, venerdì 3 luglio, terrà una lezione in lingua inglese alle 11.

Il Cpia L’Aquila ha le sue sedi associate ad Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro (dal 1° settembre) e nel capoluogo.

Per informazioni www.cpialaquila.it.

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Attualità

La nuova frontiera della musica live: un’ipotesi dal Missouri

Sophia Melfi

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Dal prossimo 4 maggio, in Missouri, sarà permesso lo svolgimento di eventi come matrimoni, lauree, concerti e funerali rigorosamente in open space.

Il governatore Mike Parson ha infatti dichiarato che, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, potranno avere luogo eventi pubblici che salveranno tutti quei settori ad oggi messi in ginocchio dalla pandemia.

Divieto di assembramento e rispetto del distanziamento sociale saranno tuttavia le parole d’ordine che dovranno presiedere ad ogni tipo manifestazione.

Un’altra proposta, già messa in atto in Danimarca, é quella del drive in : un’ipotetica soluzione per valorizzare luoghi straordinari e assistere a concerti e spettacoli che non potrebbero tenersi in circostanze di sicurezza.

Non si tratta di un’utopia, ma di un progetto già sperimentato in Danimarca, Norvegia e Germania, a cui hanno aderito diversi comuni italiani e che guarda in maniera concreta alla necessità di un intrattenimento live e ai suoi benefici.

Queste iniziative testimoniamo come sia essenziale salvaguardare il nostro patrimonio con speranza e positività.

In fondo, l’arte, la musica e la cultura ci hanno intrattenuto sostenendoci durante i periodi più bui. Perché non tutelarle e tutelarci ancora?

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