Mascherine, finalmente stop all’obbligo in cinema e teatri

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Da prossimo 15 giugno le mascherine non saranno più obbligatorie per seguire gli spettacoli al chiuso: nessun obbligo nei cinema e nei teatri, ma neanche nelle sale da concerto, neo palazzetti dello sport, nei locali di intrattenimento e che fanno musica dal vivo. Permane, tuttavia, l’obbligo a scuola anche nelle sessioni di esame. Questo nonostante gli appelli anche dei garanti dei minori. Quasi come ci fosse un accanimento sulle generazioni più giovani.

“Oggi ci sono più di 32 gradi”, aveva detto qualche settimana fa il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, “lo stesso bambino che in quinta elementare è costretto, dalla follia ideologica del ministro Speranza, a indossare una mascherina, poi uscendo da scuola, andando in palestra, al cinema o in pizzeria non è obbligato”.

“Ho chiesto più volte al ministro, da numerosi mesi, di fornirmi le motivazioni scientifiche di questa scelta, visto che lui fa sempre riferimento a sedicenti motivazioni scientifiche. E uno dei suoi più alti dirigenti, il dottor Rezza, ha confessato che non ve ne sono”.

“La stessa comunità scientifica è divisa”, ha proseguito Sasso, “e c’è chi dice che una mascherina con 30 gradi fuori e magari 40 gradi in classe, visto che le aule non sono dotate di impianti di condizionamento dell’aria, diventa la culla naturale di germi e di batteri”.

Quindi il sottosegretario ha ribadito più volte la sua proposta “di togliere la mascherina quando si è seduti al banco e metterla quando ci si sposta. D’altra parte, il ministro Speranza sa benissimo che noi parlamentari, quando siamo a Montecitorio, quando interveniamo possiamo toglierci la mascherina. Lo sa bene anche lo stesso presidente Draghi. Si tratta di una disposizione di buon senso. Se poi qualcuno preferisce la paura o, peggio, Dio non voglia, il controllo sociale sin dalla tenera età, allora io mi scaglierò sempre contro perché non è una motivazione scientifica, ma squisitamente politica. E io non ci sto”

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.