Marco Cavallaro e la voglia di tornare sul palcoscenico: l’intervista all’attore e autore teatrale

Autore e attore teatrale classe 1976, Marco Cavallaro aprirà e presenterà la nuova entusiasmante stagione 2021 – 2022 del “Teatro de’ Servi” di Roma con uno spettacolo evento sabato 25 e domenica 26 settembre. L’attore ci ha gentilmente concesso un’intervista telefonica.

Che cosa si aspetta dal ritorno sul palcoscenico dopo questi mesi di stop altalenanti?

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Prima di tutto non possiamo parlare di un vero e proprio ritorno fino a quando non ci saranno le regole diverse da quelle che ci sono tuttora, però vogliamo dare questo messaggio: noi ci siamo, nonostante tutto noi siamo presenti e pronti a regalarvi qualche ora di spensieratezza e di svago. Ma anche qualche ora per riflettere e pensare perché anche il teatro è cultura. E l’Italia ha bisogno principalmente di recuperare la cultura che negli ultimi due anni è venuta proprio a mancare.

Lei aprirà la nuova stagione del Teatro deServi di Roma. Ci racconta il suo spettacolo?

Sarà uno spettacolo un po’ diverso: farò un one-man show particolare in cui racconterò la nuova stagione del “Teatro de’ Servi” che si appresta ad arrivare con tantissimi appuntamenti. Tutto ruota intorno alla voglia di tornare su un palcoscenico ma il messaggio più importante è l’aspettare il pubblico. Perché adesso la sfida sarà far tornare la gente sulle poltrone dopo due anni di attesa. Sarà una sfida perché c’è ancora tanta paura, nonostante il teatro sia uno dei luoghi più sicuri: ti controllano la temperatura, non puoi entrare se non sei vaccinato, se non hai il green pass o il tampone effettuato entro le 48 ore precedenti. Quindi è per forza un posto sicuro. Ma nonostante questo abbiamo il 25-30% di capienza disponibile.

Come possono piccole realtà come il Teatro de Servisopravvivere con la capienza di posti in sala limitata?

Ma infatti, purtroppo, non credo che questa stagione possa giungere al termine se non cambieranno le cose. Perché il problema non è solo la sopravvivenza del teatro in sé, ma anche quella delle compagnie teatrali. Un esempio: io sono andato in scena proprio al “Teatro de’ Servi” ad aprile con una commedia che ha debuttato al 55° Festival di Borgio Verezzi con grande successo, ma con le attuali norme non posso permettermi di replicarla.

Perché i costi sono talmente alti che non conviene a nessuno, sarebbe una perdita sia a livello imprenditoriale per me sia per il teatro. Fare dei debiti credo che sia la cosa peggiore che si possa fare in questo momento. Però la nuova stagione del “Teatro de’ Servi” è ricca: ci sono tante compagnie, tanti professionisti ad altissimo livello che stanno cercando di riscommettere su questo ritorno.

Ci auguriamo che il pubblico possa affollare le sale e che le istituzioni aiutino in qualche modo proprio tangibile. Non parlo di avere finanziamenti o soldi, parlo di farci tornare ad una vera attività. Io viaggio in treno per lavoro e vedo che i treni sono pieni, così come gli aerei, gli autobus, le metro. Adesso anche le scuole hanno riaperto con la didattica in presenza al 100%. Quindi non vedo perché il teatro dovrebbe essere il luogo di contagio maggiore. Ma magari la ragione non sarà nemmeno questa, penso più che in realtà non ci considerino, che ci vedano come l’ultima ruota del carro.

Adesso dico una cosa abbastanza cattiva: nonostante Franceschini abbia chiesto a gran voce di riaprire al 100% con green pass e mascherina obbligatori, dai piani alti Speranza e Draghi hanno stabilito di rinviare la decisione al 1° ottobre. A questo punto mi viene da pensare che Speranza e Draghi non siano mai andati a teatro in vita loro, per cui non capiscono che dentro c’è gente che lavora, che c’è un indotto economico anche per lo Stato. Noi però siamo qua, ci proviamo e il 25 e 26 settembre aspettiamo le persone che possono entrare nel teatro. Vi aspettiamo con i sorrisi nascosti dietro la mascherina, sperando di sentirli anche in versione audio e vi racconteremo la nuova stagione a suon di risate… si spera!

Nel suo tour sono previsti ben 7 spettacoli diversi. In base a che cosa decide quale spettacolo portare per una serata?

In realtà la gran parte degli spettacoli che hai visto nella mia tournée (ancora su carta) sono tutti dei recuperi: si tratta di tutti gli spettacoli che erano programmati in questi ultimi due anni ma non sono stati fatti e si sono accavallati l’uno sull’altro. Infatti la tournée della mia nuova commedia sarà relegata in due mesi e non in cinque come di solito faccio, perché non c’è lo spazio.

Perché bisogna recuperare “Se devi dire una bugia, dilla grossa” – uno spettacolo enorme che ha ancora un’ottantina di date da fare – e “That’s amore” – una commedia che ha superato le 230 repliche e continua a macinare record su record. E poi non sono stato mica fermo in questo periodo! Ho un cassetto pieno di cose che ho scritto e voglio testarle tutte. Quindi in base a cosa scelgo? In base a quello che sento, in base anche alle possibilità economiche dato che mi anche produco. E poi cerco di capire anche il mood del momento andando in contro al pubblico, che è sovrano: il pubblico è quello che decide tutto e che ci tiene in vita.

Come nascono i suoi spettacoli? Da che cosa trae ispirazione?

Aaah domanda da un milione di dollari! Non ne ho la più pallida idea. Siccome sono sempre curioso, vedo tanti film, leggo libri, vado a molte mostre, magari lì c’è un particolare, una frase, un’immagine, un suono che penetra nella mia mente. Così nasce un’idea, la coltivo, la faccio rielaborare dal cervello e da lì parto. Poi mentre scrivo prende magari altre direzioni rispetto all’idea di partenza. Fondamentalmente io sono specializzato nella commedia: tendo a scrivere commedie che però abbiano un loro significato.

Ma attenzione: i significati e i messaggi che si vogliono dare non vanno imposti, ma messi lì. Poi ognuno è libero di raccoglierli, di capirli o meno oppure di pensare solo a divertirsi e basta. L’imposizione è un qualcosa che in qualsiasi campo non va bene, soprattutto in questo periodo in cui ne stiamo avendo tantissime – alcune logiche e giuste, altre un po’ meno logiche. Edoardo diceva: “Le commedie sono già scritte nelle stelle, basta alzare la mano e afferrarne una”. Io non sono ai livelli di Edoardo e neanche arrivo sulle stelle, mi accontento di vivere qui con i piedi per terra e raccontare noi. Di raccontare le persone.

di Sara Paneccasio

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