Magie e rituali della notte di San Giovanni: un ponte tra passato e presente

Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si festeggia la ricorrenza di San Giovanni Battista. Si tratta di una festività cristiana, ma con origini pagane. Nelle tradizioni del paganesimo questa celebrazione aveva lo scopo di dare più vigore al sole in quanto da quel giorno diventava man mano più debole perché le giornate si accorciavano fino a raggiungere il solstizio d’inverno. Ce ne vuole ancora, certo, per fortuna.

La gente festeggiava questo momento con l’accensione di fuochi che avevano una funzione purificatrice.  Ancora oggi sono rimaste vive svariate tradizioni per rivivere questa magia. Il cristianesimo fa cadere la nascita di questo santo sei mesi prima la nascita di Gesù, il 24 dicembre. Svariati riti lo ricordano. Si narra che alcune erbe raccolte dopo la pioggia, quindi ricche di rugiada, diventino prodigiose.

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Fra queste da menzionare è sicuramente l’iperico nota anche come scacciadiavoli o erba di San Giovanni che viene utilizzata per purificare, esorcizzare ed eliminare qualsivoglia influenza negativa. Durante il Medioevo era tradizione appenderne un mazzetto accanto a porte e finestre per avere l’effetto appena descritto. Ippocrate ( il padre della medicina) e Discordie (Botanico e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone) ritenevano che il nome di questo fiore significasse al di sopra, cioè immune alle apparizioni demoniache e alla magia nera.

In alcune zone europee le popolazioni intrecciavano corone di questi fiori e si facevano indossare durante le danze che si tenevano, appunto, intorno ai falò. Terminate le celebrazioni, venivano poi usate a mo’ di amuleti contro i fulmini posizionandole sui tetti. Per questa notte particolare veniva anche preparato un olio che era utilizzato per curare inestetismi della pelle come cicatrici. Ha anche proprietà antisettiche, emollienti e antinfiammatorie.

Da tener presente è senz’altro anche l’acqua di San Giovanni. Era ed è considerata un’acqua che veniva riempita di questi fiori  e altri tra cui lavanda e rosmarino che , secondo i rituali, avevano altre proprietà magiche, e veniva lasciata esposta tutta la notte all’esterno della dimora. Questo per far si che venissero imprigionate le essenze magiche stesse e la magia del solstizio. Il tutto veniva utilizzato poi per le abluzioni mattutine al fine di rendersi immuni da ogni tipo di incantesimo. Il rituale era composto da tre passaggi principali:

  1. Raccolta delle piante: conoscenza e rispetto
  2. Esposizione dell’acqua alla notte: abbandono e fiducia
  3. Bagno con l’acqua di San Giovanni: purezza e rinascita.

Si pensava che questa particolare miscela servisse anche per far ricrescere i capelli e favorire la fecondità.

La notte di San Giovanni era ed è tutt’oggi considerata propiziatoria per l’amore infatti si pensa che le ragazze nubili a partire dalla mezzanotte possano trovare facilmente un legame matrimoniale.  Nelle quattro province d’Abruzzo, terra di origine di chi scrive, ad esempio, come viene festeggiata questa particolare giornata? Le tradizioni variano di luogo in luogo. A Rivisondoli, ad esempio, nella sera della vigilia, le ragazze intrecciano con un nastro dei gambi d’ortica piegandoli da un lato.

Se la mattina successiva lo ritrovano dritto, voleva dire che lo sposo che avrebbero trovato, avrebbe rispecchiato i loro desideri in tutto e per tutto. A Campli, invece, i ragazzi organizzano fiorate alle finestre e porte delle loro fidanzate e amiche. Portano frutta marcia invece, a chi hanno in antipatia o se vogliono fare un dispetto.

A Roccaraso e Torricella Peligna, la tradizione consiste nel rotolarsi sull’erba bagnata di rugiada al fine di guarire dai dolori e dalle malattie della pelle. Se ci sono degli infermi o qualcuno impossibilitato per altri motivi ad uscire di casa, la rugiada viene raccolta in un lenzuolo che si applica poi sulla parte da guarire. Proseguendo possiamo trovare i rituali di Ortona e Celano.

Qui le ragazze avvolgono un cappello ad una delle più robuste canne che raccolgono e coloro che si lavano il viso con quell’acqua, diventeranno belle. Nella zona tra Castiglione e Casauria, ci si reca al fiume Pescara prima del sorgere del sole e poi si cingono fronte e fianchi con un tralcio di vitalba (pianta appartenente alla famiglia  Ranunculacea e diffusa in Europa e in Medio Oriente) per preservarsi dai dolori.

Ancora a Lanciano le ragazze si recano a Fossacesia e , prima che sorga il sole, si sciolgono i capelli e li lavano nell’acqua del mare per renderli lunghi, folti e belli. Altre ancora si recano presso Il tempio di San Giovanni in Venere. Una leggenda infatti narra che la regina Venere  andava per mare e a causa di una tempesta, la barca si stava perdendo. La donna, quindi, rivolgendosi a San Giovanni, lo pregò affinché fosse salva. Se avesse ottenuto la grazia, la regina gli avrebbe dedicato un tempio. E così fu. 

Questo giorno e le tradizioni che lo caratterizzano, hanno portato con sé , l’elaborazione di svariati modi di dire come San Giovanni non vuole inganni che si riferisce all’effige del Santo Patrono raffigurato sul fiorino, la moneta coniata a Firenze, dietro il Giglio, rendendo il protettore della città garante della lega metallica di cui è composta la moneta di cui è composta la moneta che doveva essere composta da  3,54 gr d’oro. Ricordiamo anche Per le guazze di San Giovanni si miete secondo il quale i contadini mietevano prima possibile i campi per non essere sorpresi dalla rugiada. 

Perfino uno dei più famosi cantanti dei nostri tempi, Vinicio Capossela , ha dedicato una sua canzone a questo santo , dal titolo “La notte di San Giovanni” che riassume magistralmente alcuni degli eventi narrati.

di Alessia Del Re

Foto Elisey Vavulin on Unsplash

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