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Macerie, lacrime e speranza: con “The Rising” Bruce Springsteen scaccia i fantasmi dell’11 settembre

Antonella Valente

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Can’t see nothin’ in front of me, can’t see nothin’ coming up behind
I make my way through this darkness, I can’t feel nothing but this chain that binds me

Lost track of how far I’ve gone, how far I’ve gone, how high I’ve climbed
On my back’s a sixty pound stone, on my shoulder a half mile line”

Diciannove anni. Tanto è passato dagli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York. Da quell’11 settembre 2001 il mondo non è stato più lo stesso. Un fatto epocale, in grado di dare una brusca sterzata al nostro modo di vivere e pensare, condizionandoci e costringendoci a rivedere le linee guide del nostro stile di vita. Analogamente a quanto stiamo vivendo in questi mesi con l’emergenza sanitaria da coronavirus. Corsi e ricorsi storici, momenti di rottura col passato, equilibri instabili che emergono e fragilità che richiedono ben più di una semplice cura per essere superate.

Come on up for the rising, come on up, lay your hands in mine
Come on up for the rising, come on up for the rising tonight

Bruce Springsteen, “The Boss”, l’anima, il cuore e la voce della working class a stelle e strisce. Il teenager che ha costruito il suo sogno di gloria sulle macerie dell’American Dream, che ha urlato le ingiustizie sociali quando gli effetti del boom economico riempivano i rotocalchi, che ha scavato nella depressione per affrontare il proprio successo. Lui, come molti altri artisti statunitensi, ha cantato la tragedia delle Twin Towers. Lui, come pochi altri, ha lasciato il segno.

Left the house this morning, bells ringing filled the air
Wearin’ the cross of my calling, on wheels of fire I come rollin’ down here

Come on up for the rising, come on up, lay your hands in mine
Come on up for the rising, come on up for the rising tonight

L’11 settembre 2001, per i cittadini americani, non è più un giorno come un altro. Non può esserlo, nonostante gli sforzi di metabolizzare l’accaduto e i tentativi – spesso vani – di voltare pagina per ritrovare quell’armonia che sembra essere sparita. Non potrebbe essere altrimenti, la ferita è ancora troppo profonda per pensare che smetta di sanguinare. Quel dolore, quell’angoscia, quel senso di vuoto sono perfettamente descritti in “The Rising“, singolo che Springsteen ha realizzato pochi mesi dopo l’accaduto.

Spirits above and behind me, faces gone black, eyes burnin’ bright
May their precious blood forever bind me, lord as I stand before your fiery light

Il brano, contenuto nell’omonimo album del 2002, non solo è manifeso dello sgomento e della rabbia del popolo statunitense ma esterna anche tutto lo spirito che lo anima e che, se vogliamo, lo contraddistingue: la capacità di reagire, “come individi e come popolo“, esattamente come canta Springsteen. La voglia di riscatto, la necessità di rialzarsi e di ricostruire il futuro dalle macerie del passato. “The Rising” è una canzone dedicata alle vittime degli attacchi terroristici organizzati da Al Qaida. Un omaggio a chi quel giorno è morto, è rimasto ferito o l’ha scampata per miracolo. Ma non tutte le ferite sono evidenti.

“I see you Mary in the garden, in the garden of a thousand sighs
There’s holy pictures of our children, dancin’ in a sky filled with light
May I feel your arms around me, may I feel your blood mix with mine
A dream of life comes to me, ike a catfish dancin’ on the end of the line”

Qualcuno, erroneamente, afferma che per comprendere fino in fondo la portata dell’evento e degli effetti a esso connessi bisogna essere statunitensi. Non è così. L’11 settembre del 2001 sono morte molte delle nostre sicurezze. Assorbire il colpo è stato possibile, metabolizzarne le conseguenze non ancora. Non per la vita di tutti i giorni e non per “i cittadini del mondo”. Con “The Rising” il Boss canta la speranza, il coraggio, la tenacia. Contrasta l’idea di fallimento e mette da parte lo spauracchio della sconfitta.

Sky of blackness and sorrow (a dream of life), sky of love, sky of tears (a dream of life)
Sky of glory and sadness (a dream of life), sky of mercy, sky of fear (a dream of life)
Sky of memory and shadow (a dream of life), uour burnin’ wind fills my arms tonight
Sky of longing and emptiness (a dream of life), sky of fullness, sky of blessed life (a dream of life)

Il brano di Bruce Springsteen è una pietra miliare nella storia artistica post 11 settembre. Rileggere il suo testo, riportato tra le righe di questo articolo, è sempre un colpo a quell’intimità, a quel vortice di emozioni e suggestioni che le immagini del crollo delle due torri, simbolo del cuore economico della Grande Mela, rievocano in noi.

“Come on up for the rising, come on up, lay your hands in mine
Come on up for the rising, come on up for the rising tonight”

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Bring Me The Horizon: pubblicano il nuovo ep e annunciano il prossimo tour

La band ha anche annunciato il tour nelle arene, che avrà inizio il 21 settembre 2021 a Glasgow

redazione

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E’ uscito “Post Human: Survival Horror” (RCA Records/Sony Music), nuovo ep dei Bring Me The Horizon. Senza mai smettere di spingersi oltre le loro barriere creative, anche durante il lockdown, i Bring Me The Horizon hanno realizzato un lavoro che ad oggi è tra i loro progetti musicali più eccitanti, originali e complessi.

Le prime due tracce estratte dall’ep, “Parasite Eve” e il più recente brano “Obey” realizzato insieme al loro conterraneo inglese Yungblud, hanno ricevuto un grande riscontro dalla critica e dal pubblico, con oltre 115 milioni di stream combinati audio e video. Altri featuring presenti nell’ep sono le Babymetal, le Nova Twins e Amy Lee degli Evanescence.

Questa la tracklist di “Post Human: Survival Horror”:

1.           Dear Diary

2.           Parasite Eve

3.           Teardrops

4.           Obey with YUNGBLUD

5.           Itch For The Cure (When Will We Be Free?)

6.           Kingslayer ft. BABYMETAL

7.           1×1 feat. Nova Twins

8.           Ludens

9.           One Day The Only Butterflies Left Will Be In Your Chest As You March Towards Your Death feat. Amy Lee

La band ha anche annunciato il tour nelle arene, che avrà inizio il 21 settembre 2021 a Glasgow.  Queste tutte le date nel Regno Unito: 21 settembre – Glasgow, The SSE Hydro; 22 settembre Cardiff, Motorpoint Arena; 24 settembre – Sheffield, FlyDSA Arena; 25 settembre – Birmingham, Utilita Arena; 26 settembre – London, The O2 Arena.

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Global Village, Rockin’1000 raduna 2.500 musicisti per il più grande stage virtuale di tutti i tempi

Fabio Iuliano

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Un virtual concert da record: oltre 2.500 musicisti, provenienti da 5 continenti diversi, 80 paesi e 250 città. Ecco Rockin’1000 Global Gig, organizzato a Dubai in collaborazione con Global Village in collaborazione con Arn (Arabian Radio Network) per celebrare l’apertura della 25esima stagione del Global Village, la principale destinazione multiculturale dedicata alle famiglie, dove scoprire le culture di tutto il mondo attraverso il cibo, lo shopping e l’intrattenimento.

Rockin’1000 ha messo in campo una formazione di tutto rispetto: 986 chitarristi, 447 batteristi, 361 bassisti, 94 tastieristi, 598 cantanti, 54 fiati tra tromboni, trombe e sax. Tutte le tracce sono state registrate da casa.

Il repertorio individuato per Rockin’1000 Global Gig prevede quattro cover classificate tra le più grandi canzoni rock di tutti i tempi: “What a Wonderful World” nella versione punk di Joey Ramone, “Rockin ‘All Over the World” degli Status Quo, “You Get What You Give” dei New Radicals e infine “We Will Rock You” dei Queen.

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“Vent’anni”: i Maneskin si mettono a nudo nel nuovo singolo

redazione

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E’ previsto per domani il ritorno della band italiana più irriverente e provocatoria che ha conquistato le classifiche negli ultimi anni. “Vent’anni” è il nuovo singolo dei Måneskin.

La band, ospite della web serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, ha presentato in anteprima il singolo con una performance live nell’ineguagliabile scenario dei palazzi imperiali sul Palatino, un’esibizione senza pubblico in uno dei luoghi più iconici al mondo. A distanza di due anni dall’album di debutto “Il ballo della vita”, doppio disco di platino, i Måneskin ritornano sulla scena in grande stile con un brano diretto e introspettivo che dà il via a una nuova fase del gruppo.

Scritta dai Måneskin e prodotta con Fabrizio Ferraguzzo, “Vent’anni” è una rock ballad cruda e contemporanea scritta in forma di lettera aperta in cui si intrecciano i pensieri di Damiano con quelli del suo alter ego più maturo, dando vita a un dialogo che vuole incoraggiare i ventenni spesso già disillusi sotto il peso dei giudizi e delle incertezze sul futuro.

“Ho scritto quello che io stesso avrei voluto sentirmi dire da qualcuno più adulto ora che ho vent’anni” racconta il cantante. Parole rivolte ai coetanei, ma che fanno ricordare anche a chi ventenne non lo è più quanto “farà male il dubbio di non essere nessuno”, quanto a quell’età faccia paura, ma allo stesso tempo sia naturale sbagliare, spinti dal desiderio di fare qualcosa di grande perché “sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri”.

“Vent’anni” è una canzone che il gruppo dedica alla propria generazione, un messaggio carico di libertà e di voglia di lasciare il segno. Ad accompagnare l’uscita del brano, il fotografo Oliviero Toscani firma la campagna di lancio ritraendo la band con un’immagine che vuole essere un messaggio forte, senza filtri: liberarsi dalle sovrastrutture ed essere autentici, se stessi, senza veli inutili. 

“Libertà non vuol dire essere liberi di fare ciò che si vuole. – riflette Oliviero Toscani – Io, per esempio, mi sento libero quando sono incatenato a un progetto, perché in quel momento mi libero di tutti i miei complessi e limiti. Ecco per me essere libero è liberarsi dei complessi, non aver paura di sbagliare, di ricominciare, vuol dire di essere libero di rimettere tutto in discussione.” 

Un appello lanciato con la canzone che vuole arrivare dritto al pubblico, in particolare alla Generazione Z cresciuta a pane e social dove l’apparenza, l’essere quello che non si è e l’hating sono spesso fonte di grande ansia. Dove si sente l’impossibilità di vivere un amore liberamente seguendo le proprie inclinazioni per colpa di stereotipi e pregiudizi.

Iniziando a esibirsi live da giovanissimi nelle strade di Roma, i Måneskin con la loro straordinaria carica hanno velocemente conquistato il pubblico, spazzando via stereotipi di genere, mescolando influenze e stili in un mix originalissimo e unico, arrivando a collezionare con il primo tour 67 date sold out in Italia e in Europa, oltre a 14 dischi di platino e 5 dischi d’oro.

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