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Luca Di Nicola ricorda l’amico Fabrizio Frizzi a due anni dalla scomparsa e svela un aneddoto: una canzone scritta per Alex Baroni

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Era il 3 dicembre del 1990 e a mezzogiorno, dallo studio 1 del glorioso centro di produzione Tv di via Teulada a Roma, andava in onda la prima attesissima puntata del nuovo programma del daytime di raiudue: “I Fatti Vostri”. A condurre la trasmissione, diretta dal regista deus ex machina Michele Guardì, Fabrizio Frizzi. Un cast di tutto rispetto, interviste a personaggi famosi, gli immancabili giochi telefonici (sdoganati dalla Rai solo qualche anno prima, nel fortunatissimo programma della Carrà “Pronto…Raffaella?”), momenti musicali con il duo molto in voga in quegli anni, “Antonio e Marcello” e poi il giornalista, il barista, il venditore e la ‘gente comune’.

Nelle idee degli autori, con in testa Guardì, il programma doveva riprodurre infatti efficacemente, ma semplicemente una classica piazza italiana a metà mattina. A fare da contorno ai protagonisti della trasmissione, le comparse e i figuranti che si suddividevano tra ‘generici’ e ‘speciali’. A quel tempo, studente della facoltà di Giurisprudenza a ‘La Sapienza’, vivevo a Roma e, lezioni e studio del diritto permettendo, la mia seconda casa erano proprio quegli studi televisivi: i mitici studi di via Teulada in cui da bimbo ero convinto che abitasse la tv e nei quali in effetti, la televisione aveva mosso i primi importanti passi qualche decennio prima.

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Le prove della trasmissione furono estenuanti. Guardì, straordinario autore anzitutto e attentissimo regista, costringeva tutti (protagonisti e figuranti), a fare prove su prove. Raidue, dopo il grande successo del longevo programma di Gianfranco Funari, che sul secondo canale Rai era stato per anni principe incontrastato di quella fascia oraria, non poteva permettersi un flop. La conduzione, non a caso, era stata affidata a quel ragazzone buono e dalla risata trascinante che, per i suoi modi garbati e gentili, aveva già condotto fra alti e bassi, tanti programmi. E’ lì che conobbi Fabrizio Frizzi instaurando una grande e sincera amicizia che si è mantenuta fino alla fine terrena del ‘Frizzolone’ nazionale. In molti, nelle ultime settimane, a due anni dalla scomparsa di questo gigante del tubo catodico, hanno ricordato la bonomia, il garbo, l’affabilità e la spensieratezza di Frizzi.

In una televisione sempre più ‘spenta’ a causa del Coronavirus, tranne rare eccezioni, il sorriso e la gentilezza del conduttore sarebbero stati d’aiuto per sollevare un po’ lo spirito delle persone costrette tra le mura domestiche per evitare qualsiasi tipo di contagio. Il suo entrare nelle case degli italiani in punta di piedi, avrebbe avvolto di calore umano i telespettatori bombardati, da settimane, da notizie di certo non incoraggianti. E’ in questo momento in particolare, che va ricordato un uomo come lui per la sua cifra umana e per la sua generosità: lui che aveva anche donato il midollo osseo ad una persona che ne aveva bisogno.

Fabrizio era simpatico, divertente, umano e caro. Nella prima puntata de ‘I Fatti Vostri’, non lo dimenticherò mai, intervistando uno degli ospiti esclamò: “la generosità è un dovere imprescindibile per ogni uomo corretto”. Le giornate, negli studi Rai, volavano davvero. La diretta al mattino, il pranzetto frugale nel bar interno della famosa sede televisiva e poi le prove della trasmissione del giorno dopo. Fabrizio e io eravamo sempre insieme. Voleva che lo seguissi ovunque perché sapeva quanto amassi quel mestiere, ma soprattutto sapeva benissimo quali fossero le mie aspirazioni e non mi negava mai ne consigli, ne attenzioni.

“Tu sei bravissimo e molto portato”, mi ripeteva affettuosamente con la sua manona appoggiata fraternamente sulla mia spalla “e devi crederci”. Quei consigli, quelle frasi e quelle affettuose rassicurazioni, nella testa di un ventenne che proveniva dalla provincia e che gironzolava sognante negli studi Rai, erano già più di un ‘telegatto alla carriera’. A proposito di carriera, Fabrizio Frizzi nel suo onorevole percorso televisivo, ha condotto più di 70 programmi, ma lo show per cui viene ricordato di più è sicuramente “Miss Italia”. Frizzi infatti, è stato il padrone di casa del concorso di bellezza per sedici edizioni: dal 1988 al 2002 e dal 2011 al 2012. Anche questo ci ha legato moltissimo: seguiva attentamente ed affettuosamente, seppur da lontano, le mie scorribande regionali tra le avvenenti miss che

ambivano alla corona della più bella del reame. Indimenticabili tuttavia, i suoi esordi in tv con alcuni programmi per ragazzi come “Il barattolo”, “Tandem”, “Pane e marmellata” (condotto con Rita Dalla Chiesa che sposerà qualche anno dopo), e i varietà del sabato sera di raiuno quali: “Europa Europa” e “Scommettiamo che…” fino al pre-serale “L’eredità” che ha condotto fin quando le forze glielo hanno permesso, dopo la staffetta con l’amico di sempre Carlo Conti. Nei momenti più bui (nei quali, ad onor del vero, sembrava che mamma Rai assumesse nei suoi riguardi più le sembianze di una ‘matrigna’), Frizzi non si era mai tirato indietro, annoverando altri tipi di esperienze.

E’ stato concorrente di “Ballando con le stelle” e della gara musical canora di “Tale e quale show”, ma fu anche doppiatore: inconfondibile la sua voce che ha animato il cowboy Woody di “Toy Story”. Impossibile inoltre, non ricordare quanto si sia speso in prima persona in campo con la solidarietà, prima con “Telethon” e poi con “La partita del cuore”. E poi tanti, tantissimi premi e riconoscimenti ovunque in Italia. Mi rende ancora particolarmente felice, a distanza di otto anni, l’averlo avuto ospite d’onore al Festival di Avezzano.

Era il 2012 e insieme ai miei collaboratori di quella celebre manifestazione (che nel 2019 ha festeggiato il venticinquennale), decidemmo di conferire a Fabrizio, il prestigioso Premio Civiltà dei Marsi. Come suo solito, Frizzi arrivò con largo anticipo e partecipò anche alle prove con entusiasmo e la consueta gioia di vivere che traspirava da ogni poro. Anzi, sul palco del festival, prima di ricevere orgogliosamente lo scudo-corazza dei guerrieri Marsi, volle andare ben oltre il semplice ruolo dell’assegnatario del premio: cantò per omaggiare un suo grande amico che è ancora nel cuore di tutti, Alex Baroni. Emozionatissimo ed entusiasta, raccontò di aver scritto una canzone per l’amatissimo cantautore milanese scomparso tragicamente dieci anni prima, nel 2002 a Roma.

Il pubblico apprezzò moltissimo la performance canora del presentatore ed il suo dolcissimo ricordo di un grande artista che il destino ci ha sottratto troppo presto. Insomma, anche al festival di Avezzano, il conduttore simbolo della tv garbata che è entrato per più di trentacinque anni nelle case degli italiani donando momenti di elegante leggerezza e divertimento, non si smentì e negli annali di quell’evento da me ideato, diretto artisticamente ed organizzato per un quarto di secolo, resta di sicuro una gemma preziosa e memorabile. Proprio come l’inaspettata e pregevole storia di affetto e di amicizia che mi ha legato a lui. Grazie ancora Fabrizio, sarà impossibile dimenticarti.

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Il bon-ton scandinavo e le sue contraddizioni

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Gli italiani hanno una spiccata tendenza a lamentarsi per qualsiasi cosa: la struttura sanitaria traballante, il lavoro sottopagato o inesistente, la politica, il caldo, il freddo. In Italia spesso il patriottismo scarseggia. Si preferisce guardare altrove, verso qualche allettante Isola che non c’é dove i bambini sono felici, si puó volare e non esistono problemi economici. Il Nord Europa, ad esempio, viene visto come una terra promessa.

Quando il danese Christian Eriksen si è accasciato al suolo nel bel mezzo di Danimarca- Finlandia, tutta la squadra è venuta in suo soccorso trainata dal capitano Kjær, che ha suscitato l’ammirazione del mondo. Le reazioni alla vicenda sarebbero dovute fermarsi ad una profusione di umanità, da manifestarsi con auguri di pronta guarigione ed elogi all’eroico Kjær. Invece, dopo qualche ora, I commenti agli articoli italiani riguardo al fatto iniziavano ad avere un sapore un po’ troppo politico: “eh ma perché in Danimarca le persone vengono istruite a gestire queste situazioni”, “eh ma quello é un paese dove la sanità funziona”, “eh ma che civiltà: così gentili, altruisti, giusti, umani…”

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Ora le generalizzazioni lasciano spesso il tempo che trovano, ma le generalizzazioni che paragonano un piccolo gruppo ad un intero paese rischiano di essere dannose. Innanzitutto, Kjær è stato eroico, punto. Non il popolo danese, non la Scandinavia: l’uomo Kjær. Normalizzando il suo atto, assumendo che questo sia solamente un prodotto della società scandinava, si rischia di sminuirne il gesto. Secondariamente, è inutile assumere che i popoli scandinavi sono migliori di quelli dell’Europa del sud, perché non è vero.

Di seguito sono elencati alcuni  punti che descrivono come anche in Scandinavia vivano dei comuni mortali.

Che, a volte, sbagliano.

1 – Le premesse culturali

Forse per qualche strascico di moralismo proveniente dalla cultura Cattolica, che insegna a essere bimbi buoni anche a costo di non adattarsi alla massa; forse per l’incredibile Storia che l’Italia puó vantare, la societá italiana tende a essere individualista. I bambini vengono spesso premiati se sono “piú degli altri”: piú bravi a scuola, piú educati, piú posati, piú estroversi, primi negli sport, piú intelligenti, piú originali.

I bambini scandinavi, dall’etá pre-scolare, ricevono un’educazione basata sulle “leggi di Jante”. Tali leggi sono una raccolta di indicazioni comportamentali prese piuttosto sul serio dagli scandinavi, che per un qualsiasi genitore italiano risulterebbero agghiaccianti.

“Non credere che a qualcuno importi di te” , “non credere di poterci insegnare qualcosa”, “non credere di essere capace di qualcosa”, “non credere di valere quanto noi”.

Leggi anche “Little Bighorn, quando il sangue degli indiani sconfisse l’oro a stelle e strisce”

 Lo scopo di tale educazione é l’ammortizzazione dell’individualismo  e l’incentivazione dello spirito di gruppo – spirito  che si é percepito chiaramente durante Danimarca – Finlandia. Leggendo il contenuto delle leggi é evidente che la cultura di scandinava di base é sí diversa da quella italiana, ma presenta altrettante ombre – anche se differenti.

2 – Salvare l’immagine

Ció che si é visto al trentottesimo di Danimarca –  Finlandia é stata una squadra unita e uno stadio ripreso dall’alto. Ció che non si é visto sono state camionette della polizia che sfrecciavano in mezzo ai tifosi seduti sull’erba nell’Fælledparken, l’enorme parco che circonda Telia Parken (lo stadio di Copenhagen, dove si stava svolgendo il match), che si stavano godendo la partita dall’I-Pad. Si elogia la prontezza dei soccorsi danesi: la realtá, é che fuori dallo stadio l’ambulanza c’era, la scorta per proteggere un calciatore in caso di un eventuale infortunio invece no. E cosí si é creata la situazione grottesca, quasi comica, in cui le quattro route delle forze dell’ordine tagliavano di fretta il tragitto verso lo stadio passando sopra l’erba, ignorando l’esistenza di strade cementate,  urtando tifosi ignari.

Gli scandinavi non sono sempre migliori degli Italiani ma sono generalmente piú bravi ad offrire un’immagine migliore di sé. É una questione di abilitá comunicativa: si é sentito di quanto la squadra fosse preparata all’emergenza, non del fatto che tutto sommato i soccorsi non siano stati poi cosí impeccabili.

Quando I Måneskin hanno vinto l’Eurovision, I titoli sui giornali danesi elogiavano la “Band Danese-italiana” vincitrice, non la “band italo-danese” (di fatto, per un ottavo danese ma nata e cresciuta a Roma): una piccola differenza comunicativa che, peró, indica il bicchere mezzo pieno collocando la Danimarca in testa al carro del vincitore.

Si sente spesso parlare di quanto la Scandinavia sia all’avanguardia per quanto riguarda il focus sulla sostenibilitá ambientale. Sí: grazie alle incredibili risorse naturali ed economiche di cui dispone il nord Europa, la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili é estremamente elevata. In molte zone, tuttavia, la raccolta differenziata non esiste. La coscienza ambientale é intermittente, spesso piú un’etichetta da indossare quando ci si trova dentro certi tipi di gruppi, piú che una questione sentita personalmente. Ma, questo, non é quello che si percepisce all’estero.

3 – Il Sistema sanitario

“Il Sistema sanitario danese funziona: per questo I paramedici sono riusciti a rianimare Eriksen cosí velocemente. Non é come in Italia”.

Il Sistema sanitario danese ha funzionato agli Europei perché si trattava di un match importante, la partita era in mondo visione, I rischi di incidenti erano concreti ed Eriksen é stato relativametne fortunato. La Danimarca ha un Sistema sanitario pubblico quasi completamente gratuito, ma con tempistiche estremamente lunghe e personale sottodimensionato. In caso di emergenza, chiamare un’ambulanza é un’operazione molto difficile: sono pochissime quelle disponibili. Succede che, se si é in pericolo di vita, risulta piú sicuro prendere un taxi. Gli specialisti scarseggiano: per una visita dermatologica a Copenhagen possono volerci quattro mesi, per una psichiatrica sei. Un italiano intervistato riferisce che, uno dei motivi principali per cui tornerebbe in Italia, é il Sistema sanitario: “so che vivendo in Danimarca metto a rischio la mia vita ogni giorno a causa delle lacune del Sistema sanitario danese”.

4 – L’economia

L’economia danese é un susseguirsi di sussidi di disoccupazione, redditi di cittadinanza e pensioni per disabili. I criteri per ricevere un sussidio sono facilmente soddisfatti e le regole, quando necessario, piú che aggirabili. Questo porta un incredibile numero di residenti ad approfittare del sistema intascando sussidi per le ragioni piú fantasiose.

Inoltre, i teenager danesi iniziano a prendere uno stipendio dallo stato all’etá di diciotto anni, vanno a vivere da soli all’etá di vent’anni, si sposano e fanno figli prima dei venticinque perché se lo possono permettere.

Il primo matrimonio spesso fallisce prima dei trenta, ed é a quel punto che spesso I giovani danesi iniziano una complessa ricerca interiore e relazionale che solitamente in Italia viene intrapresa una volta finite le superiori. 

In conclusione, Il denaro é tanto e ce n’é per tutti, ma questo non é sempre un bene.  

5 – Le conseguenze culturali

Uno degli effetti di un Sistema che punta molto sulla facciata e tende a dis-individualizzare l’individuo puó essere una certa frustrazione diffusa simile a quella tipica Italiana, che, ancora,  parte da ragioni differenti. Il consumo pro-capite di alcol in Danimarca é alto, cosí come quello di droghe illegali (la percezione che si ha di queste, spesso, é normalizzata a causa del clima scandinavo di libertá un po’ snob, un po’ high-class). Lo scandinavo, in quanto essere umano, ha generalmente gli stessi problemi di un italiano. Spesso, peró, é portato a nasconderli meglio e lamentarsi di meno. Con tutti gli intoppi emotivi che questo puó comportare, una cosa gli Italiani potrebbero impararla dai popoli nordici: un po’ di becero patriottismo porta a vedere il bicchiere mezzo pieno, a prendere le certe sfide con leggerezza, ad analizzare certe situaizoni per quello che sono.

Per esempio, vedendo il gesto commovente di una squadra di calcio come tale, piuttosto che prenderlo come pretesto per lamentarsi dell’essere italiani. Al limite, applaudendo le gesta di una cultura diversa, non migliore o peggiore.

A parte per…

6 – Il cibo

Beh, effettivamente quello in Danimarca é peggio.

Photo by Nick Karvounis on Unsplash

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Franceschini visita Aielli ed esalta la street art: capace di rivitalizzare i borghi antichi

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Sono passati 32 anni da quando un Ministro non faceva visita ad Aielli, borgo abruzzese dell’aquilano reso famoso in questi anni grazie ai colori della street art divenuta giorno dopo giorno protagonista dei vicoli del paese. L’inaugurazione dell’opera muraria dedicata a Dante Alighieri, lunga ben 52 metri e realizzata in alluminio serigrafato, è stata l’occasione per far incontrare il ministro della Cultura Dario Franceschini e tutta la collettività di Aielli, rappresentata dal primo cittadino Enzo Di Natale, lungimirante guida di un paese che dal 2018 ha capito che scrivere per intero libri su delle pareti antiche era possibile.

Foto di Federico Falcone

Si è iniziato con “Fontamara” di Ignazio Silone per passare poi alla Costituzione Italiana accolta nel parco giochi di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, con cui il paese abruzzese è gemellato, vittima della mafia.

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Foto di Impressione StudioCreativo

Leggi anche: Adesso la Street Art piace a tutti, in arrivo mappa delle opere presenti in Italia

Quest’anno si è chiuso il trittico con la Divina Commedia di Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta. “Tutto è partito con la valorizzazione del territorio tramite le stelle e l’universo grazie alla figura di Filippo Angelitti, nostro cittadino più illustre, astrofisico e docente universitario di Palermo e direttore dell’osservatorio astronomico di Palermo – ha spiegato Di Natale durante l’inaugurazione – Angelitti ha dedicato la vita allo studio delle stelle. A causa di una cecità accorsa negli ultimi anni della sua esistenza, non potendo osservare il cielo, si è dedicato allo studio dell’astronomia all’interno della Divina Commedia. Scrisse molto sull’argomento e creò una scuola di pensiero in merito alla possibile datazione dell’inizio del viaggio dantesco. Quest’anno ricorre il 90esimo anniversario della sua morte, quale migliore occasione se non unire questo binomio di date attraverso la realizzazione della Divina Commedia disponibile sulla nostra parete?

Il nostro sogno? – continua il sindaco – creare la prima biblioteca all’aperto d’Italia, che in tempo di pandemia, in cui le biblioteche non sono accessibili per diverse ragiorni, significherebbe molto.”

Non è un caso che Franceschini abbia voluto fortemente far visita ad Aielli, borgo che solo lo scorso anno ha attirato oltre 50 mila turisti nel periodo estivo. Franceschini promotore un anno fa, in sede di Consiglio dei Ministri, proprio dell’istituzione del Dantedì.

Leggi anche: Apre in Abruzzo il Museo dell’Intrattenimento Elettronico: è il più grande d’Europa

La street art è un modo straordinario e intelligente di arricchire i borghi e renderli più belli con l’arte contemporanea su pareti antiche – ha commentato il ministro – Il murale su Fontamara è stata una straordinaria intuizione, così come quello sulla Costituzione, un messaggio molto importante, pedagogico ed educativo. È importante sapere distinguere le idee buone da quelle cattive e Aielli lo ha dimostrato”.

Foto di Impressione StudioCreativo

Grazie alla colleborazione di Luigi Macera Mascitelli

Foto di copertina di Impressione StudioCreativo

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“FavolosaMente”: cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Nazionale

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Il 26 giugno 2021, dalle ore 16:30 alle ore 19:30, nella Sala del Museo Stauròs a San Gabriele (Isola del Gran Sasso d’Italia, TE) si terrà la cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Nazionale “FavolosaMente”.

L’annuncio è stato dato dal presidente di giuria Marzia Roncacci, giornalista del TG2 e conduttrice di rubriche di approfondimento RAI, e dal presidente del concorso Lisa Di Giovanni, poetessa, coordinatore responsabile de “La finestra sul Gran Sasso” e responsabile dell’ufficio stampa “Diffondi Libro”.

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La giuria è stata altresì composta da: Pietro Colantoni, giornalista professionista iscritto all’Ordine Nazionale che da nove anni è redattore de “La Città”, quotidiano della provincia di Teramo, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Laureato in Scienze della Comunicazione, ha conseguito un Master in Giornalismo e vanta diverse collaborazioni con le scuole per progetti legati al giornalismo e alla comunicazione.

Beatrice Celli, artista abruzzese di Castelli di fama internazionale che ha dato un doppio contributo al concorso sia come giurata e sia come colei che ha realizzato una serie di opere ispirate al tema del concorso. L’organizzazione di quest’ultimo ha scelto le più belle e quelle che reputava più adatte allo spirito di “Favolosamente”.

Le opere donate generosamente al concorso esprimono attraverso visioni caleidoscopiche e colori sgargianti un universo immaginifico che si pone come elogio del fantastico e della singolarità. L’organizzazione ha dunque optato per tali opere poiché vivacemente reinterpretano la tradizione dei mattoni castellani, analogamente ai partecipanti del concorso che hanno reinterpretato una delle più antiche e classiche forme narrative.

L’artista intende così omaggiare i vincitori che hanno espresso “favolosamente” le loro inquietudini causate dalla pandemia e con profonda originalità ci hanno mostrato una speranza verso il futuro.

Salvatore Lanno, insegnate di musica, scrittore e ideatore del Concorso in onore di Peppino Impastato, nonché direttore del bimestrale “La finestra sul Gran Sasso”.

Paola Di Luca, assessore all’Istruzione del Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, da sempre attiva in ambito scolastico e sociale, nonché attenta alla valorizzazione del territorio.

I FINALISTI DEL CONCORSO

Come da Regolamento, la classifica ufficiale verrà resa nota durante l’evento. A insindacabile giudizio della giuria i finalisti sono i seguenti.

Per la sezione under:

 Diocleziano De Carolis Fratel Dino e alunni 4 A Istituto Sant’Ivo con l’opera “Biancaneve e Strecovid” Roma;  Francesca Di Sabatino e Aurora Di Donato con l’opera “Il leone e lemure” Isola del Gran Sasso d’Italia; Veronica Mattucci con l’opera “Il picchio e il ghiro” Casale San Nicola.

Per la sezione over:

Attilio Di Ventura con l’opera “Carpe del terzo stato” Isola del Gran Sasso d’Italia; Aldo Ianni con l’opera “Billy” Isola del Gran Sasso d’Italia; Damiano Montesanti con l’opera “Le ali della libertà” Roma; Concetta Guercioni Mosca alias Reginella con l’opera “Covid il montano” Teramo; Fulvio Pannese con l’opera “Brodo di giuggiole” Roma.

Saranno inoltre assegnati Menzioni di merito ed Encomi per le opere che sono state ritenute meritevoli da parte della giuria.

Per la sezione under:

Annachiara Buratti con l’opera “Tornare alla normalità per una notte” Santa Maria di Basciano; Camilla Liberatori con l’opera “Brividi tra i ricordi” Isola del Gran Sasso d’Italia.

Per la sezione over:

Katia Bertaiola con l’opera “La regina Natura e il re Silenzio” Volta Mantovana (MN); Silvia Bossetti con l’opera “Il cane senza tempo” Parre (PG); Letizia Ciarrocchi con l’opera “Il paese di Nanasia” Isola del Gran Sasso d’Italia; Irene Di Francesco con ‘opera “L’esserino corona” Teramo; Tonino Di Natale con l’opera “Il virus avvolge paurosamente il Gran Sasso” Teramo; Mariateresa Di Odoardo con l’opera “Il regalo di Natale” Colledara; Elena Di Sabatino con l’opera “Il re con la corona” Fano a Corno; Silvia Fedi con l’opera “D come diario” Prato (PD); Giulia Ginese con l’opera “L’arcobaleno” Firenze; Felicia Romana Montesano con l’opera “C’era una volta un re…” Roma; Andreina Moretti con l’opera “La favola di Wuhan” Roseto degli Abruzzi; Agostina Ponzetti con l’opera “I gioielli di Milva” Colliberti; Mario Russo con l’opera “Il re del niente” Caserta.

La Cerimonia di Premiazione, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19 si svolgerà secondo le norme del DL 65/2021. All’evento saranno presenti il Sindaco Ing. Andrea Ianni e il Vicesindaco Francesca Melozzi, il Presidente di ANAS Lazio l’Avv. Maria Lufrano. Mentre gli ospiti speciali saranno: la giornalista de L’Opinione Valentina Diaconale e l’attrice Costantina Busignani.

Oltre alle opere donate da Beatrice Celli si precisa che i premi in denaro sono stati donati dalla Confederazione AEPI che invierà un suo rappresentante alla cerimonia di premiazione.

Le targhe sono state gentilmente offerte da L’Opinione, i gadget per Menzioni di merito ed Encomi dall’ANAS Lazio, l’allestimento dell’evento dal Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia e dal Responsabile del Museo Stauròs.

Meritorio è stato l’impegno degli altri componenti della redazione de “La finestra sul Gran Sasso”: Sabrina D’Ascenzo coordinatrice social media manager, Camilla Ianni visual manager che ha curato tutto il layout del concorso, Gianni Di Marcello fotografo, Damiano Tatulli video maker e Olga Maier storyteller.

L’evento è aperto a tutti fino al raggiungimento della capienza massima che sarà di settanta persone. I finalisti che non potranno partecipare alla premiazione saranno contattati dalla segreteria del premio e riceveranno i premi a domicilio.

Per tutte le informazioni si può far riferimento al seguente indirizzo e-mail: isolaedintorni@libero.it

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