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Joan Baez: 80 tra canzoni, pittura e istanze sociali

Redazione

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Joan Baez celebra 80 anni imboccando con decisione la sua seconda carriera: dalla musica alla pittura. La regina del folk e della canzone di protesta è la protagonista virtuale di un ricevimento in onore della mostra “Mischief Makers 2”, aperta dal 6 gennaio al 14 febbraio in una galleria di Mill Valley in California.

Tanti ritratti di personaggi iconici al lavoro per fare del mondo un posto migliore: tra questi la vicepresidente eletta Kamala Harris, l’epidemiologo Anthony Fauci, ma anche l’attivista contro il climate change Greta Thunberg, la cantante Patti Smith e il campione di football e attivista BLM Colin Kaepernick.

Ballate folk e spirito popolare, diritti civili e condanna per ogni forma di discriminazione: in più di mezzo secolo di musica e militanza la Baez, tra i fondatori della sezione americana di Amnesty International, ha cantato tutto questo, divenendo non solo la voce femminile più celebre e impegnata degli anni ’60, ma anche il simbolo di un momento storico.

La prima a registrare canzoni di Bob Dylan, che aveva preso sotto la sua protezione e con cui aveva avuto una tormentata relazione sentimentale, Joan ha prestato la voce a brani iconici che hanno accompagnato le proteste contro il razzismo e la guerra del Vietnam. Più di recente ha sostenuto le proteste contro l’invasione dell’Iraq, è salita sul palco con Nelson Mandela all’Hyde Park di Londra mentre il mondo ne festeggiava il 90/o compleanno.

Due anni fa l’annuncio dell’addio alla vita “on the road” con un ultimo album, “Whistle Down the Wind” e un una tournée internazionale intitolata “Fare thee Well”. L’ultimo tour “formale”, con una tappa a Roma nell’agosto 2018, aveva lasciato aperta la possibilità di apparizioni occasionali e infatti, in piena pandemia, Joan aveva dedicato all’Italia la sua versione di “Un Mondo d’Amore” di Gianni Morandi, individuando nel paese investito dalla furia del Covid “una fonte di ispirazione per tutto il mondo”. 

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Sindacati di polizia vs Gianna Nannini. La replica dell’artista: “È una canzone contro gli abusi di potere”

Antonella Valente

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Immagini inaccettabili, ingiuriose e istigano all’odio sociale”. Così i sindacati di polizia hanno commentato “L’aria sta finendo”, il nuovo singolo di Gianna Nannini.

Nel videoclip gli agenti di polizia vengono ritratti con il volto di suini che picchiano una persona di colore e poi in uniforme da reparto mobile.

Vincenzo Chianese, segretario generale di Es Polizia, ha dichiarato: “Gianna Nannini farebbe bene a scusarsi subito con i poliziotti italiani. Un’animazione che offre, soprattutto ai più giovani, una rappresentazione offensiva dei servitori dello Stato, raffigurati come maiali intenti a picchiare selvaggiamente inermi persone di colore mentre sono a terra”.

La reazione di Gianna Nannini

Con riferimento a quanto dichiarato ieri, l’artista toscana non ha fatto mancare la sua risposta: “Non posso credere che una canzone d’amore come “L’aria sta finendo” scateni tutto questo odio. La musica ha i suoi messaggi e così i video che li rappresentano. L’ “Arte” è uno stato indipendente. Nessuno di noi, e me per prima sia chiaro, vuole offendere la polizia e chi rischia ogni giorno la propria vita, ma nemmeno vogliamo che un altro essere umano abusi del proprio potere.

Purtroppo siamo tutti a conoscenza di tragici episodi in cui è capitato, vedi il caso di George Floyd negli USA – continua la Nannini – È per questo che nel video alcune istituzioni vengono raffigurate, per esempio, con volti di maiali e non di persone: proprio per evidenziare forme di potere degenerate e non umane. Love and peace sempre. Gianna».

L’aria sta finendo” è il nuovo singolo in radio di Gianna Nannini, estratto dal suo ultimo album di inediti “La differenza e parla della necessità di cambiare le nostre abitudini di vita prima che ‘l’aria finisca’. Il videoclip del brano, in animazione rotoscopica, è scritto e diretto da Luca Lumaca. Punta il dito sulla nostra società che da tempo ha perso l’armonia: una parte del mondo spreca le risorse, è resa insensibile da una cultura dello scarto e prevarica i più deboli costruendo muri mentali e fisici.

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Musica

Brian May: “salverò il rock” e progetta un sistema di ventilazione per i concerti

Federico Falcone

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Salverò il Rock’N’Roll“. Non lo ha affermato Jack Black in School Of Rock, ma Brian May, chitarrista e co-fondatore dei Queen. Anche astrofisico, non ha mai nascosto la sua passione per la scienza, la tecnologia e il progresso rappresentato dalla fusione di entrambi. E così, armato di un po’ di tempo libero in più (d’altronde i concerti non possono tenersi), tanta buona volontà e fantasia, ha scelto di buttarsi a capofitto in un nuovo progetto. Per salvare il Rock’N’Roll, appunto.

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Come? Mediante un sistema di ventilazione per rendere ulteriormente sicure quelle location al chiuso nelle quali, in linea di pura teoria, dovrebbero tenersi i concerti, gli show e gli eventi musicali con grandi folle, una fola passata la fase calda dell’emergenza sanitaria in itinere. Anche se non ci è dato sapere quando. A May lo spunto è venuto dopo un sopralluogo all‘Hammersmith Apollo di Londra, tra le sale concerti più prestigiose nel Regno Unito. Con lui un gruppo di ingegneri, progettisti e meccanici. Si è discusso a lungo se il sistema ideato dal chitarrista potesse valere e risultare effettivamente funzionante.

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A dare ulteriori spiegazioni ci ha pensato lo stesso musicista con un post su Instagram.

“Mi avete chiesto perché mi trovassi nella leggendaria sala concerti Apollo (che prima si chiamava Hammersmith Odeon, sì! Quanti ricordi!). Ebbene, sono qui per salvare il rock and roll ovviamente! Una mattina mi sono svegliato con questa strana idea in testa, ossia trovare un modo per progettare un sistema di ventilazione per far sì che i teatri e i palazzetti possano essere sicuri abbastanza da poterci permettere di organizzare concerti anche durante la pandemia, per poter tornare a suonare dal vivo”.

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“Così, un piccolo team di esperti, compreso me, un professore di Cambridge e due dei migliori esperti di sistemi di areazione della O2 Arena, ovviamente a distanza di sicurezza, siamo andati all’Apollo per studiare il suo sistema di ventilazione e per testare alcune teorie”, ha proseguito May.

“È ancora presto e ci sono problemi più grandi da risolvere, ma se riuscissimo, anche solo in parte, nel nostro intento, potrebbe rappresentare un passo in avanti verso la salvezza dei concerti che mancano tanto a tutti noi. Ovviamente abbiamo già nel mirino i concerti dei Queen con Adam Lambert alla O2 Arena, i cui biglietti sono stati venduti e prenotati per il prossimo giugno. Insomma, la posta in gioco è davvero alta, ma possiamo quanto meno sognare…”

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New York Dolls, morto lo storico chitarrista Sylvain Sylvain

Federico Falcone

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E’ morto Sylvain Sylvain, storico chitarrista e co-fondatore della leggendaria band glam rock New York Dolls. Aveva 69 anni e da due anni era gravemente malato di cancro. Le sue condizioni erano apparse da subito gravi e tramite la piattaforma di crowdfunding GoFoundMe aveva lanciato una raccolta fondi per provare a coprire le ingenti spese cui doveva sottoporsi. Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare, la malattia non ha lasciato scampo.

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Un ricordo toccante arriva da William Duvall, cantante e chitarrista degli Alice In Chains: “Ho idolatrato i New York Dolls fin da bambino. Insieme a MC5 e Stooges, erano come supereroi per me. Ricordo di essere stato in quarta elementare nel 1979 a scrivere racconti romantici per la scuola che aveva Johnny Thunders come protagonista. In qualche modo ho stretto una veloce amicizia con Sylvain Sylvain nel 1995-96”.

“Lui viveva in ATL allora e non riesco a ricordare come ci siamo incontrati ma ha sentito alcune delle canzoni che stavo scrivendo e producendo per la mia band al Temple, Madfly, e mi ha chiesto di produrre un album da solista per lui. In particolare, amava una mia canzone intitolata ′′ Chains Around My Heart.” Mi ha detto che voleva registrare quella canzone o almeno scrivere qualcosa del genere con me. Per diverse settimane, o ci siamo incontrati o abbiamo parlato al telefono praticamente ogni giorno”.

“Questa era l’era pre-cellulare delle segreterie telefoniche. Quindi ogni volta che Sylvain chiamava il mio appartamento e io non ero a casa, cantava ′′Chains around my heart′′ sulla mia segreteria telefonica con il suo folto accento No Yawk. È uno dei ricordi più preziosi della mia carriera. Penso di avere ancora alcune di quelle microcassette di quella vecchia macchina da qualche parte. Non abbiamo mai finito per fare quel suo disco, ma mi è piaciuto molto quel tempo conoscerlo e sentire le sue tante storie fantastiche. Per quanto possa sembrare cliché, nel caso di Sylvain, il vecchio adagio è vero: semplicemente non ci sono più persone così. Riposa in pace e in pace, Sylvain Sylvain. Grazie per tutto quello che hai fatto per il Rock’N’Roll”.

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“RIP Syl. Grande e fantastico ragazzo. Molto talentuoso. Sottovalutato. Sempre carico di energia positiva. Membro essenziale di leggendari New York Dolls”, ha commentato Stevie Van Zandt, chitarrista della E-Street Band molto legato al circuito rock newyorkese.

“RIP Sylvain Sylvain, portando lo stile e l’arroganza alle originali Glam-Punk dei New York Dolls! Eroi, i miei eroi. Indosserò ′′ Trash ′′ e ′′ Pills ′′ in onore di Sylvain e del resto dei killer del rossetto”, ha scritto Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam. A lui era morto legato e non ha mai nascosto la grande influenza che la band newyorkese ha avuto nella sua formazione musicale, spingendolo, assieme a poche altre band, a imbracciare la chitarra.

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“Oh cavolo, uno degli originali New York Dolls, Sylvain Sylvain è morto. Era un vero amore. Nel 1980 seduto su un divano nel mio vecchio loft della band, mi ha dato il mio nome d’arte di Steve Stevens. ‘Dove hai preso quel battito, hai preso quel battito sulla 14 esima strada’ “, ha scritto il chitarrista Steve Stevens.

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