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Teatro

“In aereo si ma in teatro no”, da Edoardo Siravo l’appello per una maggiore tutela del settore cultura

Federico Falcone

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Il premio alla carriera riempie d’orgoglio e fa enormemente piacere, però mi sento ancora relativamente giovane e pieno di voglia di continuare a fare questo bellissimo mestiere”. E’ un Edoardo Siravo genuinamente sincero, disponibile e sorridente, quello che interviene ai nostri microfoni dopo aver ritirato il Premio Flaiano 2020 alla carriera. In quel di Pescara, nel partecipare alla cerimonia di premiazione svoltasi al Teatro Monumento d’Annunzio, l’attore e regista romano, abruzzese d’adozione, controbilancia l’entusiasmo per il riconoscimento alla delusione per un’occasione perduta, da parte dell’Italia in quanto apparato amministrativo, per cambiare marcia e rivedere il sistema cultura, spettacolo e intrattenimento.

Sono 70 anni che non abbiamo una legge sullo spettacolo dal vivo, cosa che non avviene in nessun’altra parte del mondo. In questo senso questo Covid avrebbe dovuto farci ripartire per ottenere non solo delle sovvenzioni al fine di poter aiutare i professionisti e gli operatori del settore che ora sono fermi al palo, ma anche per avere una legge che li tutelasse. Loro, come l’intero settore. Questa è un’occasione che abbiamo forse perduto. Le istituzioni si mettano una mano sulla coscienza e difendano con maggiore serietà e lungimiranza questo campo. Si parla di distanziamento sociale ma la gente prende l’aereo. Lì sopra si sta tutti appiccicati, l’uno di fianco all’altro, ma in teatro si deve restare separati. Qualcosa non torna…”

“Ieri ho debuttato a Palermo col mio nuovo spettacolo – prosegue – ed erano presenti 150 spettatori in fronte a una sala che poteva contenerne 500. Tra loro magari c’era chi ha preso mezzi pubblici per spostarsi, all’interno dei quali è difficile parlare di distanziamento. In teatro si, sui mezzi pubblici no”.

Il premio ricevuto in Abruzzo ha per Siravo un sapore speciale. Con la terra di D’Annunzio, Flaiano, Silone, ha un legame particolare, reso tale non solo dal mondo del teatro, ma anche da legami personali e famigliari. “Per me è una seconda patria lavorativa, sono molto legato a questa terra. Nella mia carriera ho realizzato più di duecento spettacoli, ho fatto cose molto belle e apprezzate e il fatto che il riconoscimento arrivi proprio qui, dove mi sento a casa, è un valore aggiunto all’importanza dello stesso”, ha concluso.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Teatro

E’ morta Franca Valeri, lutto nel teatro italiano

Federico Falcone

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L’Italia piange Franca Valeri, attrice, sceneggiatrice e drammaturga di teatro e cinema, morta stamane nella sua casa di Roma. Franca Maria Norsa, questo il suo vero nome, era nata a Milano il 31 luglio 1920. Solo pochi giorni aveva compiuto 100 anni. Compleanno festeggiato da tutto il mondo della cultura tricolore, e non solo. Artista amata, oltre che per il suo innato talento, anche per la sua grande umanità.

Il giorno più bello della mia lunga vita? La fine della guerra, il 25 aprile 1945: capii che finiva un incubo terribile e che cominciava la mia giovinezza”, aveva dichiarato durante un’intervista con Famiglia Cristiana. Nel 2020 il David di Donatello alla carriera, il primo da lei ricevuto nonostante un percorso artistico straordinario che l’ha portata a collaborare con alcuni tra i più grandi registi italiani come Risi, Fellini, Monicelli.

Così Francesco Rutelli, presidente dell’Anica. “Franca Valeri ha terminato la sua vita. Si è spenta dolcemente, a 100 anni appena compiuti. L’abbiamo celebrata per questo compleanno e, pochi mesi fa, con il Premio David per la sua carriera. Vorrei esprimere solo gratitudine: per la sua amicizia, e per la ricchezza e l’originalità delle sue creazioni. Sua figlia Stefania ha condiviso, quando stamattina le ho detto di questo sentimento: ‘La sua canzone preferita era ‘je ne regrette rien”. Nulla da rimpiangere, molto da celebrare,  per un secolo di vita in cui Franca, scrivendo in prima persona quello che interpretava sulla scena, ha rovesciato i modelli della soggezione della donna. E, come abbiamo ricordato col suo amato Urbano Barberini sempre sotto il governo dell’ironia”.

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Teatro

Poetry Pentothal: sul palco metrica, ritmo, forme e contenuto

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La metrica, il ritmo, le forme e il contenuto. In uno “spot festival” di dieci minuti a tema libero. Ecco Poetry Pentothal che unisce la lirica alla formula innovativa fatta di interventi brevi, incursioni in ambiti culturali anche molto distanti fra loro.

Nata sottovoce, scaturì dall’esigenza dei teatranti di fare dei test delle loro nuove produzioni. Pentothal, però, sembra vivere di vita propria ed ha immediatamente svalicato i confini dell’arte teatrale, invadendo campi come quello delle arti figurative, della sociologia,dei fumetti, della fotografia e della letteratura.

Ieri, la rassegna Binomio fantastico, in corso al parco del Castello all’Aquila (chiesetta del Crocifisso), ha ospitato una prima serata di questo tipo. Domani, in chiusura di settimana, è prevista alle 21 un reading-Pentothal che coinvolge anche nomi quotati del poetry slam (concorso di poesia-performativa) come Matteo Di Genova.

Sul palco, si alternano anche Massimo Sconci, attore e autore teatrale, l’insegnante – giornalista Fabio Iuliano, il cantautore Domenico Capanna, l’insegnante Ilaria Santilli, l’autore-musicista Andrea De Petris.

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Teatro

Unico e inimitabile: la coppia Scanzi – Graziani fa rivivere il sogno di Ivan Graziani

Andrea Scanzi e Filippo Graziani, figlio di Ivan, portano in scena “Fuochi sulla collina”, omaggio al mai troppo amato cantante e chitarrista scomparso a soli 52 anni

Federico Falcone

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Unico e, per questo, inimitabile. Controcorrente, rivoluzionario, estroso, sofisticato al tal punto dall’essere avanti, concettualmente e musicalmente parlando, rispetto ai colleghi cantautori di quegli anni. In “fuorigioco”, per dirla con Giorgio Gaber. Parliamo di Ivan Graziani, da sempre considerato un outsider in un mondo che, tutto sommato, pur portando avanti testi incredibilmente sofisticati e dotti, ha fatto di una certa omologazione in note un proprio marchio di fabbrica.

Lungi, in questa sede, voler sminuire la portata di una tra le espressioni musicali più apprezzate e amate dal pubblico italiano, ma il musicista nato a Teramo è andato oltre, ha rotto quegli schemi predefiniti e preconfezionati per posizionarsi all’interno di quell’universo di singolarità che ne ha sempre contraddistinto i tratti artistici e umani.

Andrea Scanzi, giornalista tra i più in vista in Italia e profondo appassionato di musica, e Filippo Graziani, figlio di Ivan, hanno portato in scena a Guardiagrele (Chieti) “Fuochi sulla collina”, omaggio al mai troppo amato cantante e chitarrista scomparso a soli 52 anni. Uno spettacolo intenso, sapientemente bilanciato tra uno storytelling mai troppo autoreferenziale (tipico di chi sa avere nel logos un’arma efficace e, per questo, si guarda un po’ troppo allo specchio) a intermezzi musicali in cui Filippo Graziani ha dato ampio respiro a tutto il suo straordinario talento.

Il giornalista e scrittore de Il Fatto Quotidiano ha rapito il pubblico presente con suggestioni, racconti e aneddoti su alcuni dei brani più famosi e su altri meno conosciuti.Fango” (1978) e la sua capacità di raccontare il sociale mediante una penna “noir”, oppure “Kriptonite” (1991) che descrive la storia di un ragazzo vittima di bullismo che, per affrontarlo, inventa di essere un supereroe. La Kriptonite, va da sé, è l’umanità. Un testo poetico, sospeso a metà tra la politica e la denuncia sociale.

C’è spazio, ovviamente, anche per le solite battute al fulmicotone che ricevono l’approvazione del pubblico giunto a questa tappa del Go Abruzzo Festival. “Parlare di musica è meglio che parlare di altri demoni (con riferimento neanche troppo velato a Matteo Salvini) come spesso faccio nel quotidiano“.

Viene presentata anche “Pigro“, avente a tema la pigrizia intellettuale di coloro che preferiscono sopravvivere piuttosto che vivere. “Chi dice che Graziani era disimpegnato non capisce nulla. Lui era rock, cambiava l’approccio, cioè la soluzione finale“, afferma Scanzi. La presenza di Filippo Graziani è, lasciatecelo dire con tanto entusiasmo, strepitosa. Con quella voce, con quella versalitilita e capacità di modulare le note più alte fino al limite del falsetto, sentirlo cantare è un piacere che vorresti non finisse mai. La capacità di suonare e cantare brani spesso articolati e multiformi manifesta la naturale predisposizione del figlio di Ivan alla ricerca dell’esecuzione perfetta. Cosa che accade.

A essere raccontate, descritte, narrate come fossero piccoli scrigni capaci di custodire un tesoro, una piccola gemma da mostrare sotto ai riflettori, sono state, fra le altre, “Monna Lisa“, “Taglia la testa al gallo“, “Firenze canzone triste“. Il trasporto con cui Scanzi si lascia andare è contagioso e non di rado il pubblico presente a Guardiagrele lo ha tributato con lunghi applausi anche in momenti in cui, per lo meno apparentemente, non erano previsti.

La magia delle note e delle parole di Ivan Graziani è più viva che mai. Quando viene ricordato di come disse no a una collaborazione con Mogol, allora, il tutto, è ancora più chiaro e comprensibile: l’eternità non passa attraverso le scorciatoie, ma solo mediante la coerenza e la capacità di essere sé stessi. Quanto di più difficile nel mondo del music business.

Foto: Donatella Ranieri

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