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Il teatro italiano dà l’addio al professor Ferdinando Taviani

Fabio Iuliano Posted On 5 Novembre 2020
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Il teatro italiano dà l’addio a un altro suo grande protagonista: è morto a 78 anni Ferdinando Taviani, professore emerito di Discipline dello Spettacolo all’università degli studi dell’Aquila. Teatro e Univaq a lutto, insieme ai tanti studenti che hanno avuto l’onore di averlo come docente.

Nato a La Spezia nel 1942, dal 1986 al 2012 Taviani era stato professore ordinario nell’ateneo aquilano, dove aveva fondato e presieduto il corso di laurea in “Storia e pratiche delle arti, della musica e dello spettacolo” e il corso di laurea magistrale in “Studi teatrali”. Un percorso di studi che faceva invidia a tanti atenei.

“Già vincitore del premio Vincenzo Rivera”, ricorda il rettore dell’Università dell’Aquila Edoardo Alesse, “il prof. Taviani ha svolto un ruolo essenziale nella Facoltà di Lettere e Filosofia, promuovendo e sviluppando gli studi sul teatro e la commedia dell’arte”.

Taviani è ricordato tra i fondatori dell’Ista (International School of Theatre Anthropology) e della rivista “Teatro e Storia”. I suoi studi sulla Commedia dell’Arte sono considerati punti di riferimento nella bibliografi a internazionale sull’argomento. Ha firmato il volume Uomini di scena, uomini di libro (Bologna, Il Mulino, 1995, più volte riedito; in corso di stampa la sua nuova edizione ampliata e la traduzione spagnola).

La qualità della sua militanza nel campo del teatro italiano, come critico e polemista, è testimoniata dalla raccolta Contro il mal occhio, pubblicata all’Aquila nel 1997 (ed. Textus). Si segnala da ultimo il volume Luigi Pirandello, Saggi e interventi (2006) per il quale scrive un ampio saggio introduttivo (La minaccia d’una fama divaricata, pp. XIII-CII). Pubblicato nella nuova edizione delle opere di Pirandello nei “Meridiani” Mondadori, il volume raccoglie un’imponente quantità della produzione saggistica, giornalistica e di carattere promozionale prodotta da Pirandello: il ritratto – fino ad oggi mal noto o ignorato – d’una carriera che conduce dalla provincia alla fama mondiale.

Nel 2010 era comparso anche nel documentario di Sabina Guzzanti, Draquila, dedicato al terremoto e alla ricostruzione dell’Aquila, con un intervento memorabile posto a ridosso dei titoli di coda.

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