Il cielo di maggio: Il culto del toro, il simbolo dei re

Toro androcefalo, museo del Louvre

È maggio e non possiamo non parlare della costellazione del Toro. Fu prima ad ospitare l’equinozio di primavera, quando in tempi antichissimi il punto gamma cadeva vicino ad Aldebaran (o Alfa Tauri), l’occhio destro del Toro e la stella più luminosa della costellazione. All’interno della stessa, sono presenti oggetti appartenenti alla Via Lattea, il più noto è l’ammasso aperto delle Pleiadi, visibile anche ad occhio nudo, che è il più luminoso della volta celeste; le Pleiadi sono composte da numerose stelle, notissime fin dall’antichità grazie alla loro grande visibilità nel cielo notturno. Il nome di Aldebaran stessa è legato ad esse e deriva dall’arabo “Al Dabaran”, l’inseguitrice, la stella infatti, segue le Pleiadi.

Il mito di Europa

Ma non siamo qui per l’oroscopo. Il Toro era un animale importantissimo per i nostri antenati e dall’alba dei tempi ha simboleggiato forza e abbondanza. Il primo pensiero da occidentali va sicuramente al mito di Europa, le cui prime testimonianze scritte risalgono ad Omero ed Esiodo nell’VIII secolo a.C. La storia racconta che Europa era una bellissima principessa fenicia, figlia di Agenore e Telefessa. Zeus, avendola vista in spiaggia a raccogliere fiori insieme alle sue compagne se ne invaghisce, e per avvicinarla senza farla insospettire assume le sembianze di un toro bianco e si guadagna la fiducia della giovane che alla fine, ingannata, gli sale sul dorso. Zeus la rapisce e attraversa il mare fino a Cnosso, sull’isola di Creta, dove riassume le sembianze umane e si unisce a Europa. La fanciulla genera tre figli, Minosse, il re di Creta, Radamanto, giudice dell’Oltretomba e Serpedonte. la storia continua con il racconto dei fratelli di Europa che vagano per ritrovarla, tra questi Cadmo, che giunge nella Grecia continentale e fonda Tebe; a lui è anche attribuita la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia. Il mito in generale rappresenta la migrazione tra Oriente ed Occidente. Europa, che dalla fenicia arriva a ovest, è proprio il nome che verrà dato ai territori di Ponente.

Ma le origini della simbologia legata a questo animale sono molto più antiche e per capirle dobbiamo spostarci molto più a est della Grecia.

Il toro nel Vicino Oriente Antico

Il culto del toro appare in molte regioni della Terra a iniziare dal neolitico. Il suo legame con il Sole ha suggerito a molti che il culto nacque proprio agli inizi dell’Era zodiacale del Toro, il lungo periodo di circa 2150 (circa 4350 – 2200 a.C.) anni durante il quale il Sole sorgeva, all’Equinozio di Primavera, proprio in Toro. Probabilmente associata a questa componente solare maschile fu creata anche una controparte femminile, una dea primordiale rappresentata come Vacca celeste, la prima delle dee madri.

Proprio al Neolitico risalgono infatti le testimonianze del culto del toro rintracciate nel Vicino Oriente Antico, a Çatal Hüyük, in Anatolia (odierna Turchia), datate intorno al 7000 a.C. Pitture rappresentanti i tori sono state rinvenute sulle pareti dei santuari del sito. Molti dipinti raffigurano anche giovani che giocano e saltano sulle spalle di questi grandi animali. Alcuni tori sono raffigurati come partoriti da una “dea” della fertilità, indicando appunto la connessione tra il toro e l’antico culto preistorico della Dea Madre. In particolare la rappresentazione dei “giochi”, fa pesare ad una preistorica corrida, ed è proprio così. Già per i più antichi cacciatori uccidere questi animali era una sfida. Fortissimi ed enormi, ogni uomo che e abbatteva uno dava grande prova della propria virilità. Quindi è possibile che alcuni, per aumentare la difficoltà della caccia, sfidassero l’animale, “giocandoci”, invece di ucciderlo direttamente.

Il legame tra il toro, la forza e il sole, lo rende anche un importantissimo simbolo di regalità. In Mesopotamia. in particolar modo tra i sumeri, esso era associato a due tra le più importanti divinità, gli Anunna ENKI ed ENLIL, A volte Enki ed Enlil erano ritratti anche con fattezze di toro, ci sono scene che rappresentano rituali in cui un toro viene pugnalato alla gola come testimonianze di sacrifici del toro a scopo rituale. Nella mitologia mesopotamica, in particolare nell’epica babilonese di derivazione sumerica conosciuta come “l’epopea di Gilgameš” (2600-2500 a.C.), il toro è rappresentato da Gugalanna (letteralmente “Grande toro del cielo”) che era una divinità sumera, di fatto la prima ad essere associata alla costellazione dello zodiaco.

Gugalanna era stato il primo marito della dea Ereshkigal, la dea degli inferi. Sua sorella, la dea Inanna, lo invia da Gilgameš per vendicarsi di essere stata rifiutata dall’eroe. Gugalanna, viene ucciso dalla spada di Gilgameš e smembrato da Enkidu. La dea Inanna osserva tutta la scena ed Enkidu per sfidarla, prende le cosce del toro e le agita davanti la dea come fosse una minaccia. Per la sua empietà e superbia, Enkidu muore. Ma in ricordo dello sembramento del corpo del toro questo viene rappresentato in cielo solo con la sua parte anteriore.

Il toro e il leone sono stati spesso rappresentati come creature alate che simboleggerebbero il potere reale, e venivano posti solitamente a guardia dei palazzi imperiali (come nel caso delle porte della città di Nimrud, oggi al British Museum). Per i babilonesi in particolare, le corna del toro venivano messi in correlazione con il simbolo della mezzaluna: nelle corna del toro si ritrova la stessa forma della falce lunare. Le corna del toro sono di conseguenza un attributo divino. La tiara di moltissime divinità infatti ha le corna, come per esempio quella della dea Hathor, Ishtar o Astarte.

Con il procedere dei secoli, l’adorazione del toro si è poi evoluta a comprendere i simboli della primavera e della rigenerazione e della fertilità: il toro è l’animale con la maggiore capacità di fecondazione in natura. Molti culti successivamente avrebbero usato il toro come oggetto principale dei sacrifici rituali, specialmente quelli legati al Sole, come nel mitraismo romano.

Potente, fertile, regale e divino: una vera forza della natura adorata dall’uomo sin dall’antichità.Sulla simbologia di questo animale ci sarebbero altre migliaia di informazioni da dare ma per ragioni di spazio ci fermiamo qui, per ora.

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Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo, dove è inoltre Dottoranda dal 2021 . Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.