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“I Love Beirut”, il concerto di Mika per aiutare le vittime dell’esplosione

redazione

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Un live streaming in quattro fusi orari. È “I love Beirut”, l’iniziativa lanciata da Mika a sostegno della città colpita da una devastante esplosione lo scorso 4 agosto. Il cantante, nato proprio nella Capitale del Libano, si esibirà il 19 settembre su YouTube da una location speciale e con una performance intima. Ad arricchire il concerto tante sorprese da parte di alcuni amici.

Un live streaming in quattro fusi orari. È “I love Beirut”, l’iniziativa lanciata da Mika a sostegno della città colpita da una devastante esplosione lo scorso 4 agosto. Il cantante, nato proprio nella Capitale del Libano, si esibirà il 19 settembre su YouTube da una location speciale e con una performance intima. Ad arricchire il concerto tante sorprese da parte di alcuni amici.

Sono disponibili i biglietti su Ticketmaster. Su GoFundMe è nata contestualmente una campagna di raccolta fondi: tutti potranno donare alla causa e il ricavato servirà a sostenere Croce Rossa Libano e Save the Children Libano, due organizzazioni che stanno lavorando 24 ore su 24 per aiutare le persone colpite dall’esplosione di un mese fa.

Lettera d’amore a Beirut

Mia cara Beirut,

è mattina presto da questa parte del mar Mediterraneo, e mi sento al tempo stesso così vicino e così lontano da te. Così vicino a te, devastata dall’apocalisse, non riesco a smettere di guardare attonito i visi martoriati dei miei fratelli e delle mie sorelle. Nei loro occhi intravedo il terrore, le lacrime. Mi vengono i brividi quando vedo quel ferito riverso sul lunotto posteriore di una vecchia auto, quella ragazza coperta di sangue tra le braccia del padre, quegli abitanti sconvolti che corrono per le strade cosparse di calcinacci, vetri rotti, mobili inceneriti… Così lontano da te, in balia dell’apocalisse, non riesco a smettere di pensare al rumore assordante delle due esplosioni che continua a rimbombare nelle orecchie della gente. Le grida delle famiglie in lutto e delle vittime frastornate si confondono con le sirene spiegate delle ambulanze nel cuore della notte. Al telefono mi hanno raccontato anche del silenzio che regnava alle prime luci del giorno, dell’odore che si sprigionava dalle macerie fumanti.

Di fronte a questo caos, ripenso a una frase del poeta libanese Khalil Gibran: «Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte». Da mesi avevi imboccato di nuovo la via della notte. C’erano le divisioni, l’eco dei conflitti alle frontiere, la corruzione, l’impotenza di chi ti governava, la crisi monetaria che ha gettato le famiglie nella miseria, e poi l’epidemia di Covid sempre più virulenta. La leggerezza libanese, antidoto alle tragedie della storia, lasciava spazio alla rabbia e alla paura. Giorno dopo giorno l’angoscia mi saliva dentro, come se le tue ferite si riaprissero, come se le radici che ho lasciato all’età di un anno e mezzo mi riagguantassero.

E poi all’improvviso, martedì alle 18:10, una funesta nube grigia è salita dal porto, falcidiando un popolo allo stremo delle forze. Uno spesso fumo arancione ha offuscato il cielo di Beirut. Ha preso il posto del lontano ricordo, tante volte rievocato da mia madre, della luce gialla che inondava il nostro appartamento al quarto piano affacciato sul mare. Come non leggere in quelle due esplosioni il simbolo di un sistema che va in pezzi. Come non sentirci il frastuono delle bombe che seminavano morte per le tue strade ancora segnate dalle stigmate della guerra. Il Primo ministro libanese Hassan Diab assicura che i responsabili dovranno «risponderne». Ma i responsabili di chi? di cosa? I responsabili di trent’anni d’agonia che hanno trasformato il paese dei cedri nel paese delle ceneri.

Dicono che la catastrofe sia un tragico epilogo. L’ultima di una serie di disgrazie. Dopo la notte arriverà l’alba. Conosco la tua resilienza, la tua forza, lo spirito di solidarietà nutrito dall’amalgama di culture che contraddistingue questa terra a metà strada tra il mondo arabo e l’Europa. Domani ti risolleverai come hai sempre fatto. La musica tornerà a risuonare dalle finestre, i corpi danzeranno tra i tavoli all’aperto, i profumi si spanderanno dalle cucine. E io sarò lì.

Mika

Musica

Garbagnate Open Jazz Festival: due giorni all’insegna della musica d’autore

redazione

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Due giorni di musica di qualità con quattro imperdibili concerti a ingresso libero: è quanto promette il Garbagnate Open Jazz Festival, manifestazione organizzata dall’associazione culturale Jazz Company con il patrocinio del Comune di Garbagnate Milanese, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre nel cortile della biblioteca comunale di via Monza 12.

La rassegna vedrà la partecipazione di giovani e talentuosi musicisti locali e della Big Band Jazz Company, una delle più note e apprezzate orchestre italiane, diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio. Che, per l’occasione, ha invitato, in qualità di special guest, quattro solisti di grande valore quali il pianista Claudio Angeleri, il trombonista Andrea Andreoli e i trombettisti Emilio Soana e Sergio Orlandi.

La due giorni musicale prenderà il via sabato 24 ottobre con il doppio set (alle ore 16 e 17.15; ingresso libero con prenotazione obbligatoria allo 0287618711) della vocalist Caterina Comeglio e della Garbagnate Music Academy Big Band, che porteranno in scena il progetto “Ella & Billie”, dedicato a Ella Fitzgerald e Billie Holiday, le due celeberrime cantanti statunitensi che hanno scritto la storia del jazz.

In scaletta alcuni dei loro brani più noti, tra cui “A tisket”, “Paper Moon”, “How High The Moon” e “I’m Beginning To See The Light” per quanto riguarda il repertorio di Ella Fitzgerald e “God bless The Child”, “The Man I love” e “Solitude” per quanto concerne quello di Billie Holiday.

Il pubblico avrà l’occasione di apprezzare le qualità vocali di Caterina Comeglio, che lo scorso anno si è aggiudicata il prestigioso Premio Lelio Luttazzi nella categoria “Cantautori”, uno dei più importanti riconoscimenti in ambito musicale, istituito dalla Fondazione Lelio Luttazzi allo scopo di tenere viva la memoria del grande artista triestino e scoprire nuovi giovani di talento.

Cantante, compositrice e docente (insegna canto alla Garbagnate Music Academy di Garbagnate Milanese), Caterina Comeglio, classe 1990, ha condiviso il palco con artisti di caratura nazionale e internazionale – sia nell’ambito del jazz sia in quello della musica leggera – quali Bob Mintzer, Pee Wee Ellis, Franco Ambrosetti, Roby Facchinetti, Sarah Jane Morris, Paola Folli, Massimo Lopez e Mika.

Domenica 25 ottobre (doppio set; ore 15 e 16.15; identiche modalità di partecipazione)

Sarà la volta della Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio, sassofonista, compositore e arrangiatore di vaglia, che eseguirà un repertorio di jazz “mainstream”, con un’attenzione particolare ad alcuni autori del passato, come Attilio Donadio, Giorgio Azzolini e Bruno De Filippi.

Da sottolineare la presenza di quattro noti solisti della scena nazionale: il pianista Claudio Angeleri (nome di spicco del pianismo italiano), il trombonista Andrea Andreoli (ha suonato, tra gli altri, con Mike Mainieri, Gianluigi Trovesi, Dave Weckl, Fabrizio Bosso, Enrico Rava ed Enrico Intra) e i trombettisti Emilio Soana (una delle migliori prime trombe a livello internazionale, già prima tromba dell’Orchestra Rai di Milano) e Sergio Orlandi (che vanta collaborazioni con musicisti di livello internazionale quali Bob Mintzer, Kenny Wheeler, Clark Terry, Martial Solal ma non solo).

La Big Band Jazz Company è una delle più importanti formazioni stabili italiane

Fondata da Gabriele Comeglio, ha al suo attivo, in 35 anni di vita, centinaia e centinaia di concerti in Italia e all’estero e ha accompagnato solisti jazz internazionali di grande valore quali Bob Mintzer, Lee Konitz, Phil Woods, Randy Brecker, Patti Austin e Dee Dee Bridgewater, solo per citarne alcuni. Inoltre, la Jazz Company si esibisce, ormai da più di un decennio, con Massimo Lopez e i suoi musicisti accompagnano Nick the Nightfly negli abituali appuntamenti del Blue Note di Milano.

On line: https://garbagnateinjazz.webs.com

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Musica

Coronavirus, Conte chiede aiuto a Fedez per lanciare un appello ai giovani

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Giuseppe Conte ci ha chiamati nella giornata di ieri, non ce lo aspettavamo. Ci ha chiesto un aiuto per esortare la popolazione a usare la mascherina. Se posso, in qualche modo, anche in minima parte, contribuire in ciò, lo faccio ben volentieri”. Ad affermarlo è Fedez che pochi minuti fa, tramite il proprio account Instagram, ha svelato la telefonata ricevuta dal presidente del Consiglio dei Ministri.

Leggi anche: Nuovo Dpcm, Conte: è il momento del sacrificio, ognuno deve fare la sua parte

Ieri sera Conte ha parlato alla nazione per spiegare le novità principali contenute nel nuovo Dpcm. Sulla cultura non si è pronunciato, però. Pertanto restano in vigore le disposizioni emanate nelle scorse settimane dove si pone il limite di 200 spettatori nei posti al chiuso e di 1000 in quelli all’aperto. Fatta eccezione, ovviamente, per strutture con capienza inferiore che dovranno riparametrizzare il numero di ingressi.

Leggi anche: Cinema e teatri restano aperti: nessuna indicazione nel nuovo decreto, risorse extra nella legge di Bilancio

“Ci troviamo in una situazione molto molto delicata e non possiamo permetterci un nuovo lockdown“, ha proseguito il rapper milanese famoso anche per essere il marito di Chiara Ferragni, l’influencer italiana più conosciuta all’estero nonché una tra le più popolari in assoluto.

Il futuro e il destino dell’Italia sono nelle nostre mani, nella responsabilità individuale di ognuno di noi che, in qualche modo, potremo evitare gli scenari brutti visti nei mesi scorsi adottando le misure richieste”, ha concluso.

Quanto, dunque, prospettato nei mesi addietro, cioè di “sfruttare” la popolarità di influencer e personaggi noti per parlare ai giovani, specialmente tramite social network, si è effettivamente verificato. Era una proposta, una discussione più volte finita sui tavoli che contano, oltre che nei dibattiti dei salotti televisivi. E’ diventata realtà e, anche se inconsueta come modalità, speriamo che possa contribuire alla causa.

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Greta Margareth, un pianoforte su Marte tra Satie, Liszt, Piazzolla e la passione per i Pink Floyd

Fabio Iuliano

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Il romanticismo di Chopin, la scrittura ruggente e imprevista di Prokofiev, l’intimismo minimalista di Satie, la nostalgia latina di Piazzolla e, perché no, le idee di Liszt per la spettacolarizzazione. Se chiedi a Greta Margareth Cipriani di parlarti delle sue influenze classiche, queste sono le grandi firme che hanno accompagnato la sua formazione al pianoforte. Un percorso artistico che non tralascia melodie pop-rock o la musica d’ambiente, fino ad accarezzare le sonorità elettroniche. Questo è l’ambiente creativo della musicista e docente 38enne originaria dell’Abruzzo che vive e lavora a Roma.

Disponibile da qualche settimana, sulle principali piattaforme digitali, “Piano Universo”, il suo album d’esordio si propone come un ulteriore viaggio al di fuori dei confini classici. Aveva già tentato questa strada con il suo singolo “Tanguería”, il brano che si è imposto al Tour Music Fest del 2017, il cui videoclip è ambientato tra le montagne abruzzesi. La compositrice utilizza gli effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica, con al centro la melodia “classica”, per cui l’effetto non è solo suggestione timbrica e soluzione ardita di comunicazione ulteriore, ma è ambientazione sonora, ambiente atmosferico nel quale la melodia trova l’ideale sostegno per uscire fuori da confini troppo stretti. La visione classica si sovrappone alla modernità come ambiente di enfatizzazione sonora delle visioni della compositrice, cosicché i suoni, i sibili, i “rumori”, le suggestioni che spesso sembrano richiamare lo spazio e l’universo, sono quel naturale rimando verso mondi ulteriori, mondi che non si esauriscono nella fisicità terrena. Il suo, prendendo in prestito un aneddoto dallo scrittore Alessandro Avenia, è “un pianoforte su Marte”.

IL PODCAST CON L’INTERVISTA RADIO

“Questo album”, spiega, “si pone a conferma di un atteggiamento che vuole proiettare la musica pianistica, di ispirazione certamente classica, verso orizzonti diversi, passando attraverso l’uso di effetti elettronici direttamente nella cultura pop”. Non mancano infatti i riferimenti al mondo reale, attraverso ad esempio l’uso di effetti presi dalla vita reale, come lo schiamazzo di bambini, l’intercettazione radiofonica di qualche trasmissione straniera, lo strepitìo del fuoco, il vociare del vento. Ricordiamo che la compositrice è anche poetessa e ogni pezzo rappresenta un viaggio introspettivo dentro il proprio mondo oltre che una storia.

Pop Valse ad esempio rappresenta il tentativo di mischiare una malinconica melodia di valzer con elementi ambientali. “Tanguería” è un pezzo dalle tendenze prog, che giustappone sezioni dal carattere differente in maniera dinamica ed efficace. In “Space” c’è l’idea di un vero e proprio viaggio nell’Universo. “Rosamadre” è un inno alla bellezza della terra, con una melodia struggente e altamente evocativa. Tra i titoli anche dei riferimenti diretti al terremoto dell’Aquila. “Purtroppo ho perso anche una giovane allieva e ho voluto ricordarla nelle mie composizioni”, ricorda Greta. “Nel 2011, ispirata dai fatti tragici di 2 anni prima, ho scritto Grido di Terra, un testo poetico per immagini fotografiche”. La sua penna potrebbe ora tornare a lavoro per trasformare “Piano Universo” in un progetto per orchestra e voce recitante, in collaborazione con Venus Rey Jr.

Ci parli delle sue composizioni

Utilizzo effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica. Al centro, però, c’è sempre la melodia “classica” che definisce i confini dell’ambientazione sonora.

Un ponte tra presente e passato

In “Piano Universo” si fondono le mie suggestioni. Le melodie principali sono di stampo minimalista. Di base ho seguito quel filone che da Satie ha portato alla musica riconosciuta attuale. Però l’ho impreziosito dei miei ascolti di musica più leggera, come ad esempio Pink Floyd o musica ambientale cinematografica. Mi sono sempre tanto domandata a che punto è la musica. Cosa vogliamo dire oggi. Cosa vuole dire un pianista oggi. Di certo non appartengo a quella schiera di compositori di musica rilassante o musica “prima di dormire” che va in voga adesso. Ho sempre voluto bilanciare minimalismo e virtuosismo.

A cosa sta lavorando in queste settimane?

Sto lavorando per far uscire un singolo, “Mozart Parodie”, che è una personale rivisitazione della Marcia alla Turca di Mozart in chiave più moderna, giustapponendo sezioni di carattere differente e sviluppando il linguaggio in maniera a volte grottesca, teatrale. Mi auguro che la riflessione sulla musica non smetta mai e non ci si adagi mai in zone di ‘comfort’ troppo semplici per la comprensione solo perché sono già state ampiamente battute. Per il resto, ho intenzione di riprendere la mia attività live, nei modi e nei tempi consentiti da questa situazione, ma mi manca il contatto con il pubblico, con la gente.

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