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Interviste

Hi-tech e aridità di sentimenti, Ganoona lancia “Bad Vibes” per invertire la rotta

Federico Falcone

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Cantante, rapper e songwriter italo-messicano. La sua musica è un mix perfetto tra sonorità black, latin e hip hop, accompagnata da liriche intense e originali. Ganoona ci parla del nuovo singolo, tra preoccupazioni, speranze e necessità di vivere una società diverse da quella attuale…

“Bad Vibes” è influenzato dalla realtà distopica di una tecnologia capace di condizionare la vita dell’essere umano e della sua presenza sulla terra. Come nasce questo singolo?

Nasce dal bisogno di sfogo. Ho scritto il testo in un momento complicato, in cui mi sentivo solo e insoddisfatto. L’ho scritta al pianoforte, voce e accordi, nuda e cruda. In generale Bad Vibes parla del senso di inadeguatezza, e del bisogno di contatti umani sinceri in un mondo sempre più inaridito dalla tecnologia e dai social.

Ci sono stati episodi che ti hanno particolarmente colpito?

L’episodio che mi ha spinto a scrivere il pezzo è il momento in cui mi sono reso conto che la prima cosa che facevo appena sveglio era guardare il telefono, prima ancora di dare un bacio a chi mi dormiva vicino. Mi sono veramente chiesto se la dovevo considerare una dipendenza… e ho pensato che molte persone si sarebbero rispecchiate in questa sensazione.

La realtà che stiamo vivendo, quella della crisi sanitaria causata dal Coronavirus, è altrettanto distopica. Meno futuristica ma più reale e di stretta attualità. Potrà mai essere materiale di spunto per i tuoi brani?

Al momento credo sia troppo presto. Ho bisogni di far sedimentare le esperienze nel mio cuore prima di metterle in una canzone. Sono uscite un sacco di canzoni sul tema, quindi non sento la priorità di unirmi al coro… Se però sentirò di averne bisogno, di raccontare come ho vissuto questo periodo, forse lo farò.

Nel brano parli di isolamento. Viene spontaneo chiederti le differenze tra ciò che hai immaginato e ciò che hai vissuto in queste settimane…

Purtroppo non solo a causa di una pandemia sperimentiamo la solitudine e l’isolamento. Ci sono persone che avevano già situazioni difficili alle spalle, per cui questa situazione è stata veramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Io mi sentivo così quando ho scritto il pezzo e avevo bisogno di parlarne, non potevo immaginare che da li a qualche mese molte persone avrebbero provato quelle sensazioni…

Nella tua musica ti metti a nudo e sveli il lato più intimo della tua arte. Per un artista con la tua sensibilità questo dramma mondiale che stiamo vivendo quando può essere impattante?

Molto, come ogni esperienza della vita, soprattutto per chi è sensibile ed è una “spugna” delle emozioni. Però non mi sono fatto sopraffare, ho lavorato molto su di me, sulla mia musica e sulla mia interiorità. In realtà mi ha anche giovato questo periodo. Ogni cosa ci cambia nel modo in cui noi le permettiamo di farlo…

Nell’era in cui lo streaming e il digitale hanno preso il sopravvento, per un artista tour e concerti restano l’ultima opportunità per guadagnare con la propria musica. Ora che non abbiamo contezza di quando si ripartirà, quale è lo scenario che ti sei fatto per i prossimi mesi?

Sono terre inesplorate, quindi, come sempre, saranno l’occasione per qualcuno e la tragedia per qualcun altro. Io cercherò di cogliere ogni occasione, e per certi versi il poter organizzare solo live piccoli, con poche persone, potrebbe essere un vantaggio per gli artisti emergenti come me.

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi e, soprattutto, per il futuro?

A brevissimo uscirà un nuovo singolo, ed entro l’estate un EP. Stiamo organizzando anche i prossimi appuntamenti live, in sicurezza ovviamente, ma si deve ripartire.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Interviste

Tinte orientali e amori conflittuali nel nuovo singolo di Cecilia Quadrenni

Cecilia Quadrenni nasce a Siena e si appassiona fin da subito ad ogni forma di arte: studia violino, mimo e
recitazione.

Antonella Valente

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“Verso Oriente” è il nuovo singolo della cantautrice toscana Cecilia Quadrenni. Nel brano la voce dell’artista, delicata e armoniosa, fa da ponte tra due mondi, unendo il pop elettronico ad atmosfere orientali.

“Nel videoclip girato nella suggestiva Montevecchia (LC) si mescolano le emozioni di chi si lascia logorare dal rancore e dall’odio perdendosi nei vicoli magici e angusti del paese e quelle di liberazione e pace caratterizzate dall’ascesa sulle scalinate in direzione del santuario – racconta Cecilia Quadrenni – Un’esperienza straordinaria dove il luogo evocativo e senza tempo, si è mescolato alle note della canzone in un connubio perfetto».

Come hai trascorso gli ultimi mesi?

Esco come tutti da quel brutto periodo di lockdown e sto ripartendo con tutta la voglia di fare musica e recuperare il tempo perso.

Qual è l’origine del tuo ultimo singolo “Verso Oriente” e come mai un titolo così interessante?

“Verso Oriente” racconta di uno scontro fra due persone, allude ad un amore che finisce e la sensazione che rimane è quella dei soldati combattenti, come in Medio- Oriente, di guerre insensate in cui alla fine ci si dimentica l’obiettivo e si combatte per abitudine. E’ un titolo simbolico di un cammino interiore che ci porta in posti lontani. I cori arabi iniziali sono reali cori di preghiere nella moschea.

Quali sono i tuoi progetti musicali futuri?

Sto promuovendo il singolo e spero di riuscire a farlo sentire anche dal vivo insieme ai miei inediti e cover che fanno parte del repertorio e dell’album che uscirà in autunno.

Sei laureata in psicologia. Quanto può l’arte e la musica avere una funzione terapeutica e in che ambito?

In realtà mi ha sempre appassionato la ricerca e la causa dei disagi psicologici e come la voce stessa possa essere il risultato di uno stato di salute emotivo o meno, ovvero di come certi disturbi dell’emissione vocale possano essere la causa di blocchi emotivi del passato. Quindi certamente la relazione esiste ed è molto stretta.

C’è un artista da cui trovi ispirazione?

Ho sempre ascoltato e ammirato Mango, infatti nel mio album ci saranno due suoi brani come omaggio. Mi ispira a livello vocale e credo di averne subito qualche contaminazione. Del panorama musicale internazionale ammiro la genialità di Stromae.

Si può vivere a tuo avviso di sola musica? un emergente può farlo?

In Italia è molto difficile. Io l’ho fatto e al momento continuo a farlo. Dipende da come uno vuole vivere e se è disposto a fare delle scelte e delle rinunce. Non siamo tutti uguali. Certo è che ci si deve abituare a fare anche cose che non ci piacciono ed entusiasmano, è un cammino duro con poche tutele. Ma secondo me si può ancora percorrere.

Lascio a te le ultime parole di questa intervista..

Spero di poter incontrare presto le persone che mi seguono e che mi dimostrano sempre tanto affetto e potermi esibire il prima possibile dal vivo.

ph. Roberto Covi

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Interviste

Gavetta, nuovi singoli e speranze future, Damien McFly si racconta a The Walk Of Fame

Licia De Vito

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Damien McFly è un cantautore padovano che con la sua voce graffiante, le melodie senza tempo del folk e il sound dell’Indie moderno, continua a conquistare il pubblico dopo aver suonato più di 500 concerti in 15 stati. Il tour del suo primo album “Parallel Mirrors” (uscito a ottobre 2015) lo porta in tutta Europa, UK, USA e Canada, dove partecipa a festival come SXSW, Canadian Music Week, BBC Carfest, International Richmond Film Festival e Home Festival.

“I Can’t Reply” , “New Start” e il nuovo singolo “Leap” (2018) vengono acclamati da numerosi blog (MTV new Generation, Rolling Stone, ContactMusic, Gigslutz), mentre Damien viene intervistato anche da Rai Radio 1 e BBC Scotland. Nel 2018 vince il Grand Prize nella categoria Folk del John Lennon Songwriting Contest di New York con il brano “Mesmerised” e l’honorable Mention nell’International Songwriting Competition e all’interno dell’Unsigned Only Music competition di Nashville con “I can’t Reply”.

Nel 2019 escono i singoli “Mesmerised” e “My Cure” e nel frattempo Damien collabora alla stesura di nuovi brani con il produttore Alex Marton e collaborando con diverse realtà in tutta Europa. Quest’anno era già stata confermata la sua presenza alla Canadian Music Week assieme ad un tour europeo di 30 date.

Raccontaci della tua formazione e del percorso che hai intrapreso per ottenere tanti successi

Certo, intanto ciao a tutti i lettori. Ho sempre suonato qualche strumento fin da bambino, prima un po’ la batteria poi la chitarra e la tastiera. Avendo la fortuna di avere due sorelle e un fratello maggiore che già sapevano suonare la chitarra è venuto tutto molto naturale. Dai 14 ai 20 anni ho iniziato a cantare con qualche cover band di vari generi, dal rock al metal fino al pop e all’acustico. Poi nel 2011 ho iniziato a fare video su YouTube con un progetto chiamato I Fratelli McFly, dal quale arriva il mio nome d’arte che ho mantenuto dopo la separazione. Dal 2013 quindi ho iniziato la mia avventura come Damien McFly, partendo con molte cover su YouTube per raccogliere nuovi fans e arrivando al 2015 quando è uscito Parallel Mirrors, il mio primo album di brani originali. Da quel momento si sono aperte molte strade, specialmente all’estero dove ho avuto la fortuna di creare una rete di contatti che mi ha permesso di suonare in 15 stati diversi. Ho sempre cercato di migliorarmi come musicista e come songwriter e credo che il fatto di non sentirsi mai arrivati abbia e stia tutt’ora aiutando la mia carriera moltissimo.

Il 27 marzo esce il singolo Vega. Sono previsti altri tre brani prima dell’uscita dell’album che dovrebbe avvenire per la fine del 2020. Vuoi darci maggiori informazioni?

Vega è un pezzo che ho scritto nel 2018, ed è un brano dove comincia a sentirsi un cambiamento a livello di sound rispetto al primo album. Negli ultimi anni ho scritto davvero tantissime canzoni ma allo stesso tempo il modo di scrivere e arrangiare brani è cambiato molto anche grazie all’apporto di Luca Lago con cui ho collaborato a molti pezzi e al produttore Alex Marton. Questa evoluzione, sebbene sia un bene dal punto di vista sonoro ha complicato un po’ la progettualità perché ci sono molti pezzi che dopo un anno già ci suonano vecchi rispetto a quelli nuovi. Per questo ci saranno altri 3 singoli, per portare chi mi segue e chi mi seguirà a sentire lentamente il cambiamento e le fasi che ho attraversato negli ultimi anni.

“On Our Own” è stata scritta poco prima della quarantena e ultimata dopo un mini tour europeo. Come suggerisce il titolo, il brano parla della necessità di trovare la capacità di reagire alle difficoltà con le proprie forze. C’è dell’autobiografico?

Il testo del brano è nato proprio durante la quarantena appena dopo il tour. All’interno del pezzo c’è tutta la voglia di rialzarsi e di creare qualcosa tutti assieme. È un brano che vuole mettere nell’ascoltatore la voglia di reagire e di ricominciare con una coscienza nuova, più universale e attenta al prossimo. Direi che è autobiografico, è un modo per ricordarmi sempre che, nonostante ci siano periodi difficili, da qualche parte si trova sempre la forza per partire con nuovi stimoli.

Delle altre songs cosa puoi dirci, invece?

I brani come accennavo prima avranno un sound molto internazionale e moderno, con un’attenzione particolare alle melodie senza tempo e ricchi di sperimentazione. Negli ultimi anni ho collaborato con tantissimi musicisti di diverse nazionalità e il mio modo di scrivere è cambiato molto, è stato contaminato da culture diverse e da modi diversi di vedere il mondo. L’approccio straniero alla creazione è molto più collaborativo del nostro e sto cercando di portare in Italia questa filosofia dove ognuno mette qualcosa della sua esperienza e non pesta i piedi al vicino.

Con il COVID-19 la live music ha subito un brusco arresto. Una volta uscito l’album hai in mente di fare un tour? Secondo te nel 2021 si potrà tornare alla normalità oppure il modo di esibirsi cambierà?

Cerco sempre di essere molto positivo a riguardo e credo ci sarà una ripartenza. Forse non si potrà suonare da subito in ogni parte del mondo come ho sempre cercato di fare, ma farò tutto il possibile per ricominciare a viaggiare. Credo che la cosa positiva in tutto ciò sia che d’ora in avanti sapremo tutti prevenire meglio questo tipo di pandemie. Il concetto di normalità è strano da spiegare secondo me perché al giorno d’oggi ci si adatta velocemente a tutto, quindi la normalità dell’anno scorso è già diversa da quella di quest’anno. Allo stesso modo  penso che niente sarà più come prima, ma questo non è assolutamente un male e ci riabitueremo subito e troveremo nuovi modi per vivere la musica dal vivo.

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Interviste

Dall’Argentina per sognare in Italia: il viaggio musicale di Diego Moreno non finisce mai

Antonella Valente

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Cantante e compositore argentino, Diego Moreno, ormai napoletano d’adozione, ha rilasciato da pochi giorni “Sogno (Sofia sul divano)”, terzo brano tratto dal nuovo album di inediti in uscita in autunno.

Il singolo scritto dallo stesso Moreno insieme alla cantautrice Gaia Eleonora Cipollaro, è una canzone estiva dal ritmo coinvolgente con un sound reggae che ricorda gli UB40, arricchito dal suono di strumenti come il charango e l’ukulele. Il brano invita gli ascoltatori, bisognosi di tornare a vivere dopo il periodo di estrema emergenza sanitaria trascorso, a non smettere mai di credere nei propri sogni.

Diego, piacere di averti con noi su The Walk of Fame! Come stai? Come hai trascorso i mesi passati?

Hola! Sto bene, grazie! – Per quello che si può “stare bene” di questi tempi! – Ho lavorato al nuovo album e sono davvero molto soddisfatto di ciò che è stato fatto, anche insieme a tutti coloro che hanno collaborato. Basterebbe nominare Roy Tarrant (produttore), Salvio Vassallo (produttore artistico), Gaia Eleonora Cipollaro (coautrice), Davide Aronica (regista video) e poi una lunga lista di formidabili musicisti. Mi sento e credo di essere molto fortunato. Questi mesi di lockdown li ho passati a casa con mia moglie Maddalena, provando ad affrontare il tutto con una quota di “filosofia” e aiutandomi con la musica. Non è stato facile, come per la gran maggioranza di noi artisti. Noi “viviamo di assembramenti!”.

“Sogno (Sofia sul divano)” è il tuo ultimo singolo. Come nasce e qual è il messaggio che vuoi trasmettere a chi ascolta?

La canzone è nata qualche anno fa. L’ho scritta in primis in spagnolo, la mia lingua madre. Nel 2019 con il mio produttore abbiamo pensato di realizzare un album completamente in italiano e da lì è iniziata anche la mia collaborazione con Gaia. In questo brano mi concedo il lusso di sognare. Credo che il viaggio per raggiungere i nostri sogni sia intenso… “sogno baciare la luna, corteggiare la fortuna … che poi se ne va!”, sogno addirittura Sofia Loren sul divano! (ride ndr). Oggi è difficile sognare, fa paura immaginare, tuttavia non vi è cosa più bella che sognare, valicare le montagne dell’impossibile con la fantasia, la speranza e la fiducia in se stessi. Ma la canzone è soprattutto un invito a vivere e a realizzare i propri sogni, o quantomeno a provarci!

Sei un musicista argentino ma napoletano d’adozione. Cosa è per te Napoli?

Si sono e sarò sempre un musicista Argentino! Napoli però è per me tante cose. Intanto è il luogo, per la precisione Pozzuoli, dove ho vissuto per quasi 20 anni. Mi sento un flegreo d’adozione! Napoli è poliedrica, è tanta “bellezza”. Qualche anno fa ho inventato il “TangoScugnizzo”, unico mix tra la musica di Buenos Aires e la melodia partenopea che si è aggiudicato nel 2014 il Premio Masaniello e nel 2020 il Premio Nicolardi. Mi sento, lo dico con amore, “un portatore sano di “napoletanità”. Uno dei primi partenopei che mi ha colpito al cuore è stato Eduardo De Crescenzo, un grande interprete! Poi che dire di Pino Daniele, mi querido amigo Enzo Decaro che mi ha ribattezzato “Tanghizzo” (un po’ tanguero un po’ scugnizzo) per il progetto “Poeta Massimo” (poesie di Massimo Troisi musicate da Decaro), mio hermano Antonio Onorato.

Qual è l’artista italiano cui sei particolarmente legato?

Sicuramente Eduardo De Crescenzo, Pino Daniele, ma ho ascoltato molto Raf, Baglioni, Samuele Bersani, Fabio Concato, con il quale ho potuto duettare nel mio progetto dedicato a Fred Bongusto e qui farei una giusta pausa per raccontarti in poche parole i miei quasi 20 anni di collaborazione con Fred. Da lui ho imparato quanto è vero ciò che diceva Vinicius: “La Vita è l’Arte dell’incontro”. Sono felice e sono stato fortunato ad aver incontrato Fred. Ci siamo incontrati 21 anni fa tra i corridoi della Rai di Roma a Via Teulada per un programma televisivo. Durante una pausa, quando scoprì che ero argentino, mi disse: “Mucho Gusto Fred Bongusto!”. Non mi manca la sua musica, perché la sua musica vivrà per sempre, mi manca tanto Alfredo, l’uomo. Un amico speciale e un confidente. A lui ho dedicato un album duettando, tra gli altri, con Peppino Di Capri, Fabio Concato, Maria Nazionale. S’intitola “Che Bella Idea! Canzoni di BuOngustO”. Sono sincero: ne vado fiero!

Come giungi in Italia dall’Argentina e come mai decidi di trasferirti nel nostro paese?

Sono arrivato qui quasi per gioco, per salutare una coppia di amici argentini che si era trasferita in Italia. A Mar del Plata, Buenos Aires – Argentina, ero uno studente di architettura. Ho lasciato tutto e tutti per sognare con la mia musica e sai? Ci sono riuscito praticamente da subito! Il mio primo ingaggio da musicista fu nella meravigliosa terra sicula a Taormina, dove ho trascorso i primi 6 mesi di vita italiana. Indelebili ricordi!

Diego, lascio a te le ultime parole di questa intervista per promuovere la tua musica, i tuoi messaggi e i tuoi progetti…

Sono felice di aver avuto questo spazio e vi ringrazio. Sono altrettanto contento di poter dire che i “sogni” si possono, anzi si devono seguire.  Io il mio sogno l’ho realizzato: ho festeggiato 30 anni di carriera musicale. Auguro a tutti coloro che amano la musica e sognano di esprimersi ed esibirsi di poter realizzare questo loro desiderio.

ph. Gino Tramontano

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