Greta Margareth, un pianoforte su Marte tra Satie, Liszt, Piazzolla e la passione per i Pink Floyd

Il romanticismo di Chopin, la scrittura ruggente e imprevista di Prokofiev, l’intimismo minimalista di Satie, la nostalgia latina di Piazzolla e, perché no, le idee di Liszt per la spettacolarizzazione. Se chiedi a Greta Margareth Cipriani di parlarti delle sue influenze classiche, queste sono le grandi firme che hanno accompagnato la sua formazione al pianoforte. Un percorso artistico che non tralascia melodie pop-rock o la musica d’ambiente, fino ad accarezzare le sonorità elettroniche. Questo è l’ambiente creativo della musicista e docente 38enne originaria dell’Abruzzo che vive e lavora a Roma.

Disponibile da qualche settimana, sulle principali piattaforme digitali, “Piano Universo”, il suo album d’esordio si propone come un ulteriore viaggio al di fuori dei confini classici. Aveva già tentato questa strada con il suo singolo “Tanguería”, il brano che si è imposto al Tour Music Fest del 2017, il cui videoclip è ambientato tra le montagne abruzzesi. La compositrice utilizza gli effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica, con al centro la melodia “classica”, per cui l’effetto non è solo suggestione timbrica e soluzione ardita di comunicazione ulteriore, ma è ambientazione sonora, ambiente atmosferico nel quale la melodia trova l’ideale sostegno per uscire fuori da confini troppo stretti. La visione classica si sovrappone alla modernità come ambiente di enfatizzazione sonora delle visioni della compositrice, cosicché i suoni, i sibili, i “rumori”, le suggestioni che spesso sembrano richiamare lo spazio e l’universo, sono quel naturale rimando verso mondi ulteriori, mondi che non si esauriscono nella fisicità terrena. Il suo, prendendo in prestito un aneddoto dallo scrittore Alessandro Avenia, è “un pianoforte su Marte”.

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“Questo album”, spiega, “si pone a conferma di un atteggiamento che vuole proiettare la musica pianistica, di ispirazione certamente classica, verso orizzonti diversi, passando attraverso l’uso di effetti elettronici direttamente nella cultura pop”. Non mancano infatti i riferimenti al mondo reale, attraverso ad esempio l’uso di effetti presi dalla vita reale, come lo schiamazzo di bambini, l’intercettazione radiofonica di qualche trasmissione straniera, lo strepitìo del fuoco, il vociare del vento. Ricordiamo che la compositrice è anche poetessa e ogni pezzo rappresenta un viaggio introspettivo dentro il proprio mondo oltre che una storia.

Pop Valse ad esempio rappresenta il tentativo di mischiare una malinconica melodia di valzer con elementi ambientali. “Tanguería” è un pezzo dalle tendenze prog, che giustappone sezioni dal carattere differente in maniera dinamica ed efficace. In “Space” c’è l’idea di un vero e proprio viaggio nell’Universo. “Rosamadre” è un inno alla bellezza della terra, con una melodia struggente e altamente evocativa. Tra i titoli anche dei riferimenti diretti al terremoto dell’Aquila. “Purtroppo ho perso anche una giovane allieva e ho voluto ricordarla nelle mie composizioni”, ricorda Greta. “Nel 2011, ispirata dai fatti tragici di 2 anni prima, ho scritto Grido di Terra, un testo poetico per immagini fotografiche”. La sua penna potrebbe ora tornare a lavoro per trasformare “Piano Universo” in un progetto per orchestra e voce recitante, in collaborazione con Venus Rey Jr.

Ci parli delle sue composizioni

Utilizzo effetti elettronici come compimento compositivo di una visione della musica tendenzialmente romantica. Al centro, però, c’è sempre la melodia “classica” che definisce i confini dell’ambientazione sonora.

Un ponte tra presente e passato

In “Piano Universo” si fondono le mie suggestioni. Le melodie principali sono di stampo minimalista. Di base ho seguito quel filone che da Satie ha portato alla musica riconosciuta attuale. Però l’ho impreziosito dei miei ascolti di musica più leggera, come ad esempio Pink Floyd o musica ambientale cinematografica. Mi sono sempre tanto domandata a che punto è la musica. Cosa vogliamo dire oggi. Cosa vuole dire un pianista oggi. Di certo non appartengo a quella schiera di compositori di musica rilassante o musica “prima di dormire” che va in voga adesso. Ho sempre voluto bilanciare minimalismo e virtuosismo.

A cosa sta lavorando in queste settimane?

Sto lavorando per far uscire un singolo, “Mozart Parodie”, che è una personale rivisitazione della Marcia alla Turca di Mozart in chiave più moderna, giustapponendo sezioni di carattere differente e sviluppando il linguaggio in maniera a volte grottesca, teatrale. Mi auguro che la riflessione sulla musica non smetta mai e non ci si adagi mai in zone di ‘comfort’ troppo semplici per la comprensione solo perché sono già state ampiamente battute. Per il resto, ho intenzione di riprendere la mia attività live, nei modi e nei tempi consentiti da questa situazione, ma mi manca il contatto con il pubblico, con la gente.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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