GG Allin: anarchia, sangue e follia

Se ancora oggi il vostro ideale di artista estremo nel vasto panorama musicale si rispecchia negli “eccessi” di personaggi del calibro di Sid Vicious, Iggy Pop, Ozzy Osbourne o il patinatissimo e strapagato Marilyn Manson et similia… fareste meglio a chiudere subito e tornare a cose più “normali”, perché ciò di cui vi parliamo oggi non ha nulla che rientri nella norma.

Perché chiariamolo subito, senza girarci troppo attorno: qui si parla di punk. Non parleremo di musica, ma di attitudine punk. Il pensare punk, il vivere punk. ESSERE punk, non sembrarlo. Senza attitudine, è solo forma, è solo vuota e inutile estetica. Come in ogni ambito della vita. Le prossime righe non sono adatte ai deboli di stomaco. Non dite poi che non eravate state avvisati.

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Il 29 Agosto 1956 nello stato del New Hampshire nacque Jesus Christ Allin, in una piccola cittadina chiamata Lancaster. Il problema non è tanto il chiamarti Gesù Cristo, quanto l’aver ricevuto in dono tale nome da un pazzo fanatico religioso, il quale è convinto che tu sia la reincarnazione del messia, del figlio di Dio.

Già, perché Merle Allin sr. era un padre di famiglia abusante, maniacale (nel senso peggiore del termine) e violento, con scatti di ira folle durante i quali minacciava di uccidere la sua famiglia, e sembra che scavasse fosse nella cantina della capanna di legno in cui vivevano, per provare quanto fosse serio agli occhi di moglie e figli.

Nella capanna era abolita l’elettricità, l’acqua corrente, era vietato parlare dopo il tramonto. Anche i rapporti con l’esterno erano fortemente limitati all’essenziale. Se sei costretto a convivere sotto lo stesso tetto con malati psichiatrici del genere e a subire simili crudeltà e se hai scelto di non suicidarti (non subito almeno), a questo punto ti restano solo due alternative:

Reprimere la rabbia e farti scoppiare il fegato diventando una persona in apparenza normale e “civile”, ma con una bomba ad orologeria nel cervello pronta ad esplodere per un nonnulla;

Esplodere subito e sfogare nel più autodistruttivo dei modi anni di violenze, umiliazioni e privazioni di qualsiasi forma d’affetto e dire ok, la vita mi ha dato questo, “mio padre mi ha reso un guerriero” (parole sue, a ragione) morirò quindi lottando contro tutto e andate tutti a quel paese.

Scelse la seconda. Decisamente. Per tutto il resto della sua vita. Il soprannome GG invece gli venne affibbiato involontariamente dal fratello Merle Jr., il quale per un difetto di pronuncia non riusciva a chiamarlo Jesus e cominciò a chiamarlo Jeejee. Da qui, GG.

Nel ’62 la madre Arleta lasciò il marito, ormai psicotico, portò i figli con sé e cambiò all’anagrafe il nome del figlio, da Jesus Christ a Kevin Michael.

Ma ormai le fondamenta della personalità di GG erano già state gettate, e passò tutti gli anni della sua adolescenza tra furti, scippi, atti vandalici e rock & roll. Durante quel periodo subì il fascino sopra le righe di Alice Cooper, e successivamente iniziò ad interessarsi del punk rock dei The Ramones e dei The Stooges.

Iniziò così la sua “carriera” musicale con innumerevoli band, suonando inizialmente la batteria e cantando coi The Jabbers dal ’77 all’84, anno in cui si sciolsero per le sue performance on stage sempre più estreme.

Dall’85 in poi iniziò a militare in svariati gruppi, tra cui The Cedar street sluts, The Scumfucs e i Texas Nazis, mentre i suoi show si facevano sempre più estremi, e fu durante questo periodo, subito dopo un concerto in Manchester (New Hampshire) che si guadagnò la reputazione di “pazzo di Manchester”. Ciò che infatti rese famoso GG in breve tempo nel circuito underground non fu tanto la considerevole mole di materiale pubblicato, ma i suoi comportamenti dentro e fuori dai palchi.

È estremamente riduttivo parlare di GG nelle vesti di musicista. Come lui stesso affermò: “Se non fossi diventato un performer, avrei fatto il serial killer”.

Sarebbe banale perfino definirlo ribelle e anticonformista, di quelli che vestono jeans di marca strappati e si scatenano sul palco, inveendo contro lo stesso sistema che gli consente di esprimersi, mentre strizzano l’occhio alle major discografiche. Allin era semplicemente un’altra cosa, che non ha niente a che vedere perfino col punk.

Odiava le band che firmavano contratti con case discografiche e che dovevano sottostare alle loro regole interne per farsi promuovere, e disprezzava i suoi stessi fan, i quali non ricevevano nessun trattamento speciale. Di fatti ad un certo punto GG durante i suoi spettacoli prese a insultare, sputare e pisciare addosso a tutti gli spettatori delle prime file, per poi gettarsi tra la folla e iniziare anche a prendere tutti a pugni e a colpirli con l’asta del microfono.

Ovviamente cercavano tutti di difendersi dalle furiose e folli aggressioni senza senso di GG (stiamo parlando tra l’altro di un uomo grande e grosso, incazzato nero e impossibile da placare) e quindi i suoi “spettacoli” finivano sempre in rissa, oppure abortiti dopo poco dalla sicurezza del locale o dalla polizia che interrompeva tutto, mentre lui continuava a distruggere tutta la strumentazione e qualsiasi cosa gli capitasse a tiro.

Allin impazziva in ogni singolo live, ed era solito colpirsi il cranio col microfono fino a ferirsi brutalmente. Alla fine era sempre una maschera di sangue, suo e dei suoi fan, ossa rotte, costole incrinate, anarchia e rock & roll. Dall’85 in poi inauguró anche una nuova pratica, e cioè defecare sul palco, mangiare le sue stesse feci e tirarle addosso al pubblico mentre si esibiva, il tutto condito dalle sue automutilazioni, dal suo intransigente e spietato sadomasochismo più varie ed eventuali, come sesso orale coi fan, masturbazione ricoperto di escrementi, oggetti infilati nell’ano e sodomia con carcasse di  animali.

Cose altamente (d)istruttive. Ma i suoi fan andavano ai suoi spettacoli proprio per questo, perché in un “bordello” del genere potevano fare tutto quello che volevano, senza regole, senza limiti, senza giudizi. La più sporca libertà. L’euforia adrenalinica della lotta nel pogo violento. Il lasciarsi trasportare dalla follia totale del momento, senza sensi di colpa tipicamente cristiani, senza pensare al dopo, senza inutili freni inibitori. Tutto ciò che là fuori tra le “persone per bene” è visto come immorale o è vietato fare.

Sul finire degli anni ‘80 GG era fisicamente cambiato dagli inizi: abbruttito dalle cicatrici, dai tatuaggi disegnati male e fatti peggio, dall’eroina e le più disparate altre droghe, e dall’alcolismo. Ed era precisamente ciò che voleva, d’altronde come lui stesso affermava: “il mio corpo è il tempio del rock n’roll”.

È stato detto di tutto sull’ultimo vero Re del rock n’roll (come lui stesso si definitiva), e si fa sempre troppo presto a giudicare. Noi ovviamente ci asteniamo dal farlo, ma vorremmo solo porre un interrogativo: Quanti di noi vivono la vita senza barriere tra la vita pubblica e privata, in un continuum temporale senza ipocrisie, falsità e nulla da nascondere?

E quanti di noi avrebbero il coraggio di vivere genuinamente, in modo romantico, ripudiando le continue disumane costrizioni, finzioni e artefatti che la società moderna e “civile” ci serve a tavola tutti i giorni e che ci fa anche pagare a caro prezzo, disprezzando le comodità borghesi, i servilismi ipocriti, gli scatti di carriera per abbracciare invece la verità, la libertà, ed essere sempre innamorati del vero? Anche se non si conoscono le risposte, è sempre giusto e onesto verso sé stessi e verso la propria natura umana porsi delle domande. Le giuste domande.

L’ultimo periodo della sua vita lo vede protagonista in band come “Antiseen” e “The murder Junkies”, questi ultimi assieme a suo fratello Merle al basso, coi quali continuò la sua opera di iconoclastia, violenza e ribellione fino alla sua morte, avvenuta il 28 Giugno 1993 a New York, dopo il suo ultimo concerto al “The gas station”.

In quell’occasione dopo la seconda canzone mancò la corrente al locale (ma probabilmente qualcuno la staccò) e GG andò fuori di testa e iniziò a distruggere tutto, cagarsi addosso, lanciare le sue feci addosso alla gente e prendere a pugni tutti i suoi fan. Alla fine uscì e iniziò a girovagare senza meta per Manhattan, prima nudo e poi indossando la minigonna della sua ragazza, il tutto mentre era ricoperto di sangue e merda, con una folla di fan e altri pazzi forsennati al seguito che strillavano con lui e lanciavano ovunque bottiglie di vetro.

Morì la notte stessa, per overdose da eroina e da una vita di veri eccessi. Cose che farebbero apparire il più duro e puro dei metallari come un poppante in fasce che si ciuccia il dito mentre gioca a fare il ribelle incazzato e incazzoso, con tanto di corpse painting e portafoglio gonfio. Il suo funerale fu una festa, tutto documentato e reperibile online, con i suoi amici e suo fratello che versavano superalcolici sul suo cadavere sporco così com’era stato trovato, senza lavarlo. Come avrebbe voluto lui.

GG Allin era un antisociale, radicale ed estremo, che non accettava compromessi e viveva secondo le sue regole. Tutto il suo pensiero è racchiuso nel suo “manifesto”, scritto in carcere, da cui traspare tutta la sua frustrazione e il suo odio per il falso e per la corruzione nella musica:

“Even Iggy let me down. The Sex Pistols let me down. Sid let me down when he fell in love (that’s why they are all dead). And now we have the Ramones praising bands like Guns N’ Roses, which runs against everything they were set out to destroy”.      

 Odiava sottomettersi alle logiche di mercato delle industrie discografiche, e probabilmente a tutto ciò contribuì anche l’aver dovuto assistere impotente a tutti i suoi miti della scena punk rock che si vendevano al miglior offerente, diventando parte di quel sistema “mainstream”che tanto dicevano di odiare un tempo, quando erano giovani e puri, urlando dai microfoni degli scantinati maleodoranti, snaturando quindi il senso della loro esistenza. Per lui la vita era una lotta continua, e la musica per lui non significava nulla, era solo uno strumento che usava per lanciare un messaggio. Il suo messaggio.

Perché, in fin dei conti, l’arte dovrebbe servire a questo, nient’altro. E chiunque possieda un’ intelligenza acuta, un carattere e un cuore forte, lo sa bene. E non se ne fa nulla dei narcisismi inutili da finto “dannato” col fiato corto e la sua debole “arte” sterile e priva di contenuti. Ne esistono fin troppi oggi così, coi loro concetti pettinati, in linea con gli standard, che non lasciano più spazio per l’ingenuità provocatoria e dissacrante di “stelle comete” come GG. Ma la sua scia di “sangue e merda” brilla ancora.

“Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali: chi si sente diverso va da sé al manicomio” – F. W. Nietzsche

Live Fast, Die Fast.

Alla prossima.

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