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Future Radio, rock e animazione dal Sudafrica per il lancio di Freedom

Fabio Iuliano

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Non sono solo una rock band. I Future Radio sono anche un vero e proprio progetto multimedia targato Sudafrica, miscela di immagini energiche e distopiche, anche metafora di questo tempo. Freedom è il loro ultimo album attraverso il quale abbiamo deciso di raccontare i Future Radio.

“Freedom” è concept album di 15 tracce e include i loro primi tre singoli “Fire with Fire”, “Run Baby, Run” e “Break Us”. Come suggerisce il nome, l’album riflette sull’idea di libertà e l’ascoltatore in un viaggio di liberazione, di emancipazione, di redenzione.

L’ultimo singolo estratto è “DOI”. Questa traccia punk rock è una dichiarazione di indipendenza emotivamente carica, che annuncia la fine di una relazione passata prepotente.

Un riff ritmato introduce la canzone e si ripete nel background di tutta la canzone. Dal punto di vista lirico, il ritornello si propone come una vigorosa, diretta e onesta dichiarazione di autonomia, supportata da una spinta ritmica assertiva. Il ponte strumentale si scompone in una sensazione dubstep a metà tempo, che si aggiunge ai vari elementi di genere trasversale che si ritrovano un po’ in tutte le tracce.

“‘DOI’ è stata la prima canzone che ho scritto per il nostro album di debutto”, ricorda Johnny Future, frontman e cantautore dei Future Radio. “Mi sono sempre piaciute le canzoni che presentano un forte impatto melodico. Band come gli AC / DC e, più recentemente, i Kings of Leon, hanno perfezionato l’arte di scrivere riff memorabili e, come chitarrista, sono attratto da questo”.

Ogni traccia dell’album è accompagnata da immagini create dall’artista visivo, e co-fondatore di Future Radio, Drikus Roets. Lo stile dell’animazione è vagamente basato sui primi DC Comics. “Ciò che ci distingue dalle altre band è che poniamo tanta enfasi sulle immagini quanto sulla musica. Il lavoro di Johnny è la musica, il mio sono le immagini “, spiega Roets. Non a caso, “DOI” è proprio nel mezzo della tracklist di questo concept album, perché rappresenta il punto cruciale della storia in cui il personaggio principale, Johnny Future, si trova davanti a un punto di svolta, di quelli che ti cambiano la vita.

ENGLISH VERSION

Future Radio introduces their debut album, “Freedom”. In the same vein as their music videos, the show deals with the concept of emancipation and encourages the passionate pursuit of purpose. Through a combination of words, music and visuals, Future Radio brings an energetic and theatrical experience to their audience.

Future Radio’s album  includes their first three singles “Fire with Fire”, “Run Baby, Run” and “Break Us”. As the name suggests, the album deals with the idea of “Freedom” and is intended to take the listener on a liberation voyage.

“DOI”, is the latest release from the debut album. This punk rock track is an emotionally charged declaration of independence, announcing the end of an overbearing past relationship. 

A melodic riff introduces the song and repeats throughout the track as a secondary hook. Lyrically, the chorus is a vigorous, direct and honest pronouncement of autonomy, supported by an assertive four-on-the-floor rhythmic drive. The instrumental bridge breaks down into a half-time dubstep feel, which adds to the various cross-genre elements that are prominent across all the tracks of the band’s debut album.     

“DOI was the first song I wrote for our debut album,” recalls Johnny Future, the frontman and songwriter of Future Radio. “I’ve always liked songs that feature a strong melodic motif. Bands like AC/DC, and more recently Kings of Leon, have perfected the art of writing memorable riffs, and as a guitarist, I’m drawn to that”. 

Each track on the album is accompanied by visuals created by visual artist and Future Radio co-founder, Drikus Roets. The animation style is loosely based on early DC Comics. “What distinguishes us from other bands is that we place as much emphasis on the visuals as we do on the music. Johnny’s job is the music, mine is the visuals,” explains Roets. Intentionally, “DOI”is right in the middle of the tracklisting on this concept album, because it signifies the pivotal point in the story where the lead character, Johnny Future, is faced with a life-changing decision.

https://youtu.be/yBszBATSyps

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Sindacati di polizia vs Gianna Nannini. La replica dell’artista: “È una canzone contro gli abusi di potere”

Antonella Valente

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Immagini inaccettabili, ingiuriose e istigano all’odio sociale”. Così i sindacati di polizia hanno commentato “L’aria sta finendo”, il nuovo singolo di Gianna Nannini.

Nel videoclip gli agenti di polizia vengono ritratti con il volto di suini che picchiano una persona di colore e poi in uniforme da reparto mobile.

Vincenzo Chianese, segretario generale di Es Polizia, ha dichiarato: “Gianna Nannini farebbe bene a scusarsi subito con i poliziotti italiani. Un’animazione che offre, soprattutto ai più giovani, una rappresentazione offensiva dei servitori dello Stato, raffigurati come maiali intenti a picchiare selvaggiamente inermi persone di colore mentre sono a terra”.

La reazione di Gianna Nannini

Con riferimento a quanto dichiarato ieri, l’artista toscana non ha fatto mancare la sua risposta: “Non posso credere che una canzone d’amore come “L’aria sta finendo” scateni tutto questo odio. La musica ha i suoi messaggi e così i video che li rappresentano. L’ “Arte” è uno stato indipendente. Nessuno di noi, e me per prima sia chiaro, vuole offendere la polizia e chi rischia ogni giorno la propria vita, ma nemmeno vogliamo che un altro essere umano abusi del proprio potere.

Purtroppo siamo tutti a conoscenza di tragici episodi in cui è capitato, vedi il caso di George Floyd negli USA – continua la Nannini – È per questo che nel video alcune istituzioni vengono raffigurate, per esempio, con volti di maiali e non di persone: proprio per evidenziare forme di potere degenerate e non umane. Love and peace sempre. Gianna».

L’aria sta finendo” è il nuovo singolo in radio di Gianna Nannini, estratto dal suo ultimo album di inediti “La differenza e parla della necessità di cambiare le nostre abitudini di vita prima che ‘l’aria finisca’. Il videoclip del brano, in animazione rotoscopica, è scritto e diretto da Luca Lumaca. Punta il dito sulla nostra società che da tempo ha perso l’armonia: una parte del mondo spreca le risorse, è resa insensibile da una cultura dello scarto e prevarica i più deboli costruendo muri mentali e fisici.

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Brian May: “salverò il rock” e progetta un sistema di ventilazione per i concerti

Federico Falcone

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Salverò il Rock’N’Roll“. Non lo ha affermato Jack Black in School Of Rock, ma Brian May, chitarrista e co-fondatore dei Queen. Anche astrofisico, non ha mai nascosto la sua passione per la scienza, la tecnologia e il progresso rappresentato dalla fusione di entrambi. E così, armato di un po’ di tempo libero in più (d’altronde i concerti non possono tenersi), tanta buona volontà e fantasia, ha scelto di buttarsi a capofitto in un nuovo progetto. Per salvare il Rock’N’Roll, appunto.

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Come? Mediante un sistema di ventilazione per rendere ulteriormente sicure quelle location al chiuso nelle quali, in linea di pura teoria, dovrebbero tenersi i concerti, gli show e gli eventi musicali con grandi folle, una fola passata la fase calda dell’emergenza sanitaria in itinere. Anche se non ci è dato sapere quando. A May lo spunto è venuto dopo un sopralluogo all‘Hammersmith Apollo di Londra, tra le sale concerti più prestigiose nel Regno Unito. Con lui un gruppo di ingegneri, progettisti e meccanici. Si è discusso a lungo se il sistema ideato dal chitarrista potesse valere e risultare effettivamente funzionante.

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A dare ulteriori spiegazioni ci ha pensato lo stesso musicista con un post su Instagram.

“Mi avete chiesto perché mi trovassi nella leggendaria sala concerti Apollo (che prima si chiamava Hammersmith Odeon, sì! Quanti ricordi!). Ebbene, sono qui per salvare il rock and roll ovviamente! Una mattina mi sono svegliato con questa strana idea in testa, ossia trovare un modo per progettare un sistema di ventilazione per far sì che i teatri e i palazzetti possano essere sicuri abbastanza da poterci permettere di organizzare concerti anche durante la pandemia, per poter tornare a suonare dal vivo”.

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“Così, un piccolo team di esperti, compreso me, un professore di Cambridge e due dei migliori esperti di sistemi di areazione della O2 Arena, ovviamente a distanza di sicurezza, siamo andati all’Apollo per studiare il suo sistema di ventilazione e per testare alcune teorie”, ha proseguito May.

“È ancora presto e ci sono problemi più grandi da risolvere, ma se riuscissimo, anche solo in parte, nel nostro intento, potrebbe rappresentare un passo in avanti verso la salvezza dei concerti che mancano tanto a tutti noi. Ovviamente abbiamo già nel mirino i concerti dei Queen con Adam Lambert alla O2 Arena, i cui biglietti sono stati venduti e prenotati per il prossimo giugno. Insomma, la posta in gioco è davvero alta, ma possiamo quanto meno sognare…”

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New York Dolls, morto lo storico chitarrista Sylvain Sylvain

Federico Falcone

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E’ morto Sylvain Sylvain, storico chitarrista e co-fondatore della leggendaria band glam rock New York Dolls. Aveva 69 anni e da due anni era gravemente malato di cancro. Le sue condizioni erano apparse da subito gravi e tramite la piattaforma di crowdfunding GoFoundMe aveva lanciato una raccolta fondi per provare a coprire le ingenti spese cui doveva sottoporsi. Purtroppo, però, non c’è stato niente da fare, la malattia non ha lasciato scampo.

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Un ricordo toccante arriva da William Duvall, cantante e chitarrista degli Alice In Chains: “Ho idolatrato i New York Dolls fin da bambino. Insieme a MC5 e Stooges, erano come supereroi per me. Ricordo di essere stato in quarta elementare nel 1979 a scrivere racconti romantici per la scuola che aveva Johnny Thunders come protagonista. In qualche modo ho stretto una veloce amicizia con Sylvain Sylvain nel 1995-96”.

“Lui viveva in ATL allora e non riesco a ricordare come ci siamo incontrati ma ha sentito alcune delle canzoni che stavo scrivendo e producendo per la mia band al Temple, Madfly, e mi ha chiesto di produrre un album da solista per lui. In particolare, amava una mia canzone intitolata ′′ Chains Around My Heart.” Mi ha detto che voleva registrare quella canzone o almeno scrivere qualcosa del genere con me. Per diverse settimane, o ci siamo incontrati o abbiamo parlato al telefono praticamente ogni giorno”.

“Questa era l’era pre-cellulare delle segreterie telefoniche. Quindi ogni volta che Sylvain chiamava il mio appartamento e io non ero a casa, cantava ′′Chains around my heart′′ sulla mia segreteria telefonica con il suo folto accento No Yawk. È uno dei ricordi più preziosi della mia carriera. Penso di avere ancora alcune di quelle microcassette di quella vecchia macchina da qualche parte. Non abbiamo mai finito per fare quel suo disco, ma mi è piaciuto molto quel tempo conoscerlo e sentire le sue tante storie fantastiche. Per quanto possa sembrare cliché, nel caso di Sylvain, il vecchio adagio è vero: semplicemente non ci sono più persone così. Riposa in pace e in pace, Sylvain Sylvain. Grazie per tutto quello che hai fatto per il Rock’N’Roll”.

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“RIP Syl. Grande e fantastico ragazzo. Molto talentuoso. Sottovalutato. Sempre carico di energia positiva. Membro essenziale di leggendari New York Dolls”, ha commentato Stevie Van Zandt, chitarrista della E-Street Band molto legato al circuito rock newyorkese.

“RIP Sylvain Sylvain, portando lo stile e l’arroganza alle originali Glam-Punk dei New York Dolls! Eroi, i miei eroi. Indosserò ′′ Trash ′′ e ′′ Pills ′′ in onore di Sylvain e del resto dei killer del rossetto”, ha scritto Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam. A lui era morto legato e non ha mai nascosto la grande influenza che la band newyorkese ha avuto nella sua formazione musicale, spingendolo, assieme a poche altre band, a imbracciare la chitarra.

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“Oh cavolo, uno degli originali New York Dolls, Sylvain Sylvain è morto. Era un vero amore. Nel 1980 seduto su un divano nel mio vecchio loft della band, mi ha dato il mio nome d’arte di Steve Stevens. ‘Dove hai preso quel battito, hai preso quel battito sulla 14 esima strada’ “, ha scritto il chitarrista Steve Stevens.

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