Il lago di Posta Fibreno – Un’oasi di pace cara a Cicerone

Forse non tutti sanno che, udite udite: nel Lazio non c’è solo Roma. O meglio, gli accaniti fanatici “estremisti” dell’odierna capitale d’Italia sicuramente non sono a conoscenza che esiste una subregione chiamata Ciociaria, che è la parte più autentica, verace e sincera di tutto il Lazio, accecati come sono dai bagliori della città eterna, e che custodisce al suo interno lo storico lago del Fibreno.

Scherzi a parte, se c’è qualcosa che manca a Roma, tra le sue meravigliose antichità che raccontano la sua storia, è il verde. Per questo motivo oggi andiamo in Ciociaria, precisamente a Posta Fibreno. Un piccolo comune del basso Lazio di poco più di mille anime, in provincia di Frosinone, il quale ospita al suo interno l’omonimo lago. Un’oasi che sembra quasi essere ignorata sistematicamente dal turista medio (italiano e non) a favore, come al solito, delle grandi mete turistiche mainstream. La maledizione e benedizione allo stesso tempo che si trascinano dietro le cose più belle ed affascinanti sulla terra.

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Iniziamo dal nome del luogo. Sembra che il toponimo Posta Fibreno attinga le sue origini dalla sola parola “Posta” (la cui prima menzione ufficiale risale al 970), la quale stava ad indicare verosimilmente un luogo di pace e tranquillità in cui sostavano i pastori e i loro animali per riposare durante la transumanza. Il secondo termine “Fibreno” invece fu aggiunto solo nel 1877, a sottolineare che l’omonimo fiume, il Fibreno, nasce senza obiezioni di sorta da Posta.

Il lago è uno specchio d’acqua limpidissima e cristallina di circa 30 ettari a carattere sorgivo, così come il fiume Fibreno, e si trova al centro della riserva naturale lago di Posta Fibreno, a 289 metri s.l.m. Ha una profondità media di circa 2,5 metri e, nel punto di massima profondità (15 metri), sul fondale si trova anche un croce, visibile durante una giornata molto soleggiata. È a carattere sorgivo perché, non avendo immissari, le sue acque provengono puramente e direttamente dalle montagne del parco nazionale d’Abruzzo (attraverso un efficiente sistema di falde sotterranee) alla velocità di 6 metri cubi di acqua al secondo. Tali acque sono costantemente generate ad alta quota sia dalle piogge che dallo scioglimento delle nevi le quali, posso garantirvi, le suddette montagne abbondano.

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Per questo le acque sia del lago che del fiume Fibreno sono sempre fredde, e quest’ultimo inoltre alimenta a sua volta il fiume Liri, il quale è appunto a carattere torrentizio, e senza il contributo del Fibreno non avrebbe quindi la stessa portata. Per niente.

Direte: tutto qui? E no, non è tutto qui. D’altronde, quando mai vi parliamo di cose banali e scontate?

Dovete sapere che ci sono un paio di cose che rendono davvero interessante questo lago, che merita quindi almeno una visita già solo per queste. La prima è questa: il fiume Fibreno che, come già detto, scaturisce dal suo omonimo lago paterno, è menzionato da niente di meno che Marco Tullio Cicerone nel suo “De legibus“, un’opera scritta in forma di dialogo nel 52 a.C., della quale non possiamo non riportarvene uno stralcio (se avete voglia di leggerlo, altrimenti potete scorrere più in basso):

“[1] Attico: – Dal momento che già abbiamo passeggiato abbastanza e tu devi iniziare un altro discorso, vuoi che cambiamo posto e nell’isola che è nel Fibreno – credo sia questo il nome di quell’altro braccio del fiume – proseguiamo la conversazione, mettendoci a sedere ? Marco: – Certamente; molto volentieri infatti io mi fermo in quel posto, sia quando sono intento ad elaborare qualche progetto solo con me stesso, sia quando scrivo o leggo qualcosa.

[2] Attico: – Quanto a me, che sono venuto qui proprio in questa stagione, non sono stanco di saziarmene, ed al confronto mi sembrano un nulla le magnificenze delle ville ed i pavimenti di marmo ed i soffitti a cassettoni, come pure quei canali d’acqua che questa gente chiama Nili ed Euripi. Chi non sorriderebbe soddisfatto dopo aver visto questo paesaggio? Come tu poco fa discutendo di legge e di diritto riconducevi tutto alla natura, così anche in queste cose, che sono apprezzate per la distensione e la gioia dell’animo, quella che domina è la natura. Per questo io prima mi stupivo, pensando che in questi luoghi non vi fossero altro che rocce e montagne, ed a ciò mi spingevano le tue orazioni ed i tuoi versi. Mi stupivo, come ho detto, che tu provassi tanto godimento in questi luoghi; ora invece mi stupisco che durante le tue assenze da Roma tu possa stare in qualche altra località.

[3] Marco: – Ma io, quando posso assentarmi per parecchi giorni, specialmente in questa stagione, vengo sempre a cercare l’amenità e la salubrità di questi posti, e purtroppo ciò mi è consentito molto raramente. Comunque mi dà motivo di allegria un’altra ragione ancora, che non ti riguarda da vicino, Tito. Attico: – E qual è mai questa ragione? Marco: – A dire il vero, questa è la patria comune mia e di mio fratello; infatti noi qui discendiamo da un antichissimo ceppo, sono qui le tradizioni religiose, qui la stirpe, qui molte tracce dei nostri antenati. Cos’altro? Ebbene, guarda questa villa, così com’è adesso, ristrutturata più riccamente per l’interessamento di nostro padre, ìl quale, a causa della salute malferma, qui trascorse quasi tutta la sua vita nelle occupazioni letterarie. Sappi che io sono nato proprio qui, quando era ancora in vita mio nonno e la villa era piuttosto piccola, secondo l’usanza antica, come quella di Curio in Sabina. Per questo c’è, nascosto nel profondo del mio animo e dei miei sentimenti, qualcosa di indefinibile, per cui questo luogo mi è ancora più caro, se è vero che anche quel famoso eroe molto saggio, per rivedere Itaca, è scritto che abbia rinunziato all’immortalità.

II. [4] Attico: – Io prendo per buono questo motivo, perché tu vieni qui più volentieri e prediligi questi posti; anzi, a dirti la verità, anch’io ora sono diventato più affezionato a quella villa e a tutta questa terra, in cui tu sei stato procreato e sei venuto alla luce. Noi infatti, non so perché, siamo commossi da quei luoghi, i quali conservano le tracce di coloro che amiamo o ammiriamo. Quella nostra stessa Atene ci allieta non tanto per le opere magnifiche e deliziose degli antichi quanto per il ricordo di grandissimi personaggi, e del luogo dove ciascuno era solito abitare, soffermarsi, discutere; con grande affetto io ne contemplo anche i sepolcri. Perciò d’ora in poi amerò ancora di più questo luogo dove sei nato. Marco: – Sono lieto di averti mostrato quella che è quasi la mia culla.”

Come possiamo facilmente intuire, l’amore di Cicerone per questa piccola oasi felice era assai profondo, tanto da rivendicarne i natali, e sembra anche che la sua famiglia fece una delle sue fortune sfruttando queste acque pure e sempre fresche per la follatura dei tessuti di lana. Un’antica tecnica “rubata” alle popolazioni pre-romane (Volsci e Sanniti) che rende tali tessuti più compatti e più impermeabili, cosa non da poco per far fronte al clima di quei tempi. Come si dice: “Ao Roma, non te sta a inventà niente.”

La seconda caratteristica peculiare, che rende questo lago più unico che raro, è quella che i locali chiamano “la rota”. Una piccola isola galleggiante di trenta metri di diametro per quattro di spessore, formata principalmente da torba, rizomi e radici, e che si muove silenziosamente e placidamente sullo specchio d’acqua del lago grazie all’azione del vento e al flusso delle acque. Nonostante le varie teorie, rimane un mistero su come si sia formata, e a rendere ancora più affascinante il tutto sono le voci che indicano la presenza di quello che forse è il pioppo più antico del mondo che vive su tale isoletta fluttuante. Per vederla è necessario salire fino a sopra il paese, nel punto del belvedere, ma se la si vuole vedere muoversi, bisogna andarci la mattina presto.

La fauna attorno al lago è molto variegata: durante il periodo di migrazione qui vi sostano uccelli bellissimi come la garzetta, l’airone bianco maggiore e la moretta tabaccata. In inverno invece è possibile ammirare l’alzavola, il moriglione, l’airone cenerino e il cormorano. In ogni periodo dell’anno è invece osservabile il germano reale e la gallinella d’acqua, ma è nelle sue acque che si trovano davvero molte specie ittiche rare come la trota macrostigma, il vairone, lo spinarello e il gambero rosso della Louisiana.

Il Re indiscusso di tutto il lago però è il carpione del Fibreno, un salmonide di piccola taglia in via di estinzione, specie endemica della riserva.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma speriamo di aver solleticato già abbastanza il vostro palato. Un’oasi, quella della riserva del lago di posta Fibreno, nella quale tuffarsi liberamente, per passare una giornata diversa dalla normale routine asfissiante, per rilassare i nervi e smorzare lo stress della vita cittadina quotidiana. Abbiate cura di lasciare tutto così com’è, stando attenti a non sporcare e a non interferire con la flora e fauna locale. La natura vi ringrazierà.

Fotogallery by: Alessio Di Pasquale.

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