“Father and Son”, il brano di Cat Stevens che emoziona padri e figli

Ci sono canzoni che superano i confini del tempo e puntualmente ritornano a scaldare cuori in un preciso momento dell’anno. È il caso di “Father and Son” di Cat Stevens che, dopo 52 anni dalla sua pubblicazione, continua ad emozionarci toccando con delicatezza la tematica del rapporto tra padri e figli.

Dopo tre giri di accordi di chitarra, con una melodia memorabile e un’estrema delicatezza, Cat Stevens inscena un dialogo tra padre e figlio. Con un tono più basso e profondo, dà voce ad un padre premuroso che invita suo figlio a ponderare le proprie azioni, a prendersi ancora del tempo prima di cambiare vita, senza ripetere i suoi stessi errori dettati dalla curiosità, istinto e impazienza della gioventù. Un tono più alto invece caratterizza le risposte del giovane che, pur non spiegandosene il motivo, sente il bisogno di staccarsi dalla propria famiglia e diventare fautore del proprio destino.

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Un confronto che non diventa un conflitto, concretizzandosi nella partita a scacchi tra un anziano ed una bambina nel videoclip ufficiale. Tra loro, nella scena compare un indimenticabile Cat Stevens, seduto a terra con la sua chitarra, che si inserisce nella semplicità in punta di piedi in un momento della vita che non ha bisogno di virtuosismi o chi sa quali strumenti per essere raccontato. Non prende le parti di nessuno, perché tutti nella vita passano prima da una parte e dall’altra e possono capire con affetto entrambe le posizioni. Lo stesso cantante, in un’intervista rilasciata nel 1972 alla rivista “Disc”, invitò a non cercare un’interpretazione autobiografica nel brano, ma a percepirne l’universalità:

Non ho mai veramente capito mio padre. Lui gestiva un ristorante e io ero un musicista, quindi non stavo seguendo il percorso che ha tracciato, ma mi ha lasciato sempre fare quello che volevo, mi ha lasciato andare. Alcune persone pensano che nella canzone io prenda le parti del figlio, ma come avrei potuto cantare la parte del padre se non avessi potuto capirlo anch’io?

In realtà la canzone “Father and Son” nasce con un preciso scopo: l’attore Neigel Hawthorne sceglie l’allora giovanissimo Cat Stevens – che però a soli 21 anni aveva già inciso tre album – per lavorare ad un musical ispirato alla Rivoluzione russa. “Revolussia” avrebbe dovuto narrare la storia di un ragazzo pronto ad unirsi ai rivoluzionari, andando contro le preoccupazioni del genitore che desiderava per lui un futuro più tranquillo all’interno della fattoria di famiglia. Ma nel 1969 il cantautore è ricoverato in fin di vita per tubercolosi e deve affrontare una lunga convalescenza. Dopo oltre un anno il progetto di Hawthorne viene definitivamente accantonato ma la canzone viene inserita nell’album “Tea for the Tillerman”, pubblicato il 23 novembre 1970.

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Così, pur non uscendo mai come singolo, “Father and son” diventa il brano di punta dell’album ed uno dei migliori successi del cantautore britannico. Ottenuto il disco d’oro in Italia (con oltre 15 000 copie vendute), verrà più volte rielaborata in cover e raggiungerà il suo massimo splendore nella versione del 1995 realizzata dalla boyband irlandese “Boyzone” posizionandosi al 2° posto nella classifica inglese ed in quella australiana.

Inoltre, nel 2001 i produttori del film “Moulin Rouge!” contattarono Stevens per chiedere di poter utilizzare la canzone nella sequenza iniziale del film ma il cantautore, ora conosciuto come Yusef Islam (dopo la conversione al credo musulmano avvenuta nel 1977) negò loro il permesso per aspetti del film contrastanti con la propria religione. Negli anni a seguire “Father and Son” sarà ancora utilizzata in spot pubblicitari, cinema e serie tv: basti pensare all’emozionante finale di “Guardians of the galaxy vol. 2” del 2017.

Divenuta prima di tutto il simbolo del gap generazionale a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta e metafora della lotta contro l’establishment, il capolavoro di Cat Stevens supera i limiti del tempo e dello spazio e diventa un intramontabile successo. Perché la vera chiave del brano è la capacità di lasciare andare, una capacità purtroppo non innata che tutti prima o poi dobbiamo acquisire. Un momento che ci trova sempre impreparati, nonostante anni trascorsi a sognare e porre le basi per il momento in cui ognuno di noi affronta da sé la propria vita e inizia a costruire se stesso.

È all’altra faccia della medaglia che non siamo mai pronti: al tendere la mano verso la tazzina da thè e questa volta non trovarla riempita anche se non lo avevi chiesto … o dall’altra parte, a non dover più tirar fuori due tazzine. Ed è proprio allora che ci si rende conto di quanto fosse prezioso il semplice stare nella stessa stanza – come nel videoclip il nonno a fumare la pipa e la bimba a leggere – senza parlare ma sapendo di condividere la stessa aria, lo stesso momento.  

La canzone di Cat Stevens ci illustra semplicemente com’è che funziona la vita: con delicatezza e sensibilità, ci fa sentire le due campane e ci lascia con un senso di tenera amarezza. Perché non c’è una parte giusta ed una sbagliata. Da un lato un padre che vorrebbe tutelare il figlio dai suoi stessi errori e poterlo tenere ancora sotto la sua ala di protezione. Dall’altro un figlio che cerca emancipazione dalla potestà genitoriale e l’appoggio per assumere coscienza della propria identità. Da un lato la dolce malinconia del “It’s not time to make a change” … dall’altro l’amara consapevolezza dell’ “I have to go”.

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Ma nel mezzo ci conforta l’idea che quella tazzina verrà sempre riempita, che quel legame non si spezzerà. Neppure quando sarà il padre a dire “I have to go” e sarà il figlio a dover più difficilmente imparare a lasciare andare.

TESTO e TRADUZIONE

Father And Son

Father:
It’s not time to make a change
Just relax, take it easy
You’re still young, that’s your fault
There’s so much you have to know
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

I was once like you are now
And I know that it’s not easy
To be calm when you’ve found
Something going on
But take your time, think a lot
I think of everything you’ve got
For you will still be here tomorrow
But your dreams may not

Son:
How can I try to explain
When I do he turns away again
And it’s always been the same
Same old story
From the moment I could talk
I was ordered to listen
Now there’s a way and I know
That I have to go away
I know I have to go

Father:
It’s not time to make a change
Just sit down and take it slowly
You’re still young that’s your fault
There’s so much you have to go through
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

Son:
All the times that I’ve cried
Keeping all the things I knew inside
And it’s hard, but it’s harder
To ignore it
If they were right I’d agree
But it’s them they know, not me
Now there’s a way and I know
That i have to go away
I know I have to go

Padre e Figlio

Padre:
Non è tempo di cambiare
Rilassati, prendila con calma
Sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Hai ancora molte cose da conoscere
Trovare una ragazza, sistemarti,
Se vuoi puoi sposarti
Guarda me, sono vecchio,
Ma sono felice

Una volta ero come sei tu ora,
E so che non è facile
Rimanere calmi quando hai trovato
Qualcosa che va
Ma prendi il tuo tempo, pensa a lungo
Perché, pensa a tutto quello che hai avuto.

Poichè domani tu sarai ancora qui
Ma forse non i tuoi sogni.

Figlio:
Come posso tentare di spiegarmi,
Se lui ancora una volta distoglie l’attenzione
È sempre la stessa vecchia storia
Dal momento in cui potevo parlare,
Mi fu ordinato di ascoltare
Ora c’è una strada e so
Che devo andarmene
So che devo andare

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Classe 2001 e studentessa di “Letteratura Musica Spettacolo” in Sapienza. Alla continua ricerca di meraviglia, di entusiasmo e di un significato in ogni cosa. Le piace lasciarsi attraversare dalle emozioni davanti ad un film, a una poesia o ad un’opera d’arte, riempire i polmoni di bellezza fino a sentire il bisogno di sospirare. Ama l’arte ai suoi antipodi: sempre con la musica in sottofondo, da Vivaldi a Lady Gaga passando per Queen, Jovanotti, Achille Lauro o Ultimo; perde il fiato davanti alle sculture di Canova, agli stencil di Banksy o alle tele di Perez. Con il cuore diviso tra Abruzzo e nord della Francia, ama viaggiare in treno o in aereo, ma mai senza auricolari o un libro di poesie e una matita tra le mani.