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Teatro

“Falstaff e il suo Servo” arriva al teatro dei Marsi di Avezzano

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Arriva al Teatro dei Marsi il dramma para – shakesperiano “Falstaff e il suo Servo”. Il centro teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati, Teatro stabile d’Abruzzo porteranno in scena domani, martedì 17 dicembre, lo spettacolo di Nicola Fano e Antonio Calenda per la regia di Antonio Calenda.

L’appuntamento, inserito nella stagione di prosa messa a punto dal direttore artistico Lino Guanciale che ha voluto inserire questo spettacolo proposto nei cartelloni nei più importanti teatri italiani, vedrà Franco Branciaroli, Massimo De Francovich, Valentina Violo, Valentina D’Andrea, Alessio Esposito, Matteo Baronchelli, ripercorrere gli ultimi giorni di vita di Falstaff e il suo rapporto con il Servo. 

Le sue avventure appassioneranno la platea con una serie di beffe che metteranno in risalto il conflitto fra i due protagonisti. Si confonderanno i piaceri con la natura, la furbizia con il caso. Non mancheranno i sodali che Shakespeare gli aveva assegnato: le comari di Windsor, l’Ostessa, ma anche i compagni di bevute Bardolph e Francis.

Teatro

Poetry Pentothal: sul palco metrica, ritmo, forme e contenuto

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La metrica, il ritmo, le forme e il contenuto. In uno “spot festival” di dieci minuti a tema libero. Ecco Poetry Pentothal che unisce la lirica alla formula innovativa fatta di interventi brevi, incursioni in ambiti culturali anche molto distanti fra loro.

Nata sottovoce, scaturì dall’esigenza dei teatranti di fare dei test delle loro nuove produzioni. Pentothal, però, sembra vivere di vita propria ed ha immediatamente svalicato i confini dell’arte teatrale, invadendo campi come quello delle arti figurative, della sociologia,dei fumetti, della fotografia e della letteratura.

Ieri, la rassegna Binomio fantastico, in corso al parco del Castello all’Aquila (chiesetta del Crocifisso), ha ospitato una prima serata di questo tipo. Domani, in chiusura di settimana, è prevista alle 21 un reading-Pentothal che coinvolge anche nomi quotati del poetry slam (concorso di poesia-performativa) come Matteo Di Genova.

Sul palco, si alternano anche Massimo Sconci, attore e autore teatrale, l’insegnante – giornalista Fabio Iuliano, il cantautore Domenico Capanna, l’insegnante Ilaria Santilli, l’autore-musicista Andrea De Petris.

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Teatro

Unico e inimitabile: la coppia Scanzi – Graziani fa rivivere il sogno di Ivan Graziani

Andrea Scanzi e Filippo Graziani, figlio di Ivan, portano in scena “Fuochi sulla collina”, omaggio al mai troppo amato cantante e chitarrista scomparso a soli 52 anni

Federico Falcone

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Unico e, per questo, inimitabile. Controcorrente, rivoluzionario, estroso, sofisticato al tal punto dall’essere avanti, concettualmente e musicalmente parlando, rispetto ai colleghi cantautori di quegli anni. In “fuorigioco”, per dirla con Giorgio Gaber. Parliamo di Ivan Graziani, da sempre considerato un outsider in un mondo che, tutto sommato, pur portando avanti testi incredibilmente sofisticati e dotti, ha fatto di una certa omologazione in note un proprio marchio di fabbrica.

Lungi, in questa sede, voler sminuire la portata di una tra le espressioni musicali più apprezzate e amate dal pubblico italiano, ma il musicista nato a Teramo è andato oltre, ha rotto quegli schemi predefiniti e preconfezionati per posizionarsi all’interno di quell’universo di singolarità che ne ha sempre contraddistinto i tratti artistici e umani.

Andrea Scanzi, giornalista tra i più in vista in Italia e profondo appassionato di musica, e Filippo Graziani, figlio di Ivan, hanno portato in scena a Guardiagrele (Chieti) “Fuochi sulla collina”, omaggio al mai troppo amato cantante e chitarrista scomparso a soli 52 anni. Uno spettacolo intenso, sapientemente bilanciato tra uno storytelling mai troppo autoreferenziale (tipico di chi sa avere nel logos un’arma efficace e, per questo, si guarda un po’ troppo allo specchio) a intermezzi musicali in cui Filippo Graziani ha dato ampio respiro a tutto il suo straordinario talento.

Il giornalista e scrittore de Il Fatto Quotidiano ha rapito il pubblico presente con suggestioni, racconti e aneddoti su alcuni dei brani più famosi e su altri meno conosciuti.Fango” (1978) e la sua capacità di raccontare il sociale mediante una penna “noir”, oppure “Kriptonite” (1991) che descrive la storia di un ragazzo vittima di bullismo che, per affrontarlo, inventa di essere un supereroe. La Kriptonite, va da sé, è l’umanità. Un testo poetico, sospeso a metà tra la politica e la denuncia sociale.

C’è spazio, ovviamente, anche per le solite battute al fulmicotone che ricevono l’approvazione del pubblico giunto a questa tappa del Go Abruzzo Festival. “Parlare di musica è meglio che parlare di altri demoni (con riferimento neanche troppo velato a Matteo Salvini) come spesso faccio nel quotidiano“.

Viene presentata anche “Pigro“, avente a tema la pigrizia intellettuale di coloro che preferiscono sopravvivere piuttosto che vivere. “Chi dice che Graziani era disimpegnato non capisce nulla. Lui era rock, cambiava l’approccio, cioè la soluzione finale“, afferma Scanzi. La presenza di Filippo Graziani è, lasciatecelo dire con tanto entusiasmo, strepitosa. Con quella voce, con quella versalitilita e capacità di modulare le note più alte fino al limite del falsetto, sentirlo cantare è un piacere che vorresti non finisse mai. La capacità di suonare e cantare brani spesso articolati e multiformi manifesta la naturale predisposizione del figlio di Ivan alla ricerca dell’esecuzione perfetta. Cosa che accade.

A essere raccontate, descritte, narrate come fossero piccoli scrigni capaci di custodire un tesoro, una piccola gemma da mostrare sotto ai riflettori, sono state, fra le altre, “Monna Lisa“, “Taglia la testa al gallo“, “Firenze canzone triste“. Il trasporto con cui Scanzi si lascia andare è contagioso e non di rado il pubblico presente a Guardiagrele lo ha tributato con lunghi applausi anche in momenti in cui, per lo meno apparentemente, non erano previsti.

La magia delle note e delle parole di Ivan Graziani è più viva che mai. Quando viene ricordato di come disse no a una collaborazione con Mogol, allora, il tutto, è ancora più chiaro e comprensibile: l’eternità non passa attraverso le scorciatoie, ma solo mediante la coerenza e la capacità di essere sé stessi. Quanto di più difficile nel mondo del music business.

Foto: Donatella Ranieri

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Teatro

Teatri romani: decreto Franceschini ignora i giovani e le sale con meno di 300 posti

redazione

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Il decreto del Ministro Franceschini datato 10 luglio e riferito all’esercizio teatrale, escludendo i Teatri con meno di 300 posti, ha inventato due nuovi insiemi per la categoria: quello delle sale teatrali sotto i 300 posti e quello sopra. La distinzione non ha basi scientifiche né pragmatiche e aumenta la discriminazione tra gli stessi Teatri, già provati dal lungo periodo di chiusura. Soprattutto quelli privati sono in condizioni che possiamo definire drammatiche.

L’UTR – Unione Teatri di Roma – che riunisce 47 teatri, ovvero la maggioranza dei Teatri privati della Capitale, ritiene scandalosa questa esclusione che evidentemente nasce dal budget, di soli 10 milioni, stanziato per i Teatri privati in tutta Italia. Da qui, la decisione di escludere tutti gli appartenenti all’insieme sfortunato dei teatri sotto i 300 posti.

Pertanto chiediamo di prendere atto di questa ingiustizia e modificare il decreto inserendo al beneficio proporzionale tutti i Teatri. Richiediamo altresì di aumentare il budget attualmente previsto di almeno 5 milioni onde evitare la parcellizzazione eccessiva del contributo. Non si pensi che il precedente contributo a pioggia di 10 mila euro, che peraltro non tutti hanno avuto, possa essere considerato sufficiente per i Teatri sotto i 300 posti. Superfluo sottolineare il ruolo artistico fondamentale sostenuto dalle realtà inferiori ai 300 posti, perché sarebbe un’offesa all’intelligenza e una negazione della storia del Teatro. Dunque è doveroso rimediare a questa iniquità.

Nel decreto si parla, inoltre, di almeno 1000 giornate lavorative per ciascuna sala con capienza compresa tra 300 e 600 posti e di almeno 1.300 giornate lavorative per ciascuna sala con capienza superiore ai 600 posti. Questi parametri escludono anche diversi Teatri di grande capienza. Per i Teatri privati raggiungere la soglia imposta è difficile in quanto molte attività vengono svolte in “outsourcing” e le figure professionali a cui i Teatri si affidano, come commercialisti, uffici stampa, mascherine, consulenti del lavoro, tecnici, ecc.., sono liberi professionisti, pertanto il loro compenso non rientra nelle giornate contributive come richieste dal decreto, sebbene siano rispettati tutti i termini contributivi di legge. In aggiunta ogni struttura genera un enorme indotto, facilmente misurabile, che non è quantificabile nella modalità indicata.

Appare evidente che gli unici elementi che possono davvero stabilire l’effettiva valenza di uno spazio sono il fatturato e il numero di spettacoli, elementi oggettivi e indiscutibili. Apprezziamo lo spirito del provvedimento che però deve essere migliorato nel rispetto di tutte le sale teatrali e del Teatro italiano che in quelle sale vive. Ministro Franceschini La invitiamo a tenere alto l’impegno fino ad oggi profuso, che tuttavia necessita di una maggiore consapevolezza del mondo teatrale, e riconsiderare il decreto secondo criteri più equi.

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