Fabrizio Moro a Tagliacozzo: straordinario sold out con tanto di proposta

Il cuore di Tagliacozzo batte all’unisono con quello di Fabrizio Moro: la tappa abruzzese del “La mia voce – Tour 2022” è un incredibile successo sold out. La trascinante energia e delicata poesia di Moro hanno conquistato una Piazza Duca degli Abruzzi piena di fan di Tagliacozzo, della Marsica intera, di abbonati e seguaci da tutta Italia.

Il Festival Internazionale di Mezza Estate, giunto alla sua trentottesima edizione sotto la direzione artistica del M° Avv. Jacopo Sipari di Pescasseroli e la direzione generale dell’assessore alla cultura Dott.ssa Chiara Nanni, è una delle rassegne di musica, danza e teatro più importanti d’Italia. Membro di ItaliaFestival insieme alle rassegne più prestigiose del settore, il Festival ospita ogni anno nei mesi di luglio e agosto alcuni tra i maggiori interpreti italiani ed internazionali per un pubblico di oltre 30.000 persone.

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Nella serata del 12 agosto il Festival Internazionale di Mezza Estate mette a segno un altro colpo da tutto esaurito con un concerto carico di adrenalina e romanticismo. Fabrizio Moro, a quindici anni dalla prima vittoria al Festival di Sanremo (nella Sezione Nuove Proposte del 2007 con il brano “Pensa”), si gode un tanto atteso ritorno fra il pubblico con uno spettacolo mozzafiato.

Il cantante romano domina il palcoscenico abruzzese sin dai primi minuti con un’esibizione energica e coinvolgente: due ore di concerto in cui Fabrizio non si ferma mai, salta e balla in ogni angolo del palco, gioca con l’asta del microfono, invita a battere le mani e si gode il suo pubblico che canta ed urla a squarciagola i suoi migliori successi. “Figli di nessuno”, “Alessandra sarà sempre più bella”, “Libero”, “Non mi avete fatto niente”, “Me ‘nnamoravo de te”, “Questa è benzina” e “Pace” sono solo alcuni dei successi che spingono il pubblico ad alzarsi in piedi e perdere la voce ballando. Perché un concerto di Moro non è fatto per essere ascoltato da seduti. È adrenalina pura, è braccia alzate al cielo e piedi che si muovono a ritmo senza stancarsi mai.

Pur ammettendo una strana e piacevole difficoltà nel tornare a prendere confidenza con un vasto pubblico live, sul palco Moro è pura spontaneità: non smette di mandare baci e abbracci, si commuove cantando, brinda simbolicamente con un calice di vino bianco e stanco di tirar su le maniche strette della sua semplice t-shirt nera, le strappa via. Addirittura, quando mancano due canzoni, avendo più volte notato i tanti fan rimasti esclusi dietro una rete metallica e un telo nero, chiede di aprire tutto ed ottiene almeno l’abbassamento dei teli.

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Il paladino della giustizia sociale, della lotta alle mafie e al terrorismo, con il suo stile pop rock semplice e diretto conquista sempre più cuori ed anime, denunciando senza paura. La sua voce graffiata e profonda diventa un grido di ribellione, espressione di una rabbia stanca di essere contenuta e di una tanto sognata libertà. Questo e lo sguardo tenebroso e indagatore che lo caratterizza conferiscono ancora a Moro quell’aria da artista maledetto.

Ma Fabrizio è anche un genuino poeta d’amore: per il pubblico è impossibile non emozionarsi e dondolare con le torce (e gli accendini dei più nostalgici romantici) accese ad illuminare Piazza Duca d’Abruzzi cantando “Eppure mi hai cambiato la vita”, “L’eternità”, “Sei tu”, “Portami via”, “Sono solo parole” e “Il senso di ogni cosa”. E proprio sulle note di questo inno d’amore, anche Tagliacozzo diventa cornice di una proposta di matrimonio.

Due ore intense tra commozione e risate, tra energia e delicatezza, tra irruenza e poesia. Uno spettacolo ininterrotto che non sarebbe stato possibile senza un’incredibile band: il piano di Claudio Junior Bielli, la batteria di Alessandro Inolti, il basso di Luca Amendola e le chitarre di Danilo Molinari e Roberto Maccaroni.

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Classe 2001 e studentessa di “Letteratura Musica Spettacolo” in Sapienza. Alla continua ricerca di meraviglia, di entusiasmo e di un significato in ogni cosa. Le piace lasciarsi attraversare dalle emozioni davanti ad un film, a una poesia o ad un’opera d’arte, riempire i polmoni di bellezza fino a sentire il bisogno di sospirare. Ama l’arte ai suoi antipodi: sempre con la musica in sottofondo, da Vivaldi a Lady Gaga passando per Queen, Jovanotti, Achille Lauro o Ultimo; perde il fiato davanti alle sculture di Canova, agli stencil di Banksy o alle tele di Perez. Con il cuore diviso tra Abruzzo e nord della Francia, ama viaggiare in treno o in aereo, ma mai senza auricolari o un libro di poesie e una matita tra le mani.