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Musica

Elogio di Domenico Bini, stralunato metallaro per diletto con la maglia della salute

Paolo Romano

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In alto i calici, tintinnante un brindisi per Domenico Bini. “Cantautore e chitarrista heavy”, come si definisce nella sua pagina Facebook, ma anche su youtube (dove veleggia per i 100 mila iscritti al canale) e Instagram, con 40 mila accoliti. Quest’anno farà sessant’anni, ma nella tribù dei chitarristi di professione e chitarrai per diletto è rapidamente asceso in un Olimpo irraggiungibile di dadaismo e iperrealismo, scavandosi una imprevedibile nicchia di scherzosità che non indulge mai a sgarbi verbali.

Nato a Trani, probabilmente con un passato da agente di polizia penitenziaria, Bini se la canta e se la suona, filmandosi senza filtri, divertendosi con lo stesso entusiasmo di un ragazzino alla sua prima garage band. Certo, non ha la tecnica di Steve Vai né l’estensione di Ian Gillan, ma chissenefrega: a lui piace così e quella gioia concentrata la trasmette in modo contagioso, ipnotico.

Sullo sfondo dei suoi video, da un appartamento di un Nessundove, l’abbaglio di una plafoniera al neon, qualche icona religiosa, pareti neutre in cerca di ritinteggiatura. Il suo look è quello ordinario di un signore di sessant’anni: in primavera ha ancora una maglietta bianca della salute sotto una polo turchesina, in inverno dei maglioni col collo rotondo, che di tanto in tanto cede verso il basso. Il suo stato social recita senza ambiguità: “felice a Trani”: e hai detto niente, in tempi bui in cui fare musica è diventato tutto fuorché la trasmissione di un giocoso divertimento e in cui, pur di non dirsi felici, s’è disposti a correre su e giù per i cento gradini della sofferenza, sperimentando derive e clivi bordeggianti la follia.

No, Domenico Bini è saggio tra i pazzi, naviga libero tra le frenetiche intemperie di polemiche da un giorno, l’acredine gaglioffa e sguaiata dei leoni da tastiera, gli apericena e i brunch di solitudini in cerca d’autore, quando il rischio della solitudine morde di più e può ammazzare.

Con la sua chitarra, classica o elettrica, senza microfoni né autotune né rack né modulatori, accende la webcam e fa quello che gli piace fare, senza badare al risultato, sbarazzino ma devoto a quello strumento il cui suono deve sedurlo più di quanto non si sia disposti ad ammettere. Come quando s’ama una donna brutta, ma che accecati dalla passione ci si convince esser da passerella, Bini è sedotto e travolto dal suono grattugiato delle sei corde e le glorifica con la religiosità di canti inopinatamente fuori dal beat, talmente squadrati da cappottarsi in una gioiosa festa dell’autoreferenza. E che male fa?

E infatti per i suoi fan è diventato, indiscusso, il “Maestro”, con un piglio affettuoso, velatamente canzonatorio ma che non si gira mai in perculata espressa, se così si può dire. Da “sta andando tutto male” a “shana wana”, da “ueeeee” a “il vulcano”, il Maestro scodella decine di nuovi brani al mese, puntualmente rilanciati e condivisi, lo fa con l’orgoglio di tenere alta la bandiera di quell’ heavy metal tutto suo, gentile e stralunato, quando malinconico quando roccioso.

Chissà in quanti riescono davvero a vivere con lo stesso cuore bambino una loro passione, riescono a trovare il divertimento (e la felicità) dietro a gesti semplici e, comunque la si voglia vedere, creativi. Senza sovrastrutture di pensiero, senza lo scrupolo dell’altrui giudizio. Farlo e basta, accada quel che accada. Stupore e meraviglia, altro che: in alto i calici, quindi, per Domenico Bini, il Maestro heavy “felice a Trani”.

Giornalista (Roma, 1974) Si fidanza con la musica in tenerissima età e ancora non ha cambiato idea. Ha studiato legge, ha studiato chitarra jazz, poi ha pensato che di musica era più bravo a scriverne (l’ha fatto su Huffington Post, lo fa su l’Espresso). Detesta le mode, i radical chic e chiunque non si impegna a capire, ascoltando prima di parlare. Dodici chitarre, un figlio, un gatto, piante di cui ignora il nome, libri da sistemare gli impegnano il resto della giornata. Passionaccia per idee nuove, derive indipendenti, progetti culturali fuori dal coro. Ha anche scritto un romanzo, La Formica Sghemba (2019, ed. Scatole Parlanti), minaccia di scriverne altri.

Musica

In uscita il nuovo album dei Fenisia, The Spectator

Sophia Melfi

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Il nuovo album dei Fenisia, The Spectator, sarà pubblicato il 30 ottobre 2020.

Si tratta del terzo concept album della band italiana, fondata a Roma nel 2009, la quale si ispira apertamente al rinomato southern rock statunitense.

L’album è stato prodotto da Ray Sperlonga (American Idol) al Rosary Lane Studio per l’etichetta Eclipse Records.

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Musica

La rabbia di Piero Pelù: chi ci governa non crede che musica e cultura vadano tutelate

redazione

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“A dicembre sarei dovuto tornare in tour insieme a voi, chiaramente in totale sicurezza, così come sono stati organizzati in sicurezza tutti gli eventi musicali autorizzati degli ultimi mesi. Ma a quanto pare chi ci governa non pensa che musica e cultura siano utili e debbano essere tutelati, se prima era chiaro ora è evidente”, scrive Piero Pelù su Facebook

“È vero che stiamo affrontando una situazione senza precedenti, ma è anche vero che cultura, spettacolo, musica nutrono la nostra anima, e forse mai come in questo momento ce ne sarebbe bisogno. Ma questi nuovi provvedimenti rischiano di portare un intero sistema al punto di non ritorno. Vedo locali e teatri che chiudono perché non riescono più a sopravvivere“.

“Cosa succederà tra qualche mese? Cosa succederà quando avremo meno posti dove fare cultura, meno professionisti al lavoro, perché si saranno dovuti reinventare facendo altro, meno persone affamate di cultura? La cultura è quello che ci tiene lontani dalla barbarie, dall’ignoranza e dalla violenza di cui abbiamo sempre più esempi davanti. Noi dello spettacolo siamo stati tra i più controllati, distanziati e responsabili in F1, F2 ed F3, lo dicono i numeri”.

“Vista l’innegabile importanza sociale della Cultura contro la violenza che esplode sempre più nelle strade e nelle piazze chiediamo a gran voce di riaprire cinema e teatri per salvare il Paese dalla barbarie e per far lavorare la categoria dello spettacolo senza gravare ulteriormente sulle casse dello Stato. A questo link trovate l’appello al governo di centinaia di artisti e imprese del settore musicale, teatrale e coreutica, operatori”.

Ph. Simone Di Luca

http://meiweb.it/2020/10/26/ristoro-immediato-per-le-arti-la-musica-la-cultura-e-lo-spettacolo-dal-vivo-appello-al-governo-di-centinaia-di-artisti-e-imprese-del-settore-musicale-teatrale-e-coreutica-operatori/?fbclid=IwAR02p2Ypk2AxotXamJPUCpFNyfnrNFCmGtSTrdjHW2erDQzfyNzzeOul0K8

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Musica

Gli Ac/Dc non deludono mai: guarda il video di Shot in the dark

redazione

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E’ online il video di “Shot in the dark“, il primo singolo degli AC/DC che anticipa “Power Up”, il nuovo atteso album in uscita il 13 novembre!

Shot In The Dark” vede di nuovo insieme Angus Young (chitarra solista), Brian Johnson (voce), Cliff Williams (basso), Phil Rudd (batteria) e Stevie Young (chitarra ritmica) nella loro forma migliore, come dimostra anche il nuovo video, diretto dal loro storico regista David Mallet, carico di energia rock!

“Power Up” è il diciassettesimo disco della loro leggendaria carriera, a sei anni dall’uscita di “Rock Or Bust” (2014). Per “Power Up”, la band ha richiamato il celebre produttore Brendan O’Brien che aveva già lavorato in “Black Ice” (2008) e “Rock Or Bust” (2014). Gli AC/DC hanno realizzato 12 tracce che mantengono intatto il loro storico e inconfondibile sound e la potenza degli elementi che più li caratterizzano! 

La deluxe – limited edition, unica nel suo genere, è imperdibile per i collezionisti e i fan del gruppo. Premendo un bottone a lato della special box, si illuminerà il logo AC/DC mentre gli altoparlanti integrati faranno partire “Shot In The Dark”. Il cofanetto include il CD con booklet di 20 pagine, che contiene foto esclusive, e un cavo di alimentazione USB che permette di ricaricare la scatola.

TRACKLIST:

1.        Realize
2.        Rejection
3.        Shot In The Dark
4.        Through The Mists Of Time
5.        Kick You When You’re Down
6.        Witch’s Spell
7.        Demon Fire
8.        Wild Reputation
9.        No Man’s Land
10.     Systems Down
11.     Money Shot
12.     Code Red

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