Ellade Bandini: “La mia vita dietro ai ritmi di mille dischi”

Sul palco le Impronte d’autore, con una scaletta che rende omaggio a Francesco Guccini e Fabrizio De André. Alla batteria, un musicista che si attesta come minimo comune denominatore tra i due cantautori e molti, molti altri: parliamo di Ellade Bandini e le sue migliaia di collaborazioni discografiche e live. Un sessionman d’altri tempi, quando le registrazioni in studio le portavano a termine proprio loro.

“Si tratta di un percorso di un signore di 75 anni”, spiega parlando di se stesso in terza persona: “Un batterista che ha suonato fin da bambino iniziando dalle sale da ballo e che ha poi inciso più di mille dischi, raccontando aneddoti e suonando insieme come può accadere talvolta in casa di amici”.

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“Un concerto”, aggiunge, “dedicato a due cantautori con i quali ho lavorato tantissimo tempo. Si tratta di un percorso come batterista, partito dalle sale da ballo in un’epoca in cui per gente come me non c’erano scuole. Tutto quello che so l’ho imparato da persone che avevano più anni ed esperienza più di me e per la pratica diretta: se la gente ballava o non ballava faceva differenza. Se le cose non funzionavano c’era qualcosa che non andava in chi portava il tempo”.

Di fatto, sulla batteria Ellade Bandini si è seduto molto prima: “Ero piccolissimo e vedevo Biancaneve”, ricorda. “Mi hanno sempre colpito i movimenti di cucciolo, il più piccolo dei sette nani che, agitandosi nell’aria, aveva di fatto prodotto un assolo di batteria in cucina”. Di qui, la prima batteria, arrivata per i quattro anni come regalo di Natale.

Da qui si è sviluppato il suo interesse verso lo strumento, perfezionato con i consigli del maestro Raoul Ferretti. Le sale da ballo sono arrivate dai 16 in su, sulle orme del batterista Giorgio Zanella. Poi le orchestre e la prima collaborazione con il bassista Ares Tavolazzi con cui ha condiviso una serie di esperienze, a partire dal gruppo beat Avengers. Poi i The Pleasure Machine, anche con Vince Tempera. Con lo stesso trio sono arrivate le session che hanno accompagnato Atlas Ufo Robot (Goldrake).

“Era un’atmosfera del tutto diversa da quella che si respira oggi”, spiega al pubblico dell’Auditorium del Parco, realizzato da Renzo Piano all’indomani del sisma aquilano. “La mia storia è esemplare di un passato così diverso, specie se visto da un momento così difficile sia per la musica, sia per quello che succede nel mondo. La causa di questo?”, incalza, “la continua crescita. Finché esiste la parola ‘crescita’ le cose secondo me non si risolveranno mai: il capitalismo è l’emblema di questo sistema che ha messo tutti nella m…”

Impressionante il numero di collaborazioni, si fa fatica a trattenere i più importanti in un paragrafo. Francesco Guccini e Fabrizio De André, ma anche Paolo Conte, la cui Gong Oh! dà il titolo alla rassegna che ha ospitato il concerto. “Magici i suoi concerti a Parigi, i francesi hanno una vera venerazione per lui”. E poi Roberto Vecchioni, Fabio Concato (“proposi quel ritmo vicino al samba per Rosalina e nessuno osò più toccarlo”), Vinicio Capossela, Angelo Branduardi, Mina, Pino Presti, Victor Bach, Adriano Celentano, Bruno Lauzi, Dik Dik, Equipe 84, Antonello Venditti, Ron, Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, Claudio Villa, Mario Del Monaco, Edoardo Bennato, Renato Rascel, Luigi Proietti, Little Tony, Bobby Solo, Fiordaliso, Betty Curtis, Ricky Gianco, Gian Pieretti, Milva, Zucchero, Maurizio Geri, Loredana Bertè, Renato Zero, Fiorella Mannoia, Eros Ramazzotti, I Giganti, Luigi Maieron, Teresa De Sio, Enzo Jannacci, Umberto Bindi, Cristiano De André, Fred Bongusto, Raffaella Carrà, Massimo Ranieri, Gino Paoli, Alessandro Ducoli, Adriano Pappalardo, Sergio Endrigo, Mal. E poi Albano Carrisi: “Quella è stata la parentesi più bella della mia vita”, racconta. “Abbiamo suonato in posti improbabili, come in tanti angoli del Sud America, ma anche in Nuova Caledonia o davanti allo Scià di Persia”.

Poi il concerto delle Impronte D’Autore, con Diego Del Vecchio (voce e chitarra), Gianfranco Di Giovanni e Alex Ciconi (chitarre), Riccardo Pezzopane (tastiere), Gianni Ciancone (violino), Francesco Dimotta (sax), Erminio Chiuchiarelli (basso) e Federico Vittorini (percussioni). 

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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