Intervista a Edoardo Sylos Labini: un teatro civile che trasforma idee in azione

Edoardo Sylos Labini. Il suo nome in questi giorni sta facendo parlare in lungo e largo. Dall’organizzazione del flash mob davanti il Palazzaccio a Roma allo spettacolo “Il Sistema” che andrà in scena dal 21 al 25 settembre al Teatro Sala Umberto nella Capitale.

Un’opera teatrale tratta dal best seller scritto dall’ex magistrato Luca Palamara e dal giornalista Alessandro Sallusti.

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Così come l’azione nei pressi di Piazza Cavour che lo spettacolo hanno come obiettivo il sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della malagiustizia che imperversa in Italia. Non solo nel mondo della magistratura ma anche nella realtà politica.

Perciò abbiamo intervistato Edoardo Sylos Labini per sentire una voce notoriamente fuori dal coro e che nel mondo dello spettacolo da parecchi anni sta creando scalpore con i suoi lavori. Attore, regista, editore e consuletne artistico del Teatro Manzoni di Milano.

“Il Sistema”. Spettacolo teatrale tratto dal best seller di Palamara e Sallusti. Che valore assume in questo periodo in cui si parla di referendum per la riforma della Giustizia?

C’è una battuta molto importante dello spettacolo che dice “c’è sempre un fascicolo pronto per ognuno di noi da tirare fuori nel momento opportuno”. Questo è il successo del libro ed è un tema così importante. Senza una riforma della Giustizia questo Paese non sarà mai un Paese democratico.

Si è riacceso, nei giorni scorsi, il dibattito tra chi propone di rivalutar le limitazioni attuali per gli eventi (Franceschini) e chi invece continua a sostenere la linea dura. Che ne pensa?

Nel mondo della cultura le limitazioni sono state una boiata pazzesca, senza motivo. Perché quando hanno riaperto i cinema, teatri e musei su centinaia di migliaia di spettatori c’è stato soltanto un contagio. I posti più sicuri sono proprio quelli. Poi c’è il Green Pass, il distanziamento e la mascherina. Cosa vogliamo fare di più? É una cosa veramente senza senso. Io ho già proposto in passato che lo Stato dovrebbe risarcire tutte le poltrone che rimangono vuote nei cinema, nei teatri e in tutti gli spazi culturali. Quello sarebbe un vero aiuto.

Il mondo del teatro e dello spettacolo vengono da un anno e mezzo difficile. Una realtà vessata e messa duramente alla prova. Come ha vissuto questo periodo e se ha comunque avuto modo di trovare ispirazione dal momento di chiusura.

La mia è un’attività particolare, perché non faccio solo l’attore. Sono editore di CulturaIdentità. Organizzo festival. Sono a capo di un movimento culturale e la parte teatrale è una parte della mia attività. Quindi fortunatamente non faccio solo quello altrimenti avrei vissuto un momento drammatico come tanti miei colleghi. La cosa che mi ha lasciato abbastanza allibito è che la maggior parte dei colleghi attori, sempre pronti a fare i girotoni, “se non ora quando” ecc, sempre pronti a scendere in piazza a fianco del qualunquismo militante di sinistra, in questo anno e mezzo sono stati in silenzio. Non era mai successo che si chiudessero così degli spazi culturali in un paese. E loro sono rimasti in silenzio. Io sono stato una delle poche voci che ha protestato.

Durante il flash mob che ha organizzato davanti il Palazzaccio si è parlato di un ritorno della cultura al centro della vita dei cittadini. Il suo modo di fare e intendere il teatro come si pone rispetto a questo obiettivo?

Da anni in teatro ho una linea editoriale che racconta i grandi personaggi della storia italiana che hanno dato un’impronta culturale di italianità nel mondo. Quindi per me quella è la battaglia più importante. Con CulturaIdentità ci battiamo per questo. Che la classe dirigente, quindi la classe politica del nostro Paese dia importanza a un comparto che sia quello dell’arte, della bellezza, della cultura. Siamo in edicola in questi giorni con un numero che lancia un manifesto per la cultura della città italiana nel mondo. Bisogna ripartire da qui. Siamo l’Italia. Ma nessun partito riparte da questo. CulturaIdentità è un punto di riferimento anche per la politica , per lanciare idee che poi diventano azione. Che poi sono idee che devono concretizzarsi in leggi, eventi che servono ad aiutare il Paese attraverso il comparto culturale.

Dunque un teatro impegnato, il suo.

É un teatro civile. “Il Sistema” è un teatro civile visto da un punto di vista diverso. Non dai soliti Travaglio, Scanzi e compagnia bella. Nello spettacolo io racconto quello che racconta Palamara nel libro. Sono fedele al libro. Tant’è vero che ho preso i diritti.

Ha trovato ostacoli, boicottaggi riguardo la messa in scena dello spettacolo?

Ci sono teatri che non mi prendono qualsiasi cosa faccio. Perché comunque mi considerano un eretico, non schierato a sinistra, e quindi in molti teatri non ho mai recitato e non ci reciterò finché saranno occupati da questo sistema culturale che è un sistema collegato alla magistratura, sempre che si parla di correnti di sinistra.

Chiuderei con un’ultima domanda, su cosa ha in programma per il futuro. Magari qualche altro personaggio bistrattato dai programmi scolastici come fece in passato per Mazzini e D’Annunzio che negli ultimi anni sono sempre meno approfonditi nei nostri licei.

Per ora no, perché la mia battaglia passa attraverso CulturaIdentità. Oggi produrre un mensile cartaceo e avere un movimento culturale che raggruppa tante persone associate dal Piemonte alla Sicilia organizzando festival nelle nostre “Città Identitarie” che è un nostro progetto lanciato un anno fa, occupa tanto tempo. Il teatro serve come battaglia culturale e “Il Sistema” è gà una bella soddisfazione e non ho in cantiere altri personaggi.

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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