È morta Raffaella Carrà, cuore e anima della tv italiana

Raffaella Carrà

La televisione italiana, il mondo della musica e dello spettacolo piangono Raffaella Carrà, morta quest’oggi all’età di 78 anni, a causa di una malattia. A darne l’annuncio è stato Sergio Iapino che ha commentato: “Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre”, ha detto unendosi al dolore degli adorati nipoti Federica e Matteo, di Barbara, Paola e Claudia Boncompagni, degli amici di una vita e dei collaboratori più stretti.

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Anima e cuore della televisione italiana, talentuosa, poliedrica, calamitica nel catturare le attenzioni di generazioni e generazioni di italiani, Raffaella Carrà, al secolo  Raffaella Maria Roberta Pelloni, è stata la dinamo dei migliori anni del nostro show business. Raffaella Carrà è stata la dinamo dei migliori anni dello show business italiano. Cantante, attrice, regista, presentatrice: un talento sconfinato e poliedrico, come l’amore che il pubblico nutriva nei suoi confronti.

Impossibile elencare tutte le collaborazioni avute nell’arco di cinquanta e più anni di carriera. I capelli biondi a caschetto, il sorriso, le movenze: tutte caratteristiche che l’hanno resa celebre. Il garbo, l’educazione, e il fascino d’altri tempi hanno poi fatto il resto. La signora della televisione italiana, era soprannominata. Ma forse era, ed è, troppo poco. Raffaella Carrà è stata la televisione italiana per decenni, simbolo e icona di un Paese che da lei, e con lei, voleva ripartire dopo le tragedie belliche.

A breve verranno resi noti i dettagli sui funerali. L’universo culturale italiano, quello televisivo in special modo, da oggi è più povero, orfano della sua Signora e di una tra le sue stelle più luminose. Il vuoto lasciato da Raffaella Carrà sarà, molto probabilmente, incolmabile. La sua eredità artistica, sconfinata, da tramandare alle nuove generazioni e a quelle future. Perché, di Signore della tv, non ne nascono tanto facilmente.

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.